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Traduttore: R. Meloncelli, S. Bestente
Editore: EDT
Collana: Autori e opere
Anno edizione: 2004
Pagine: XXIV-639 p., Brossura
  • EAN: 9788870635317

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Il dibattito degli anni ottanta si domandò se la classica monografia vita-opere a firma individuale fosse ancora una formula proponibile, considerato lo sviluppo pluridisciplinare e multispecialistico delle scienze musicologiche attuali. Da allora abbiamo assistito a una messe di lavori che avvaloravano ora il sì ora il no, e nei quali l'argomento chiave a favore del sì, ove accolto, rimaneva la facoltà esclusiva del singolo studioso di ricondurre a unità il molteplice, fornendo del proprio oggetto un'immagine critica originale e compiuta. Questo retaggio di "pensiero forte" torna a porsi tuttora come spartiacque fra i pregi – indiscutibili – e i limiti dell'immenso studio di Nectoux su Gabriel Fauré. L'impianto biografico del libro poggia su una dotazione documentale di prim'ordine, tutta di prima mano e spesso inedita. I rapporti di Fauré con la cultura e i personaggi del suo tempo, nella Parigi fra Otto e Novecento, emergono con una precisione di dettaglio che lascia incantati e avvince come un romanzo pur senza alcunché di "romanzato". Le opere vengono affrontate con estrema cura e con abbondanza di riferimenti alla genesi, alle ragioni interne, alla fortuna. Quando si va però a cercare la famosa reductio ad unum, quella che dovrebbe darci "il" Fauré di Nectoux, ci si accorge che l'eminente specialista francese ha, di certo coscientemente, soprasseduto a questo compito, demandandolo forse a un più volte auspicato lavoro ulteriore. Le coordinate poetiche ed estetiche dell'opera di Fauré vengono bensì tratteggiate (in sei pagine), ma Nectoux sembra farne, per dirlo con un'utile coppia heideggeriana, più oggetto di conoscenza che di comprensione. L'analisi musicale latita alquanto e comunque non è mai posta a fondamento del giudizio critico, che rimane un po' generico, a volte perfino tautologico. Non abbiamo dunque un "nuovo" Fauré da contrapporre a quelli recenti e acutissimi di Vladimir Jankélévitch o di Mario Bortolotto (inspiegabilmente assente dalla bibliografia il suo Dopo una battaglia, 1992). E questo è in fondo il paradosso di un libro che con la sua vastità di informazioni si rivela fondamentale senza divenire "fondante". Eccellenti la traduzione, la cura redazionale degli indici, le appendici bibliografiche, cronologiche e iconografiche.

Antonio Cirignano