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Il festival di Sanremo. Parole e suoni raccontano la nazione
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Descrizione


Il 30 gennaio 1964 Gigliola Cinquetti, accollata in un abitino acqua e sapone e lanciando occhiate maliziosamente candide, debuttò a Sanremo: Non ho l'età, ideata da professionisti di lungo corso come Nisa, Panzeri e Colonnello, non era solo l'efficace confezione melodica di un testo esile con un buon attacco. Era il frammento di un più complessivo discorso sulla nazione e in questo caso una delle risposte alla sfida dell'autodeterminazione femminile e della libertà sessuale. Quella serata non è che un tassello di una foto di famiglia lunga 60 anni nella quale riconosciamo volti e voci diventati monumenti nazionali incontestati (da Nilla Pizzi a Domenico Modugno, da Mina a Vasco Rossi) discussi (da Claudio Villa a Orietta Berti fino a Toto Cutugno), alcuni dimenticati, altri ancora freschissimi. La tradizione era iniziata nel 1951: l'Italia non riusciva a rielaborare le ferite del recente passato e preferiva alludere a sé stessa ricomponendo come poteva, con leggerezza quasi frivola, reminiscenze da melodramma o realismo da chansonnier, pezzi di una nazione che aspirava alla democrazia e alla modernità. Il Festival è arrivato indenne, sorvolando mille traversie, fino a questi giorni: non è solo audience, kermesse, dietrologie e pettegolezzi, noia o passione; è anche uno dei momenti in cui una fibrillante democrazia occidentale si racconta e si interroga.
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Dettagli

2011
3 febbraio 2011
422 p., Brossura
9788843052721
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Indice

Introduzione
1. Vola colomba: i materiali per ricostruire la nazione (1951-60)
Le origini
Le molteplici Italie degli anni cinquanta
Rielaborare il passato
Fra tradizione e rinnovamento
"Aprite le finestre al nuovo sole": l'Italia in trasformazione
La stagione delle orchestre a Sanremo
Le forme della canzone
"Volare oh oh cantare": il boom
2. Da Le mille bolle blu a Ciao amore ciao: speranze e delusioni di un paese in ascesa (1961-67)
Le mille bolle blu: una nuova Italia
1961: quattro canzoni
Voci
Sanremo si internazionalizza
Una nuova leva diserta Sanremo
Presessantotto: il beat
Tenco ed Endrigo: i cantautori e le costruzioni melodiche sul tema del viaggio
Ciao amore ciao: la crisi
3. "La festa appena cominciata è già finita": tra centro-sinistra e "lungo Sessantotto" (1968-80)
Il Sessantotto al Casinò
Il ritorno al villaggio
La decadenza e la rielaborazione del nazionale-popolare
Maschi e femmine negli anni del movimento femminista
4. "E vola vola si va": il nuovo boom (1981-95)
Sanremo-disco. L'influenza delle musiche degli ultimi anni settanta
Nel tempo del duopolio televisivo: il nazionale-popolare di Pippo Baudo
Il ritorno dell'orchestra
Rinverdire le radici: i primi anni novanta
Il premio che divise il buono dal cattivo gusto
5. La terra dei cachi: nell'Italia frantumata (1996-2010)
L'alternanza
Il decennio di Berlusconi
I nuovi mostri tra belcanto e disincanto
Italia Italia!
6. Sanremo giovani di Matteo Piloni
Le Nuove proposte in un Festival âgé
Trampolino di lancio
I giovani cantano i giovani
I giovani cantano d'altro
Il rapporto con i reality
Bibliografia

Voce della critica

Riflettere sulla storia nazionale nel centocinquantenario dell'Unità significa anche illustrare i legami tra la società e la cultura italiana, soprattutto nella sua dimensione popolare. In tale direzione, può aiutare lo studio dei rapporti fra le canzonette di Sanremo e i rivolgimenti intervenuti lungo l'ultimo sessantennio. Partendo da una tesi di laurea del giovane Matteo Piloni, cui in queste pagine si deve l'approfondimento su Sanremo giovani, Serena Facci (docente di etnomusicologia a Tor Vergata) e Paolo Soddu (che insegna storia contemporanea a Cremona) costruiscono un saggio che piacerà non solo agli storici, ma anche agli appassionati di musica popolare: gli spartiti riprodotti, le fini notazioni tecniche, l'indice dei nomi basato sui titoli sono altrettante ottime idee. Di edizione in edizione, viene ripercorsa la storia del costume nazionale attraverso i suoi versanti meno progressisti (ben rappresentati da Non ho l'età, Chi non lavora non fa l'amore, Luca era gay) come pure mediante la rievocazione delle più rare istanze progressive (è il caso di Pensa, brano antimafia di Fabrizio Moro). La rassegna, arricchita dai riferimenti all'evoluzione musicale nel resto del mondo, nonché da illuminanti osservazioni di sintesi, per esempio sulle prevalenze di genere fra gli interpreti nel trattare i diversi temi, si arresta prima della vittoria nel 2011 di Vecchioni, cui dobbiamo un toccante grido di dolore e di speranza per la tormentata stagione attuale, anche se forse il pezzo più rappresentativo della nostra realtà nazionale portato al festival è stato La terra dei cachi di Elio & Le Storie Tese, anno 1996, vittoria elettorale dell'Ulivo e del centrosinistra.
Daniele Rocca

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