Dodici minuti di pioggia

Manuela Kalì

Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 21 febbraio 2017
Pagine: 182 p., Rilegato
  • EAN: 9788804673347
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Descrizione

Manuela Kalì, con la sua scrittura ispirata capace di lampi di luce e tuffi nel buio, percorre il corridoio oscuro che collega il nostro mondo e l'aldilà, per raccontare un amore che supera le leggi dello spazio e del tempo.

«Il mio cuore è pieno di ricordi con te che non ho mai vissuto.»

Alice vive sola con la sua gatta Blanca, progetta copertine di libri in uno studio di Milano e non è mai stata innamorata. Suo padre se n'è andato senza spiegazioni quando lei aveva solo sei anni e da allora non ha più voluto fidarsi degli uomini. Si può odiare qualcuno e al tempo stesso avere un disperato bisogno di lui? Alice, che da più di vent'anni convive con quest'assenza ingombrante, sa che si può. Un mattino qualunque, mentre va al lavoro in scooter, assiste alla scena che segue un incidente: c'è un uomo a terra coperto da un telo bianco, da cui spunta solo una mano, grande, giovane e bella. Accanto al corpo, Alice nota un oggetto luccicante, che d'istinto raccoglie e porta via con sé: è una bussola antica su cui sono incise tre lettere, l'inizio di un nome. L'immagine di quel lenzuolo bianco non le dà tregua, come se insieme allo sconosciuto fosse morta una parte di lei, mentre la bussola, dalla tasca, occhieggia come un talismano e la fa sentire protetta, a casa. Ogni mattina percorre la strada dell'incidente; quell'incrocio, magnetico, la chiama a sé. Finché un giorno, proprio nello stesso punto, perde il controllo dello scooter e cade malamente. Oltre l'impatto, la accoglie un universo rarefatto e sospeso, uno spazio bianco fuori dal tempo, popolato di voci prive di corpo e di volti sconosciuti ma familiari, una terra che obbedisce a leggi ignote e straordinarie. Ed è proprio nella dimensione onirica del coma, il territorio dei Senza Nome, dove il cielo piange o si rasserena in accordo alle emozioni di chi lo guarda, che incontra Andrea, il proprietario della bussola, l'uomo che ha visto morire, e con lui, per la prima volta, il suo cuore si accende. Alice sarebbe disposta a sacrificare tutto pur di rimanere nel limbo insieme a lui, ma il mondo dei vivi non è ancora pronto a lasciarla andare...

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    Massimo F.

    28/02/2018 16:39:20

    Romanzo d’amore a tutto tondo, curato nella scrittura e con un minimo di originalità nello sviluppo narrativo. Mi è parso più teso a dimostrare la sensibilità e la passione dell’autrice che a suscitare le emozioni del lettore. Comunque leggibile.

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Le prime pagine del romanzo

Ora che sono sola.
Ora che tutto sembra sbiadito, che sento ancora la tua mano tra i capelli e i tuoi battiti così vicini da poterli accompagnare.
Ora che potrei poggiare le dita sul pianoforte e cantarti sottovoce la tua canzone preferita.
Tu non ci sei.
Mi chiedo se sia vero. Se sia giusto farti scivolare nel mio petto come un coltello.
La carne sanguina.
Cosa, mi chiedo, cosa hai voluto fare e perché hai scelto me? Perché ora l’inferno nella mia testa?
Voglio cercarti, ho bisogno di un modo.
Tu sei reale?
Impazzisco nel rumore sordo della tua voce.
Adesso piove. E la pioggia mi racconta di te.
Sono passati due anni dalla mia convalescenza. Sono due anni e conto i giorni della tua assenza.
Io ti devo cercare.


«È stato uno scontro mortale.»
Restava immobile a guardare quel corpo steso.
Un uomo piangeva, si discolpava.
I bagliori dell’ambulanza, le luci delle auto della polizia. Tutte quelle luci. Erano troppe. Tutta quella gente si avvicinava e chiedeva.
Lei voleva guardare fino a che punto la morte potesse toccarla così da vicino e attaccarsi alle sue giornate stanche, come una sanguisuga si attacca alla pelle.
Un uomo in ginocchio, con la testa tra le mani. Nessuno sembrava in grado di consolarlo.
Alice fece un passo. Un instancabile tremolio le impediva di avvicinarsi.
Non era lì che voleva essere, ma era da lì che doveva passare ogni giorno.
Non riusciva a vederlo, il telo bianco gli copriva anche il volto. Scorse solo una mano affusolata, giovane, grande, bella. Pensò che quelle dita perfette avrebbero meritato un’altra possibilità di toccare il mondo.
Respirava in modo affannato, con gli occhi spalancati, cercando di convincersi che non fosse vero quello che stava guardando.
Spostò l’attenzione per un secondo, qualcosa luccicava. Qualcosa lì, sull’asfalto, volato forse nell’impatto dell’auto contro la moto. Si chinò facendo finta di allacciarsi una scarpa. Raccolse e mise in tasca. Nemmeno lei conosceva il motivo, ma quell’oggetto doveva appartenerle.
Un’auto veloce avanzava. Amici, genitori, curiosi.
Alice andò via dentro quel rumore.
«Cos’hai?»
Chiara le posò una mano sulla spalla, per scuoterla.
Alice non rispose.
Al lavoro tutto era come sempre, Alice era l’unica assente.
S’infilò in bagno, chiuse la porta dietro di sé, le mattonelle bianche riflettevano il freddo delle luci al neon, sbattendo sulla sua pelle bianca, facendola sembrare azzurra.
Ispezionò la tasca dei pantaloni, percorrendo la stoffa con i polpastrelli, e la sentì.
Una piccola bussola d’argento, sembrava antica, ai margini un’incisione, probabilmente scorticata dall’impatto con l’asfalto, poco leggibile.
“And” – solo queste, le lettere che riuscì a decifrare.
La strinse, finché quel piccolo oggetto freddo non assunse la temperatura delle mani.
La pulì delicatamente con la manica della maglia.
Si chiese per quale motivo andare in giro con una bussola al giorno d’oggi, quando uno smartphone riesce persino a misurare la quantità dei chilometri da percorrere. Forse era stata un regalo e, forse, avrebbe dovuto lasciarla lì a terra. Questo pensiero cominciava a non darle pace.
Fece un respiro e uscì dal bagno.