La donna che sparì con un libro

Idra Novey

Traduttore: L. Sacchini
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 16 marzo 2017
Pagine: 246 p., Rilegato
  • EAN: 9788811688495
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Recensioni dei clienti

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    n.d.

    16/10/2017 15:00:01

    Purtroppo questo libro lo sto leggendo da ben due settimane. Noioso e senza senso come non mai. Resisto solo perchè il mio vicino di casa mi ha detto che si farà interessante. Il problema è che due settimane per metà libro è esasperante!

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    Ely

    01/10/2017 14:09:42

    Siamo in Brasile, una donna viene vista salire su di un albero con un sigaro in bocca, e da lì non si sono più avute sue tracce. La donna in questione è Beatriz Yagoda, di professione scrittrice, e proprio come il protagonista di un suo libro, è sparita nel nulla dopo essere salita su di un albero. La persona che più si interessa alla sua scomparsa è Emma, che ha tradotto tutti i suoi libri e che ha instaurato con la scrittrice un rapporto stretto. Emma sale sul primo volo lasciando indietro fidanzato e carriera, con il solo scopo di ritrovare la "sua" scrittrice. Arrivata in Brasile Emma trova una realtà che nessuno immaginava, Beatriz ha accumulato dei debiti di gioco e si è rivolta ad uno strozzino, che ora rivuole i suoi soldi o farà del male ai famigliari della scrittrice. Emma cerca di capire dove può essersi nascosta Beatriz, ma sa bene che se la donna non vuole farsi trovare sarà ben difficile rintracciarla. Nella ricerca si aggiungono i figli della donna, Raquel, che fin da subito si mostra molto restia a condividere i problemi della sua famiglia con l'estranea traduttrice, e Marcus, che invece si mostra molto vicino ad Emma, tanto da farle dimenticare di avere un fidanzato a casa. Il Brasile non perdona, della polizia non ci si può fidare e così e tre decidono di cercare da soli Beatriz, seguendo le tracce lasciate e cercando indizi dai suoi libri, aiutati anche dal proprietario della casa editrice dove sono stati pubblicati i libri, che sembra essere venuto in contatto con la donna. Tutti inseguono qualcuno, Emma, Raquel e Marcus cercano Beatriz, lo strozzino è sulle tracce dei tre perché rivuole i suoi soldi, ed il fidanzato di Emma cerca di mettersi in contatto con la donna senza successo. Ma di Beatriz non ci sono tracce, e per l'editoria questo non è affatto un male perché non si parla d'altro ed i suoi libri stanno anche andando in ristampa...

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    valeria

    15/09/2017 12:57:14

    non mi è piaciuto affatto, e penso che in qualche modo sia autobiografico. Parla del Brasile come se fosse solo un letamaio squallido pieno di gente corrotta. I personaggi sono tutti odiosi, soprattutto la protagonista. Ne salvo due, forse per solidarietà: quelli di cui l'autrice non fa che parlare male. Per fortuna me lo hanno regalato e non ci ho speso neanche un centesimo, altrimenti sarei ancora più arrabbiata

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    Roberta

    18/05/2017 13:58:09

    Diffido sempre dai fenomeni letterari, dagli esordi prestigiosi, e in questo caso avrei fatto meglio a seguire il mio istinto. Ci ho provato, ho aspettato alcuni giorni prima di recensirlo nella speranza che qualcosa della lettura mi rimanesse in testa ma niente, il nulla. Non saprei davvero che parole spendere per descrivere la trama (inesistente) e i personaggi (insignificanti). Senza scostarmi troppo dalla trama direi che "di certi libri era meglio l'albero".

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Le prime pagine del libro

In un parco fatiscente della zona più fatiscente di Copacabana, una donna con una valigia e un sigaro si fermò sotto un mandorlo. Era rotondetta e aveva una crocchia di capelli grigi annodata sulla nuca. Guardò in su per un minuto, poi si mise in bocca il sigaro, posò la valigia sul ramo più basso e ci si arrampicò sopra.
«Guardate un po’ quella!» esclamò uno degli uomini che giocavano a domino nel parco, mentre la donna saliva sempre più in alto, esponendo allo sguardo dei passanti l’elastico delle mutande di cotone e la pelle flaccida delle cosce.
I giocatori di domino volevano andare a pranzo, ma pensavano che non fosse giusto lasciare una donna seduta in cima a un mandorlo con una valigia e un sigaro. Scelsero di mandare avanti Julio, il seduttore del gruppo. Per prepararsi al compito, Julio si arrotolò la punta del baffi e controllò che le bretelle fossero ben allineate. Ai piedi dell’albero alzò gli occhi e si ritrovò davanti il grosso didietro della donna, sospeso proprio sopra la sua testa. Per vedere il resto dovette spostarsi un poco e notò che teneva un libro aperto in grembo, come se fosse seduta nella sala d’attesa di una stazione.
«Senhora, le serve aiuto?» chiese.
La donna lo ringraziò per l’interessamento, poi disse che aspettava quel giorno da tempo, e sembrava così serena, appollaiata sull’albero con il libro e il sigaro, che Julio le augurò buona fortuna e andò a mangiare un piatto di fagioli.

Davanti alla tivù con un piatto di riso e fagioli, la traduttrice dal portoghese Emma Neufeld disse al fidanzato che si sentiva un po’ in ansia. La sua autrice non rispondeva alle e-mail da più di una settimana.
Miles le fece notare che sprecava troppo tempo a tormentarsi per le e-mail senza risposta. Di recente lui preferiva parlare della data del matrimonio, o chiedersi se invitare o no tutti i membri del loro gruppo di runner. Per quanto lo riguardava, propendeva per un rinfresco all’aperto.
Emma, da parte sua, non propendeva per un bel niente.
Solo che non glielo aveva ancora detto.
Quella sera finalmente arrivò un’e-mail dal Brasile, anche se non da parte di Beatriz. Il mittente sosteneva di chiamarsi Flamenguinho. La senhora Neufeld era al corrente del fatto che cinque giorni prima la sua autrice si era arrampicata su un mandorlo con una valigia ed era scomparsa?
Emma si avvicinò allo schermo per assicurarsi di avere letto bene. Ripeté fra sé le parole portoghesi per «mandorlo» e «valigia», per «autrice» e «scomparsa». Sullo scaffale di fronte a lei erano allineati i cinque lavori di traduzione su cui aveva consumato le proprie giornate dopo il dottorato. Li aveva portati a termine uno dopo l’altro, con la stessa dedizione di chi è vittima di una dipendenza. Nessun traduttore, in nessuna lingua, aveva mai lavorato su così tanti libri di Beatriz.
Al piano di sotto, Miles aveva cominciato i preparativi serali per la corsa dell’indomani. Le giunsero il tonfo sordo delle loro scarpe da ginnastica, che lui aveva lasciato cadere accanto alla porta, e il tintinnio delle chiavi sul tavolino all’ingresso. Era difficile mollare una persona capace di tanta meticolosa devozione.
Emma cliccò sulle previsioni del tempo. A Pittsburgh, fuori dal loro squallido appartamento in affitto, stava nevicando. A Rio de Janeiro le temperature sfioravano i quarantun gradi.

Al telefono, Raquel Yagoda disse alla traduttrice di sua madre che non aveva motivo di partire per il Brasile. «Non è necessario. E poi non è davvero il caso, con l’ondata di calore che è appena arrivata in città.» Di fronte alle insistenze di Emma, Raquel si scusò e aggiunse che doveva proprio lasciarla. Il notiziario di TV Globo mandava in onda a ripetizione le stesse tre vecchie fotografie: sua madre nel 1983, con una tuta pantalone di poliestere viola, che ritirava il Prêmio Jabuti; sua madre incinta di Marcus di sette mesi al festival letterario di Porto Alegre; sua madre durante un’intervista televisiva, all’epoca in cui aveva ancora i capelli scuri e folti e il corpo così sottile che pareva chiudersi a ventaglio ogni volta che oscillava sulla poltrona.
«Chiunque abbia informazioni sulla scrittrice sudafricana Beatriz Yagoda», scandiva l’annunciatore, «è pregato di chiamare il numero in sovrimpressione.»
«Sudafricana», ripeté Raquel spegnendo la tivù. Sua madre aveva lasciato Johannesburg a due anni. Era sudafricana quanto la bossa nova.