Essere senza destino

Imre Kertész

Traduttore: B. Griffini
Editore: Feltrinelli
Edizione: 10
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 223 p., Brossura
  • EAN: 9788807884900
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    Teresa Anania

    31/08/2017 08:44:52

    Ricostruzione autobiografica di quanto vissuto durante l'anno in cui è stato deportato ad Auschwitz, e i vari trasferimenti tra i campi di concentramento di Zeitz e Buchenwald, da cui poi verrà liberato. Narrazione in prima persona, linguaggio semplice e d'effetto. Gyurka, 15enne arruolato al lavoro forzato alla Shell per poi essere costretto a partire per la Germania. L'autore descrive tutto con estrema naturalezza e lucidità. I giorni da deportato prima, ed internato poi, vengono ripercorsi quasi fossero delle normalissime giornate all'interno di un collegio, lasciando percepire, un punto di vista quasi "onesto" dell'olocausto. Tutto viene giustificato, le avversità, le ingiustizie, la fame, la sporcizia, le piaghe, il dolore.. Non ci sono parole di disprezzo, di odio, nè immagini crude; si evince al contrario una sorta di pietas per i carcerieri, quasi a giustificarne il comportamento. Quando, per un caso fortuito, viene liberato la gente si aspetta il racconto degli "orrori", dell'inferno vissuto al campo, quell'inferno che Gyurka, disorientando tutti afferma di non conoscere e non poterlo descrivere e aggiunge che a differenza di Auschwitz all'inferno di sicuro non ci si annoia. Ci si aspetta che dimentichi in fretta ma "non si può cominciare una vita nuova ma soltanto proseguire quella vecchia". Chiave di lettura dell'intera testimonianza di vita vissuta è che "non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza". Tutto è ovvio e naturale come il tempo che inesorabilmente passa un giorno dopo l'altro come naturale è la felicità, "una trappola inevitabile". Ed e' cosi che si conclude il libro con la presenza della felicità. ..'"perchè persino là, accanto ai camini, nell'intervallo tra i tormenti c'era qualcosa che assomigliava alla felicità. ….Si, è di questo, della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare loro la prossima volta che me lo chiederanno. Sempre che me lo chiedano. E se io a mia volta, non l'avrò dimenticato."

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    Laura

    25/03/2016 19:15:44

    Un'altra ricostruzione autobiografica della follia dei campi di sterminio. L'autore induce alla riflessione nel descrivere la realtà dei lager non come un inferno, ma come un luogo dove si vive momento dopo momento, dove l'orrore lascia il passo alla necessità di sopravvivere, di andare avanti, nonostante tutto. Uno sguardo disincantato, una prosa secca, un memento indispensabile.

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