Una donna a Berlino. Diario aprile-giugno 1945

Anonima

Traduttore: P. Severi
Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 2 marzo 2004
Pagine: XII-259 p., Brossura
  • EAN: 9788806167929
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Recensioni dei clienti

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    Maria Luisa Valeri

    20/05/2013 12:43:22

    Diario con tante pagine dure e intense, che denunciano la barbarie inevitabile a cui conduce ogni guerra. Ritengo che se molti uomini leggessero questo libro, capirebbero molte più cose sulla forza ed il coraggio delle donne.

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    Nikita

    28/04/2013 09:21:01

    Un'altra bellissima e toccante testimonianza sulle atrocità dell'imminente dopoguerra. Berlino è distrutta dalle varie bombe, la città è un rogo e si muore letteralmente di fame. La protagonista, una trentenne che in passato aveva girato mezzo mondo e sa le lingue straniere, si ritrova ( e non solo lei) a dover far i conti con l'arrivo dei russi, avidi nel voler stuprare le donne. La protagonista, grazie alla conoscenza della lingua, sfrutterà l'occasione per "accaparrarsi" buoni partiti che la proteggano da altri soldati stupratori e avare in cambio del cibo. Quando poi i russi se ne vanno, rimane una città semi rovinata ma ancor peggio, il cibo praticamente è inesistente. Le razioni giornaliere non sono sufficienti e per un po' di tempo la donna fa lavori pesanti per aver in cambio un po' una scodella di minestra. La donna sopravvive a tutto questo orrore, e morirà nel 2001, quando il romanzo uscirà in tutto il mondo (l'autrice infatti aveva posto un veto, visto le cose descritte). Assolutamente consigliato, la scrittura è davvero intensa.

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    Stefania

    15/09/2009 19:01:48

    Lettura bella e straziante. E' la storia cruda e vera di una giornalista a Berlino che, come tante donne, viene travolta dall'armata russa vincitrice. Stupri moltipli e continui, paura e fame per tre mesi. Con il ritorno della normalità arriva un'altra violenza, se possibile ancora più crudele: IL SILENZIO. E' un libro da non perdere per tutti coloro che ama la storia raccontata da vicino.

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    miro

    05/04/2005 11:35:27

    Un libro straordinario, una scrittura asciutta e intensa. La struttura del diario che si fa letteratura.

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    simone

    01/04/2005 16:54:26

    Ho letto in meno di un mese questo libro. Ne sono stato conquistato, di pagina in pagina. Berlino è una città che conosco e che trasmette la sensazione di fascino e intrigo che a volte può sfociare in risvolti favolosi, altre volte in situazioni drammatiche. L'anonima autrice scrisse il diario in più riprese, poi raccolse i fogli per creare il libro che venne pubblicato dopo la guerra. Il libro, e la sua autrice, furono oggetto di molte critiche in Germania, soprattutto per il suo atteggiamento disponibile nei confronti dei russi. per questo il libro non venne più ristampato fino alla morte dell'autrice, nel 2001. Il libro parla di guerra, di fame, di voglia libertà, anche di nostalgia, di un incerto futuro, ma anche di stupri, violenze e di rapine. E parla anche di un amore che finisce. 3 mesi durante i quali Berlino passò da un regime ad un altro. Il libro è pure utile per chiarire le idee di chi si illude - anche ai giorni nostri - che la guerra possa essere uno strumento per arrivare alla pace, senza nessuna perdita o dolore. Stilisticamente è scritto semplice, piacevole da leggere. E' un romanzo, che diventa un documento storico.

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Il diario dell'anonima berlinese, steso nei giorni terribili fra il 20 aprile e il 22 giugno 1945, costituisce una delle rare testimonianze tedesche sugli ultimi drammatici mesi di guerra e sul crollo finale del nazismo. Pubblicato prima in inglese, negli Stati Uniti nel 1954 e in Inghilterra l'anno successivo, quindi tradotto in gran parte dell'Europa (nel 1957 si ebbe la traduzione italiana per Mondadori) e in Giappone, solo nel 1959 apparve in lingua originale, grazie a una piccola casa editrice svizzera. In Germania, come ricorda Enzensberger nell'introduzione scritta appositamente per questa nuova edizione italiana, il diario fu accolto con infastiditi silenzi quando non con vera e propria ostilità, tanto che l'autrice, una giovane giornalista, si oppose in seguito a ulteriori ripubblicazioni nel proprio paese. Le pagine del diario raccontavano infatti, senza alcun cedimento al vittimismo, il crollo improvviso di un'identità collettiva e il persistere, pur nel crollo, tanto di antichi pregiudizi quanto dei più recenti temi della propaganda nazista, primo fra tutti il sentimento antirusso. Soprattutto, nel registrare con apparente distacco e senza moralismi gli stupri compiuti dai soldati sovietici (se ne stimarono oltre centomila nella sola Berlino), incombenti e temuti più della fame e della distruzione, testimoniavano il divenire oggetto del popolo tedesco, il convertirsi in assoluta impotenza della minacciosa aggressività degli anni precedenti: temi evidentemente troppo ostici per la Germania degli anni cinquanta, alle prese con persistenti sensi di colpa e con una collettiva rimozione delle propria esperienza. Il lettore italiano odierno potrà invece pienamente apprezzare la forza espressiva e la lucidità di questo diario, così come l'innegabile valore documentale, rimasto intatto nonostante i molti anni trascorsi.

Alessio Gagliardi