Il fascismo degli antifascisti - Pier Paolo Pasolini - copertina

Il fascismo degli antifascisti

Pier Paolo Pasolini

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Editore: Garzanti
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 6 settembre 2018
Pagine: 96 p., Brossura
  • EAN: 9788811603696

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Il fascismo degli antifascisti

Pier Paolo Pasolini

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La riflessione sul fascismo e sulla sua evoluzione storica attraversa tutta l'opera di Pasolini: questo volume raccoglie alcuni dei suoi testi più significativi scritti sull'argomento tra il settembre 1962 e il febbraio 1975. Prendendo coraggiosamente posizione contro un antifascismo di maniera ormai fuori tempo massimo, Pasolini mette in guardia da una nuova forma di fascismo, più subdola e insidiosa, intesa «come normalità, come codificazione del fondo brutalmente egoista di una società». È il sistema dei consumi, che a partire dagli anni Sessanta si è reso responsabile dell'omologazione culturale del paese: un potere senza volto, senza camicia nera e senza fez, ma capace di plasmare le vite e le coscienze. A distanza di oltre quarant'anni, questi interventi mantengono intatta la loro forza critica, permettendo di cogliere alcuni dei tratti più profondi dell'Italia di oggi.
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    Andrea

    21/08/2020 20:15:36

    Pasolini non era un uomo facile, nemmeno per chi ne condivideva le battaglie. Gli scritti qui raccolti puntano il dito contro molti dei suoi compagni di lotta. Egli legge nelle vittorie della cultura antifascista l’emergere della cultura edonistica, capitalista e consumistica di massa. Mentre molti contavano le vittorie dei movimenti di liberazione postbellica, egli conteggiava quanto tempo mancava all’Italia prima che si smarrisse. Il volume chiude con il meraviglioso La scomparsa delle lucciole,

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    Il Casanova

    25/07/2020 09:05:39

    Da leggere assolutamente, soprattutto "L'articolo delle Lucciole". Pasolini che aveva già capito tutto, leggendo le sue opere non si può far altro che rimanere increduli dall'attualità delle sue parole. Una ricerca continua delle cause della deriva dell'italia del dopo guerra

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    Marcello

    17/05/2020 05:25:29

    Come Mishima fustigò (intelettualmente) il Giappone, Pasolini fustiga per gli stessi motivi la nostra patria. In particolare il consumismo...Da leggere.

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    illuminante

    12/05/2020 14:57:29

    Un libro che per me ha significato molto infatti l'ho letto durante la mia adolescenza e riletto anche dopo moltissime volte, ogni volta sentivo il bisogno di trarne spunto per aggiornarmi e mettermi in discussione. In pratica Paosolini parla del conformismo, di come anche "gli antifascisti" nelle loro gesta vanno contro i loro interessi e se ci pensiamo succede sempre anche a noi, con la religione, con la razza, con le abitudini, un libro scomodo ma che è così trasparente da fare quasi paura perché ci costringe a fare i conti con noi stessi.

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    gius8

    11/05/2020 14:18:56

    L'essenza dell'Uomo e ideologo Pasolini racchiusa in una breve raccolta di interviste. La critica alla società del tempo basata su ipocrisie, incomprensioni e imposizione dell'edonismo.

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    Luigi

    11/05/2020 08:43:17

    Pier Paolo Pasolini, nel corso della sua esperienza letteraria e giornalistica, ha focalizzato la propria attenzione sul fenomeno del fascismo e sulle sue evoluzione politiche, culturali e linguistiche; in particolare, in diverse interviste e articoli apparsi tra il settembre 1962 e il febbraio 1975, egli fa riferimento di volta in volta a tre particolari aspetti del fascismo: quello tradizionale e "archeologico" del ventennio, quello "nominale e artificiale" di frange giovanili degli anni Settanta e quello proprio della civiltà dei consumi, responsabile dell'omologazione culturale del paese e capace di modificare le vite e le coscienze ancor più profondamente di quanto non abbia fatto il regime mussoliniano.

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    Sara

    30/04/2020 11:28:31

    Mi aspettavo qualcosa di molto diverso da questa piccola raccolta di articoli e interviste, ma devo fare mea culpa perché in quarta di copertina era scritto chiaramente che si riferiva ad una critica alla società consumistica, fascista e subdola proprio perché, secondo l’autore, alla base ha l’omologazione forzata. Penso che Pasolini avesse uno sguardo molto preciso e acuto sulla sua epoca e sulle novità che hanno investito l’Italia dagli anni ’60 in poi, mutandola profondamente. Ne sapeva scorgere i pericoli e da essi metteva in guardia, estremizzando volutamente. Un libro che ho apprezzato molto e che nella sua brevità fa riflettere perché la società di oggi ha alla base proprio quel decennio analizzato da Pasolini, non puoi quindi evitare di chiederti quanto avesse visto lontano, se e in che misura quelle paure si siano concretizzate. Bella in particolare l’analisi del film “Fascista” di Naldini e la riposta a Calvino. Di quest’ultima cito una parte: a Calvino che scrive “I giovani fascisti di oggi non li conosco e spero di non aver occasione di conoscerli”, lui ribatte “1) certamente non avrai mai tale occasione, anche perché se nello scompartimento di un treno, [...], tu dovessi incontrare dei giovani fascisti non li riconosceresti; (allude al fatto che ormai sono omologati a tutti gli altri giovani e non portano più la camicia nera) 2) augurarsi di non incontrare mai dei giovani fascisti è una bestemmia, perché, al contrario , noi dovremmo fare di tutto per individuarli e per incontrarli. Essi non sono i fatali predestinati rappresentanti del Male: non sono nati per essere fascisti.”

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    Lorenzo

    24/09/2019 20:28:39

    Interessante riflessione sull'evoluzione del fascismo nel senso più ampio e variabile, in questo caso, del termine. Una critica ben salda al consumismo e l'indifferenza, chiavi principali del fascismo di cui parla Pasolini di nuova generazione.

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    Gilles Gambier

    19/09/2019 22:05:28

    Spesso mal interpretato da coloro che si fermano solo al titolo, il Fascismo degli Antifascisti è un manifesto contro l'antifascismo borghese e utile al sistema, che non fa altro che nascondere ciò che la moltitudine non desidera senza rivoluzionare assolutamente niente. Pasolini dall'alto del suo genio non fa altro che ribadire che il vero "fascismo" da combattere è quello del conformismo, che si stava sviluppando sempre più nella società dell'epoca, ormai consumista e non più del bisogno. In una parola: geniale.

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    n.d.

    31/05/2019 12:51:46

    Il pensiero di Pasolini diventa ogni giorno più attuale

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    Oriana

    10/03/2019 08:43:17

    Che cos’è un intellettuale? Un individuo che sia in grado di leggere il suo presente, senza dover ricorrere a schematizzazioni semplicistiche. Non so se abbiamo o se avremo mai di nuovo voci chiare, oneste e limpide come quella di Pasolini, so solo che “Il fascismo degli antifascisti” e gli articoli che raccoglie sopravvive nel 2019 a darci una stilettata nel cuore, per il fallimento di questa società e per il modo in cui quarant’anni fa Pasolini riusciva a identificarci il nuovo fascismo e a dirci che inevitabilmente sarebbe nato dalla società capitalista e consumistica.

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    DISH

    08/03/2019 22:06:02

    "Il fascismo degli antifascisti" è già geniale dal nome e descrive pienamente l'intento dell'autore per l'anticonformismo a tutti i costi. Da tempo e per dire anche da sempre lui era in lotta contro i fascisti, ma ha notato che questo andarci contro a tutti i costi (non solo al fascismo) ha trasformato pian piano la società e le singole persone in una forma diversa e forse più pericolosa di compattamento e pensiero contro gli altri che è forse ancora più pericolo del fascismo, perché subdola, indiretta e molto insinuante. In questo libro possiamo capire le sue intenzioni e secondo me ha perfettamente ragione, è esattamente come il nostro "razzismo radicato" ma indiretto che possiamo riscontrare sugli immigrati attualmente. Un libro che dovrebbe far pensare a prescindere se si è d'accordo o meno con i contenuti.

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    alida airaghi

    21/01/2019 08:57:17

    Garzanti ha qui raccolto otto interventi che Pier Paolo Pasolini scrisse tra il 1962 e il 1975 sulla storia del fascismo, e sulla sua sopravvivenza culturale e politica nell’Italia del dopoguerra. Fascismo inteso come potere massificante e subdolo, capace di modellare i comportamenti delle masse, manipolandone le idee e livellandone aspirazioni e desideri. Un fascismo rappresentato “come normalità, come codificazione allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società”. Nei saggi inclusi successivamente in Scritti Corsari, gli strali pasoliniani prendono di mira soprattutto l’ideologia edonistica del consumo e la produzione di beni superflui (“che rendono superflua la vita”), così come è stata imposta negli anni 60-70 dalla stampa e dalla televisione, entrambe portavoce in primis degli interessi industriali, capaci di ammorbare con miraggi di ricchezza milioni di persone. Un’Italia non più contadina, forse nemmeno operaia e certamente non più cattolica, ma espressione di una borghesia miope, attratta da valori ormai distanti da quelli espressi dalla triade Chiesa-Patria-Famiglia. In questo nostro paese omologato culturalmente, non esisteva una reale differenza tra fascisti e antifascisti, simili ormai sia nell’estrazione sociale, sia nella psicologia, nel linguaggio, nell’abbigliamento. La diversità tra il fascismo storico, espressione di una destra caricaturale, rozza, provinciale, e il nuovo fascismo, camaleontico e illiberale, “americanamente pragmatico”, viene a più riprese illustrata nei vari articoli qui presenti, insieme alla definizione ironica delle caratteristiche dell’antifascismo postbellico: un antifascismo di maniera, asservito a un Potere non ben definibile, che non è più quello politico-ecclesiastico-militare, ma solo quello celebrativo del mercato. Un antifascismo sostanzialmente antidemocratico, modaiolo, salottiero, parolaio, incapace di prese di posizione realmente di sinistra.

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    Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza segue il padre, ufficiale di fanteria, nei suoi spostamenti, trasferendosi continuamente da una città all’altra del Nord Italia. Nel 1942 a causa della guerra si rifugia nel paese materno, Casarsa in Friuli. Sin da giovane, inizia a scrivere poesie, alternando testi in italiano e in friulano. Nel 1942 esce il suo primo libro Poesie a Casarsa. Nel corso della sua vita l’attività poetica costituirà una costante e porterà alla pubblicazione di alcuni dei più importanti testi della letteratura italiana del Novecento. Nel 1950 Pasolini è costretto a lasciare il Friuli e si trasferisce a Roma. Nel 1955 esordisce nella narrativa con Ragazzi di vita. Parallelamente,... Approfondisci
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