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Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 1986
Pagine: XII-143 p.
  • EAN: 9788806592042
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recensione di Marazzini, C., L'Indice 1986, n. 4

Basta un'occhiata alla bibliografia di questo libro per mettere a fuoco i precedenti culturali a cui si ispira, e per rendersi conto della serietà di intenti che sta dietro ad un simile esercizio di "gioco" (perché di giochi piacevoli si tratta, dalla prima pagina fino all'ultima). L'autrice cita (oltre a Fortini) Rodari, Queneau, il "Gruppo µ", Breton. Il giro di orizzonte, benché breve, è assai indicativo. Ci riconduce ad una tradizione formatasi al tempo dell'avanguardia storica novecentesca, dai "Calligrammes" di Apollinaire al surrealismo, consolidatasi nel periodo in cui la poetica dello strutturalismo scopriva il valore dei giochi combinatori, dei meccanismi di ripetizione e di variazione dell'identico, estendendo l'analisi condotta con l'ausilio degli strumenti retorici a terreni vergini, fino ad allora considerati assolutamente estranei, come il linguaggio della pubblicità e dei mass-media.
"I draghi locopei", dunque, sono una raccolta di giochi di parole che salda una concezione moderna del linguaggio come invenzione ad una pratica pedagogica d'avanguardia, intesa a sviluppare le facoltà intellettuali dell'adolescente senza soffocare il piacere, suggerendo così un esercizio linguistico diverso dalle forme consuete alla scuola tradizionale: il titolo stesso del libro nasce da uno di questi giochi, perché si tratta della metamorfosi dell'espressione "giochi di parole". "I draghi locopei", però, rispetto alla più banale frase di origine, hanno ben diverso potere suggestivo e trascinano con ben altra forza i ragazzi. Le due parole di effetto misterioso, a dar retta alle libere associazioni, sembrano evocare l'una i draghi delle fiabe, l'altra il "logos" (ma quest'ultimo nesso, evidentemente, è riservato agli adulti). La lingua si fa dunque gioco e fiaba in una serie di anagrammi, logogrifi, cambi e rovesciamenti di lettere, rebus, fumetti, proverbi, chiasmi, neologismi, "calembours", "limeriks". Gli ultimi due tipi citati ci riportano ancora una volta alla poesia, ed il secondo ad una forma raffinata e rara, presente nella tradizione folklorica inglese, coltivata da Edward Lear (che accoppiava anche disegni ai versi), e ripresa (non a caso) dal citato Rodari.
Va precisato non solo che il libro presenta esempi di testi come quelli elencati, ma che questi testi derivano dall'esperienza reale dei ragazzi della scuola "Rodari" di Omegna. Il libro insegna soprattutto a produrre altre invenzioni del genere, rivolgendosi, come un piccolo manuale, a quegli insegnanti che volessero sperimentare un analogo metodo nelle ore integrative di lezione. Ho detto "ore integrative", seguendo le indicazioni della Zamponi, e fidandomi della sua esperienza di insegnante. I lettori della "Presentazione" (ripresa da un articolo dell"'Espresso") vedranno invece che, a parere di Umberto Eco, la scuola potrebbe tranquillamente limitarsi a giocare, per rimediare con allegria alle carenze dei programmi.

E' possibile imparare l'italiano in un modo divertente e creativo attraverso i giochi di parole? Questo libro dimostra di sì: raccoglie i materiali sperimentati durante i corsi complementari che un'insegnante piena di estro e di iniziativa ha tenuto dal 1982 al 1985 in una scuola media sul lago d'Orta. "I Draghi locopei" è appunto l'anagramma della frase "giochi di parole": insieme all'anagramma i ragazzi hanno imparato ad usare altri semplici strumenti che sotto i loro nomi un pò misteriosi (logogrifo, bifronti, acrostici, metagramma) nascondono straordinarie possibilità inventive.Scrive l'autrice: "Nei giochi di parole il gusto che si prova assume molteplici forme; può essere: la soddisfazione per una invenzione linguistica che piace, l'emozione dell'intuire e dell'indovinare, la sorpresa di una combinazione casuale, la sfida dell'enigma o la trasgressione del nonsense, la spensieratezza della comicità, l'intelligenza dell'ironia...Giocando con le parole, i ragazzi arricchiscono il lessico; imparano ad apprezzare il vocabolario, che diventa potente alleato di gioco; colgono il valore della regola, la quale offre il principio di organizzazione e suggerisce la forma, in cui poi essi trovano la soddisfazione del risultato".I nomi che presiedono ai "Draghi locopei" sono Raymond Queneau e Gianni Rodari. Scrive Umberto Eco che i Draghi sono un "ricettacolo di delizie. La scuola come gioco, piacere, divertimento. In cui non solo si impara, ma si fa quello che gli scrittori di tutti i tempi hanno fatto, si capiscono le potenze bifide, esplosive del linguaggio; e col linguaggio si esplorano i meandri della coscienza. Alle origini, enigma, poesia e metafore sono strettamente intrecciati, Aristotele lo sapeva. La più alta delle metafore poetiche e il più meccanico degli enigmi hanno in comune il fatto che le parole possono dire più di quel che sembrano dire.