La figlia del reverendo

George Orwell

Traduttore: M. Bonsanti
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 366 p., Brossura
  • EAN: 9788804543701
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Recensioni dei clienti

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    stefano

    12/03/2008 11:45:35

    Mi è piaciuto parecchio, ma in fin dei conti Orwell (vero nome di Eric Arthur Blair) è una garanzia. Dovrei leggere un libro si ed uno no un suo romanzo o saggio e son sicuro che non mi stancherei mai. I suoi libri sono spaccati della vita comune degli anni 30-40. Sono toccanti, ironici (non palesemente comici), drammatici e riescono ad appassionare senza dover raccontare o romanzare all'eccesso rendendo inverosimili le storie. In questo libro troviamo Dorothy, una devota e "quadrata" figlia di un reverendo Anglicano, alle prese con gli enormi debiti da saldare, un padre troppo fiero per "abbassarsi" al livello delle persone del ceto medio-basso, i mille lavori e lavoretti che giornalmente deve portare a termine e che complicano e rendono frustrante la sua vita. Orwell anche in questo romanzo, scritto più o meno quando aveva 30 anni, riesce a farci vivere ed assaporare (qui, dovrei dire purtroppo dati i sacrifici e le violenze subite giornalmente) la dura vita del ceto medio/basso di un comune paesino nei dintorni di Londra; sono anni in cui se hai un lavoro da dipendente dovi, per forza, sottostare ai sopprusi del tuo datore di lavoro, quasi come oggi 8D (ho detto "quasi"). Le chiare critiche alla religione (sembra quasi che l'autore voglia parlarci attraverso le parole di alcuni personaggi) ed alla società dell'epoca possono essere tranquillamente riportate ai giorni nostri. Un libro che non dovrà mancare nella vostra collezione. Come tutti i libri di Orwell. per il voto sono indeciso tra 4 e 5...

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    roberto cocchis

    03/12/2007 11:44:39

    L'autore non lo amava molto, ma è un romanzo geniale, anche se forse è rimasto un po' grezzo. E' lungo ma passa via senza problemi, potrebbe durare anche un altro po' e non annoierebbe.

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    alessandro guardabassi

    20/02/2007 11:21:47

    Vero, probabilmente uno dei meno efficaci libri di orwell, ma anche terza opera del grande scrittore, scritta poco più che trentenne. La cosa che stupisce è la capacità di orwell come sempre di vedere oltre il suo tempo, di scardinare le strette maglie del perbenismo inglese dei primi del secolo, di essere mai banale rispetto alle valutazioni delle situazioni in cui la povera Doroty si viene a trovare. Geniale il rapposrto col Signore W., un uomo simpatico, irriverente, sporco e pulito al tempo stesso: indimenticabile la sua invettiva contro i Cristiani: "Ma davvero voi credete nell'inferno e nel paradiso? Davvero voi credete che l'inferno sia fatto di fiamme e di fuoco e di sofferenze? Ma allora, visto che io andrò sicuramente a finire lì, perché lei, signorina doroty, se ne sta lì tranquilla a parlare con me? Se io avessi un cancro lei sarebbe preoccupata ed in pena per me e si darebbe da fare per guarirmi. Perché invece pur conoscendo la fine che sto per fare non fate niente di serio per salvarmi?"

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    Cecilia

    28/09/2005 17:21:21

    La povera Dorothy, figlia del reverendo di Knype Hill, succube di pettegolezzi provinciali, si ritrova ad affrontare uno scorcio di vita del tutto nuovo rispetto agli stereotipi a cui era abituata; si trova ribaltata in una vita dalle sembianze crudeli, in cui dovrà sopravvivere con le sole sue forze, e per la quale perderà la fede, unico fine del suo quieto vivere a Knype Hill. Un romanzo sottile, e paradossalmente profondo, per il quale il tentativo di ribellione dell'animo ritorna ad essere prigioniero dell'abitudine. Orwell ci illustra con "La figlia del reverendo" la vita provinciale di primo Novecento condizionata dai dogmi della fede e oppressa dalla stretta mentalità della gente poco istruita. Digressioni nei pensieri della protagonista, perdite di memoria e successive riflessioni individuali fan sì che l'evoluzione caratteriale della ragazza trovi un'alternativa alla solita vita destinata però a tornare una "vita di vecchio stampo".

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    Stella

    04/04/2005 19:26:55

    Come non definire Orwell semplicemente grandioso in ogni sua opera? Fra tutti i suoi romanzi il meno efficace, ma imperdibile nonostante tutto. Ripubblicate Giorni in Birmania!

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