La fabbrica del panico

Stefano Valenti

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 5 maggio 2016
Pagine: 122 p., Brossura
  • EAN: 9788807888250
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Descrizione
Una valle severa. In mezzo, il lento andare del fiume. Un uomo tira pietre piatte sull'acqua. Il figlio lo trova assorto, febbricitante, dentro quel paesaggio. è lì che ha cominciato a dipingere, per fare di ogni tela un possibile riscatto, e lì è ritornato ora che il male lo consuma. Ma il male è cominciato molto tempo prima, negli anni settanta, quando il padre-pittore ha abbandonato la sua valle ed è sceso in pianura verso una città estranea, dentro una stanza-cubicolo per dormire, dentro un reparto annebbiato dall'amianto. Fuori dai cancelli della fabbrica si lotta per i turni, per il salario, per ritmi più umani, ma nessuno è ancora veramente consapevole di come il corpo dell'operaio sia esposto alla malattia e alla morte. Lì il padre-pittore ha cominciato a morire. Il figlio ha ereditato un panico che lo inchioda al chiuso, in casa, e dai confini non protetti di quell'esilio spia, a ritroso, il tempo della fabbrica, i sogni che bruciano, l'immaginazione che affonda, il corpo subdolamente offeso di chi ha chiamato "lavoro" quell'inferno. Ci vuole l'incontro con Cesare, operaio e sindacalista, per uscire dalla paura e cominciare a ripercorrere la storia del padre-pittore e di tutti i lavoratori morti di tumore ai polmoni. È allora che il ricordo diventa implacabile e cerca colori, amore, un nuovo destino.

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Recensioni dei clienti

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    rossano garibotti

    09/01/2015 22:58:16

    Totale rispetto e interesse per i tragici temi trattati, l'oppressione del lavoro in fabbrica e - soprattutto - la morte causata dall'amianto; a mio modo di vedere questo libro è un'occasione perduta. Perchè il romanzo non è mostrato, ma raccontato, e facendo così perde la maggior parte della forza che avrebbe potuto avere. Il 'raccontato', nella narrativa, non è efficace come il 'mostrato', e finisce per incidere assai di meno. La penna dell'autore è buona, ma per via del 'raccontato' le parole scivolano via troppo in fretta. Insomma: il romanzo assume un profilo sociologico che poco si confà ad una narrazione. Detto questo, ben vengano romanzi che impediscono che cada l'oblio su queste tematiche.

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    giovanna

    17/09/2014 13:03:36

    L'attenta analisi del vissuto in fabbrica,alla Breda fucine di Sesto San Giovanni, la malattia,l'impotenza del legame affettivo sottolineano ancora una volta l'assurdità del quotidiano di tanti operai trattati come "carne da macello". Una narrazione coinvolgente associata ad un linguaggio diretto che giunge, che colpisce immediatamente. Si legge tutto d'un fiato e Stefano Valenti che ha presentato spesso il suo romanzo a platee di operai in pensione merita attenzione e successo.

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    alberto

    28/08/2014 18:59:57

    Una bella opera prima, si sente che l'Autore ha vissuto nel profondo della sua anima le tragiche vicende degli operai morti a causa dell'amianto. Pare di essere assieme agli operai, oppressi dal calore e dal riverbero dell'acciao al calor bianco, soffocati dai miasmi che esalano dalle barre da lavorare, controllati dai segnatempo peggio che galeotti ai remi. Non è romanzo è verità, solo coloro che hanno avuto la disavventura di lavorare in certe strutture sanno che non ha inventato nulla, non ha esagerato, non ha enfatizzato, ha riferito la verità assoluta. Romanzo crudo, un'accusa verso tutti dai padroni ai sindacati, dalle istituzioni sanitarie alla giustizia che avrebbero dovuto dare ben altro esito alle denunce e ai procedimenti legali.

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    Aldus

    14/07/2014 12:04:18

    Romanzo crudo e toccante. "La dispersione delle ceneri avviene là, nel prato dei funghi. Nel prato dove in cerca di funghi sedevamo stanchi a mangiare il panino preparato ad mia madre e a bere dalla borraccia." Nel silenzio di un sindacato sconfitto e non più credibile, la solitudine, la sofferenza, l'agonia della classe operaia nella fabbrica, luogo di avvelenamento continuo e implacabile, dove, l'infrangersi dell'onda di un capitalismo globalizzato abbatte uno ad uno quei capisaldi del lavoro basati sulla salute e sicurezza che la classe operaia aveva nel corso di decenni conquistato a suon di sacrifici e dure lotte.

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    Roberto

    27/07/2013 16:58:27

    Scrittura intensa, asciutta ed affilata. Si entra in fabbrica con gli operai, sentendo gli odori, i rumori, il caldo e la fatica. E' ambientato al nord e in anni passati ma non può non evocare anche la storia attuale e le sofferenze degli operai dell'ILVA. E' a mio parere un'opera prima importante e sicuramente da leggere.

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    Mirco Rosati

    21/07/2013 23:21:22

    Un libro che lascia un segno, sia grazie al suo lato fortemente politico, sia per la storia più personale ed introspettiva. Ma bravo sopratutto lo scrittore a unire questi due aspetti per dar vita ad un racconto intenso e commovente

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