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Faccetta biancoceleste. Lazio, neofascismo e nascita del movimento ultras nell'Italia degli Anni di piombo - Stefano Greco - copertina

Faccetta biancoceleste. Lazio, neofascismo e nascita del movimento ultras nell'Italia degli Anni di piombo

Stefano Greco

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Editore: Ultra
Collana: Ultra sport
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 8 ottobre 2015
Pagine: 361 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788867763795

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Faccetta biancoceleste. Lazio, neofascismo e nascita del mov...

Stefano Greco

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Gaia la libraia

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Sei laziale? Ah, quindi sei fascista. Nessun punto interrogativo e nemmeno di sospensione, semmai un esclamativo alla fine di questa frase, che tanti tifosi laziali si sono sentiti ripetere, specie fuori Roma. Quasi che l'equazione fra quella fede calcistica e quell'appartenenza politica fosse scontata. Ma com'è nata questa associazione, e quanto c'è di vero nell'etichetta che indica la Lazio come la squadra più fascista d'Italia? Stefano Greco lo racconta dall'interno, in questa storia di vita vissuta, scritta da chi ha potuto assistere da vicino alla nascita dei primi gruppi ultras in coincidenza con l'inizio degli anni di piombo. Anni in cui scegliere di indossare un certo tipo di giacca o guidare un certo modello di motorino poteva costare caro, in cui curva e piazza erano una la continuazione dell'altra, tifo e politica si mischiavano al punto da risultare indistinguibili, gli stadi erano luoghi di reclutamento per l'eversione rossa e nera e le curve erano frequentate da protagonisti della cronaca. "Faccetta biancoceleste" è sicuramente una storia romana e laziale, ma è anche una storia profondamente italiana, perché mai come in quel periodo Roma è stata l'Italia, e viceversa. È una storia che si snoda tra fumogeni e lacrimogeni, petardi e molotov, razzi e proiettili impazziti, e racconta le vite di uomini e di ragazzi che spesso erano attivisti politici durante la settimana e tifosi di curva la domenica: quasi sempre ultras, che anche da latitanti non rinunciavano allo stadio...
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    Enrico

    25/03/2018 19:42:15

    Sono tifosi laziale, fascista della prima ora, militante di casapound ed appartenente, a suo tempo, al gruppo "terza posizione" . Erano anni difficili indubbiamente, dove il connubio scontri-tifosi Lazio e beghe varie era inevitabile. Greco ha dipinto in maniera quasi esatta l'evoluzione dei tempi in cui sono scivolati tutti gli episodi inerenti la nostra tifoseria (la più fascista d'Italia, vero) ma solo in quanto tale, tenendo conto che comunque la politica è in ogni caso nelle curve, mi viene da pensare che per par condicio andrebbe fatta qualche citazione anche sulle curve di opposta fazione e non sono poche... Ovviamente noi facciamo più clamore specialmente a livello mediatico. Vorrei dire tante cose ma dovrei fare un discorso lungo quarant'anni e qui non entra. La riflessione principale diciamo (per quanto ci riguarda) è il legame che unisce le vecchie alle nuove generazioni biancocelesti, rimanendo sullo stesso filone hanno preso strade un pó diverse. I camerati della curva di ieri sono diversi da quelli di oggi. Una cosa: rifarei tutto esattamente ciò che ho fatto!!

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    Stefano

    05/03/2018 20:19:43

    Stefano Greco non delude mai. Il libro è imperdibile per un laziale; ricco, pieno di aneddoti, si divora in un attimo!

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    Alessandro

    22/09/2016 15:32:37

    A tratti sembra troppo "autocelebrativo", a tratti i racconti sembra un' pò forzati, ma nel complesso risulta un libro abbastanza completo sull'evoluzione e la commistione politica ultras in special modo nella curva biancoceleste.

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    vecchioblister

    01/06/2016 13:04:57

    La quarta di copertina faceva ben sperare: che quella equazione fosse ben pesata e sviscerata, per confutare o quantomeno analizzare a fondo quel titolo un po' così (che poi le "faccette nere" erano gli Abissini, non i fedeli del duce...mah...). E invece, una delusione pressoché totale. Alcuni aneddoti gustosi e una ricca interpunzione fotografica (che non evitano il voto minimo) non bastano a far dimenticare una scrittura povera, scolastica e ripetitiva che non sorregge minimamente il monumento autocelebrativo che l'autore vorrebbe fare del proprio protagonismo vero o presunto durante gli anni passati in curva; una ricostruzione dei fatti a volte imprecisa, spesso lacunosa, sempre tendenziosa; un nostalgismo non giustificabile col rimpianto dei tempi in cui si era giovani, forti e incoscienti. Ma soprattutto non c'è alcuno sforzo di contrastare la vulgata in oggetto; traspare anzi una smaccata volontà di rivendicarne l'originalità, senza distinguere fra lecito e illecito, ribellismo e criminalità, ragioni e vittimismo, novità e moda, goliardia e squallore...E sciatteria editoriale fa sì che le parole esaltate di Paolo Di Canio nell'apertura del penultimo capitolo ("sono un grande estimatore del duce"), sembrino attribuibili all'autore stesso. Anche perché Greco, onestamente, di destra si dichiara da subito. Ma allora avrebbe potuto titolare il libro direttamente "Stefano Greco, laziale e destrorso, er più della curva". Chi, come me, laziale è sfegatato, ma fascista proprio no, e la curva l'ha vissuta non certo come lui, ma frequentata sì (conoscendone ben altre sfaccettature e storie), avrebbe speso i propri soldi e consumato i propri nervi altrimenti.

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    Giorgio

    21/04/2016 16:25:44

    Senza sfumature politiche o sportive, io lo consiglio questo libro, perché è una storia raccontata dall'interno di anni difficili che merita di essere rivissuta da chi ha avuto la fortuna di viverla e di essere conosciuta da chi non c'era. Non è un libro di denuncia e neanche un'operazione nostalgia. E' il racconto di quegli anni Settanta che hanno segnato per sempre la vita di un'intera generazione di ragazzi degli anni 50 e 60, famiglie comprese. E' il racconto di un'epoca, di un mondo del calcio lontano anni luce da quello di oggi, ma anche di una Roma completamente diversa da quella attuale. E' il racconto di uno stile di vita, di una passione calcistica e di un fervore politico che si è perso nel corso dei decenni. Ucciso dal progresso e da tante, troppe delusioni o disillusioni. Per certi versi, è il racconto di un altro mondo e di una generazione che viveva in un mondo a colori raccontato però in bianco e nero: perché era bianco e nero in quegli anni. Lo era la televisione che aveva due soli canali, lo erano i giornali, lo erano tante riviste perché il colore costava e gli anni Settanta erano anni di crisi, durissima, quasi quanto il benessere improvviso e fatuo degli anni Sessanta, quelli della rinascita dopo gli stenti di una guerra che aveva messo in ginocchio il Paese. Questo libro, infine, è il racconto della vita di un ragazzo laziale e di destra durante gli Anni di Piombo, uscito miracolosamente indenne da quella tempesta che infuriava ovunque: nelle piazze come negli stadi. Un racconto che si snoda tra fumogeni e lacrimogeni, tra petardi e molotov, tra razzi e proiettili impazziti che mettono fine a tante vite, dentro e soprattutto fuori dagli stadi. Vite di uomini e di ragazzi che in molti casi sono degli attivisti politici nella vita di tutti i giorni e al tempo stesso dei tifosi che la domenica popolano le Curve. Anche da latitanti non rinunciano ad andare a vedere la partita, rischiando di essere riconosciuti, fermati, arrestati.

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    Vincenzo

    20/04/2016 19:55:42

    Sono sempre scettico di fronte ai libri autobiografici. Un po' perché raccontano storie personali e come tali essenzialmente private, che di interessante per gli altri hanno poco, anche perché sono troppo spesso bonarie, autocomprensive e magari tendono a celare le verità più scomode. Per questo mi ha sorpreso positivamente il libro, una cronaca ben scandita, che Stefano Greco ha fatto sul fenomeno del tifo ultras laziale a cavallo tra gli anni '70 e '80, meglio noti come "anni di piombo". Mi ha sorpreso perché non fa sconti a se stesso. Né ai suoi compagni di scorribanda e di passione, tutti citati per nome e cognome. E arriva a quel mettersi a nudo, senza compromessi: pregio che fa, come accennavo, da spartiacque in campo autobiografico. E' un libro che "vede" l'Italia dell'epoca chiaramente da una parte soltanto. Quella dell'ultradestra, o dei neofascisti, come si evince già dal titolo. In qualche modo somiglia, come genere, a "Cuori neri" di Luca Telese, solo che non racconta scontri e immani tragedie di strada ma odio e scontri di calcio, legati cioè al mondo ultras di allora, contaminato più che mai dalla politica di entrambi gli estremismi. L'ho trovato un libro duro, nonostante la leggerezza dei racconti di molte trasferte spensierate. Ma in genere si tratta quasi di missioni di guerra, con la volontà precisa di scontrarsi con gli avversari. Più che andare a godersi una partita di calcio. Il libro l'ho letto velocemente e con piacere, come vedendo una puntata di RaiStoria in cui assisti, anni dopo, a episodi per te inediti. Con un po' di sgomento e perfino con un tantino di sdegno da benpensante. Che ci siano stati estremisti dei due fronti solo "mascherati" da tifosi fa perdere molta purezza all'idea stessa di sport. Ma è andata così. E lo stesso autore, pur ricordando con tenerezza i suoi anni di gioventù, fa capire tra le righe che molta parte di quella vita vissuta sul filo dell'ospedale o della galera gli appare, col senno di poi, un rischio assurdo.

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    Francesco

    19/04/2016 13:58:23

    Bellissimo resoconto di anni vissuti in prima persona e in prima linea: si parla di Lazio ma si sfocia anche nell'atmosfera politica e sociale di Roma negli anni di piombo, quelli a cavallo fra gli anni '70 e gli anni '80. Ovviamente il discorso calcistico è il fulcro della storia, ma il libro si apprezza per tutti i ricordi e le sensazioni che sa offrire al di là della passione per il calcio e per la Lazio, raccontando quanto c'è di vero e quanto c'è di retorico in quel binomio laziale=fascista. Da non perdere per i tifosi della Lazio alla soglia dei 50 anni (e oltre), ma consigliatissimo anche a tutti i ragazzi che quegli anni li hanno vissuti solo tramite i ricordi dei genitori e a tutti gli amanti del calcio in generale, perché è una storia che va oltre i colori.

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