Elizabeth Costello

J. M. Coetzee

Traduttore: M. Baiocchi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788806174569
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    Francesca B.

    13/03/2009 18:46:05

    Un autore che ha un concetto troppo alto di se stesso propina al lettore una serie di banalità un po' confuse ma con molte citazioni da Tommaso d'Aquino. Se questo è un Nobel...

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    gil

    04/03/2006 18:45:49

    Non va preso come un romanzo, altrimenti può deludere, va letto lentamente e riletto. Già la separazione dei quadri è un poco sconcertante, la materia trattata ostica e senza fronzoli. Alcuni pensieri sono originali, rimangono un pò tra le righe. Il punto di vista è caratteristico dell'autore, quello di persone disilluse, nella fase calante della propria vita . Mi è parso qualcosa di simile ad una ars poetica in chiave moderna. Probabilmente è una lettura che deve seguire a quella delle altre opere di Coetzee, ed è favorita da un pregiudizio positivo (ho dovuto resistere alla tentazione di abbandonare il libro precocemente).

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    atchoum

    24/03/2005 14:22:43

    Con questo brevissimo libro Coetzee ha riciclato i testi di quattro sue conferenze (sufficientemente interessanti), una per ognuno dei primi quattro capitoli, mettendole in bocca a Elizabeth Costello, suo alter ego, scrittrice ormai anziana che gira il mondo per autopromuoversi (tenendo appunto conferenze). Poi ha aggiunto una noiosissima digressione su eros e mitologia e un ultimo capitolo dove la donna è al cospetto del giudizio divino in una specie di villaggio turistico post-mortem e dove deve convincere una giuria di aver creduto in qualcosa nella vita. Non si tratta quindi di un vero romanzo, il tono è didascalico e i personaggi molto schematici. Un libro tutto di testa ma che non appassiona.

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    dany

    10/05/2004 17:03:16

    se ha vinto il nobel un motivo ci sarà...

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    brigidino

    23/02/2004 18:57:09

    non ai livelli di "vergogna" ma pur sempre un riconoscibilissimo, e va da sé godibilissimo, Coetzee. non m'importa di che cosa scrive, sia il vietnam, siano gli animali, siano l'africa o l'università o la letteratura, quel che importa è la sua lingua. la migliore lingua scritta del pianeta. c'è la giusta dose di tutto: incisività e lirismo. duole doversi inchinare agli accademici svedesi, ma stavolta c'hanno proprio azzeccato.

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    Egidio Marchese

    10/02/2004 01:51:40

    C. MILLET, "La vita sessuale di Catherine M" (*), P. ROTH, "L'animale morente" (***), J.M.COETZEE, "Elizabeth Costello" (*****). --- Catherine Millet è diversa dalla Turandot che cantava: "sono fiera di rimanere intatta". Ella ha conosciuto orge, sesso indiscriminato di gruppo, ecc. Ma le memorie erotiche della Millet (una borghese-anti-borghese, si sarebbe detto negli anni sessanta) sono cose sue, non sono didattiche, sono monotone. D'altra parte ho trovato un notevole parallelismo tra Philip Roth e John M. Coetzee, sempre sul tema del sesso. In "L'animale morente" di Roth c'è quel personaggio, George, semi-paralizzato, moribondo, che attira la moglie e la bacia avidamente con la metà della bocca non paralizzata e cerca di spogliarla con la mano ancora sana. In "Elizabeth Costello" (5, IX) di Coetzee c'è qualcosa del genere: un vecchio, operato di cancro e moribondo, che, non potendo parlare (rantola attraverso un foro alla gola), comunica con la sua assistente scrivendo: "Mi piacerebbe vederti nuda..." e lei si denuda e lo compiace. In questo stesso romanzo (lezioni o saggi romanzati, dove protagonista è una scrittrice che fa delle conferenze su vari soggetti) c'è anche un capitolo intitolato "Eros", dove spregiudicatamente si mette la Madonna e lo Spirito Santo insieme ai miti greci dell'amore tra umani e dei, Psyche, Anchise, Afrodite, ecc. In questi tre scrittori vedo il tema dell'eros in relazione all'ethos nell'arte. Roth separa l'eros dall'ethos (basta con il sentimentalismo delle donne mamme...) e risulta impoverito, arido e monotono quasi quanto la Millet tutto-solo-fisico. Entrambi sono addirittura "convenzionali", ora che il sesso ci viene bombardato in ogni media. In Coetzee, invece, ci sono molte dimensioni di ordine intellettuale. Il suo episodio del moribondo erotico si inserisce nel contesto di una discussione tra un cristianesimo intransigente trascendente e la cultura ellenica di armonia e bellezza umanista. Riguardo al tema dell'eros in sé, conosciamo le scoperte rivoluzionarie che risalgono a

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"Sua madre non è di pasta greco-romana. Il Tibet o l'India le si addicono di più: un dio incarnato in una bambina, portata da un villaggio all'altro, per essere applaudita, venerata."

Perché viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura a un determinato autore? Domanda stupida, se volete, ma ecco la risposta: Elizabeth Costello. Non perché lei sia una grande scrittrice (anche se di fatto lo è) e non perché sappia affrontare bene gli impegni letterari e mondani (e lo fa), ma perché è un personaggio inventato da Coetzee: a lui è andato il Premio nel 2003 e ancora una volta, se ce n'era bisogno, sappiamo il motivo. Sia che racconti la guerra del Vietnam, o che parli del Sudafrica, disquisisca sulla vita degli animali o, come in questo caso, costruisca dal nulla una protagonista del mondo letterario, Coetzee è sempre un maestro. Conosciamo Elizabeth Costello attraverso gli occhi del figlio e il suo continuo interrogarsi sulla natura della madre: "che razza di creatura è, lei, in realtà? Non una foca: non è abbastanza simpatica per somigliare a una foca. Ma neppure uno squalo. Un felino. Uno di quei grandi felini che fanno una pausa mentre sventrano la vittima, e lanciano una fredda occhiata gialla sopra la pancia squartata". "Qual è la verità su sua madre? Lui non la conosce, e in fondo al cuore non la vuole conoscere. È qui solo per proteggerla, per sbarrare la strada ai cacciatori di reliquie, ai lanciatori di ingiurie, ai pellegrini sentimentali", anche se non sempre sarà accanto a lei nelle pagine del libro. A scandire i tempi del romanzo sono gli impegni "mondani" di Elizabeth, le occasioni in cui, in varie situazioni che vanno dalla conferenza alla crociera o alla missione in Sudafrica, lei deve affrontare un dibattito sul suo lavoro e, facendolo, esprimere opinioni personali su altri temi, accendendo discussioni attorno ad argomenti come il realismo in letteratura, la storia del romanzo in Africa, il senso del male nel mondo... È proprio Elizabeth Costello a parlare o la sua voce è solo il megafono attraverso cui ascoltiamo quella del suo creatore? E nei dibattiti che si sviluppano, quale posizione assumerebbe Coetzee? sarebbe più propenso a concordare con la sua creatura o con i suoi interlocutori? E, ancora, la maschera che la donna indossa di fronte ai giornalisti e ai critici, quel ruolo che recita senza sentire, come un testo predeterminato e sempre uguale da sciorinare in pubblico, quanto rappresenta il pensiero autentico dello scrittore sudafricano? "Ogni creatura è la chiave per tutte le altre creature", scrive una ipotetica Elizabeth C. (Lady Chandos) nell'originale lettera che chiude il volume, datata 1603 e indirizzata a Francis Bacon. Elizabeth Costello è dunque la chiave per tutti gli altri personaggi di Coetzee, è brillante e spesso imprevedibile, è ormai anziana e talvolta stanca, ma quasi sempre determinata: è viva, ma soprattutto è letteratura.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Lezione uno

Il realismo

Prima di tutto c'è il problema dell'apertura, ovvero di come spostarci da dove siamo, che per ora è in nessun luogo, all'altra sponda, lontana. È un semplice problema di collegamento, il problema di mettere insieme un ponte. La gente risolve problemi di questo tipo tutti i giorni. Li risolvono, e dopo averli risolti vanno avanti.
Immaginiamo che, in un modo o nell'altro, sia stato fatto. Mettiamo che il ponte sia stato costruito e attraversato, che possiamo levarcelo dalla testa. Ci siamo lasciati alle spalle il territorio dove stavamo. Siamo nel territorio lontano, dove vogliamo stare.
Elizabeth Costello è una scrittrice, nata nel 1928, il che significa che ha 66 anni e va per i 67. Ha scritto nove romanzi, due raccolte di poesie, un libro sulla vita degli uccelli e un gran numero di articoli. È australiana, nata a Melbourne dove tuttora vive, anche se tra il 1951 e il 1963 ha vissuto all'estero, in Inghilterra e in Francia. È stata sposata due volte. Ha due figli, uno da ogni matrimonio.
Elizabeth Costello è diventata famosa con il quarto romanzo, The House on Eccles Street (1969), la cui protagonista è Marion Bloom, moglie di Leopold Bloom, protagonista di un altro romanzo, l'Ulisse (1922) di James Joyce. Elizabeth Costello ha ricevuto riconoscimenti in patria e all'estero. Negli ultimi dieci anni è sorta intorno a lei una piccola industria critica; nel New Mexico, ad Albuquerque, esiste perfino una Elizabeth Costello Society che pubblica un bollettino trimestrale, la «Elizabeth Costello Newsletter». Nella primavera del Elizabeth Costello è andata, o va (d'ora in poi tempo presente) a Williamstown, in Pennsylvania, all'Altona College, per ricevere il Premio Stowe, un premio internazionale assegnato ogni due anni a un grande scrittore, scelto da una giuria di critici e di scrittori. Si tratta di una borsa di 50 000 dollari, finanziata grazie a un legato del patrimonio Stowe, e di una medaglia d'oro. È uno dei premi letterari americani più ricchi.
In occasione del viaggio in Pennsylvania Elizabeth Costelo (Costello è il suo nome da ragazza) è accompagnata dal figlio, John. John insegna fisica e astronomia in un college del Massachusetts, ma per motivi personali quest'anno è in congedo. Elizabeth è ormai un po' debole: senza l'aiuto del figlio non avrebbe intrapreso un viaggio così faticoso attraverso mezzo mondo.
Saltiamo. Hanno già raggiunto Williamstown e sono stati accompagnati all'albergo, un edificio straordinariamente grande per una piccola città: un alto esagono, tutto marmo scuro fuori e cristallo e specchi dentro. Nella sua stanza si svolge un dialogo.
- Pensi che starai comoda, qui? — le chiede il figlio.
- Ma certo, — risponde lei. La stanza, al dodicesimo piano, guarda su un campo da golf e, oltre il campo, su colline boscose.
- Allora perché non ti riposi? Ci vengono a prendere alle sei e mezzo. Ti telefono qualche minuto prima.
Lui sta per uscire. Lei parla.
- John, cosa vogliono da me di preciso?
- Stasera? Niente. E solo una cena con i membri della giuria. Non faremo tardi. Ricorderò loro che sei stanca.
- E domani?
- Domani è un'altra storia. Domani, dovrai raccogliere le forze, temo. - Non ricordo perché ho accettato di venire. Mi sembra di dovermi sottoporre a una durissima prova, senza motivo. Avrei dovuto dire loro di lasciar perdere la cerimonia e mandarmi l'assegno per posta.
Dopo il lungo volo dimostra tutti i suoi anni. Non si è mai preoccupata del proprio aspetto, non ne ha mai avuto bisogno. Ma ora si vede: è vecchia e stanca.
-Temo che non funzioni cosi, mamma. Se accetti i soldi devi accettare tutto il resto.
Elizabeth scuote la testa. Indossa ancora il vecchio impermeabile blu che aveva all'aeroporto. Ha i capelli grassi, senza vita. Non ha ancora aperto le valigie. Se ora lui se ne va, cosa farà? Si butterà sul letto con le scarpe e l'impermeabile?
Lui è qui, con lei, per affetto. Sa che non potrebbe superare una prova come questa senza averlo a fianco. Le sta vicino perché è il figlio, il figlio amoroso. Ma sta anche per diventare il suo — che parola sgradevole —, il suo addestratore.