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Traduttore: L. Cangemi
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle
Anno edizione: 2017
Pagine: 384 p., Brossura
  • EAN: 9788831726580

30° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Narrativa gialla

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«La luce diventò più intensa. Il sole si fece strada tra le nuvole e un raggio colpì gli arnesi lucidi e proiettò un balenio di luce sulla stufa di ghisa nera. Annika cantò finché le parole non si esaurirono e nell’aria piena di polvere illuminata dal sole rimase solo il silenzio.»

Il cerchio si chiude. Undicesimo e ultimo volume della saga con Annika Bengtzon, Ferro e sangue fa calare il sipario tornando alle origini, cioè al caso d’omicidio avvenuto al club Studio Sex che ci ha fatto incontrare la giornalista-investigatrice più amata di Svezia. Alla «Stampa della Sera» infatti è periodo di magra, e ripescare vecchi casi e vecchi articoli all’inizio dell’estate, proprio quando l’attenzione dei lettori comincia a calare, sembra essere una buona idea. Per Annika, questo significa tornare indietro di quindici anni, e rincontrare le persone, i fatti, gli oggetti che hanno fatto parte della sua prima indagine (in effetti, il libro è decisamente più godibile per i fedelissimi della prima ora, anche se la Marklund lancia diversi salvagenti in soccorso del lettore neofita).

Ovviamente in quindici anni molte cose sono cambiate: l’affidabilità dei test del DNA, per esempio. Il DNA è infatti al centro dell’altra indagine importante condotta nel romanzo, quella della poliziotta Nina Hoffman (anche lei un apprezzatissimo ritorno) sull’imprenditore Ivar Berglund, accusato di essere un torturatore e omicida seriale. Tutto si regge su un microscopico pezzetto di DNA attribuibile all’imputato al 99%, ma è proprio quell’1% di scarto ad aprire innumerevoli dubbi non solo tra i giurati, ma anche tra i lettori, e nulla è più frustrante (e quindi più emozionante) di una certezza continuamente messa in discussione.

Ma anche il mondo del giornalismo cartaceo, quello di cui anche la Marklund fa parte, è molto cambiato. La pacchia, se c’è mai stata, è finita, e ora bisogna lottare se si vuole sopravvivere all’invasione del digitale, in un caos allucinante di verità, sospetti, bufale e attacchi violenti nascosti dietro IP (per ora) irraggiungibili. Ed è proprio con un romanzo in cui la tecnologia la fa da padrone, non a caso, che la Marklund mette fine alla tormentata storia di Annika, facendo convergere in un unico, attesissimo climax tutte le strade lasciate a metà negli episodi precedenti: il rapporto con la madre e la sorella, i problemi (non sempre evidenti ma di sicuramente di sostanza) con l’ex marito, l’episodio dell’altoforno con i relativi attacchi di panico, e soprattutto quel primo, indimenticabile caso che ha trasformato una semplice passione nel lavoro di una vita. Ce la farà Annika a tenere tutto insieme, lavoro, affetti e famiglia? Oppure, come nel più ricorrente dei suoi incubi, le ombre avranno la meglio?

Recensione di Elena Malvica

Le prime pagine del libro

Era l'ultimo corpo.
Una sensazione travolgente, simile a un congedo. Inspirò a fondo e si lasciò pervadere dallo stormire degli alberi.
A suo modo, per quanto spoglio e senza pretese, quel posto era bello e con il tempo era diventato quasi sacro: la terra morenica, il balenare dei tronchi dei pini morti, le betulle con le prime foglioline verdi.
Ne avevano scaricati lì otto e quello era il nono. Li ricordava tutti: non tanto i tratti del viso quanto le loro note, le loro frequenze, la vibrazione prodotta dalla loro corda vitale.
Ora non più.
L'ultimo corpo.
Abbassò gli occhi a guardarlo.
Jeans e scarpe da ginnastica, camicia, cintura, giacca marrone. Un magnifico esemplare di homo sapiens. Avevano avuto modo di conoscersi, perché per un po' si erano frequentati. Bei vestiti, del genere che piaceva a lui. Gli capitava di provare dispiacere nel doversi sbarazzare di tutti quegli effetti personali. Dopotutto era stato educato alla sobrietà, a prendersi cura delle risorse della terra in maniera umile e responsabile.
Alzò gli occhi verso il cielo, bassissimo a quella latitudine, non lontano dal circolo polare artico. Le nubi correvano vicine alla testa delle persone sfiorandone la fronte. Presto il sole non sarebbe più tramontato fino all'autunno, quando il freddo avrebbe staccato le foglie dagli alberi e l'inverno russo sarebbe arrivato da est.
Gli mancava suo fratello.
Per tutta la vita erano stati una cosa sola, immagine riflessa uno dell'altro, condividendo pensieri ed emozioni, ma ora intuiva il baratro. Si teneva informato sull'evolversi della situazione nell'aula di sicurezza, ma la solitudine lo tormentava e lui non era bravo a sopportare la sofferenza. Pulì con cura il bolzone sul muschio.
Doveva poter condividere il dolore.

Recensioni dei clienti

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    Claudio

    18/07/2017 07.15.49

    Piu' che un passo indietro direi un salto nel vuoto. Nulla mi ha attratto in questo libro, lungo e noioso. Una stella in piu' oltre al giudizio "scarso" solo per la stima sui precedenti romanzi.

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    Carlo G.

    16/07/2017 06.03.55

    Meno male che siamo arrivati alla fine della saga! certo che a mio parere questo libro è molto tirato per i capelli. sembra quasi che venga scritto esclusivamente per mettrere la parola fine. Peccato gli altri mi erano piaciuti tantissimo questo ..assolutamente NO

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    vincenza

    13/03/2017 13.47.28

    Me lo sto gustando lentamente, per paura che termini troppo in fretta. La Marklund non delude mai e la sua protagonista Annika matura di romanzo in romanzo. Un giusto mix tra mistero e indagine, tra giornalismo d'inchiesta e thriller, tra vita privata e vita sociale. Per chi nei gialli cerca la trama ma anche un significato.

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