L' Europa romantica

Pino Fasano

Anno edizione: 2004
Pagine: VIII-432 p.
  • EAN: 9788800860765
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Parliamo di romanticismo, di quel "vasto movimento recente che ha trasformato la vita e il pensiero del mondo occidentale", per dirla con le parole di Isaiah Berlin, che di tale movimento ha tentato egregiamente di scavare le radici (il titolo del suo saggio è, come si sa,The Roots of Romanticism).
Parliamo di romanticismo, ma non certo per andare alla ricerca di quale ne sia l'essenza: non è questo infatti l'intento di Pino Fasano, che fin dalle battute iniziali di questo suo ultimo volume, appoggiandosi all'autorevolezza di Valéry, sgombra il campo da ogni velleità di astrazione ontologica e da ogni pretesa di definizione unitaria. Per aggirare l'ostacolo della "natura sfuggente" del concetto di romanticismo, per evitare di rimanere imbrigliati nelle allucinazioni del suo fantasma che rischia di continuare ad aggirarsi attraverso le coordinate culturali dell'Europa, Fasano, da sicuro esperto qual è di mappe e di itinerari per i suoi vasti studi di letterature di viaggio, sceglie l'inchiesta critica ispirata alla ricognizione della dinamica storico-geografica entro la quale si inscrive l'evoluzione semantica del termine: è interrogando la non coincidenza e la diversità dell'origine, dello sviluppo, dell'affermazione del "nome della cosa" nelle diverse aree culturali europee che si potrà avere un'idea più concreta possibile dei modi e delle forme per il cui tramite, tra diciottesimo e diciannovesimo secolo, si è prodotto il fenomeno che ha coagulato radicali mutazioni nella sensibilità, nel gusto, nel modo in cui sentirsi abitanti del mondo. In altri termini, si potrà meglio cogliere il manifestarsi di quel vasto e multiforme processo che ha aperto le porte della modernità e che va per l'appunto sotto il nome di romanticismo.
Da quanto si è detto, è facile desumere che il dato che per primo colpisce in questaEuropa romantica (attraversata nelle sue realtà più significative in relazione alla prospettiva della ricerca, e cioè la Germania, l'Inghilterra, la Svizzera di Coppet, l'Italia, la Francia) è l'impianto metodologico decisamente originale: Fasano aggredisce la grande questione critico-storiografica rappresentata dal romanticismo mettendo in luce la forte produttività teorica e creativa degli intrecci che si sono venuti a determinare nelle diverse intersezioni fra termini, concetti, movimenti nelle differenti aeree prese in esame; intrecci dinamici di cui è fondamentale, ai fini della ricognizione della mappa complessiva, determinare i tempi e i modi: in Germania, ad esempio, nel luogo del romanticismo tedesco per eccellenza, quella Jena degli ultimi cinque anni del 1700 abitata, tra i molti altri, da Schiller, Friedrich Schlegel, Novalis, a prendere forma prima è un ideale letterario nuovo che si definisce con il termineromantisch e poi si sviluppa una vera e propria "teoria del romantico".
Cronotopo quanto mai dinamico, questo del romanticismo europeo, esso si manifesta dunque in tempi e forme diverse nelle varie realtà geografico-culturali; ma, a osservarne gli sviluppi con l'acutezza critica e la capacità d'osservazione di Fasano, esibisce anche molte contiguità: i fili della complessa tela si intrecciano diversamente secondo le dinamiche dipendenti dalla diversità delle singole culture nazionali, ma non di rado si annodano in sincronie magari inconsapevoli che ne rivelano l'appartenenza a una identità culturale unica, seppure plurima, quella dell'Europa, per l'appunto. Il passo del critico, senza alcuna ostentazione ma con molta sicurezza, conduce a riconoscere contatti fra testi di autori di diversa nazionalità e impegnati su poetiche e temi diversi (tra Wordsworth e Novalis, ad esempio; tra Wordsworth e Leopardi e tra Leopardi e Schlegel o ancora Novalis): ne risulta un'originalissima carta d'Europa, di estrema ricchezza e precisione, dove alla perizia analitica, che si esprime nelle preziose pagine dedicate al commento dei testi teorici e poetici, fa riscontro un'organizzazione sintetica esemplare del ricchissimo materiale.
Il volume si presenta, rispondendo anche a esigenze didattiche felicemente assecondate, costituito da cinque parti (oltre a una fondamentale introduzione) che corrispondono ai cinque centri del romanticismo europeo; ciascuna di queste parti è a sua volta bipartita: si apre con testi relativi alla discussione teorica e si chiude con i testi letterari che Fasano considera fondamentali del canone romantico. Tutto l'insieme mostra quanto ognuno dei cinque centri europei abbia contribuito originalmente, con grandi protagonisti e grandi opere, alla configurazione delle coordinate culturali romantiche; anche la linea italiana, della quale viene rivendicata l'originalità e l'indipendenza rispetto a quella tedesca, trova in questa ricognizione una centralità che forse non le era mai stata riconosciuta negli stessi termini.
Ma c'è di più, a proposito della situazione romantica italiana; con il libro di Fasano la geografia europea del romanticismo acquista infatti un luogo nuovo e per di più di capitale importanza: sarà d'ora in poi necessario aggiungere a Jena, Cumberland, Milano, Coppet, Parigi, anche Recanati, quello sperduto paese dello Stato della chiesa dove studiò e scrisse di romanticismo Giacomo Leopardi. Dire che una parte di questo libro è più importante di un'altra non corrisponde a verità; ma certamente le pagine dedicate a Leopardi si impongono per intelligenza critica e per importanza interpretativa. Leopardista di lunga data e già presente nell'acceso dibattito critico sul fronte del rapporto Leopardi/romanticismo con un intervento (Leopardi controromantico) centrale negli anni in cui si era imposta la posizione di Sebastiano Timpanaro, che rivendicava drasticamente alla linea del classicismo e dell'illuminismo la posizione leopardiana, Fasano offre qui una rilettura innovativa della questione, riconducendo la riflessione del recanatese sul romanticismo a un arco ben più ampio rispetto a quello degli anni delDiscorso di un italiano sopra la poesia romantica (1818) e, in piena coerenza con l'impostazione complessiva della sua proposta critica, scoprendo, nell'intreccio inseparabile dei testi poetici e delle annotazioni teoriche affidate alloZibaldone, una forte presenza di temi romantici. Oltrepassando le questioni di ordine classificatorio (fu o non fu romantico Leopardi), il critico propone un vitale rovesciamento del punto di vista: "Quanto giova e/o quanto nuoce, per una fruizione piena della grandissima poesia leopardiana, misurarne l'eventuale tasso di romanticità?". Bene, a leggere queste pagine, la risposta sembra evidente: giova e giova molto.
A partire dalDiarioe dai versi del Primo amore, vengono rivisitati numerosi testi leopardiani, in primo luogo il fondamentaleDiscorso del 1818, interrogato nella relazione con il testo dibremiano che ne fu l'origine: la questione si gioca essenzialmente sul senso da dare alla natura e al rapporto di essa con la poesia. Lungo la finissima lettura dei testi poetici, fraIl passero solitario eAd Angelo Mai (si segnala per acutezza interpretativa l'intervento suL'infinito), Fasano dimostra come Leopardi metta in versi il percorso che lo conduce verso l'impossibilità assoluta del ritorno all'antico, luogo originario della poesia. L'analisi procede verso la svolta del 1822-23 (gli anni entro i quali muta l'intero sistema leopardiano e cade il mito giovanile della natura), quando loZibaldone si fa testimone di un graduale e quasi clandestino trasferimento di valori positivi dalla natura alla poesia. È da qui che progressivamente la poesia viene a esercitare la funzione di accrescimento della vitalità, funzione che Fasano individua come cifra personalissima della poetica leopardiana. Particolarmente fecondo risulta il collegamento alla riflessione sul romantico della poetica della rimembranza e della poesia dei canti pisano-recanatesi. Il critico vede originalmente nelleRicordanze il momento più significativo di "quella contemporaneità malinconica" che meglio rivela le tangenze romantiche di Leopardi: "A livello dell'esperienza individuale, il ricordo assume esattamente la valenza della riflessione di Schiller: la poesia sentimentale è quella (moderna, contemporanea) che 'avverte' il distacco dalla natura, lo smarrimento, la perdita; e si esprime cantando questa perdita".
La lettura leopardiana qui proposta non è soltanto suggestiva; essa contribuisce a comprendere la portata straordinaria della poesia leopardiana per noi moderni; essa situa tale poesia tra le voci più alte dell'espressione di quella perdita che è condizione della modernità, riconoscendo la straordinaria originalità della risposta leopardiana: la poesia come resistenza vitale all'aggressione della natura.
Dunque, a buon diritto Recanati tra i molti luoghi dell'Europa romantica, quell'Europa per la quale, così come appare disegnata nella ricognizione dei vari romanticismi da Fasano, sembra valere quanto scrive Hersant a introduzione del volumeEuropes: "Il ne s'agit plus de se demander si l'Europe est une ou multiple, mais d'apprendre à la penser comme simultaneament plurielle et une" (Non si tratta più di domandarsi se l'Europa sia una o molteplice, ma di imparare a pensarla simultaneamente al plurale e al singolare).
Novella Bellocci