Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 16 maggio 2017
Pagine: 277 p., Rilegato
  • EAN: 9788804667865
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    n.d.

    09/05/2018 13:28:00

    La saga si è conclusa? Io ho letto tutto Evangelisti e, a meno di nuovi voli, la sua originalità -riguardo ad Eymerich, si è esaurita

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    marcostraz

    28/06/2017 21:02:37

    Come sempre, una grande prova di Evangelisti, che torna con il suo personaggio più famoso, e con la solita scrittura avvincente e una ricerca bibliografica precisa e raffinata...

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Reduce dall’appassionata trilogia Il sole dell’avvenire, sullo sviluppo del socialismo in Emilia-Romagna dal 1875 al 1950, e mentre ritornano in libreria nel volume unificato Trilogia americana i romanzi Antracite, One Big Union e Noi saremo tutto, sulla storia poco nota del movimento operaio statunitense sempre tra 1875 e 1950, Evangelisti riporta in scena il suo personaggio più famoso: l’inquisitore Nicolas Eymerich liberamente ispirato a un modello storico trecentesco, e protagonista già di parecchi romanzi. La scelta narrativa di un antieroe spietato permette l’emergere, in opere di genere e “popolari” che in realtà grondano cultura, di una serie di riflessioni sottili sull’uso del potere e gli strumenti con cui viene conservato. Eymerich è caratterialmente aspro, del tutto privo di scrupoli in nome di ciò che identifica per bene della Chiesa, ma insieme coraggioso e intelligentissimo: ed è insomma maliziosamente naturale parteggiare per lui nei continui scontri con villain che incarnano le più cieche maschere di brutalità e meschinità (o con “buoni” ingenui, insopportabili o idioti). D’altronde le sue avventure, alternanti episodi nel Trecento ad altri in epoche molto diverse e spesso in un futuro remoto, trattengono come sottotesto una serie più vasta di provocazioni: un vero e proprio unicum nel panorama italiano per latitudine di spunti e ricchezza della macchina per pensare. Nel romanzo precedente assistevamo alla morte di Eymerich, ma un (anti)eroe tanto amato non è mai del tutto morto, e ora lo vediamo risorgere. Risorgere in più sensi, potremmo dire; e indagare su un personaggio che sta tentando di farlo, tra eventi allucinatori ed enigmatici, per minacciare la chiesa di Roma (al momento ad Avignone) attraverso un’alleanza di cristiani pauperisti nel segno di un’antica eresia. Il tragico amore di una giovanissima valdese con un disprezzato cagot (i paria della società medievale tra Francia e Spagna) e gli interventi coraggiosi di questo e di altri “ultimi” mostra con chi l’autore in realtà simpatizzi. Tra personaggi storici (il brutale e ostile collega Borrel, papa Gregorio XI, Gian Galeazzo Visconti, Caterina da Siena...) e vicende del futuro (con tanto di frammenti di un impagabile, gnostico Vangelo della Luna), un Eymerich invecchiato gioca il tutto per tutto: e, con nostra soddisfazione (forse un po’ equivoca, ma tant’è), ovviamente vince.

Recensione di Franco Pezzini.

Marcus Frullifer fu frastornato dall'esplosione che abbatté la porta della stanza. Dilagò un fumo bianco che lo fece tossire. Dalla caligine emersero uomini armati in tuta grigioverde, col viso nascosto dalle maschere antigas. Uno di essi marciò verso Rosy che, stordita, impugnava ancora la fiamma ossidrica con cui stava per torturare lo scienziato. Le poggiò la canna di una pistola alla tempia e fece fuoco. Il cranio della giovane schizzò sangue e frammenti ossei. Il cadavere ruzzolò vicino alla poltroncina a cui, con cinghie, era legato prigioniero. Il generale Kessinger, se era davvero il suo nome, cadde in ginocchio, Alzò le mani «Non sparate! Mi arrendo!» Balbettò altre parole in una lingua slava, forse il ceco. La raffica di un fucile d'assalto quasi gli aprì il ventre. Si afflosciò sbattendo la testa. Ebbe pochi sussulti rimase immobile. Frullifer vide quell'orrore senza capirlo, tanto era sconvolto. Viveva, dal momento del risveglio, con polsi e caviglie legati, una continua paura. Le orecchie gli fischiavano, in bocca non aveva una goccia di saliva. Le voci che udiva sembravano provenire da distanze abissali. «Non si preoccupi, professore» diceva uno degli uomini mascherati. «È salvo. Quelli della RACHE sono morti, inclusi Macrì e Sadler. La portiamo via» Trasognato, Frullifer osservò le cesoie che gli tagliavano le cinghie. Si trovò premuta in faccia una maschera antigas, assicurata dietro la nuca. Fu messo in piedi, ma barcollava.