Essere due. Sei romanzi dul doppio

Curatore: G. Davico Bonino
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: XIV-922 p., Brossura
  • EAN: 9788806182731

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Gli atti di lettura sono molteplici e differenti. L'estetica della ricezione ce l'ha insegnato, l'ermeneutica letteraria deve farci i conti di continuo, come – fuor di metafora e abbastanza lontano dall'estetica – ci fa alacremente i conti l'industria del libro, l'editoria, sempre più scopertamente – e quasi con affanno – alla rincorsa dei fantomatici gusti del famoso "lettore", sempre meno ideale, sempre più sociologicamente definito – e costruito. È dunque lecito, quasi sempre, chiedersi "per quali palati" sia preparato il manicaretto. Ci sono casi in cui la risposta giunge semplice quanto disarmante. Altri, in cui traspare – e in questa trasparenza quanta nostalgia! – un disegno più complesso, un progetto, l'inizio di un "rapporto" che si vuole dialogico con il futuro lettore, al quale si affida una proposta in attesa di validazione. Presentare questo nuovo volume einaudiano a cura di Guido Davico Bonino vuol dire parlare di un rapporto ormai collaudato, e di un esperimento interessante. Essere due si presenta come evento annunciato, in qualche modo, già dal suo più diretto e arrischiato progenitore. Nel 2004 Davico Bonino pubblicava infatti sotto le insegne Einaudi un'antologia fondamentale, Io e l'altro. Racconti fantastici sul Doppio, che sul retro di copertina recitava: "Nella letteratura occidentale si parla di 'Doppio' a partire almeno dalla grande stagione del romanticismo, con romanzi diventati classici come Gli elisir del diavolo di Hoffmann, il Peter Schlemil di Chamisso, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson, Il sosia di Dovstoevskij, La metamorfosi di Kafka". Questa la via maestra, che allora editore e curatore sceglievano di scartare, per seguire la meno battuta: non tanto al riparo dai grandi nomi (ché c'erano anche lì, eccome, da Conrad a Gogol', da Poe a Woolf, da Maupassant a Borges, a Pirandello e Savinio ecc.), quanto dai già noti, ormai classici, "casi" dei romanzi su citati, selezionando invece, con lavoro minuto, ventiquattro storie, sicuramente meno lette, "grandi esiti letterari nella più breve forma del racconto". Due anni dopo Davico Bonino affronta nuovamente l'affascinante tema del doppio: la formula antologica è pressoché la medesima di allora, solo finisce per ospitare ciò che allora fu lasciato da parte, i grandi romanzi, "diventati classici" (di Adelbert von Chamisso, Ernst A.T. Hoffmann, Fëdor Dovstoevkij, Robert Louis Stevenson, Oscar Wilde, Franz Kafka).
Apre il volume La prodigiosa storia di Peter Schlemil: in qualche modo, riconoscimento di primogenitura, con quel riferimento all'ombra perduta (ovvero venduta) che è uno dei più arcaici motivi del doppio, dalle profonde radici antropologiche e dalle molteplici rifrazioni nella coeva letteratura e, persino, nel futuro cinema muto espressionista (si pensi allo Studente di Praga); ma anche introduzione a una costante del mondo ora leggero ora perturbante del doppio, a quel "fantastico" che tra sogno e incubo, proiezioni utopiche e angoscianti nevrosi, travolge la realtà quotidiana dei protagonisti. Hoffmann segue immediatamente dopo, ma non con i già citati Elisir, tralasciati "per quel che di convulso e sovraffollato" contengono e trasmettono al lettore, bensì con la Principessa Brambilla, "breviario di alta estetica" secondo Baudelaire, uno dei massimi approdi – secondo il filosofo Sergio Givone – di quell'instancabile interrogazione sull'arte attraverso l'arte stessa che è la narrazione hoffmanniana. Accanto alla parabola morale a sfondo sociale della (s)fortunatissima coppia Jekyll-Hyde, a rinforzare la compagine inglese un altro "classico" che già si affaccia al Novecento, Il ritratto di Dorian Gray. E poi, a completamento della raccolta, quei due grandi capolavori – il Sosia di Dovstoevskij e la Metamorfosi kafkiana – in cui sarà da ricercare la vera modernità, a prescindere dalle date di composizione.
In un corposo volume di poco meno di mille pagine si trovano riuniti, come si vede, alcuni testi fra i più letti sui banchi di scuola (Dorian Gray o la Metamorfosi, ad esempio), una storia di "doppiezza" tanto nota da farsi persino paradigmatica (Dottor Jekyll e Signor Hyde); una delle opere dovstoevskijane (per mole) più facilmente avvicinabili – e dalla profondità non meno sconvolgente – e due romanzi (come lo Schlemil e la Principessa Brambilla) assai godibili. Fatta eccezione forse per questi ultimi due – dei quali, comunque, non mancano le edizioni, anche recenti – è chiaro che la riedizione dei singoli romanzi non avrebbe fatto notizia.
La novità sta tutta nel loro stare insieme, sotto quel titolo e sotto lo sguardo terrorizzato dell'autoritratto di Gustave Coubert in copertina. Qui sta l'interesse dell'operazione, garbatamente pedagogica. Le singole opere vengono illuminate di una luce che non conoscerebbero nella lettura separata; in punta dei piedi il critico-editore suggerisce una prospettiva cui guardar loro, indicando la comunanza del "tema" come chiave, le opere-sorelle come termini di paragone, la varietà delle soluzioni e degli esiti come la grande ricchezza della letteratura. Un apparato critico – anch'esso assai discreto, a precedere di volta in volta i romanzi, in carattere più minuto – fornisce al lettore che voglia darsi, dopo il piacere della lettura, a quello dell'approfondimento (o dello sprofondamento in un tema dalle così ricche implicazioni), un'intelligente selezione dei più acuti commenti. Come nei più recenti suoi volumi einaudiani sul tema d'amore (Come una carezza, o L'amore impossibile), sui monologhi o sulla poesia giocosa, Guido Davico Bonino offre al lettore non specialista un esempio palpabile di comparatistica e il senso stesso di una critica dei "temi" e dei "generi".
  Antonio Castore