L' effetto Susan

Peter Høeg

Traduttore: B. Berni
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2016
Pagine: 333 p., Brossura
  • EAN: 9788804657491
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Peter Høeg potrebbe essere considerato il precursore del giallo del Nord con Il senso di Smilla per la neve  (1994), in cui la protagonista, mezza inuit, in cerca dell’assassino di un bambino si scontra con i poteri forti danesi che vogliono succhiare il petrolio dei groenlandesi. E Susan sembra discendere direttamente da Lisbeth Salander, entrambe dotate di poteri singolari: la svedese ha una memoria fotografica e straordinarie doti di hackeraggio e arti marziali; la danese è una scienziata con un piccolo piede di porco nella borsa e la capacità di far dire spontaneamente la verità a chi le sta vicino, superando il confine tra uso e abuso di un particolare talento a fronte di un ricatto per salvare i figli. Susan quasi imita la punizione che Lisbeth infligge allo stupratore. Entrambe si trovano a lottare contro poteri fortissimi, politici e industrial-militari.

L’effetto Susan è un romanzo che coniuga noir e distopia, ma con la caratteristica di non essere postapocalittico, di narrare il dopo-catastrofe, bensì pre-apocalittico, di gettare uno sguardo sull’abisso in cui sta per precipitare il mondo. Salvo un piano che prevede di trasferire su un’isola-rifugio ai Tropici, un piccolo Eden per pochi (auto)eletti, i migliori politici, scienziati, militari, magnati, artisti di Danimarca. Tutto questo viene già detto nel risvolto di un libro, che si legge con piacere non solo per il secco andamento thrilleristico, con continui colpi di scena di grande effetto, ma anche per la capacità di Høeg di caratterizzare credibilmente personaggi di per sé insoliti, come avviene per Susan che dalla sua materia, la fisica quantistica, deriva lo sguardo capace di scorgere e analizzare i dettagli delle cose, di capire e spiegare la realtà: “Siamo immersi in una specie di musica d’ambiente... È una canzonetta che dice che tutto va bene,... che i nostri bisogni sono soddisfatti... È un canto di sirena” dice.

Recensione di Fernando Rotondo