La felicità domestica

Lev Tolstoj

Traduttore: C. Rebora
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 18 gennaio 2018
Pagine: 143 p., Brossura
  • EAN: 9788893253246
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Descrizione
Con grande finezza e attraverso uno sguardo molto moderno, il romanzo racconta le incomprensioni, le incrinature sempre più profonde nei rapporti coniugali e il loro sfociare nel distacco e nell’indifferenza reciproca.

«A me sembrava che noi due insieme saremmo stati infinitamente e tranquillamente felici. E non che avessi di mira viaggi all’estero, la società, il viver brillante; ma anzi, un ben altro genere di vita, pacifico, tutto famiglia, tutto campagna, in perpetua dedizione di sé, in perpetuo vicendevole amore e in perpetua consapevolezza di una benigna e soccorrevole Provvidenza».

Rimasta orfana a diciassette anni, Mascia vive con Sonia, la sorella minore, e Katia, la governante. L’inverno è lungo e cupo, nella campagna russa: le finestre gelate, le stanze vuote, le persone silenziose. Finché a portare un po’ di luce arriva lui, Serghièi Mikhàilovic, un vecchio amico di famiglia: aveva lasciato una bambina e ritrova una giovane donna avvenente. Dopo un corteggiamento fatto di bisbigli, mezze confessioni e impacciati camuffamenti, Mascia e Serghièi si sposano, lei più che mai convinta che i vent’anni di differenza non intaccheranno il loro amore, lui, dall’alto della sua età, ben più dubbioso eppure disposto a illudersi. Ma come l’innamoramento, anche la consunzione del rapporto è una cronaca annunciata. Ben presto la ragazza scoprirà che la vita coniugale e i propri sentimenti nei confronti del marito sono molto più complessi di quanto immaginasse e hanno poco a che fare con le nozioni di vita matrimoniale che aveva appreso da bambina. Con grande finezza e attraverso uno sguardo molto moderno, il romanzo racconta le incomprensioni, le incrinature sempre più profonde nei rapporti coniugali e il loro sfociare nel distacco e nell’indifferenza reciproca. Scritto nel 1859 da un Tolstoj trentaduenne che in queste pagine adotta per la prima volta il punto di vista della donna, La felicità domestica segna una tappa importante per la nascita della consapevolezza femminile in Europa. Nella traduzione magistrale di Clemente Rebora, un imperdibile romanzo di Tolstoj su quella felicità familiare che l’autore non smise mai di cercare per sé.

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    Alina

    20/09/2018 10:27:29

    Tolstoj ci mostra un quadro famigliare e attraverso il punto di vista femminile, della protagonista,Masha, ci parla dell'amore in tutte le sue fasi: iniziando con una visione idealizzata e perfetta dell'amore, passando all'amore durante il primo periodo della vita coniugale, per finire con il disinnamoramento e la disillusione. Il libro si divide in due parti: nella prima si parla dell'amore idealizzato di Masha che ha solo 17 anni, mentre nella seconda parte si parla del declino dell'amore tra Masha ed il marito. A separare i due coniugi è l'età, Masha è giovanissima e piena di vita, di desideri, di aspettative e di voglia di fare, mentre il marito ha 36 anni ed è un uomo affermato, razionale e legato al lavoro e al senso del dovere. Oltre all'età li dividono anche gli interessi e gli stili di vita, completamente opposti: lei amante della vita mondana pietroburghese fatta di balli, banchetti e viaggi all'estero, lui dedito ad una vita tranquilla in campagna e al lavoro, avendo già passato gli anni giovanili. Il loro amore e la loro sintonia si consumano e diventano quasi due estranei che si arrendono al dovere di una vita coniugale fatta di figli e di ore del the, di piattezza e ripetitività. Le aspettative della giovane Masha giorno dopo giorno si disintegrano. Ho amato la storia e lo sviluppo del punto di vista femminile da parte di Tolstoj, mentre non ho apprezzato la traduzione, di Clemente Rebora, che rendeva la lettura difficile e poco scorrevole.

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    Azzurra

    18/01/2018 06:34:18

    Sembra davvero incredibile che “La felicità domestica” sia stato scritto nel 1859 perché è un romanzo che guarda con occhio lucido e assolutamente moderno ai rapporti di coppia, alle dinamiche che si instaurano all’inizio di una relazione, a come i sentimenti nel corso degli anni si modifichino così tanto che sembra quasi impossibile chiamarli con lo stesso nome. Tolstoj usa il punto di vista della giovanissima Mascia per raccontare il suo approccio all’amore, ma soprattutto alla vita. Mascia rivede Serghièi dopo diversi anni e la sua presenza la tira fuori dall’inedia in cui si era racchiusa diventando orfana. Può Mascia definire “amore” quello che prova per quell’uomo, vent’anni più grande di lei? Lui perde la testa per quella giovane donna così bella ma quando lei stessa gli chiede: “Per cosa allora mi amate? Per la giovinezza o per me stessa?”, lui risponde: “Non so, ma amo”. Può Serghièi definire il suo sentimento, “amore”? Forse mai prima d’ora, mi erano sembrati così labili i confini di un sentimento e così poco chiare le parole che siamo soliti usare per descriverli. Eppure Mascia non smette mai di interrogarsi sulle sue emozioni, portando con sé il lettore.

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