Esame di coscienza di un letterato

Renato Serra

Curatore: V. Gueglio
Collana: La memoria
Anno edizione: 1994
In commercio dal: 24 agosto 1994
Pagine: 108 p.
  • EAN: 9788838910593
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Descrizione

Serra scrisse questa difesa della letteratura quando era impegnato in quella guerra che di lì a poco lo avrebbe condotto alla morte. Credere alla guerra come rigenerazione dell'umanità e del pensiero era un'idea diffusa nel primo Novecento, ma la guerra non cambia nulla dell'universo morale, non cambia i valori artistici e non li crea. "Che cosa è che cambierà su questa terra stanca, dopo che avrà bevuto il sangue di tanta strage: quando i morti e i feriti, i torturati e gli abbandonati dormiranno insieme sotto le zolle e l'erba sopra sarà tenera, lucida, nuova, piena di silenzio e di lusso al sole della primavera che è sempre la stessa?" A questa domanda di Serra non è stata ancora data risposta.

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    Cristiano Cant

    23/01/2018 06:31:15

    Non riesco a pensare ad altro che a un grande libro sul silenzio. Il vagare di uno sguardo lungo macerie e pericoli ancora presenti nel quale ormai si tocca con sconforto chiaro una presenza di mani perdute, di assalti privi di senso, di trincee terrorizzate, di speranze andate in fumo. Echi dolorosi, polveri ancora calde, una guerra che dilania ogni fibra e la certezza di qualcosa che resta sospeso, come inadempiuto nei destini dei popoli: "La storia non sarà finita con questa guerra, e neanche modificata essenzialmente, né per i vincitori né per i vinti. E forse neanche per l'Italia". Se allora dev'essere questo lo sfondo e se un uomo può sforzarsi di tradurre su pagina i propri nervi, meglio tentare, certi tuttavia che neanch'essa si incaricherà di cambiare sorti e leggi della vita, di farne letteratura. Un secolo o poco più è trascorso da questo libro meraviglioso, cronaca e sfogo di un'anima grande, breve invettiva e resoconto poetico insieme, ritratto esemplare di giorni incandescenti, di posizioni politiche e intellettuali divise, di un Paese smarrito. E prevale un profondo stato d'angoscia attorno al futuro deficitario da affrontare, a un avvenire da compiere, a strade da preparare per le genti sopravvissute "nonostante l'Italia sembri abbandonata come un pezzo di legno morto fuor della corrente della storia". Serra, letterato finissimo, aveva nel sangue la chiamata del veggente, se ne sarebbe andato di lì a pochi mesi nella terza battaglia dell'Isonzo, trent'anni appena. E la bellezza di questo libretto è quest'ombra impressionante che grava sulla scrittura, perché non si sa se questa sia la guerra o sia invece la letteratura. La ferocia di spari e granate o l'illusione di renderne traccia con parole forse affidate al vento. Onestà sublime! "Ognuno deve tornare al suo cammino, al suo passato, al suo peccato", e anche un attimo eterno nel quale fra compagni affiora un sorriso diventa la china di una fatalità contraria, di un cielo personale già deciso.

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