Fabrizio De André. Amico fragile

Cesare G. Romana

Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 254 p., Brossura
  • EAN: 9788865830086

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Recensioni dei clienti

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    arita

    20/07/2016 10:07:20

    ho trovato questo libro in alcuni passaggi molto inesatto sulla base di informazioni incrociate lette in altri testi. se si vuole saperne di più sulla biografia di Fabrizio De Andrè, bisogna cercare altrove.

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    zombie49

    29/12/2015 23:50:28

    Cesare Romana racconta in questo volume aneddoti sulla vita di Fabrizio De André, raccolti durante visite e interviste nella tenuta dell'Agnata, che il cantautore genovese aveva acquistato in Sardegna. Ci sono i ricordi d'infanzia durante la guerra nella fattoria della nonna a Revignano d'Asti, dove la famiglia era sfollata, gli scarsi successi scolastici negli istituti della Genova bene imposti dal padre, l'amicizia con i ragazzi di strada, l'iniziazione al sesso con le prostitute, il debutto come musicista in un piccolo caffè. Era un anticonformista, Fabrizio, come molti ragazzi negli anni '70, ribelle alla disciplina e ai valori tradizionali delle famiglie borghesi, simpatizzante x il movimento anarchico, pacifista ma non impegnato nei partiti politici. Per questo esprimeva il nostro modo di sentire, ribelle e allo stesso tempo colto, lo spirito libertario del maggio francese, cinico, romantico e pessimista, e le sue canzoni erano la nostra bamdiera. Furono gli anni delle sue liriche più belle e indimenticate, da "La canzone di Marinella" a "Preghiera in gennaio", dedicata all'amico suicida Luigi Tenco, fino alla rivisitazione dell'"Antologia di Spoon River". Poi, dal '73 al '78, De André scrisse canzoni confuse e politicizzate, avvicinandosi in ritardo alla sinistra extraparlamentare, ma esibendosi nei locali dei VIP, criticato da tutte le fazioni. La politica male si accorda con l'arte. La svolta ci fu con il rapimento da parte di sequestratori sardi; dopo quattro mesi di prigionia in una grotta con la compagna Dori Ghezzi fu liberato e scrisse canzoni dialettali, in sardo, genovese e napoletano, che sembravano dettate più da motivi commerciali che artistici, ma che lo portarono a un riavvicinamento alle sue prime idee e a una riappacificazione col pubblico. Purtroppo il libro di Romana non racconta l'uomo De André, ma è piuttosto un arido elenco di dati e un'opera di critica in un linguaggio barocco e poco coinvolgente.

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