L' egemonia sottoculturale. L'italia da Gramsci al gossip

Massimiliano Panarari

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 6 luglio 2010
Pagine: 145 p., Brossura
  • EAN: 9788806204839

10° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Studi sui mezzi di comunicazione di massa - Televisione e società

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Descrizione

Una volta il nazionalpopolare era una categoria gramsciana, i giornali e la televisione pubblica erano pieni di scrittori e intellettuali, la sinistra (si dice) dominava la produzione culturale. Oggi nazionalpopolari sono i reality show pieni di volgarità, la televisione (pubblica o privata) è quella che è, e la sinistra pure. Ma si può paragonare l'Italia di Pasolini, Calvino, Moravia con quella di "Striscia la notizia", Alfonso Signorini, "Amici" di Maria De Filippi ? La tesi provocatoria di questo libro è che il confronto non solo è possibile, ma è illuminante. Perché oggi, finita e strafinita l'egemonia culturale della sinistra, trionfa un'egemonia sottoculturale prodotta dall'adattamento ai gusti nostrani del pensiero unico neoliberale, in quel frullato di cronaca nera e cronaca rosa, condito da vip assortiti, che sono diventati i nostri mezzi di comunicazione, ormai definitivamente dei "mezzi di distrazione di massa". E il paradosso è che molte delle tecniche di comunicazione che oggi innervano la società dello spettacolo sono nate dalla contestazione del Sessantotto, dai movimenti degli anni Settanta e dalle riflessioni sul postmoderno degli anni Ottanta. E cosi, in un cortocircuito di tremenda forza mediatica, il situazionista Antonio Ricci produce televisione commerciale di enorme popolarità, Signorini dirige con mano sicura il suo postmodernissimo impero "nazional-gossiparo", i reality più vari sdoganano il Panopticon di Bentham e Foucault per le masse.

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    Claudio

    21/09/2018 12:22:39

    libro consigliatissimo. con uno stile chiaro e incalzante Panarari ci offre un quadro per nulla edificante sulla sottocultura opprimente di cui siamo vittime e inconsapevoli fruitori.

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    New Gold Dreamer

    24/07/2018 17:18:38

    Il libro è piacevolissimo, spiritoso e sa essere, al contempo, critico e caustico verso il costume e la società italiana che si sono venuti a formare in questi ultimi trent'anni; oltretutto ricco di un sarcasmo spietato (cfr. pag. 48 dove si dice: "quante volte al giorno ci capita di sentire da qualche aspirante subrettina [...] il mio sogno è sfondare nel mondo dello spettacolo? Santi numi, la lingua è importante, come diceva qualcuno!"). Peccato che Panarari abbia scritto questo saggio nel 2010, perché se lo avesse pubblicato in questi ultimi anni, avrebbe trovato materiale su cui discutere ancora più trash di quello che era in auge fino a qualche anno fa (ad esempio le trasmissioni della Barbarona D'Urso nazionale, di gran lunga deteriori di quelli della De Filippi, per non parlare di programmi di alto livello culturale come "Temptation Island"). Tuttavia le considerazioni dell'autore meritano un paio di chiose: Panarari auspica il pluralismo delle idee, motore primo di una democrazia liberale, salvo asserire a pie' sospinto un ritorno di un'egemonia culturale di matrice comunista come avveniva prima del crollo del muro di Berlino (e chi lo ha detto che solo quella sponda politica abbia creato modelli culturali alti?!); ultima, ma non meno, importante considerazione: la tanto da lui vituperata (e siliconata) Alba Parietti ha sempre ammesso una certa avversione verso Berlusconi (salvo aver condotto diversi programmi sulle sue reti) e di aver sempre votato PCI durante la Prima Repubblica , quel PCI che era votato pure da Pasolini, Moravia, Sciascia o Calvino. Meditate gente, meditate...

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    Maria Grazia

    05/04/2011 19:13:20

    Il ritratto della Maria De Filippi è semplicemente sublime, una vera chicca!

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    gabril

    19/10/2010 19:32:57

    Gossip: il becco a spatola di un uccello che rovista nella melma. L'etimologia come sempre aiuta a capire da che parte stiamo andando e Massimiliano Panarari con notevole classe, amara ironia, stile forbito (ma non saccente) ne dà accurata dimostrazione analizzando i fenomeni (da telebaraccone) che hanno fatto scivolare la cultura dalla dignitosa andatura della superficie allo smodato sprofondamento nel fango: da Gramsci al gossip, appunto. Passando per il naufragio della Sinistra, procedendo verso l'incipt della tv privata con l'entrata in scena di veline e tronisti, fino al trionfo della finzione dei reality: l'ossimoro video-esistenziale in cui ci troviamo a stare, ben oltre i confini della realtà. Che la perdita del fondamento acclamata dalle filosofie del postmoderno sia stata a suo modo fondante della proliferazione subculturale è cosa di cui già avevamo il sospetto. Che la festa delle superfici sia diventata palcoscenico ininterrotto della chiacchiera vana è fenomeno che meriterebbe ulteriori approfondimenti. Al momento assistiamo sbalorditi alla manifestazione ininterrotta di ciò che è avvenuto troppo velocemente per sorprenderci davvero. Anche la cosiddetta sinistra -ex monopolio di cultura- ancora, purtroppo, non se ne dà cura.

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    luciano.comida

    12/07/2010 21:28:04

    Piacevolissimo da leggere e chiaro nelle analisi, il libro racconta come ha fatto l'Italia ha finire in queste penose condizioni etiche, culturali e antropologiche. Per descriverlo, sceglie di "entrare" nella vera fabbrica del consenso: la televisione. Come già diceva Flaiano nel 1966: "tra vent'anni gli italiani saranno come li avrà fatti la televisione". Purtroppo la profezia si è avverata, ma purtroppissimo la televisione che ha trasformato gli italiani è molto molto peggio di quella conosciuta da Ennio Flaiano. Che non aveva mai visto Amici della De Filippi, il Grande Fratello, l'intelligenza situazionista di Antonio Ricci asservita al più becero Potere, Non e la Rai, Uomini e donne, Porta a porta, il Tg1 di Minzolini, L'Isola dei famosi, l'invasione della pubblicità...tutta roba che Flaiano non fece in tempo a scoprire. Il saggio di Panerari racconta come questa televisione ha piallato anno dopo anno le intelligenze e le coscienze di noi italiani, togliendoci il senso della storia e dell'alternativa, il gusto della critica e il piacere dell'impegno collettivo. Un libro che ha mandato in bestia il Gabibbo di Striscia la Notizia che ha replicato a mezzo stampa (sul serio!! In Italia accade anche questo...ed è la dimostrazione che Panerari ha ragione)

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