La figlia della fortuna

Isabel Allende

Traduttore: E. Liverani
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Edizione: 10
Anno edizione: 2000
Pagine: 336 p.
  • EAN: 9788807015625

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Recensioni dei clienti

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    marge

    08/09/2016 21:41:12

    Ho letto altri libri dell' Allende e non mi hanno mai deluso. Consigliato; il modo di scrivere scorrevole, la trama fanno sì che il libro si legga molto velocemente.

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    Valeria

    03/09/2015 09:57:40

    Bello! Le prime pagine un po pesanti e lunghe di descrizioni ma poi ti prende nella trama. Emozionante e commovente come la protagonista abbia imparato a camminare con le proprie gambe durante la sua avventura. La figura dell'amico cinese è entusiasmante e in alcuni casi rassicurante.

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    morena

    10/04/2014 13:40:29

    Bello, mi è piaciuto, mi sono sentita coinvolta nelle vicende dei personaggi che ho seguito nei loro viaggi, nelle loro passioni, delusioni, ipocrisie, apparenze, inganni e paure ... Consigliato

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    Isabella

    31/03/2014 17:37:57

    La trama è semplice ma la narrazione è superba, complessa, articolata e appassionante. I personaggi sono ritratti a tutto tondo e i paesaggi descritti sono magnifici, tuttavia il libro è penalizzato da un finale aperto che lascia l'amaro in bocca.

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    UCCI

    06/12/2008 18:07:44

    Trovo che la trama sia abbastanza banale. Nonostante ciò il libro è ben scritto e la trama nella sua semplicità nel complesso,ripeto,banale è ben articolata e riesce a catturare il lettore senza difficoltà. La descrizione minuziosa della vita dei personaggi porta a conoscerli ed amarli. Il libro ha alcuni punti interrogativi che non hanno una risposta, ma questo rende il libro più interessante e avvincente.Nel complesso, una lettura interessante ma senza troppe pretese 4-

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    pasquale

    15/02/2007 00:55:16

    Mi e' piaciuto. Mi ha ricordato un po' la Casa degli Spiriti come emozioni. Voto 4-

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    FRANCESCO

    27/06/2005 10:29:10

    bellissimolibro. storia molto coinvolgente, a tratti entusiasmante.

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    FEDERICA R

    20/01/2005 12:43:02

    Primo libro dell'Allende che ho letto.Lo consiglio vivamente:il percorso di Eliza mi ha coinvolto e poi il libro è scritto bene.

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    jackfrusciante

    08/01/2005 16:27:21

    trama superbanale...

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    Stefania

    16/10/2002 13:35:00

    E' un libro fantastico, uno dei migliori che io abbia mai letto, e l'ho capito perché mi ha "preso" da subito: non vedevo l'ora di continuare nella lettura, e approfittavo di ogni minuto libero per avanzare di qualche pagina! Arriva dritto dritto al cuore del lettore. Provare per credere...

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    Simona

    14/11/2001 17:19:11

    Meraviglioso!!! Ho divorato questo libro in tre giornate e vi ho trovato dentro tutta la magia di "la casa degli spiriti" e non solo, la passione di Eliza, una Cina sconosciuta e misteriosa, la corsa all'oro.... decisamente uno dei romanzi che più è riuscito ad appassionarmi negli ultimi tempi.

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    manuela

    16/04/2001 14:43:17

    L'ho trovato il libro più riuscito della Allende, in particolare perchè non ricalca i solito romanzi mielosi e banali, e perchè risulta essere un vero e proprio romanzo di formazione di Eliza e degli altri personaggi. Nel finale, che non è nè banale, nè scontato, Eliza raggiunge una maturità nuova, piena, che evidentemente rispecchia quella raggiunta dall'autrice.

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    Monica Renna

    08/03/2001 00:14:32

    Come ogni opera d’arte La figlia della fortuna è uno specchio, in esso si riflettono il nostro universo e l’essenza del nostro essere; ecco spiegato come alcuni abbiano letto il romanzo senza essere travolti dalla storia e sono rimasti sul veliero, spettatori spaventati alla prospettiva di lanciarsi nella corsa all’oro e alla libertà (simbolico tema interpretabile in parallelo all’attuale corsa alle ricchezze tecnologiche e all’incapacità di gestire la libertà conseguente); altri non sono neppure partiti da Valparaiso, vittime di giudizi puritani e riduttivi, ma non meno volgari per questo. Chi è partito con Eliza - rischiando tutto nella stiva della nave affollata, e poi per mano all’affascinante Tao, compagno di viaggio e di vita, simbolo di un’auspicabile unione fra il sapere orientale e la cultura occidentale, il riaccostarsi alla natura, tendenza oggi diffusa che vede nell’Allende un’antesignana - ha trovato con Isabel un nuovo modo di amare: non più passione dirompente e distruttiva, ma quotidiana ricerca di complicità, affinità e completezza che ci consenta di evolvere come individui nell’universo, cercando il significato del nostro passaggio. Si potrebbe affermare che la scrittura dell’Allende si sia elevata, la donna carnale e terrena che non voleva permettere allo spirito di Paula di librarsi ha partorito una nuova donna, più consapevole ma non per questo meno viva, che viaggiando molti centimetri sopra i pregiudizi e la materialità, ci accompagna verso l’essenza della vita stessa, tenuta per mano anche da Paula, la sua guida. Siamo pronti per questo nuovo viaggio?

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    Edoardo Di Bisceglia

    25/04/2000 10:13:31

    La lettura di un libro, qualunque sia la sua levatura letteraria, ha da lasciare nell'animo di chi legge sensazioni e profumi dimenticati o mai provati in questa vita. Spesso testi normalmente redatti col solo scopo di sfruttare un passeggero interesse della gente verso un genere letterario nuovo finiscono per diventare inconsapevolmente dei capolavori. Ma nel caso in questione si è cercato spudoratamente di attrarre l'attenzione dei numerevoli seguaci di una pur bravissima scrittrice sfruttandone la fama e il successo.Il libro non ha niente da spartire neppur lontanamente con un qualsivoglia altro testo che possa considerarsi letteratura.Con questo, e concludo, tengo a ribadire sinteticamente il mio disprezzo per il suddetto testo: per me "la figlia della fortuna" è una cacata pazzesca.

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    michela

    07/04/2000 15:40:02

    mi ha lasciato un bel po' perplessa, abbastanza scontato, un po' banalotto, tanti buoni stimoli mai decollati, cosa è successo all'autrice di Piano infinito ecc, dove il lettore veniva letteralmente assorbito dalla storia dai personaggi, qui tutto è distaccato come attraverso un vetro, si salva solo per l'inequivocabile professionalità di narratrice

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    barbara

    06/03/2000 11:40:36

    Un'altra grande figura di donna presentata dall'autrice sebbene lo spirito non sia più lo stesso di Eva Luna. Il libro, sicuramente meno ottimista, non manca però di alcune caratteristiche comune a tutti i romanzi della scrittrice. Sicuramente è un bel libro da leggere con passione.

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    silvia manzani

    05/01/2000 14:26:35

    Ancora una volta la fantasia e la poesia di Isabelle Allende non hanno fatto a meno di colpire la mia sensibilità.Eliza ha una femminilità sconcertante che paradossalmente si esprime anche nella maschilità: lei colpisce fin dalle prime pagine del libro così come lo fanno Eva Luna e le altre protagoniste degli altri splendidi romanzi.Il finale è indimenticabile perchè non libera solo Eliza ma anche il lettore che si sente inevitabilmente sollevato e , allo stesso tempo,positivamente scosso. Un libro meraviglioso.

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    rosaria

    03/12/1999 22:00:36

    Mi ha lasciata sconcertata il finale. Non mi aspettavo che l'Allende, sempre positiva, con parole e contenuti capaci di "scaldare"l'anima pensasse un finale così triste, negativo e freddo. Temo che la morte di Paula abbia inaridito il cuore della Allende, che non riesce più a trovare e trasmettere energia positiva. Scrivetemi per dirmi cosa ne pensate voi.

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    anna_wood64

    21/10/1999 23:12:47

    non e' entusiasmante come "eva luna", "la casa degli spiriti" o "Paula", si lascia leggere, ma e' troppo banale e gia' letto... non nasce dal cuore ma forse dalla necessita' di pubblicare in ogni caso un libro per contratto.

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Allende, Isabel, La figlia della fortuna, Feltrinelli , 1999
Buitrago, Fanny, La signora del miele, Feltrinelli , 1999
Ferr‚, Rosario, La casa della laguna, Fazi, 1999
Cerda, Martha, La borsa della signora Rodrguez, il Saggiatore , 1999
recensioni di Milano, E. L'Indice del 2000, n. 02

Isabel Allende è tornata. Le peripezie culinarie di Afrodita (1997; Feltrinelli, 1998, cfr. "L'Indice", 1998, n.4) avevano segnato una tappa singolare nella produzione dell'autrice. La figlia della fortuna è invece un ritorno alla modalità narrativa che le è più caratteristica, dove l'approccio istintivo e sensuale non perde rilevanza, ma viene subordinato ai ritmi di una sequenza biografica. Questa volta i riflettori sono puntati su una giovane cilena divenuta avventuriera per amore, che divide la sua vita tra le mura della casa di una Santiago confusionaria e vitale di metà Ottocento e gli spazi senza legge della California della febbre dell'oro.
È complicato spiegare le origini di Eliza Sommers, le cui vicende tortuose precedono la nascita; arriva al mondo da orfana, ma non lo è del tutto, vive la sua infanzia sotto la protezione di una coppia di fratelli inglesi, ma trova genitori d'elezione fuori da quel nucleo, tra le braccia di Mamá Fresia, la domestica, e del capitano John Sommers, il terzo fratello, che vive sul mare e compare di tanto in tanto. Quella stessa confusione che moltiplica e complica i ruoli convenzionali su cui si fonda la sua esistenza l'accompagnerà per tutto il suo cammino fino a trasferirsi direttamente sul suo corpo, e culminando nella forma irruente dell'agnizione. Contro ogni previsione, però, Eliza non viene affatto travolta dal conflitto di identità generato da tale caos simbolico; ella invece si mostra libera di accettare quanto le offre chi le sta intorno, e arriva addirittura a giocare a suo vantaggio sfruttando i punti deboli dei ruoli altrui.
Ma se il nuovo romanzo di Allende si configura, a livello tematico, come un ritorno ai tempi di D'amore e ombra (1984; Feltrinelli, 1991) ed Eva Luna (1987; Feltrinelli, 1991), si percepisce anche un offuscamento dei toni brillanti e favolosi cui l'autrice ci aveva abituati. In sostanza sembra essere venuta meno gran parte del lustro mitico-fantastico conferito ai personaggi e al loro mondo, dove l'assunzione delle leggi del corpo e dei sensi come norma direttrice conduceva al trionfo dell'irrazionalità, ora ridotta entro confi-
ni più realistici.
E per quanto smaliziati e attenti noi lettori siamo, dobbiamo ammettere che un po' ci piaceva lasciarci cullare dalla carezzevole illusione che da qualche parte i buoni sono buoni fino in fondo, e magari anche un po' magici.
Il ritorno di Isabel Allende induce a una breve rassegna di opere di scrittrici di area ispanoamericana anch'esse pubblicate di recente. A questo punto ci si ritrova di fronte alla solita questione; chi si occupa della letteratura dei paesi dell'America Latina è solito avere una particolare predisposizione alle presentazioni in serie; basti pensare all'effetto minestrone degli anni del boom. E ancora peggio, quando si tratta di autrici, si incorre nella sgradevole possibilità di risultare animati da una mancanza di lucidità offuscata da ombre misogine. D'altra parte le opere stesse cui mi riferisco rimandano più o meno apertamente a una radice comune, poiché sviluppano secondo sensibilità propria alcune coordinate comuni sulla scia del successo della stessa Allende. Si tratta di autrici che accolgono ampiamente il tributo del realismo magico di García Márquez e ne riprendono i differenti aspetti con il condiviso intento di valorizzare la figura femminile. Vediamo come.
Martha Cerda, messicana, dichiara il suo legame con lo stile dell'autore colombiano nel momento stesso in cui se ne discosta per porsi in deliberata relazione anche con la tradizione borgesiana, quando afferma che il nome giusto per la sua scrittura è "realismo fantastico. Non magico. La differenza tra i due termini è molto sottile. Nel realismo fantastico non esiste una chiara distinzione fra realtà e fantasia. Nel realismo magico, invece, è possibile registrare il passaggio da una all'altra". Una distinzione già presente in Tutta una vita (1998; il Saggiatore, 1998), una storia d'amore vissuta da un punto di vista decisamente originale: è difficile stabilire se il narratore sia intra- o extradiegetico se si tratta del feto che per i lunghi anni della separazione della madre dall'amato resta a osservare gli eventi, aspettando il loro congiungimento per venire al mondo. In La borsa della signora Rodríguez le coordinate spazio-temporali finiscono per perdere completamente valore. I ricordi si mescolano con i pensieri e con le stesse parole che leggiamo, alla rinfusa nella borsetta della protagonista, oggetto che è parte viva e inscindibile del suo essere, così come la donna che la indossa è corpo vitale e al tempo stesso identità di carta che sotto la volontà dell'autrice si trasforma costantemente: si piega secondo i capricci delle sue mani, sventola sotto il suo soffio, brucia, se lei lo decide, ma soprattutto avvolge le cose prendendone la forma senza mai appartenere alla loro sostanza. E così la cicciottella signora Rodríguez rimane incinta mentre perde i denti da latte e legge il proprio manoscritto fino alla fine scoprendo in anticipo quale sorte l'attende.
Rosario Ferré si muove su un versante diverso della stessa tradizione letteraria, quello più vicino ai canoni del realismo. In una Puerto Rico in cui manca fisicamente lo spazio naturale che ispira i miti d'incontaminato splendore delle opere di García Márquez, i romanzi si popolano di persone, e dell'autore colombiano Ferré accoglie il gusto per le saghe famigliari, attraverso cui la narrazione si lega saldamente alla storia dell'isola, sempre in bilico tra le aspirazioni di integralismo e indipendenza rispetto agli Stati Uniti, in un conflitto interno che dà la misura della sua profonda carenza d'identità. La casa della laguna comincia con un lungo albero genealogico. Isabel, protagonista e narratrice, ripercorre la storia della sua famiglia e di quella del marito Quintín al fine di intrecciare i ricordi e legarli definitivamente nella memoria. L'attività narrativa della donna, segreta in partenza, viene poi intercettata dal marito, molto meno entusiasta dell'idea di vedere i fatti della propria famiglia esposti al dominio di chi incontri quelle pagine, e scrupoloso difensore di una visione più storicamente esatta. Questa storia parallela, che prenderà la forma di un vero e proprio scontro sulla carta fino a coinvolgere le vicende famigliari, è il punto di maggior interesse dell'opera, che assurge a metaromanzo sulle modalità della fiction e della cronaca a partire da un conflitto di genere. Grazie all'intervento diretto di Quintín, personaggio che si ribella al suo ruolo passivo, inoltre, la narrazione assume carattere polifonico, e acquisisce di conseguenza vivacità drammatica e tensione dinamica. Rispetto a Vicini eccentrici (1998; Piemme, 1998), La casa della laguna appare più complesso e ricco di stimoli, per quanto la struttura di base sia molto simile. Nel primo, la saga famigliare che si snoda attraverso il racconto di Elvira, discendente della dinastia dei Rivas de Santillana, appartenenti alla grande aristocrazia della terra, e dei Vernet, industriali filostatunitensi, comunica spesso la sensazione di trovarsi di fronte a situazioni e personaggi non completamente indipendenti rispetto a idee e stereotipi che li hanno generati.
Chiude la carrellata una spumeggiante favola della colombiana Fanny Buitrago, pubblicata di recente in edizione economica. La signora del miele è la storia di una Cenerentola che è riuscita, dopo anni di venerazione incondizionata e univoca, a portare all'altare un Principe Azzurro sbagliato. Teodora Vencejos vive da sempre all'umile servizio di Galaor Ucrós, il cui attraente aspetto fisico contrasta con l'arido opportunismo che ne governa le azioni, e l'abnegazione le impedisce di gestire con consapevole padronanza le sue enormi ricchezze, una fortuna materiale che le era stata occultata dalla classica matrigna cattiva, ma soprattutto una straripante sensualità che trasmette immediatamente a chi solo le passa vicino, ma di cui nemmeno si accorge. Come nelle migliori favole, un bacio e una pozione magica salvano l'eroina, che nel frattempo si è pure addormentata, casomai qualcuno non si fosse accorto che la vernice luccicante che l'autrice sparge a grosse pennellate è proprio quella del mondo incantato delle fiabe. A rimuovere ogni dubbio sulla parentela che lega anche questo romanzo alle opere del suo egregio connazionale basta il nome della corrente cui esso si ascrive: lo chiamano "erotismo magico", quel filone tutto femminile e ispanoamericano in cui la suggestione delle atmosfere di Macondo passa al servizio del corpo femminile e lo rende mitico.

Eliza è stata adottata, ancora neonata, da una ricca famiglia di Valparaíro che ne vuole fare una donna della buona società cilena. Ma il suo spirito ribelle non può seguire troppo a lungo le rigide regole anglosassoni che le vengono imposte. La prospettiva di un matrimonio di convenienza e l'amore per un giovane avventuriero la spingono alla fuga. Inseguirà questo sogno d'amore attraverso tutto il continente americano, mentre gli anni passano e la ricerca di Joaquin Andieda, il giovane da lei amato, si trasforma nell'unico scopo della sua vita. Sullo sfondo della vicenda i febbrili anni della corsa all'oro e gli ultimi dei pionieri americani.
Ancora una volta Isabel Allende ci racconta la sua visione della libertà e della passione con lo stile immaginifico e trascinante, tipico della narrativa latino-americana.