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Recensioni La dotta lira. Ovidio e la musica

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    23/01/2019 16:14:43

    Il volume è la prima rassegna, il più possibile completa, a tratti assai approfondita, delle composizioni strumentali e operistiche che si ispirano ai versi di Ovidio. Le Metamorfosi insieme alle Eroidi sono il serbatoio maggiore delle passeggiate musicali e letterarie che si snodano attraverso otto capitoli di conversazione dotta e insieme piena di leggerezza. La solida formazione classica permette all’autore, musicologo di chiara fama e musicista, di esprimersi con competenza e rispetto sia nei confronti del testo ovidiano sia dei suoi interpreti. Si discute di musica ma anche delle soluzioni di un passo le cui traduzioni convincono poco, si suggeriscono ipotesi, ci si confronta con una filologia a cui spesso è mancato l’apporto del sapere musicale. E' tutto bello, il libro, anche nelle parti che sembrano di raccordo, strutturali; e vola alto quando arrivano i capitoli su Händel e sul viennese Carl Dittersdorf, sinfonista ovidiano, insieme alla “stretta” finale su Strauss e D'Annunzio, «i due poeti novecenteschi fratelli d’Ovidio». Come il precedente Canto degli animali, si legge appuntandosi di corsa i titoli delle composizioni, spesso noti solo per le citazioni nei manuali di storia della musica, che qui ricevono un’attenzione sincera e osservazioni che incuriosiscono il lettore spingendolo ad accertarsi tramite l’ascolto: da Paride ed Elena di Gluck all’Orfeo di Bertoni, a quello di Haydn; dalle cantate ovidiane di Alessandro Scarlatti al Pianto d’Arianna di Pietro Antonio Locatelli, alla meravigliosa, sontuosa Arianna di Benedetto Marcello.

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    15/01/2019 20:48:02

    Devo ammettere che ho iniziato la lettura di questo libro con qualche perplessità. Conoscevo, per averlo seguito ai tempi sul Corriere della Sera (a proposito quanto ci mancano le sue recensioni...), il grande valore di storico della musica di Paolo Isotta ma, essendo la mia cultura in questo campo non molto approfondita, temevo che, alla fine, mi sarei annoiato affrontando argomenti che non domino del tutto. Quanto mi sbagliavo! Qui, la musica non dirò certo che è un pretesto, ma è l'accompagnamento sonoro del mondo del mito, a me più consueto, in un connubio che credo abbia pochi eguali. Ho ritrovato l'Ovidio dei miei studi ed ho compreso quanto sia centrale la sua opera per tutta la cultura europea, non solo quella musicale. Isotta è riuscito a far scaturire in me il desiderio di ascoltare quegli autori che, nei secoli, si sono ispirati ai suoi versi così vicini alla mia sensibilità

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    15/01/2019 19:09:48

    Un libro che mancava, che si desiderava da tempo, un libro indispensabile, necessario

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    14/01/2019 10:43:54

    Ricorrendo il bimillenario della morte di Ovidio, l'occasione è propizia per dedicarsi alla lettura di uno dei più bei libri di cultura degli ultimi decenni. Imperdibile.

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    13/01/2019 14:28:38

    Paolo Isotta è sicuramente per cultura , efficacia espositiva, incredibile ricchezza del lessico l’intellettuale italiano di più elevato livello. Questo volume, che si colloca in una linea di sostanziale continuità con le sue opere più recenti , ci da una lettura di Ovidio particolarmente originale , affascinante per la completezza dell’analisi. Da non perdere

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    13/01/2019 10:31:58

    Chissà se Lavoisier aveva letto le Metamorfosi di Ovidio. L'arte, una e indivisa, che attraverso i secoli si trasforma. Da Poesia in Musica, da Letteratura in Pittura e Scultura. E naturalmente, chi meglio di uno dei più grandi critici musicali del nostro tempo poteva cogliere il senso e lo svolgimento di questa trasformazione. Ma attenzione, qui non si parla di emozioni, o almeno non solo. Questo libro è una documentata ricostruzione di quanto l'Opera di Ovidio abbia potuto influenzare anzi, trasformarsi, in alcune delle più note composizioni di Musica Classica. Una narrazione dotta, ma come sempre piacevolmente sostenuta dallo stile inconfondibile dell'autore. Da leggere assolutamente...

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    05/11/2018 11:00:24

    Ovidio e con lui la grande poesia è scomodo al potere. Se ne accorse anche un gigante quale fu Ottaviano Augusto che, per restituire a Roma la salute pubblica messa duramente alla frusta dalle guerre civili che s’erano andate succedendo, decise di impugnare l’instrumentum regni della restaurazione dei costumi. La sua mossa fu geniale: per imporre l’impero e completare quello che ebbero a iniziare Silla (giusta la lezione di Jerome Carcopino) e Cesare, si fece restauratore della Repubblica. Il rinnovato rigore del mos maiorum fu l’architrave dell’intera struttura allestita dal genio politico di Augusto e che, poi, avrebbe retto Roma per i prossimi secoli. Non ci poteva essere nessuno spazio, perciò, per dottrine e filosofie lontane dalla semplice frugalità idealizzata dei quiriti d’un tempo. Furono dunque le Metamorfosi, e Isotta lo afferma nell’Avvertenza, che costarono a Ovidio la relegazione nella gelida Dacia. La poesia e il mito del Sulmonese rappresentano una visione del mondo così alta, così aristocratica, così ispirata da Lucrezio e perciò dalla scienza di Epicuro, da farsi immediato pericolo per il potere. Ieri come oggi. Ci voleva perciò lo sguardo di un napoletano, per cultura e per indole ribelle alla dittatura della partigianeria ideologicamente corretta, per restituirci in tutto il suo splendore un genio immortale, classico e inattuale perché irriducibile a ogni classificazione.

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    31/10/2018 17:24:50

    Ovidio è la sorgente di ispirazione per qualunque vero Artista che nella Verità e Bellezza voglia cantare e costruire Forme potenti e preziose. Nella sua voce maestosa si ascoltano sospiri e sogni, urla e immagini che sono permanenti nella nostra memoria e rendono sublime l'umano. Paolo Isotta ci conduce, con la sua acuta intelligente e appassionata veggenza, attraverso la scultorea parola poetica del teatro "musicale" di Ovidio, rendendoci partecipi ci un' Arte assoluta che resterà fonte inesauribile di ricchezze altrimenti impossibili e di cui abbiamo ancora e sempre più bisogno. Grazie Isotta.

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