L' età straniera - Marina Mander - copertina

L' età straniera

Marina Mander

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Editore: Marsilio
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 28 febbraio 2019
Pagine: 206 p., Brossura
  • EAN: 9788829700011
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Nella dozzina del Premio Strega 2019 proposto da Benedetta Tobagi

"L'età straniera" racconta un mondo vocale: è nelle voci che questa storia e tutte le storie si sviluppano - le parole di Florin che mancano, quelle in cui Leo si rifugia.

Leo non studia molto, ma è bravo a scuola. Non fuma tanto, ma un po' d'erba sì. Ha una madre, Margherita, che lavora come assistente sociale e un padre che è stato matematico, è stato intelligente, è stato vivo l'ultima volta nel mare e poi è scomparso tra le onde con il pigiama e le ciabatte. Leo odia i pigiami, le ciabatte e non si fida più del mare, forse di nessuno. Odia tutte le cose fino a quando nella sua vita non arriva Florin, un ragazzino rumeno che non studia, non ha una casa, non ha madre né padre - o magari sì ma non ci sono - e si prostituisce. Florin si prostituisce e la madre di Leo decide di ospitarlo, sistemandolo nella camera del figlio, perché l'appartamento è piccolo e perché «forse potete farvi bene l'un l'altro». Leo che non ha mai fatto l'amore con nessuno e Florin che fa l'amore con tutti condividono la stessa stanza. Leo pensa di odiare Florin, che comunque è meglio di una cosa, è vivo. Leo è tutto cervello e Florin è tutto corpo: questo pensa Leo, che racconta la storia. La "scimmia" lo chiama, come una delle tre scimmiette: Iwazaru, quella che non parla. In realtà entrambi i ragazzi sono ancora forti di una fragile interezza, perché sono adolescenti e hanno ferite profonde ma corpi e sentimenti giovani. Comincia così, tutta storta, l'avventura del loro viaggio a occidente, fra estraneità e appartenenza: mistico per Leo - in continuo contatto con un tribunale immaginario che cerca di convincerlo di avere ucciso il padre - e fisico per Florin - in balia di uomini violenti in un mondo più violento ancora. "L'età straniera" racconta un mondo vocale: è nelle voci che questa storia e tutte le storie si sviluppano - le parole di Florin che mancano, quelle in cui Leo si rifugia.
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    colacino domenico

    14/05/2020 18:22:24

    si legge a stento...la trama è povera, la scrittura non fluida, sembra un testo un po forzato, nell'idea e nello sviluppo..

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    Lucy

    02/02/2020 10:53:43

    È una di quelle volte in cui mi chiedo cosa diavolo mi abbia indotto a scegliere il libro che sto leggendo. L'ho trovato pessimo. Per la trama, la scrittura, l'analisi dei personaggi. Sconsigliato, vivamente

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    Loris

    03/10/2019 12:00:00

    La scommessa del romanzo è la scelta di adottare il punto di vista di un adolescente, sviluppando una sorta di flusso di coscienza che si serve di una lingua sporca, ironica e pungente, talvolta sgrammaticata nel tentativo di restituire una sensazione di immediatezza e di freschezza. Leo ha intelligenza e sensibilità sopra la media, acuite dal ricordo di un padre bipolare, per la cui perdita si autoaccusa nel tribunale notturno della mente. A tratti, osservazioni e considerazioni esistenziali lasciano trasparire il volto dell’autrice dietro la maschera del personaggio, regalandogli una consapevolezza fin troppo matura e adulta. Gli eventi sono ridotti, contano più le parole, dette od occultate. Alla distanza, la scelta stilistica mostra qualche limite, in alcune pagine la narrazione si avvita su se stessa e procede a scatti, fino ad un finale veloce e catartico. La figura di Florin, volutamente messo in scena come corpo agente pressochè muto (in opposizione al cerebrale e sessualmente bloccato Leo), fatica ad avere consistenza, ad uscire dai limiti dello strumento letterario, funzionale all’evoluzione del protagonista. La madre è un personaggio più compiuto, manifesta un’elevata sensibilità sociale (oggetto del sarcasmo del figlio, volto ad accusare il perbenismo e l’autoreferenzialità in cui può cadere un’anima caritatevole), si affida all’azione, esprime un desiderio di vita che però passa da una rimozione del passato che sa di fuga. Per Leo invece la crescita e l’uscita dalla pulsione distruttiva devono passare dal ricordo e dal confronto esplicito col trauma, secondo il canone del racconto di formazione.

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    Antonio

    20/09/2019 23:30:26

    Cercherò di essere il più breve e diplomatico possibile: non mi è piaciuto, per niente. Più di una cosa mi ha fatto storcere il naso durante la lettura. Il libro vuole essere una via di mezzo tra il romanzo di formazione, quello di "accusa sociale" e di introspezione, ma non riesce a essere niente di questo. Lo stile, per gusto soggettivo, l'ho trovato atroce. L'espediente dell'io narrativo non può essere l'alibi di una scrittura che dir povera è dir poco. Scene al limite del surreale, volgarità gratuita, costruzione delle frasi aberranti, ai limiti del trash (chi ha seguito gli spezzoni nelle mie stories, sa di cosa parlo. Una perla su tutte: «No Romenia, yo soy de la costa, te gusta l'aragosta, mi amor?») La sottospecie di alienazione giovanile che voleva essere rappresentata è solo una scopiazzata di luoghi comuni. Il dramma della perdita paterna trattato con superficialità, con un finto surrealismo e smorzato da toni umoristici fuori luogo, è stato forse la tematica peggio trattata e che mi ha fatto più alzare gli occhi al cielo, per non dire altro. E così anche l'accettazione del diverso, dell'inclusione sociale, della prostituzione minorile, dei complessi adolescenziali, tutte tematiche nobilissime (per quanto "facili" da utilizzare, ormai), ma romanzate in maniera orrenda.

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    Francesca

    26/07/2019 19:33:21

    Due adolescenti a confronto. Molto diversi fra loro, riescono ad avvicinarsi e ad aiutarsi a crescere. Bello!

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    daniela

    18/07/2019 20:38:43

    Romanzo d'iniziazione, molto travagliata per Leo: oltre ai problemi dell'adolescenza, si aggiungono quelli legati al lavoro della madre e al loro passato famigliare. Finale inatteso!

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    francesca

    30/06/2019 20:05:46

    Due adolescenti provenienti da mondi molto diversi si trovano forzatamente a condividere un tratto della loro vita. Un modo per aprirsi alla conoscenza degli altri è anche un modo per accettare se stessi. Interessante.

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    Laura

    21/06/2019 09:47:13

    Una scrittura diretta e senza fronzoli, che non teme di essere sgradevole nell'esprimere il disagio e il fastidio nell'accogliere chi è "altro da sè", ma che lascia aperta la porta ad un'integrazione possibile

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    Micaela

    20/06/2019 20:26:02

    Esistono libri che pur essendo ben scritti, risultano molto difficili da leggere. Ho trovato questo libro geniale e scritto con un io narrante dissacrante e sferzante, che ti lascia entrare in un mondo di paure e dolore, trascinandoti in un malessere che non sembra trovare pace, in modo davvero magistrale. Tuttavia ho faticato a leggerlo, i pensieri si affastellano uno sull’altro delineando la personalità di un adolescente raggomitolato su se stesso, ma rendendo al lettore la lettura molto faticosa. Non lo rileggerei, ma lo consiglio. Copertina: 3 Storia: 3 Stile: 5

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    Italo

    11/06/2019 21:44:57

    Indifeso come un adolescente , Leo reagisce con il cinismo alla paura di vivere. Dorme poco, quando ormai fa giorno. Un tribunale permanente notturno veglia su tutte le sue colpe. La più grande, quella di aver visto il padre entrare in mare con pigiama e ciabatte. E non aver fatto nulla. Per distrarlo dalla sua condizione la madre pensa di mettergli vicino un ragazzo rumeno povero e senza fissa dimora. Florin non è alto, non è biondo come Leo, ma ha quella esperienza della vita che al giovane liceale manca. Leo lo soprannomina Iwazaru, la scimmia che nella tradizione giapponese “non parla del male”, perché Florin ha conosciuto la violenza, ma non ne fa cenno. Florin e Leo camminano per una città irriconoscibile perduta nell'afa estiva e si scoprono sempre più complementari, anche di fronte alla sopraffazione. Il percorso di espiazione deve necessariamente terminare dove la sofferenza è iniziata: al mare. Marina Mander sceglie di dare voce mimetica al suo protagonista e lo segue anche nei suoi ricordi e nelle sue disordinate disamine. La vicenda non sempre è tesa, tuttavia il testo non lascia mai il lettore indifferente. Copertina 4 - Storia 3 - Stile 5

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    kitty17

    11/06/2019 21:43:45

    Romanzo di formazione delicato e straziante che racconta di Leo e Florin, due adolescenti diversi eppure così simili nella loro solitudine difronte al mondo. Leo é un orfano di padre, con una madre ansiosa di aiutare gli altri tra cui proprio Florin, prostituto rumeno senza famiglia, che troverà in Leo un compagno di stanza ma anche quasi un fratello. Per riflettere sulle cattiverie del mondo e sulla disperazione di chi in Italia cerca l’America senza trovarla quasi mai. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Febo

    11/06/2019 21:28:09

    Se l’adolescenza è comunque un periodo difficile, lo è ancora di più per un ragazzo orfano di padre, Leo, che non sopporta la voglia della madre di andare avanti e di aiutare gli altri. Ed in particolare Florin, diciassettenne rumeno che si guadagna da vivere prostituendosi. Ospitato nella stanza di Leo ne rappresenta quasi la nemesi, lui che l’amore non l’ha fatto mai con nessuno, e si inventa lettere da scrivere con riflessioni amare sul mondo in cui si ritrova a vivere, e sogna spesso il padre. Imparerà a crescere, proprio dall’amico che lui chiama Scimmietta. Romanzo intenso e commovente. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

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    Vincenzo

    11/06/2019 21:17:20

    Il romanzo “l’età straniera” descrive la storia di due adolescenti, entrambi con sofferenze profonde: Leo, un ragazzo che non ha superato la morte del padre e Floris, un giovane rumeno in balia di uomini violenti che viene ospitato nella famiglia di Leo. Marina Mander, consegna al lettore un romanzo di formazione sincero e atroce con una speranza: che la società prenda seriamente coscienza del ruolo importante e delicato che, dal punto di vista affettivo - relazionale, l’adolescenza porta con sé. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Bibi

    11/06/2019 21:06:47

    Cosa hanno in comune due adolescenti con un background culturale profondamente diversi come un prostituto rumeno senza famiglia e un orfano di padre con una madre ossessionata dal bisogno di aiutare gli altri? Forse niente o forse tutto, come il dolore per la cattiveria del mondo. Un romanzo di formazione, che fa riflettere e commuovere. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    addix

    11/06/2019 20:09:42

    Il disagio e la sofferenza di due adolescenti profondamente diversi eppure uniti nel dover affrontare un mondo che li ha “traditi” e li ferisce. Leo, italiano, orfano di padre e che non riesce a superarne la morte e a crescere; e Florin, rumeno, senza famiglia e che si prostituisce per necessità. Si ritroveranno compagni di stanza e di vita, e costruiranno qualcosa che assomiglia ad una amicizia. Romanzo di formazione che coinvolge e che commuove. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Bibliofila

    11/06/2019 18:05:32

    Brillante, emozionante, destabilizzante. Incompreso e costretto a crescere troppo in fretta, Leo racchiude in sé tutte le problematiche e le peculiarità connesse all’adolescenza, tanto che risulta impossibile non immedesimarsi in lui - almeno un po’. Magistrali le scelte linguistiche e stilistiche, che rendono la voce del protagonista viva e reale. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    gechy67

    11/06/2019 17:37:23

    romanzo che tratta un argomento attuale e importante che sarebbe utile far leggere a molto adolescenti di oggi e ai loro genitori,per riflettere...

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    Ismaele

    11/06/2019 14:56:33

    L'adolescenza, questa attraverso la quale tutti noi siamo passati ma della quale si parla e si consoce così poco. Un libro che attraverso le contraddizioni ci parla di due ragazzi agli opposti che condivideranno gli stessi spazi. In un continuo confronto con il diverso si dipana un romanzo consigliato a genitori ed educatori e non solo. Perchè in fondo tanti di noi si portano dentro ciò che dell'adolescenza non si è risolto: lo smarrimento del futuro. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 4

  • User Icon

    Elena

    11/06/2019 14:52:54

    In un periodo di difficile convivenza con lo straniero, di incontro/scontro e travagliata integrazione, un ragazzo incarna l’avversione nei confronti del diverso nella tipica difficoltà di relazionarsi con il prossimo della sua "età straniera". Che l’altro sia effettivamente un invasore di differente nazionalità, che superi i confini del ristretto nucleo familiare o dell’intimo spazio personale di un adolescente, comunque minaccia le barriere erette nel fragile momento di evoluzione in cui tutto lascia una traccia. Contesto storico e tempo umano si sovrappongono nell’intreccio tra vite diametralmente opposte, che inaspettatamente si rivelano poi speculari: nonostante l’iniziale rifiuto del protagonista Leo nell’accettare in famiglia un coetaneo rumeno costretto a prostituirsi, si instaura un rapporto di comprensione e solidarietà reciproca che scavalca l’ostacolo della lingua e della diversa esperienza di vita al punto che Florin per primo si accorge che “noi egal”. La distanza tra i due mondi è solo apparente poiché i segni del trauma della vita, già conosciuto ai due pur nella loro giovane età, non si palesano se non nella conoscenza effettiva dell’altro. Una sorta di flusso di coscienza, anch’esso nello stile dell’adolescente tormentato, ci permette di scavare nel passato di Leo e dare spessore alla sua scontrosità non attribuendola solo all’età faticosa che attraversa: grazie a un continuo dialogo impietoso con se stesso, che culmina in una lettera bruciata, riusciamo a delineare lo spettro del padre e la sua deplorevole scelta di imprimersi nel figlio suicidandosi davanti ai suoi occhi. Leo e Florin sono, dunque, due giovani che si incontrano portando ancora gli strascichi degli affanni e della sofferenza sperimentati, ma è proprio grazie a questi ultimi che riescono a provare empatia nei confronti dell’altro e a stringere un forte legame nonostante le superficiali differenze. Copertina: 5 Storia: 4 Stile: 3

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    Angela Aniello

    11/06/2019 14:51:30

    Leo non studia molto ma è bravo a scuola. Florin fa l'amore con tutti ed è vivo. Di mezzo una madre che cerca di salvare chi è in difficoltà e un padre morto suicida."Forse potete farvi bene l'un l'altro" pensa Margherita quando decide di ospitare Florin nel suo piccolo appartamento. Tutto comincia da una parola inaspettata che buca l'asfalto e il cuore nel vuoto di una fragilità che cerca consensi. L'autrice con un linguaggio icastico e incisivo trasporta il lettore fra sentimenti forti e nodi da sciogliere in una realtà che deve necessariamente passare attraverso l'infelicità per condurre alla felicità.Fra diagnosi e prognosi la troppitudine prende la forma del ricordo, scava solchi di solitudine, in un caos cosmico in cui tutto sembra perso ma poi torna. Tutto l'amore del mondo nasce da una catastrofe che produce una malsana adrenalina. "Quando tutto va a puttane, bisogna aspettare qualcosa che accada da un momento all'altro" Un incidente va denunciato, non può passare sotto silenzio! Ubriacarsi di buon senso significa vincere il lupo cattivo delle favole e non tirare più su col naso per la paura. È in ogni lettera a se stessi che le pause fra le parole rendono il senso dell'esserci: oltre la fretta fra le braccia la vita rallenta e rinchiude in cantina le parti scomode. Ma i baci non sono mai scomodi né strani, servono a non bruciare tutti i ricordi e a non buttare via la chiave. C'è il coraggio del mare, delle nenie malinconiche suonate con l'armonica a bocca, c'è un mare bastian contrario e uno liscio come l'olio: se l'orizzonte è sgombro di procelle, il largo indica la stella dell'amore. Florin sguazza nel mare e solo le onde fanno rumore mentre davanti agli occhi scorrono fotogrammi che traballano: non c'è un vero nascondiglio per i pensieri; a volte anche il pianto va preso sul serio. Il mare lava le ferite del cuore e stampiglia la speranza oltre ogni prigione. E il resto? Cos'è? Un cielo da portare in faccia! Copertina 5 Storia 5 Stile 5

Vedi tutte le 95 recensioni cliente

A cura di: Il Rifugio dell'Ircocervo



Leo ha quasi diciotto anni, una profonda intelligenza nascosta sotto la classica patina di pigrizia e superficialità da adolescente incompreso, e un trauma che non riesce ad affrontare. Vive con una madre disoccupata che trascorre le sue giornate lottando per il bene del prossimo, un patrigno che di mestiere fa il tassista e per hobby balla il tango, e un fratello acquisito che lavora come “prostituto” tra le vie della città, non parla l’italiano e ha l’aspetto di una scimmia. Si chiama Florin, viene dalla Romania e la madre di Leo l’ha trovato per la strada durante le sue attività di volontariato.


La donna l’ha adottato informalmente per spirito materno, per carità o per pietismo, e ora Leo deve imparare a fare i conti con la sua ingombrante presenza in una stanza che fino a poco tempo prima era completamente sua. Alla base vi è la speranza – razionale, forse, ma di sicuro poco pratica – che due cuori sofferenti si possano guarire a vicenda: è la speranza che Leo possa trarre in salvo Florin da un’esistenza considerata naturalmente e imprescindibilmente negativa, e che Florin possa avere un effetto terapeutico su Leo e i suoi incubi.

La Mander conquista quindi un posto tra i dodici finalisti del Premio Strega con una storia sull’adolescenza traumatica e le difficoltà della crescita. Un racconto di formazione che cade volutamente nel drammatico, in cui il protagonista, Leo, deve imparare a fare i conti con i suoi rimorsi e accettare il mondo per quello che è, senza più rifiutarne le contraddizioni e gli aspetti più crudeli.L’intelligenza straordinaria del
protagonista viene declinata in una voce narrante dal fascino ipnotico: un susseguirsi di correlazioni profonde e immagini straordinarie che descrivono la realtà con un’ironia quasi cattiva, in un fluire di concetti e idee che delineano il personaggio e al tempo stesso affascinano il lettore. Lo stile è senza dubbio l’aspetto più riuscito del romanzo, un marchio che lo rende unico senza per questo dover sperimentare grandi innovazioni. I pensieri di Leo sono la ragione per cui leggere il libro. Al tempo stesso, la narrazione accattivante si alterna a dialoghi a tratti un po’ deboli, che non reggono la musicalità dello stile perché alle volte lo imitano e altre lo spezzano brutalmente.

Una caratteristica particolare de L’età straniera è la sua staticità narrativa, contrapposta a un’evoluzione stilistica che raggiunge quasi la forma onirica, verso il finale. Nei fatti, la storia non progredisce se non per piccolissimi passi, tant’è vero che il finale arriva senza quasi farsi notare, pur nella sua compiutezza. È possibile affermare che qualcosa sia cambiato in Leo – il protagonista delle ultime venti pagine non è lo stesso dell’incipit del romanzo-, ma è difficile capire quando e dove sia accaduto.

Se comunque Leo è una presenza forte, con delle ambiguità importanti che conducono a una sua evoluzione, il personaggio di Florin si perde in una strumentalità psicologicamente poco profonda. Nel romanzo si alternano un numero ridotto di personaggi, in una formula che non rende necessario pretendere da loro grandi sfaccettature caratteriali, considerando il punto di vista adottato dall’autrice. Florin però è il motore di un cambiamento che sarebbe potuto cambiare a sua volta, e che invece rimane relegato a un ruolo e a una lingua impenetrabili per il lettore e, in un certo senso, anche per tutti gli altri personaggi.

Sarebbe stato interessante conoscere meglio Florin, ma la scelta di mantenerlo sullo sfondo è certamente intenzionale, una decisione ben soppesata per costruire una narrazione che non prescinda mai da Leo e dalla sue riflessioni. Per il protagonista, Florin è infatti “Iwazuru“, la scimmietta muta, una creatura naturalmente impenetrabile. Anche se questo vuol dire ridurre un personaggio dalla straordinaria potenza a un semplice corpo sulla scena, la simbologia rimane intatta fino all’ultima pagina.

Al di là di questo, L’età straniera è senza dubbio una lettura profonda e interessante: prende a cuore temi intensi come il lutto e la prostituzione trattandoli con ammirevole intelligenza, in una narrazione che non stanca mai.


Di Anja Boato

 

I vincitori del concorso “Caccia allo Strega” 2019

Luisa M.             

Non ci avrei scommesso troppo eppure Leo mi ha conquistata. Forse perché è come ero io, che sono nata con l'aoristo dentro, con la testa che di fronte a una versione di greco "scattava" nel modo giusto. Adolescente sconclusionato come sono gli adolescenti, appassionato di Kurt Cobain, alla ricerca del primo amore, testimone inconsapevole del suicidio di suo padre, figlio di un'assistente sociale che non è stata in grado di salvare suo marito dalla depressione e ora cerca di salvare Florin, giovane prostituto che si vende per la strada. Lo porta a casa sua, certa che si faranno del bene lui e Leo, senza considerare il punto di vista di suo figlio, io narrante di questo libro. Non è facile accettare questa presenza non richiesta, quando hai già i tuoi ricordi e i tuoi rimorsi con cui convivere, c'è quel mare che ha inghiottito tuo padre, c'è tuo padre che a quel mare ha consegnato la sua vita, c'è tua madre che ha confinato la memoria in un cassetto e ormai vive con un nuovo amore che tu non capisci. Florin non parla l'italiano, viene da un mondo misterioso, frequenta strana gente, chi sono i suoi clienti? perché scelgono proprio lui che sembra una scimmietta? Fresco, ozioso come l'estate di un adolescente in vacanza, a tratti disordinato come i pensieri disordinati di un ragazzo che si ispira a una rock star, come un bambino che gioca col pelo dell'acqua e prova ad accarezzare la superficie. "Se non ci fosse quell'altro vorrei chiudermi in camera e buttare via la chiave. Come si fa con i cassetti pieni di ricordi, vorrei essere il ricordo di qualcun altro, amato e custodito per sempre in fondo in fondo da qualche parte, un rimpianto seppellito tra le scartoffie, che riaffiora per caso, mentre si sta cercando tutt'altro e ci si punge con un vecchio tagliacarte" Copertina:5 Storia: 5 Stile: 4                                                                            

Chiara A.            

Un pugno dritto allo stomaco. Un romanzo che racconta una storia dei nostri giorni, due ragazzi diametralmente opposti ma estremamente identici allo stesso tempo, il corpo e la mente di uno spettro chiamato vuoto, assenza, solitudine: l'uno, Leo, tormentato dalla perdita del papà -per la quale si sente responsabile- e spaventato per quello che sarà il futuro che lo aspetta dopo il breve spicchio di vita già vissuto colmo di dubbi, rimpianti, rimorsi, tanta rabbia e paure, l'altro, Florin, figlio di nessuno, scacciato da una famiglia disperata che non sa cosa sia l'amore costretto alla prostituzione per guadagnare qualche soldo. Leo vive di mente, di dialoghi immaginari in perfetto stile kafkiano processando se stesso ad oggi e scrivendo moniti al sé di domani, eterno incompreso dalla società che come unica colpa paga la sua diversità rispetto alla comune superficialità, di default ormai. Florin vive di solo corpo, affrontando la sua vita nei silenzi e nel materialismo delle cose avendo dovuto imparare a badare a se stesso molto presto e a destreggiarsi in un mondo ostile. Entrambi sono reietti per la società, ma l'uno serve all'altro per esorcizzare i propri demoni, per sopperire alla mancanza di corpo per Leo e spirito per Florin. Un esempio perfetto di come la parola possa farsi musica e farsi sostituire dai silenzi di quei pensieri che urlano, in una lingua comprensibile a tutti, "Aiuto!". Di base il tema del rapporto genitori-figli nel pieno dell'età adolescenziale, con un focus sulla figura paterna che nel caso di Leo manca perché si è tolta la vita. Monologhi fortissimi, pieni di quelle domande senza risposta, che emozionano il lettore e che mostrano un Leo non più battagliero e arrabbiato con il mondo ma affranto, distrutto e piccolo. Un microcosmo adolescenziale che lascia però libero accesso al lettore, fornendo chiavi di lettura per ogni situazione. Copertina essenziale e perfetta. Copertina: 4 Storia:4 Stile:4                                                                                                                                           

Donato

Un racconto condotto dagli occhi (e con le parole) di Leo, che trascorre la sua giovane vita sbilenca tra una marea di irresolutezze, indecisioni, rimuginamenti. Una descrizione dello stato d’animo di un’intera generazione costretta a portarsi addosso la frustrazione dei genitori, figli del progresso decaduti, e il grigiore di una crescita senza percezione di futuro. Un padre che scompare, una madre che prova a intervenire nella vita del figlio con manovre d’emergenza, come quella di metterlo a stretto, immediato contatto con Florin, il suo negativo che lo costringerà non a trovare risposte ai tanti dubbi, ma a cambiare il corso delle proprie tante incertezze. È romanzo di formazione del terzo millennio, scritto con parole che ondeggiano, ritornano su se stesse con un ritmo musicale, ribattono su concetti e espressioni seguendo uno schema che non è quello del referto, della cronaca, del diario, ma che è quasi quello della canzone (talvolta sembra di sentire il rap, l’hip-hop). A volte prevale troppo un’ottica dualistica adulto-giovane, lasciando affiorare un personaggio che rappresenta più i sensi di colpa delle generazioni adulte che la genuina visione di un giovane, ma nel meritorio tentativo di tirare fuori i due ragazzi da una visione stereotipata e bidimensionale dell’adolescenza. Copertina: 3 Storia: 4 Stile 3                                                                  

                                                                       

Gino

«Io, con questo problema del non essere ancora abbastanza uomo; lui, con questo problema del non essere stato abbastanza bambino […]». Leo e Florin rappresentano la storia che si riabilita. Al di là dell’odio, dell’incomprensione, della sordità dell’uomo che spesso respinge il diverso. Florin è rumeno, ha una madre e un padre assenti, si prostituisce per vivere. Leo non studia, fuma erba, è brillante, e convive con un vuoto: un padre trasbordato dalle onde troppo presto. Di mezzo tra i due c’è Margherita che lavora come assistente sociale e decide di prendere con sé Florin. Tra i due, dopo un’iniziale diffidenza, di Leo che vede invadersi il proprio territorio e Florin che in maniera goffa cerca di imparare l’italiano, si fa strada la scoperta di sé, quell’età straniera fatta di codici indecifrabili, fatta di pippe mentali e fisiche esagerate, di lenti avvicinamenti, di affetti sussurrati che si prendono la rivincita contro quella giustizia umana e sociale, troppo spesso fallace. Copertina: 4 Storia: 4 Stile: 4                                                                   

                                                                  

Marilu'

L'età straniera narra le vicende di Leo e Florin, uno orfano di padre prematuramente scomparso e l'altro preda di uomini senza scrupoli che lo obbligano a prostituirsi. L'autrice Marina Mander ha un'attenzione al sociale che a me piace molto, scrive in maniera sensibile, intelligente e musicale e mostra grandissimo acume psicologico e delicatezza nel trovare le parole per il mondo interiore del trauma e per le anime travolte troppo presto dall'INCOMMESURABILE e divorate dal SENSO DI COLPA IMMOTIVATO. L'età straniera mi dona uno sguardo diverso su ogni tipo di STRANIERO che è soprattutto quello PIU' SPAVENTOSO, PIU' REPELLENTE, PIU' INQUIETANTE DI TUTTI che è nascosto DENTRO DI NOI."CIASCUNO E' STRANIERO A SE STESSO, COME MAI, PRIMA E DOPO. COPERTINA VOTO 5: Leo che è fermo, immobile tra un non essere e un non essere ancora. Fermo nello spazio liminale nella schiuma tra la terra ferma e il mare. Bellissima immagine. STILE VOTO 5: sorprendente, caleidoscopico, sempre ironico e dissacrante. STORIA VOTO 5: attenzione alle indagini attorno alle relazioni familiari eccezionale. Da non perdere!  

Finalista nella dozzina del premio Strega, L’età straniera di Marina Mander è un romanzo di formazione profondo e autentico.

È l’alba di una normale mattina estiva di vacanze al mare, il padre di Leo, uscito dalla casetta colorata sulla spiaggia entra in acqua, in pigiama, per non uscirne mai più.
È l’alba e Leo vede tutto. Il suo papà, barba lunga e selvaggia, un Robinson Crusoe che incurante va avanti, infradiciandosi gli orli, sfidando le onde, sparendo per sempre.
Qualche anno ora è trascorso, Leo è un diciassettenne brillante ma tormentato, vive ogni giorno il senso di colpa per questa morte che non riesce a capire fino in fondo, convinto di essere non solo responsabile, ma l’assassino, l’unico vero artefice. La sua sola colpa è quella di essere caduto nel sonno, nell’esatto momento in cui l’irreparabile stava accadendo.
Un Morfeo sadico e malvagio, uno scherzo del destino, che non gli darà più pace per nessuna notte a venire.

Margherita, sua madre, non parla mai di ciò che è successo, si è disfatta di tutto ciò che apparteneva a suo marito e quel che rimane è chiuso in un cassetto, la chiave per giunta è andata persa. La famiglia si allarga, e si devono fare i conti con il dolore della vita che inevitabilmente va avanti.

Poi arriva Florin, diciassettenne anche lui, rumeno, ragazzo di strada che «di lavoro batte», abbandonato, ferito, violato. Improvvisamente i due si ritrovano nella stessa casa, nella medesima stanza e la storia assume le sembianze di un viaggio attraverso l’adolescenza e le storture del mondo, quest’Età straniera costellata di insicurezze, difficoltà relazionali, rabbia.
Il rapporto anomalo tra Leo e Florin, che affronteranno insieme il salto nel mondo adulto, assume le note autentiche dell’unione agli antipodi, anime perse, che non hanno voce, riunite nella dimensione dell’estraneità. Gatti che a vicenda si leccano le ferite. Ferite che mai potranno rimarginarsi, ma di cui un giorno, si potrà far sfoggio: ricami, pennellate, il marchio dei sopravvissuti.

Recensione di Valeria Frigau

A cura del Master Professioni e prodotti dell’editori - Collegio Universitario “Santa Caterina da Siena” in collaborazione con l’Università di Pavia

Motivazione per la candidatura al Premio Strega 2019:
«Perché leggiamo romanzi? Come antidoto alla solitudine esistenziale, per trovare, nelle pagine, noi stessi; per poterci riconoscere, trovare parole per la nostra ombra, per sentimenti così sottili da non avere nome, o una ferita segreta, diranno alcuni. Per vivere “vite che non sono la mia”, incontrare l’alterità totale, estendere l’empatia oltre i confini dei territori a noi familiari, diranno altri. Più spesso, tutt’e due le cose. Il primo elemento di grande fascino de L’età straniera di Marina Mander sta nel fatto di consentirci entrambe le esperienze, trascinandoci nella penombra di uno spazio liminale, nella schiuma tra terraferma e mare, come nell’immagine di copertina. Marina Mander ci mostra il mondo attraverso il suo sguardo, che penetra la realtà come un coltello e ha la cruda verità del sole meridiano, uno sguardo invecchiato dal precoce disincanto e insieme fresco, persino ingenuo, nei mille dubbi di chi si affaccia alla vita».
Proposto da Benedetta Tobagi
  • Marina Mander Cover

    Scrive per la comunicazione e l'editoria. Tra le sue opere: "Ipocondria fantastica" (Transeuropa, 2000), "Catalogo degli addii" (et al./Edizioni, 2010, con illustrazioni di Beppe Giacobbe), "La prima vera bugia" (et al./Edizioni, 2011), "Tu no, amore, no" (Mondadori, 2013). Approfondisci
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