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    beniamino.z

    28/01/2013 17.20.36

    L'Autore analizza un particolare momento storico del nostro Paese che, ancora oggi, fa discutere. Il lavoro appronfodisce le ragioni storiche della nascita del fascismo, ma anche la persona di colui che se ne fece interprete. Il costruttore di una Religione di Stato. Quella della Patria-Nazione. Un concetto che affonda le sue radici nel Risorgimento di mezzo secolo prima (1860)e, nei suoi incerti, diffidenti e, soprattutto, incapaci protagonisti di una sedicente Unità. Il '....bisogna adesso fare gli italiani' di D'Azeglio è il progetto Fascista. La formazione di un Popolo, ancora troppo analfabeta e, di uno Stato/Nazione ancora poco unitario. Con quegli 'ingredienti' il risultato, benchè ben formulato, è stato disastroso. Il primo 'prigioniero' di quella 'utopia' fu proprio Mussolini. I gerarchi ed i manutengoli di ogni età ne approfittarono come sempre. Ieri, oggi e sempre. Da buoni Italiani. Ciò che non mancò, ci ricorda l'Autore, fu il 'consenso' largo, molto largo degli italiani per il Duce. Pochi lo asteggiavano, la maggioranza ne condivideva, invece, l'operato e l'enfasi. Nella prima parte del Ventennio le cose sembrarono andar bene. Ma poi, nel 'secondo tempo' qualcosa si ruppe ed il consenso cominciò a calare. E l'opposizione a crescere. Errori, vendette, ritorsioni, scelte sbagliate, alleanze militari disastrose, politiche inconsistenti, menzogne istituzionali e declino economico e sociale determinarono la fine del regime e la morte del suo autore. E, poichè il Fascismo si identificava nel suo Duce,nella sua dottrina visionaria, rivoluzionaria e anarcoide, la fine di Mussolini determinò anche -istantaneamente- la morte del Fascismo. Dopo Piazzale Loreto la maggioranza degli italiani non fu più fascista. Anzi, gli italiani furbi ed opportunisti, si affrettarono a dichiararsi subito anti-fascisti. La conseguenza fu lo scoppio di una Guerra Civile mai dichiarata tra 'poveri' italiani.Per odi e vendette. Lettura utile per tutti coloro che vogliono 'sapere'.

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    lilimarlene

    10/12/2012 20.03.01

    Un ottimo libro di storia,che consiglio a tutti. Un'opera scritta per altro in modo piacevole e adatta a tutti,sia ad un pubblico molto colto e preparato,sia ad un pubblico giovane o semplice. Un libro non fazioso,che però suscita un ricordo e il desiderio di conoscere meglio un'epoca.

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    jubanne

    30/04/2012 13.21.46

    Da leggere: per conoscere, capire, per non svilire un pezzo fondamentale della nostra storia, per avere una visione più consapevole della società italiana e del mondo di oggi, per non cadere nel solito tranello della storiografia ufficiale (che si presta a molte strumentalizzazioni)

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