L' erotismo di Oberdan Baciro

Lelio Luttazzi

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 10 aprile 2012
Pagine: 163 p., Rilegato
  • EAN: 9788806210359
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Descrizione
Comicità scatenata e scatenato erotismo: ecco i due binari su cui corre velocissima la cronaca della (breve) vita di Oberdan Baciro, vissuto quanto il fascismo e morto per distrazione. Figlio unico di madre vedova, devotissima a Dio e al Duce, il piccolo Oberdan è uno di quei rari esseri umani il cui destino si manifesta già nell'infanzia più tenera. A Oberdan basta un orlo appena sollevato, un baluginio di pelle, per trasformare la curiosità in chiodo fisso. Attorno a quell'apparizione fugace si consumano la sua infanzia e la sua giovinezza, votate al culto solitario dell'inspiegabile mistero femminile. Il problema però è che gli anni passano, ma per Oberdan il mistero resta tale. Non gli rimane così che rifugiarsi nella fantasia, accesa dai racconti di chi millanta esperienze trionfali. Mentre l'Italia degli anni Trenta cammina tronfia verso il baratro della guerra, Oberdan Baciro danza il suo impacciatissimo balletto con il desiderio, fino a un beffardo ultimo atto. Lelio Luttazzi sa essere meravigliosamente leggero. Di quella leggerezza gioiosa e immaginifica che è l'antidoto all'opacità del vivere. Con una lingua spigliata e volutamente démodée, strizzando l'occhio ai romanzi libertini, ci consegna un singolare affresco d'epoca che svela lo spirito irriverente nascosto sotto la gonnella dell'Italia più severa. Una storia briosa e imprevedibile come la migliore delle sue improvvisazioni jazz.

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    Ferdinando

    23/05/2012 13:16:14

    E' davvero a malincuore che mi vedo costretto a giudicare negativamente questo romanzo, pubblicato postumo, del grande Lelio Luttazzi! Per quanto l'intenzione sottesa al libro sia apprezzabile e l'espediente narrativo sia provvisto di qualche tono di originalità, ho trovato il romanzo carente dal punto di vista della qualità letteraria. Ci tengo a precisare: la mia opinione non è affatto influenzata da un larvato moralismo, che alla fine si estende surrettiziamente su un giudizio concernente la qualità di scrittura del testo. Al contrario, ho apprezzato altamente il tentativo dissacrante dell'autore. Tuttavia, per quanto la lettura del testo sia stata godibile, troppi elementi strutturali restano soltanto abbozzati ed il continuo incedere su una sorta di fissità pansessualistica del protagonista a tratti infastidisce, proprio perché va a detrimento della fluidità narrativa e della messa a fuoco degli altri elementi, che comunque affiorano (solo per citarne alcuni: critica dei costumi, storico-sociale, politica). Nota estremamente positiva del libro è, tuttavia, il modo in cui l'autore sviluppa il rapporto fra il normale e l'anormale (o patologico), segnatamente nel rapporto fra il ragazzino Oberdan e il folle dirimpettaio. In quei dialoghi, a mio avviso, Lelio Luttazzi dà il meglio di sé. E, forse, proprio in questo mostra - indirettamente - che il libro avrebbe ottenuto un tenore assai più elevato se si fosse concentrato maggiormente su tali elementi.

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