Fidarsi di uno sconosciuto. Economia e virtù nel tempo delle crisi

Luigino Bruni

Editore: EDB
Collana: Lampi
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 9 febbraio 2015
Pagine: 96 p., Brossura
  • EAN: 9788810567036
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Descrizione
Perché dovrei fidarmi di uno sconosciuto? A questa domanda fondamentale di ogni economia di mercato si potrebbe rispondere che la storia degli scambi e dei commerci ha lungamente beneficiato della fiducia e della giustizia e che nel tempo delle crisi anche tutte le altre virtù - dalla speranza alla prudenza, dalla fortezza alla temperanza - hanno svolto e svolgono un ruolo importante. La spersonalizzazione delle relazioni economiche dipende in larga parte da un sistema finanziario lontanissimo e indipendente dai rapporti umani di fiducia, retto sulla ricerca del massimo tornaconto dei proprietari delle grandi banche, delle assicurazioni e delle imprese multinazionali. Per superare questo modello di sviluppo, de-mercantizzare la società, sottrarsi alla logica esclusiva delle merci, dei prezzi e del consumo, ridare valore alle cose oltre il calcolo utilitaristico servirebbero un coraggio civile e una forza di pensiero pari almeno a quelli che generarono il movimento cooperativo europeo. All'alba del capitalismo esso aveva tentato un'altra via al mercato e all'impresa, e per questo metteva in discussione i diritti di proprietà, la distribuzione del reddito (un tema ormai uscito dai libri di economia), il potere, l'uguaglianza delle opportunità tra i soggetti economici, senza negare né la libertà né il mercato.

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    alida airaghi

    22/07/2015 07:03:50

    Il Professor Luigino Bruni, che insegna Economia Politica all'Università Lumsa di Roma, ed è firma illustre del quotidiano cattolico "L'Avvenire", offre in questo libriccino alcune auree regole intese a coniugare capitalismo e gratuità, mercato e carità, sulla base degli insegnamenti evangelici e delle sette virtù teologali-cardinali. Se quindi il "nostro capitalismo individualistico-finanziario, che sta trasformando il mondo in un ipermercato senza persone, senza incontri, senza parole, senza onore e riconoscimento dell'altro" risulta in effetti l'incarnazione disumana, sfruttatrice, impietosa del Male cosmico, immanente e trascendente,...secondo le francescane indicazioni del Professor Bruni ad esso dobbiamo strenuamente opporci appellandoci ai valori cristiani della fiducia reciproca, della speranza, della comprensione e del perdono, della giustizia e della sobrietà. Così, e solo così, il mondo avrà la forza di contrastare la finanza predatrice di Wall Street, l'ingordigia della Borsa, la strafottente cupidigia dell'homo oeconomicus contemporaneo. Tornando magari alla benevola e virtuosa teoria del "giusto prezzo" medievale, forse al baratto, e soprattutto alla "fede dei nostri antenati, capaci di dar inizio a cantieri di vere grandi opere perché animati dalla fede in cose più grandi della loro esistenza terrena". Per intenderci, alla disinteressata fede di Comunione e Liberazione, al rifiuto del possesso dello Ior, agli attici cardinalizi, alla Divina Provvidenza pugliese...Convintamente cattolico, Luigino Bruni indica in Abramo, possessore solo della tomba della moglie Sara, un campione di questo nobile sprezzo di qualsiasi proprietà, dimenticando quali e quante ricchezze avesse accumulato il patriarca, non sempre simbolo di coraggiosa virtù. E sorvolando anche sui propri elzeviri nel giornale della Cei, così spesso aggressivi, diffamatori, volgari, irrispettosi nei riguardi dell'altro, verso cui predica solidarietà e agape.

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