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Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 388 p.
  • EAN: 9788806174989
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"Avrebbe potuto andare dalla madre subito, rannicchiarsi vicino a lei e mettersi a raccontarle la cronaca della giornata trascorsa. Se l'avesse fatto, non avrebbe mai commesso il suo crimine. Così tante cose non sarebbero accadute, non sarebbe successo nulla, e la carezzevole mano del tempo avrebbe reso la giornata a malapena degna di memoria: la notte in cui i gemelli scapparono di casa."

Difficile parlare di questo romanzo. Innanzitutto perché si tratta (è evidente sin dalle prime pagine) di un'opera completa, che compendia il lavoro fatto dall'autore in questi anni, ma anche perché il tema trattato è degno della tradizione classica, dalla tragedia greca al romanzo russo, ed è al contempo l'inusuale visione maschile di un'esistenza "la femminile".

Tra le opere maggiori della narrativa mondiale troviamo molte storie incentrate sul tema dell'errore, anche involontario. In Espiazione non solo si racconta la genesi di uno sbaglio importante, ma anche quanto questo abbia inciso sulla successiva esistenza di colei che lo ha fatto e di tutti quelli che lo hanno subito.

Nella prima parte del romanzo troviamo magistralmente descritto quel pensiero visionario, tipico dell'adolescenza, in cui pare reale non ciò che lo è, ma ciò che sembra tale. Briony Tallis, la protagonista, al tempo tredicenne, assiste a un litigio, curioso nella forma ma in fondo assolutamente normale, tra la sorella e il futuro fidanzato Robbie. È il primo passo verso il totale travisamento dei fatti, fino all'accusa, infamante e terribile, nei confronti dell'amico. Al centro del dramma sono le parole: quelle che scrive Briony, che vorrebbe diventare autrice di successo, nel segreto della sua stanza, e quelle che scrive Robbie in una lettera di scuse alla sorella Cecilia che la ragazzina disgraziatamente legge. A tutto questo si aggiungono immagini rubate qua e là dall'intimità dei due giovani, che si ricompongono nella mente di Briony formando un puzzle sbagliato ma credibile. In un crescendo di tensione la ragazza identifica in Robbie un maniaco capace di molestare la cuginetta Lola. Per lui ciò significherà anni di carcere e un futuro incerto (ma sempre sostenuto dall'amore della sua Cecilia che non l'ha abbandonato) in cui si affaccia anche la guerra; per lei anni di pentimento ed espiazione, raccontati sino al finale che la vede (è il 1999) settantasettenne condannata alla demenza senile arteriosclerotica che la renderà dimentica di tutto.

Alcuni hanno giudicato Espiazione il capolavoro dell'autore inglese, altri hanno frenato questo entusiasmo. È arduo schierarsi, perché non vi è nulla di sbagliato in questo romanzo e al contempo non vi è nulla di davvero eccezionale. Malgrado il desiderio di assoluta originalità anche il linguaggio e, soprattutto, la forma narrativa che muta con il procedere degli eventi, non sono forse così "straordinari" come alcuni li descrivono. Sia chiaro, si tratta di un romanzo di grande interesse: McEwan non è un autore che si ripete sempre uguale a sé stesso lavoro dopo lavoro, scelta che fanno spesso anche a grandi scrittori e che si rivela rassicurante per i lettori che amano le certezze. McEwan non ci vuole rassicurare, non cerca il consenso preordinato e i canoni già conosciuti. Lasciarsi sorprendere fa parte del gioco.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Parte prima

Capitolo primo

Lo spettacolo per il quale Briony aveva ideato le locandine, programmi e biglietti, costruito il botteghino con un paravento sbilenco e foderato di carta rossa la cassetta dei soldi, era opera sua, frutto di due giornate di una creatività tanto burrascosa da farle saltare una colazione e un pranzo. Quando ebbe concluso i preparativi, non le restò altro da fare che contemplarne la stesura definitiva e aspettare di veder comparire i suoi cugini dal lontano nord. Ci sarebbe stato un solo giorno di tempo per le prove, prima dell'arrivo di suo fratello. A tratti pungente, spesso disperatamente triste, il dramma narrava una storia di cuore il cui messaggio, racchiuso nel prologo in rima, era che un amore non costruito su fondamenta di grande buonsenso ha il destino segnato. La sconsiderata passione dell'eroina per un malvagio conte straniero naufraga nella sventura allorché la protagonista, Arabella, contrae il colera durante una corsa precipitosa verso una cittadina di mare in compagnia del suo promesso. Abbandonata da lui come da tutti gli altri, costretta a letto in una soffitta, la protagonista scopre in se stessa la forza dell'ironia. La sorte le offre una seconda occasione nella persona di un medico in ristrettezza economiche - in realtà, un principe sotto le mentite spoglie che ha deciso di lavorare tra i bisognosi. L'uomo la guarisce e Arabella, che questa volta sceglie con giudizio, è ricompensata dalla riconciliazione con la sua famiglia e dalle nozze col principe-dottore in una "ventosa giornata di sole primaverile".
La signora Tallis lesse le sette pagine delle Disavventure di Arabella in camera sua, seduta alla toeletta , con un braccio dell'autrice sulla spalla per tutta la durata della lettura. Briony scrutava il viso della madre per non lasciarsi sfuggire il passaggio fugace di un'emozione, ed Emily Tallis stette al gioco producendosi in espressioni allarmate, risatine di gioia e, alla fine, in sorrisi riconoscenti e avveduti cenni di assenso. Prese tra le braccia la figlia, se la sedette in grembo - ah, le tornava alla mente il bel corpicino caldo di quando era piccola, non ancora perduto, non del tutto - e definì la sua commedia "incantevole", acconsentendo subito, con un mormorio soffiato nella spirale stretta dell'orecchio della bambina, che a quell'aggettivo utilizzato sulla locandina da esporre su un cavalletto in ingresso, accanto alla biglietteria.
Briony non poteva saperlo allora, ma quello sarebbe stato l'attimo di maggior successo della sua iniziativa. Niente poté eguagliare il senso di soddisfazione, tutto il resto si ridusse a una serie di sogni e di delusioni. C'erano momenti nelle notti estive in cui, spente le luci e rintanata nel buio accogliente del letto a baldacchino, Briony lasciava battere il proprio cuore al pensiero di fantasticherie luminose e ardenti, di per sé brevi commedie che prevedevano immancabilmente la presenza di Leon. In un caso, la sua faccia grande e cordiale era sconvolta dalla sofferenza di fronte alla solitudine disperata di Arabella. In un altro, eccolo in qualche ritrovo alla moda della capitale mentre, con il bicchiere del cocktail in mano, si vantava con un gruppo di amici dicendo: "Sì, la mia sorellina, Briony Tallis, ne avrete senz'altro sentito parlare". In un terzo, Leon levava in aria un pugno di giubilo mentre il sipario calava, anche se non c'era nessun sipario, era stato impossibile realizzarlo. Il dramma non era destinato ai cugini, bensì al fratello, di cui intendeva festeggiare il ritorno a casa a casa e suscitare l'ammirazione per poi strapparlo alla sventata sequela di fidanzate e indirizzarlo verso una moglie appropriata, quella che lo avrebbe convinto a tornare in campagna, e avrebbe cortesemente richiesto a lei di farle da damigella d'onore.
Briony era una di quelle bambine possedute dal desiderio che al mondo fosse tutto assolutamente perfetto. Mentre la sorella maggiore era una baraonda di libri mai chiusi, vestiti mai ripiegati, un letto mai rifatto e posacenere mai svuotati, quella di Briony era il santuario del demone che la animava: nel modellino di fattoria disposto sul davanzale profondo della finestra figuravano gli animali consueti, ma tutti rivolti in un'unica direzione - quella della loro proprietaria -, quasi che fossero sul punto di levare un canto; perfino le galline erano sistemate rigorosamente in un cerchio. In effetti quella di Briony era la sola camera ordinata al piano di sopra della casa. Le sue bambole, sedute erette nelle loro ville a più stanze, parevano obbedire al preciso ordine di non sfiorare mai le pareti; le file composte e spaziate delle varie figure alte un dito sulla sua toeletta - cowboy, sommozzatori, topi umanoidi - davano l'impressione di un piccolo esercito sull'attenti.

Recensioni dei clienti

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    Lawilde

    15/03/2016 09.48.41

    é il primo romanzo di mcewan che leggo. sono stata portata a questa lettura dal film del 2007 che devo dire ha reso perfettamente e fedelmente, la trama del romanzo. Purtroppo, quando i film sono fatti così bene, rendono quasi superflua la lettura del testo. Ma è stato comunque un piacere immergersi nuovamente in questa storia così originale e straziante. Purtroppo il romanzo lascia una profonda tristezza e la scrittrice-narratrice non può in alcun modo espiare la sua colpa: è troppo grande il trasporto che l'amore di Cecilia e Robbie crea nel lettore per poter accettare la "vera" fine del romanzo. Tristissimo!

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    Carlotta

    12/02/2015 18.21.04

    un libro letto tutto d'un fiato; a primo impatto troppo ricco di descrizioni e effimeri dettagli ma andando avanti tutto concorre a edificare un mondo, una vera e propria realtà, in cui ti ritrovi immerso più che come lettore come parte attiva del libro... una capacità magistrale nel descrivere le emozioni dei personaggi, anzi, una capacità magistrale nel descrivere tutto quanto c'è di descrivibile!

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    Patrizia

    03/06/2014 23.20.02

    La prima parte del romanzo non finiva mai! L'ho trovata pesante, eccessiva. Tiravo avanti solo per l'interesse del fatto. La seconda parte e più ancora la terza sembravano scritte da un altro autore, perchè più scorrevoli e dinamiche. Ad ogni modo resta, secondo i miei gusti, troppo verboso. Condivido con il commentatore che dice che poteva essere scritto in assai minor quantità di pagine. Tanta prolissità per arrivare a un sottofinale pressochè ingannevole. Infatti le dinamiche emotive suscitate sono quasi beffate dalla piega che l'autore ha voluto dare alla storia. Ad ogni modo, anche questa è una scelta interessante.

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    Erin

    02/05/2014 14.55.58

    Conoscevo di fama sia l'autore che il romanzo e devo dire che leggendolo non sono rimasta delusa. La descrizione fisica e introspettiva dei personaggi e dell'ambiente in cui si svolge l'azione (la grande casa di famiglia e l'ospedale soprattutto)sono molto accurati ed eleganti,mai noiosi. Unica nota negativa: la lunghezza. A mio avviso questo libro doveva avere almeno un 200 pagine in più, sembra infatti che alcune situazioni siano rimaste in sospeso o avvenute senza una spiegazione esauriente.

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    Massimo F.

    18/04/2014 10.05.31

    Un romanzo potente dove gli ingredienti ci sono tutti: sensualità, perversione, amore, odio, guerra, morte. Il tutto amalgamato splendidamente grazie ad uno stile letterario impressionante: ambientazione e personaggi tracciati con una sicurezza e dovizia di descrizioni che lasciano senza parole. Da leggere.

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    Lucio

    26/03/2014 21.12.44

    Romanzo storico scritto magistralmente, incentrato tutto sul tema del male, che opera a livello sia personale che collettivo, inestricabilmente. E' inevitabile, peraltro, l'umana simpatia per il carnefice, prima vittima di se stesso (soprattutto se si tratta di uno scrittore, che non può espiare, perché simile a Dio). La guerra e' la perfetta colonna sonora di questo dramma, che merita senz'altro di esser letto, avendo il respiro narrativo di un classico.

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    Emilio Berra

    18/01/2014 11.04.56

    Bel romanzo nell'insieme: scritto molto bene, con profondo acume, capacità di costruire personaggi verosimili, paesaggi e ambienti. Ho tovato, però, la parte centrale (riguardante l'esperienza della guerra sul suolo francese) un po' prolissa e artificiosa: rappresentazione di una realtà che l'autore, al di là delle ricerche storiche, ha avuto la fortuna di non vivere direttamente.

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    Sara

    17/01/2014 11.35.56

    Considerando che conoscenti hanno fatto tesi di laurea su McEwan, mi aspettavo un "mattone", magari bello ed intenso ma pur sempre un mattone! Invece le pagine ti rapiscono: per lo stile, per la raffinatezza della scrittura (che descrizioni di paesaggi..!) e per il contento storico che non capisco come non abbia smosso le coscienze e il cervello dei lettori che hanno dato voti bassi. Inoltre poteva essere più politico in certe scelte e in certi passaggi e non lo è e non ne ha la pretesa..cosa che non trovi in tutti i libri ambientanti negli anni della guerra.. Capolavoro!

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    Valentina

    30/12/2013 15.31.18

    Un romanzo struggente, ma che vale davvero la pena di essere letto. Robbie, un giovane di origini modeste, ma con un brillante futuro che attende solo di essere vissuto, vittima innocente di un'enorme ingiustizia per cui i colpevoli non pagheranno mai, Cecilia la ragazza che lo tiene in vita con il suo amore: "Ti aspetterò. Torna da me", Briony, la ragazzina aspirante scrittrice, che commette una colpa che per tutta la vita cercherà di espiare..e passando dalla trama allo stile, come non rimanere colpiti da questo romanzo che si fa via via metaromanzo, con Briony che alla fine scrive in prima persona? La scrittura di McEwan, inoltre, fatta eccezione per qualche descrizione un po' troppo lunga, vince la scommessa di riuscire a coniugare flusso di coscienza e narrazione. Il colpo di scena finale che ci svela una verità che il lettore non vuole sentire (seppure gli indizi c'erano..) è un colpo al cuore.

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    Alinuccia80

    22/08/2013 11.59.06

    Un libro bellissimo, letto in un soffio! Merita il massimo dei voti! Lo sconsiglio però a coloro che amano i colpi di scena, lo troverebbero deludente. Per tutti gli altri: leggetelo, leggetelo, leggetelo! Lo amerete!

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    Ianì

    20/08/2013 21.53.41

    Letto anni fa mi lascio' indifferente, riletto adesso (estate 2013), con stato d'animo molto simile a quello di Cecilia e Robbie, l'ho trovato meravigliosamente meraviglioso!

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    Pauletta

    05/08/2013 10.53.04

    Bellissimo!!!! Merita il massimo dei voti! Scritto in modo magistrale! Sentimenti ed emozioni scorrono tra le righe e si respirano ad ogni pagina. Sublime!

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    Se una notte d'inverno un lettore

    15/03/2013 19.14.19

    Le prime pagine procedono lentamente, pur sempre con lo stile piacevole dello scrittore inglese. Credo di aver capito che McEwan è un po' un diesel. Una ragazzina di tredici anni che vive in un mondo tutto suo, convinta di essere la scrittrice del secolo, uno spettacolo teatrale da allestire, dei cugini insopportabili? McEwan mostra una grande abilità nel delineare i personaggi, ed ecco che la piccola Briony - con il suo desiderio dell'ordine - diventa quasi l'impersonificazione dell'apollineo nietzschiano. È chiaro fin da subito che uno dei temi affrontati nel romanzo è quello della fusione e confusione tra finzione e realtà. Nel frattempo si assiste alla nascita di un rapporto molto particolare tra Cecilia, sorella di Briony, e Robbie, figlio della domestica di famiglia. Un rapporto che si dispiega in un episodio in cui il giovane rompe maldestramente un vaso e la ragazza è costretta a tuffarsi nella fontana per recuperarlo: nulla sfugge all'occhio vigile di Briony. La lettera sbagliata finisce tra le mani di Briony, che la legge: la sua necessità di controllare la realtà la porterà a vedere fatti mai accaduti e a commettere l'enorme crimine che la segnerà per tutta la vita. L'infanzia di Briony finisce nel momento in cui strappa la locandina del suo spettacolo, legge quella parola, si rende portatrice di un messaggio di giustizia e ottiene l'odio di un adulto, come se fosse una promozione. I primi sensi di colpa non tardano ad arrivare: Briony sente la necessità di precisare il suo punto di vista, ma ormai è troppo tardi, è stata assorbita in una spirale senza fine. Una volta compresa la colpa, come si può espiarla? E si può giustificare un atto tanto grave, con la scusa dell'età? Forse l'impulso e la cattiveria infantile possono essere comprensibili, ma che dire della coerenza con cui si sostiene una tesi che si sa essere falsa?

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    sasha76

    15/03/2013 10.32.31

    Deludente.E'triste partire con delle aspettative e trovarle interamente deluse.Pesante da leggere ho impiegato mesi a finirlo e non provo alcun desiderio di riprenderlo in mano per rileggerne qualche pagina. Scusate il giudizio negativo dopo tanta esaltazione per questo noiosissimo romanzo con una protagoniosta veramente irritante.E' il primo ed ultimo romanzo che leggo di questo autore.

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    luca

    10/03/2013 17.02.05

    Conosco McEwancon questo libro e devo dire che si tratta di un ottimo scrittore. Davvero ottime le decrizioni di paesaggi ed eventi che ti trasportano dentro al testo, rendendo il lettore parte integrante dello scritto. Straordinari gli aspetti morali, emotivi e psicologici riportati, che rendono il testo molto introspettivo e riflessivo sugli aspetti dell'animo umano. Libro molto intenso, non si tratta sicuramente di una lettura di intrattenimento leggero. Adatto a chi cerca un libro piacevole ma che metta im movimento il cervello

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    il franco tiratore

    24/02/2013 21.29.55

    Milgior libro di sempre... sono rimasto colpito dalla storia e dal modo di mcewan di descrivere ogni particolarità con grande semplicità e naturalezza. Non è uno che usa grandi paroloni ma riesce a trasmettere con termini quotiniani forti sensazioni. E' un libro che consiglio a pochi perché non tutti riuscirebbero a cogliere a pieno le emozioni, sensazioni e stati d'animo che questo piccolo grande libro può trasmettere. Ammetto che l'ultima parte è stata un po' affrettata, avrei preferito altre 20-30 pagine... comunque posso solo dire che è F A N T A S T I C O ! Anche il film con Keira Knightley e James McAvoy è molto bello... sono rimasto davvero colpito da questa stupenda trama. Per me è un libro che non avrei voluto finisse mai, in un certo senso a libro finito ti rimane un dolce malinconia che ti fa riflettere a fondo sulle piccole azioni che possono cambiare il corso della vita e di tutte le cose non dette che possono rendere la vita vuota, senza significato se non c'è qualcosa per cui andare avanti e affrontare un cammino tortuoso...

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    angelo

    01/02/2013 19.20.39

    Ingredienti: una bambina (jolly) dotata di una fervida immaginazione, una regina di cuori pronta ad accoppiarsi al suo re, un re di cuori trasformato in fante di picche da un jolly troppo protagonista, una guerra che arriva imprevista a sparigliare partita e mazzo. Consigliato: a chi crede che i sentimenti siano più potenti del destino, a chi vuol farsi cullare da una storia in bilico tra vita e letteratura.

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    Enzo

    09/01/2013 01.08.18

    Aggiungere un nuovo titolo alla mia lista dei libri da leggere, comporta un'accurata analisi del romanzo (menzionato da qualche parte) e dell'autore, nonché delle relative opinioni e recensioni. Confesso, per esperienza passata, di essermi accostato con un certo scetticismo a questo romanzo, come ho imparato a diffidare di tutto ciò che le masse attorniano di clamore. E non solo i miei pregiudizi sono stati facilmente disintegrati, ma ho dovuto ringraziare la sorte per aver avuto l'occasione di provare un così turbolento piacere come di rado accade ad un appassionato lettore. Metà del romanzo(circa duecento pagine) si imperniano su una singola giornata densa di eventi che porteranno a segnare in maniera incisiva e irreversibile la vita dei tre protagonisti principali. Ed è straordinario constatare come queste 200 pagine si lascino divorare, tanto abilmente viene teso da McEwan l'angosciante filo narrativo. Narrazione caratterizzata da uno stile così fluidamente articolato e limpidamente perfetto che si scusa l'autore per le sublimi lungaggini descrittive per cui talvolta versa litri di inchiostro. L'abilità di McEwan risiede tutta nella facilità con la quale balza da un personaggio all'altro penetrando nella sua psiche, fino alle radici delle emozioni e di tutti quegli infinitesimali e tumultuosi processi interiori che determinano la scelta di effettuare una specifica azione. Dunque ogni volta che chiudevo il libro sapevo per certo che fuori casa, oltre la città,e più su oltre le Alpi e lo stretto della Manica, anni fa sono esistiti,in carne ossa e mente, Briony, Cecilia e Robbie. è un risultato entusiasmante. La seconda parte del romanzo, esaurita la forza trascinatrice che culmina negli eventi angosciosamente auspicati,si cheta pur senza perdere nulla della sua intensità, ma lasciandosi gustare con calma riflessività. E proprio quando sembra che Espiazione non abbia ormai più gemme da spargere, ecco la sorpresa delle ultimissime pagine, commovente e conturbante

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    Cassandra

    11/11/2012 14.29.42

    È il primo libro che leggo dell'autore, e avevo alte aspettative viste le recensioni entusiastiche, ma ne sono rimasta molto delusa. Non posso dire che sia un brutto libro: la scrittura è molto buona, a volte quasi superba, e, non si sa come, è scorrevole, nonostante molte descrizioni troppo minuziose che girano intorno a una sensazione a volte per tre pagine intere. È molto bella la prima parte, anche se prolissa a volte. Mi è piaciuto il cambio di prospettiva che ci fa conoscere i caratteri dei diversi personaggi, o che ci porta a vedere la stessa scena da punti di vista diversi. Questo espediente, però, è mancato nell'ultima parte, con mio estremo dispiacere...la storia si esaurisce, senza piú pathos nè tensione, lasciando scivolare il dramma dei due amanti con cui mcewan ci ha straziato per 300 pagine senza farci vedere i loro punti di vista. Che delusione!! Il grande limite del libro è probabilmente la storia, che all'inizio è coinvolgente, ma non ha sviluppi significativi. Il romanzo gira intorno a quell'unico sbaglio della protagonista e non c'è nemmeno un finale sconvolgente o particolare. L'autore si salva dalla trama inconsistente con la descrizione della guerra e del lavoro di briony all'ospedale in tempo di guerra(ottime ricostruzioni storiche, che staccano completamente dalla prima parte...grazie a cielo, dico, altrimenti sarebbe stato un vero "mattone"). Se non si considera questo, cosa succede in realtà? Poco o nulla. Forse non mi è piaciuto troppo perchè apprezzo di più uno stile pieno di tensione...o un'ambientazione diversa. Insomma, un libro carino e leggibile, ma niente di eccezionale.

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    Ludovica

    28/07/2012 22.08.55

    Questo è stato il primo libro che ho letto di questo autore e devo dire che l'ho adorato, dalla trama alla scelta stilistica. Ho trovato perfetta anche la conclusione del romanzo. Le mie aspettative non sono state deluse.

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