La dotta lira. Ovidio e la musica

Paolo Isotta

Editore: Marsilio
Collana: Biblioteca
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 18 ottobre 2018
Pagine: 426 p., Rilegato
  • EAN: 9788831742986

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Cinema, musica, tv, spettacolo - Musica - Teoria della musica e musicologia

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Descrizione
Ovidio morì duemila anni fa relegato da Augusto sul mar Nero. Non riuscì mai a comprenderne il perché. Forse "Le metamorfosi", il suo più ampio poema, spaventarono il principe: ispirato com'è all'idea, modernissima, che nulla nell'universo è stabile, ma tutto dall'eternità muta e muterà. La materia incessantemente si trasforma, non è stata creata e non si distrugge. Gli dèi divengono uomini, gli uomini dèi, oppure animali, piante, aria, acqua: fiumi, laghi. Il poema è insieme il più grande racconto del mito, di tutti i miti, che la letteratura abbia mai tentato. Nessun poeta, nemmeno Omero e Virgilio, ha tanto ispirato la pittura e la scultura. Ma la dotta lira ha creato musica, da Poliziano a Strauss, attraverso Monteverdi, Cavalli, Scarlatti, Bach, Händel, Pergolesi, Porpora, Dittersdorf, Haydn, Cherubini, Clementi, Berlioz, Liszt, Offenbach, Massenet, e tanti altri, più di ogni altra voce poetica: voce poi echeggiata e variata per l'ultima volta nel Novecento dall'arte di D'Annunzio. Il teatro musicale nasce nel nome di Ovidio, e nei secoli opere, drammi musicali, cantate, sinfonie e concerti traggono alimento dalla sua poesia; poi, dai grandi ritratti di donne eroiche, innamorate, fedeli, infedeli, abbandonate presenti nelle "Metamorfosi" e, con i loro Lamenti, nelle "Eroidi"; dalle favole del calendario pagano nel poema dei Fasti. Apollo, Dafne, Orfeo, Euridice, Arianna, Medea, Teseo, Giunone, Giove, Dioniso, Venere, Amore, Mercurio, Cibele, Latona, Diana, Morfeo, Persefone, Plutone, Pan, Ercole, Fetonte, Atteone, le Baccanti, Perseo, Galatea, Polifemo, Fedra, il Minotauro, Icaro, Glauco, Pigmalione, Danae, Semele, Marsia, Ulisse, sempre rinascono in note. Con loro le favole del caos, della notte, degli inferi, dell'Olimpo, dell'origine dell'universo, del diluvio. Questo libro racconta il mito nella metamorfosi della musica.

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Recensioni dei clienti

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    giovanni vasso

    05/11/2018 11:00:24

    Ovidio e con lui la grande poesia è scomodo al potere. Se ne accorse anche un gigante quale fu Ottaviano Augusto che, per restituire a Roma la salute pubblica messa duramente alla frusta dalle guerre civili che s’erano andate succedendo, decise di impugnare l’instrumentum regni della restaurazione dei costumi. La sua mossa fu geniale: per imporre l’impero e completare quello che ebbero a iniziare Silla (giusta la lezione di Jerome Carcopino) e Cesare, si fece restauratore della Repubblica. Il rinnovato rigore del mos maiorum fu l’architrave dell’intera struttura allestita dal genio politico di Augusto e che, poi, avrebbe retto Roma per i prossimi secoli. Non ci poteva essere nessuno spazio, perciò, per dottrine e filosofie lontane dalla semplice frugalità idealizzata dei quiriti d’un tempo. Furono dunque le Metamorfosi, e Isotta lo afferma nell’Avvertenza, che costarono a Ovidio la relegazione nella gelida Dacia. La poesia e il mito del Sulmonese rappresentano una visione del mondo così alta, così aristocratica, così ispirata da Lucrezio e perciò dalla scienza di Epicuro, da farsi immediato pericolo per il potere. Ieri come oggi. Ci voleva perciò lo sguardo di un napoletano, per cultura e per indole ribelle alla dittatura della partigianeria ideologicamente corretta, per restituirci in tutto il suo splendore un genio immortale, classico e inattuale perché irriducibile a ogni classificazione.

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    Giampaolo Testoni

    31/10/2018 17:24:50

    Ovidio è la sorgente di ispirazione per qualunque vero Artista che nella Verità e Bellezza voglia cantare e costruire Forme potenti e preziose. Nella sua voce maestosa si ascoltano sospiri e sogni, urla e immagini che sono permanenti nella nostra memoria e rendono sublime l'umano. Paolo Isotta ci conduce, con la sua acuta intelligente e appassionata veggenza, attraverso la scultorea parola poetica del teatro "musicale" di Ovidio, rendendoci partecipi ci un' Arte assoluta che resterà fonte inesauribile di ricchezze altrimenti impossibili e di cui abbiamo ancora e sempre più bisogno. Grazie Isotta.

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