Traduttore: D. Vezzoli
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2013
Pagine: 280 p., Brossura
  • EAN: 9788807030550
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Recensioni dei clienti

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    Lorso57

    13/11/2015 08:51:22

    L'idea narrativa portante è stimolante e viene sviluppata abilmente, condita con un pizzico di ironia e con personaggi azzeccati. La parte finale tuttavia perde un po' di ritmo e risulta deludente rispetto alle attese. Gradevole ma inferiore ad altri testi dell'autore quali "La banda dei brocchi" e, soprattutto, a "Circolo chiuso".

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    patrizia b.

    13/09/2015 16:23:16

    Decisamente mi aspettato di più. E' tutto in toni bassi, la storia, le descrizioni, la famosa ironia inglese. Più che altro un romanzetto rosa che vuole darsi delle arie. Tacciamo poi sull' "intrigo internazionale", comprensibile fin dall'inizio.

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    angelo

    24/04/2015 10:09:19

    Ingredienti: uno degli EXPO più riusciti di sempre sullo sfondo, un giovane inglese inviato a Bruxelles in primo piano, la rete dello spionaggio che lo cattura e travolge, una vicenda che unisce servizi segreti, pub, hostess, russi e americani tutti collegati col filo dell'ironia. Consigliato: a chi vuol entrare nel clima expo tramite un romanzo, a chi cerca una lettura gradevole, leggera e molto british.

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    Monia

    08/04/2015 12:14:45

    E' il primo libro di Coe che leggo. Lettura piacevole e storia a tratti avvincente. Consigliato.

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    Tatiana

    22/02/2015 14:17:10

    Condivido l'opinioni di altri lettori: e' un romanzo non all'altezza di altri precedenti libri di Coe. La sua scrittura è' sempre piacevole, quindi si legge, ma sembra che manchi qualche cosa a far decollare la storia. Ci sono dei punti divertenti ma, a mio giudizio, definire il romanzo, come da quarta di copertina, esilarante commedia e' un po' eccessivo.

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    Antonella

    26/05/2014 14:04:21

    Complimenti a Coe che ritorna, con Expo 58, alla fresca e sagace ironia della Famiglia Winshaw. Il romanzo scorre dolcemente e trasporta in un mondo di fantastico spionaggio post bellico, dipinto alla Coe. Conquista il ritratto che troviamo dei padiglioni e della stravagante vita durante l'Expo del 58; emblema della rinascita dopo la guerra mondiale e della riscoperta del mondo nelle sue variegate differenze.

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    elafos

    28/12/2013 18:10:12

    Un buon romanzetto niente più. Il voto basso è dovuto al fatto che da Coe mi aspettavo qualcosa di meglio. Il plot in realtà è anche interessante, gli anni 50, l'Inghilterra puritana "pre-Beatles", la Guerra Fredda, belle ambientazioni che però rimangono sullo sfondo di una storia che non si sviluppa come né come spy story alla Graham Greene, né come commedia alla Lodge, rimane lì un po' sospesa tra i due. Peccato un' occasione persa.

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    Fabio

    06/12/2013 11:44:45

    Leggo un libro di Coe per la prima volta e ne rimango favorevolmente impressionato. La storia è semplice, ma non banale e ricca di piccoli gustosi "siparietti" tra il comico e il quasi "avvincente". Scorrevole, ma un po' prevedibile in due o tre snodi (su tutti il cerotto contro i calli). Da leggere.

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    Vale

    02/12/2013 09:24:23

    Questo libro è uno spasso...

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    Gianfranco

    18/11/2013 16:06:35

    Scritto benissimo, equilibrato nei contenuti, trama originale e molto britannico nello stile. Una lettura piacevolissima.

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    Franz

    06/11/2013 16:19:04

    Senza infamia e senza lode. Qualche bella battuta

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    lara

    25/10/2013 16:34:57

    Deludente, banale, privo di originalità e di stile, l'ultimo romanzo di Coe è un buco nell'acqua! Non leggetelo!

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    Silvia

    20/10/2013 10:29:01

    carino...ma non più di questo...ci sono dei passaggi davvero divertenti ma per il resto è piuttosto anonimo...si sarebbero potute creare delle situazioni davvero spassose e invece niente...peccato.

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    sordello

    08/10/2013 15:19:02

    Certamente non un capolavoro ma una lettura piacevole e intrigante; personaggi e ambientazioni ben delineati, intreccio equilibrato, un libro che fa trascorrere qualche ora nell'Europa di fine anni '50...

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    Gianfranco

    05/10/2013 12:18:21

    Si legge come ogni libro di Coe ma alla fine ti chiedi cosa hai letto. Poco divertente, poco intringante.

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    Stefano VR

    02/10/2013 16:32:16

    Che delusione....di una noia mortale. Mai e poi mai avrei pensato di dover perdere tempo per leggere questa storia inutile e banale. Mi spiace molto perchè ho sempre ammirato i romanzi di Coe.

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    floriano

    01/10/2013 21:27:52

    Gradevolissimo, in pieno stile Coe. Peccato non sviluppi troppo.

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    Tania

    24/09/2013 13:21:48

    Credo che Coe sia riuscito a creare l'atmosfera di quegli anni vista da un uomo qualunque, con una vita medio borghese un pò monotona dipinta con ironia, che improvvisamente si trova al centro del mondo e pensa di poter rimettere in gioco tutta la sua vita. L'umorismo c'è, ma non esilarante come in altre storie di Coe, e c'è soprattutto quella vena di malinconia e disincanto cui ci ha ormai abituati. Il libro mi ha intrattenuto in modo piacevole e mi ha persino fatto riflettere su alcune scelte personali.

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    Luca

    07/09/2013 09:53:37

    Romanzo che si legge tutto d'un fiato, nello stile tipico di Coe. Non è certo un capolavoro come "La banda dei brocchi", ma la trama è interessante e a tratti esilarante, con personaggi ottimamente rappresentati. Mescolanza di stili che non stride, ed anche questa è caratteristica è tipica dei romanzi dello scrittore inglese. Assolutamente consigliato.

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    massimo r.

    06/09/2013 18:47:26

    In quarta di copertina viene definito "esilarante", termine francamente eccessivo.Conoscendo bene tutta l'opera di Coe e apprezzandolo molto, ho trovato questo romanzetto un po' deludente, certamente non all'altezza delle sue opere migliori. Un 3 di stima...

Vedi tutte le 20 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Nulla invecchia più rapidamente dei simboli della modernità. Nel 1958, il mondo intero ammirò l'Atomium, fulcro dell'Esposizione internazionale di Bruxelles. Era alto più di cento metri e formato da nove grandi sfere d'acciaio collegate tra loro; riproduceva i nove atomi di un cristallo di ferro ingranditi 165 miliardi di volte. Voleva essere il prestigioso emblema della fiducia dell'Occidente nell'uso pacifico dell'energia nucleare. Quando però, nel 2010, una giornalista belga volle utilizzarlo come sfondo per un'intervista a Jonathan Coe, sopravviveva soltanto come attrazione per turisti. Proprio questa trasformazione costituì per il romanziere una specie di sfida. Destò in lui il desiderio di resuscitare l'atmosfera dell'esposizione del 1958, scrutata insieme con l'oggettività dello storico, l'acutezza dell'umorista e una punta di ironica nostalgia. Nacque così Expo 58, racconto delle avventure immaginarie di un giovane e ingenuo funzionario britannico nel contesto della grande manifestazione internazionale. Incaricato di presiedere all'allestimento del pub Britannia nel padiglione inglese, Thomas Foley si trova coinvolto in un intrigo spionistico, perché tutta l'oratoria ufficiale incentrata sulla pace e sul progresso copre la meno edificante realtà della guerra fredda. Intorno a lui, una serie di icone di gusto hitchcockiano popola uno scenario anni cinquanta in technicolor: hostess in uniforme bordeaux e cappellino a tamburello, pub, birrerie bavaresi e ristoranti mitteleuropei rigorosamente finti, misteriosi individui in impermeabile e cappello di feltro che sembrano usciti da un romanzo di Graham Greene. Mariolina Bertini

Non possiamo sottrarci alla gigantesca struttura dell’Atomium che incombe sul paesaggio del nuovo romanzo di Jonathan Coe, Expo 58.
Perché è lì, alto 102 metri, con le sue nove sfere scintillanti, ognuna di diciotto metri di diametro, a rappresentare la più meravigliosa e nello stesso tempo più terrificante recente scoperta umana, scelto per essere il simbolo dell’Esposizione Universale e Internazionale di Bruxelles del 1958. Un’opera stupefacente e intimidente disegnata dall’ingegnere André Waterkeyn e nello stesso tempo un monito a non dimenticare quale uso distruttivo ne è stato fatto. La guerra è finita da tredici anni - si può ricominciare a vivere, ad avere fiducia negli altri, a credere che non ci sarà mai più una Hiroshima, a sperare nell’amicizia dei popoli?
L’intento utopistico e ottimistico dell’Expo 58 è proprio quello: riavvicinare i paesi, conoscere e far conoscere culture diverse, superare pregiudizi e rancori, controbattere la Guerra Fredda. Eppure… Thomas Foley è un uomo qualunque, lavora come copywriter al Central Office of Information di Londra.
Trentadue anni, sposato con Sylvia, una bimba piccola, Gill (osserviamo, per inciso, che Jonathan Coe riprende, da una diversa prospettiva, i personaggi di un precedente romanzo, La pioggia prima che cada).
Con l’alquanto labile pretesto che sua madre è belga, emigrata da bambina in Gran Bretagna, e che suo padre aveva gestito una taverna, Thomas viene scelto come “sorvegliante” del pub Britannia che verrà eretto sul luogo dell’Expo per creare un’atmosfera prettamente inglese con una copia di quello che è una sorta di istituzione nazionale. E così Thomas si trasferisce per sei mesi in Belgio.
Thomas è un ingenuo, Thomas è un Candide, Thomas ci ricorda Pyle, il personaggio di Un americano tranquillo di Graham Greene (pubblicato nel 1958), Thomas non è affatto consapevole della partita che si sta giocando a Bruxelles, è un giocatore suo malgrado che non conosce le regole.
Sembra un ragazzino che si sia allontanato da casa per la prima volta, ebbro di libertà. Si innamora di una bella hostess belga, si lascia riempire il bicchiere di vodka un’infinità di volte da un gioviale russo, che sembra così innocuo e invece è un membro del KGB, per poi risvegliarsi interamente vestito su un letto d’albergo, accetta il compito di corteggiare un’americana per distogliere le attenzioni di questa dal russo. E intanto scompare dal padiglione inglese un prototipo di apparecchio che aveva suscitato un’eccessiva curiosità da parte del russo…
Grandi speranze e grandi delusioni in questa Expo 58, il primo evento di questo tipo dopo la fine della guerra. C’è qualcosa di falso e di artefatto in tutto e da parte di tutti. Nel pub Britannia e nel Gaio Belgio, nel padiglione americano dove una donna passa l’aspirapolvere tutto il giorno per gli occhi stupiti dei russi e nel fac-simile della birreria bavarese, ma anche nella bella americana che dice di essere un’attrice e che, in effetti, recita alla perfezione la sua parte fino ad un culmine degno della migliore spy story (Thomas sta leggendo Dalla Russia con amore, romanzo di Ian Fleming del 1957), nel russo che finge di essere un giornalista, nella coppia di uomini con impermeabile e cappello floscio che sbucano dal nulla accanto a Thomas nei momenti più impensati e che parlano proseguendo l’uno la frase dell’altro, come due macchiette del cinema.
Il romanzo termina nel 2009, con una carrellata di date ed avvenimenti, ragguagliandoci su che cosa ne è stato delle persone e delle strutture dell’Expo 58. C’è una sorpresa finale per l’ormai anziano Thomas che non è più sicuro di nulla - “Era reale, o immaginata, o ricordata?”.
E, dopo aver letto libro così ricco di richiami nascosti, alla letteratura, ma anche al cinema e alla musica, pensiamo al verso di Keats: “Era una visione, o un sogno da sveglio? Svanita è quella musica: sono sveglio o dormo?”
Jonathan Coe è ritornato allo stile che più lo caratterizza, ad una vena ironica che è meno selvaggia, meno caustica che nell’indimenticabile La famiglia Winshaw, ma sempre straordinariamente efficace, appuntita e graffiante, immensamente divertente con il suo umorismo sottile, un sottotono che è- lasciatemelo dire- britannico tanto quanto l’emblematico pub Britannia.

A cura di Wuz.it