Traduttore: R. Montanari
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 168 p., Brossura
  • EAN: 9788806168957
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Recensioni dei clienti

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    Sergio

    19/06/2015 16:37:46

    No, non pensate di leggerlo come un qualsiasi romanzo... di poterlo chiudere e riaprire a piacere vostro..... Questo figlio di dio è capace di prendervi per i piedi e trascinarvi giu grotte ricavate negli anfratti delle montagne del tennesse... di fare di voi la sua compagnetta che non ha mai posseduto e poi lasciarvi in pasto ai lupi. Gia perchè Lester Ballard è un mostro delle montagne, capace di una cattiveria senza sentimento e senza spiegazione alcuna. Perchè, si, con Mcarhty ormai l'abbiamo già capito, la cattiveria e la disumanita fanno parte dell'umano piu di qualunque altro sentimento, e dunque non scandalizzatevi in alcun modo se questo figlio di un dio e disposto a qualunque oscena meschinita. Poi se a fare da contrappunto a tutto questo è una natura selvaggia infinita immersa in un perenne e drammatico inverno-inferno, forse riusciamo anche a comprendere che l'uomo è soltanto un dannato animale.

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    alida airaghi

    28/08/2014 10:20:49

    Ambientato nel Tennessee contadino più squallido e ottuso, questo romanzo di Cormac McCarthy ha come protagonista un uomo violento e solitario, che conduce un'animalesca esistenza in "una vecchia casa di assi", in simbiosi col suo fucile, con asce e coltelli, con le bestie del bosco, e con i pochissimi esseri umani che riescono a sopportare la sua presenza. Lester Ballard "è piccolo, sporco, con la barba lunga. Si muove con impacciata ferocia tra la paglia secca, in mezzo alla polvere e alle strisce di luce...Nient'altro che un figlio di Dio come voi, forse". Ma di un dio minore, evidentemente, a cui non crede, convinto solo di dover difendere rabbiosamente il suo minimo spazio vitale, e la sua sopravvivenza ferina. McCarthy ne descrive con implacabile precisione e oggettività ogni movimento, soffermandosi solo sui suoi gesti esteriori: dai più umilianti e banali a quelli derivati dalla sua indifferente crudeltà. Lester Ballard sembra non avere anima né sentimenti, quindi l'autore non fa alcun cenno ad essi. Lo racconta in terza persona, osservandolo da distanza ravvicinatissima. E lo fa raccontare dal coro anonimo dei suoi compaesani,esasperati o compiaciuti della sua asociale brutalità, ma spesso selvatici quanto lui. Furbo e cattivo, fa del suo odio un'arma rivolta contro tutti: vicini di casa, fedeli della parrocchia, animali selvatici e domestici, e donne. Soprattutto donne. Da spiare, sporcare, offendere, violentare, uccidere. Durante un inverno impietoso, Ballard si trasforma da morboso guardone di coppiette a loro assassino, ossessionato dai corpi morti su cui infierisce, accoppiandosi coi cadaveri delle ragazze, svestendole e rivestendole con furore necrofilo, abbandonandosi a ogni perversione e crudeltà prima di collezionarne e nasconderne i cadaveri. Braccato dalla legge e dal desiderio di vendetta dei suoi concittadini, muore banalmente in prigione per una polmonite, senza pentirsi: sepolto in solitudine come conviene a un mostro, "figlio di dio".

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    marcello

    03/08/2014 12:50:57

    Con questo ho letto tutto McCarthy e credo di essermi lasciato in fondo il più cattivo, il più inutilmente cattivo. Già con Suttree questi personaggi che emergono dai margini dell'umanità hanno portato a considerare i derelitti d'america come una galassia da comprendere e da guardare come fratelli sfortunati, ma Lester è troppo cattivo, troppo pazzo, troppo solo, troppo subumano per fare parte della società civile od incivile che sia.....ma è Figlio di Dio (?)

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    Luciano

    01/02/2014 20:11:22

    Da La strada a questo libro c'é un abisso. Questo é il diario di uno psicopatico, scritto neanche troppo bene. Non sembrano neanche scritti dallo stesso autore.

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    Maurizio Ricci

    21/02/2013 15:37:03

    Un McCarthy minore. Si può tranquillamente fare a meno di leggerlo; le pagine migliori rimandano (o forse vorrebbero farlo) a Raymond Carver, ma il tutto suona falso, come se questo fosse lo svogliato svolgimento del compito in classe di "cattiveria sociale".

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    Luca

    14/09/2012 17:42:08

    Lester Ballard è quasi una creatura soprannaturale, un essere abominevole che si nutre della natura violenta delle montagne del Tennessee, quella catena di roccia nera che sono gli Appalachi, un uomo marcio che si trascina sopra la neve marcia e le indondazioni e le segherie e il cattivo whisky di contrabbando, con un fucile e la bocca piena di bestemmie. E McCarthy tratteggia il tutto con infinita bravura, poche frasi, altissime come le sequoie, in un racconto implacabile con accompagnamento di banjo e follìa. La natura potentissima, da sempre protagonista della sua letteratura, e l'anima nera degli uomini, sempre colpevoli, sempre abbietti. Nessuna speranza, nessuna redenzione. Un altro capolavoro pazzesco.

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    diegoilterra

    30/01/2012 19:46:48

    violento, peso, crudo, unico, scorrevole...da leggere assolutamente...ma non certo un libro per tutti...

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    Piermaria

    28/08/2011 09:09:00

    Di tutti i libri dell'autore è quello che mi è piaciuto di meno. La ricerca della violenza e degli aspetti più animaleschi dell'uomo è troppo forzata. Altri romanzi di C. Mc Carthy invece sono più equilibrati nella narrazione. Immaturo.

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    francesco v

    06/06/2011 15:55:46

    Un giorno in metro mi ha fatto saltare due fermate. Proprio un altro livello ...

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    by Ax

    26/03/2011 20:25:51

    Diretto, secco, essenziale, crudo. È questo; in mezzo, una storia in solitaria, atavica.

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    marcostraz

    20/07/2010 10:52:15

    Libro bellissimo, che racconta una storia fuori dal comune in un modo fuori dal comune...a volte sembra quasi che non si stia parlando di un serial killer...e come sembra questi Stati Uniti "altri" rispetto a quelli del sogno americano tradizionale, hanno sempre un fascino maledetto...

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    Ale_Buttero

    09/07/2010 13:07:22

    E' una delle prime opere di Cormac McCarthy e si vede. Al di là di una capacità descrittiva fuori dal normale (tipica dell'Autore) all'opera manca pathos, manca l'epicità e la letterarietà di romanzi quali la Triologia della Frontiera o Meridiano di Sangue, se vogliamo andare su una successiva e notevole analisi del male. La storia scorre un po' noiosamente, a flash (alcuni dei quali ad onor del vero molto belli), e neanche la tematica morbosamente affascinante del killer seriale, socialmente emarginato e perso nella natura, riesce a farla decollare pienamente.

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    ricki

    07/05/2010 06:35:29

    una storia violenta e diretta che in effetti riesce a dare le peggiori emozioni possibile, vista la trama. così così

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    francesco

    10/04/2010 00:41:04

    dirompente ,descrive ,quasi precorrendo sinistramente i tempi, il prototipo del serial killer che tanto funesta le cronache della storia dei delitti degli anni 70 un po' dappertutto.mi colpisce di questo scrittore la adattabilita' estrema dei suoi libri ad essere rappresentati cinematograficamente.scorrendo le pagine del libro ho la inebriante impressione che mi accompagna dall'inizio alla fine di seguire le sequenze di un violento thriller.

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    gmb

    14/10/2009 12:09:24

    Letto dopo La Strada mi ha colpito e intrigato. Aspetto di leggere il capolavoro di McCarthy Suttree in uscita a giorni.

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    Roberto

    05/10/2009 22:37:02

    Ho già lasciato un commento su quest'opera eccelsa. Ma avendolo riletto... Gli archetipi generano miti. Thomas Harris pubblica nel 1989 The silence of the lamb, da cui verrà tratto il celebre film Il silezio degli innocenti, con una credibilissima Jodie Foster e un superbo Antony Hopkins. Seguiranno un paio di sequel quasi dimenticati. Arrivano epigoni a frotte, come da ultimo il francese Frank Thilliez, che si presenta con La stanza dei morti e Foresta Nera: entrambi omaggi al lavoro di Harris. Ma Son of God? Che dire di Figlio di Dio di questo grandissimo scrittore che è McCarthy? Anticipa di ben 26 anni (l'edizione USA è del 1973) la follia, il travestimento grottesco, la violenza feroce ed animale narrati da Harris. Solo che, a differenza di tutti gli altri scrittori, McCarthy non scrive, scolpisce pietra. Prosa potentissima, inarrivabile. Mccarthy è l'assoluto, eterno come le stelle, immutabile e solenne come il silenzio. Un titano immenso, oltre le categorie. Aspettiamo il Nobel per la letteratura. E' il minimo.

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    Andrea Campanella

    29/09/2009 11:19:28

    Ho finito solo ieri di leggere questo capolavoro che in poche parole riassume l'indifferenza di un uomo che di uomo ha solo l'aspetto. Il resto è solo una lotta bestiale per la sopravvivenza in un Tennessee così sconfinato e ben descritto da far sembrare l'immaginazione soltanto una leggenda poco credibile. La verità descritta con la sua buona dose di violenza sta alla base della letteratura di McCarthy, che anche con un solo sospiro sa far respirare milioni di lettori. Fantastico.

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    Roberto

    02/08/2009 18:46:58

    C'è da chiedersi cosa aspettino ad assegnare a McCarthy il Premio Nobel per la Letteratura. Ogni parola, ogni frase scolpisce la pietra, McCarthy ha una potenza narrativa che reca l'Eternità.

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    Alex

    06/07/2009 19:43:19

    Semplicemente F-A-N-T-A-S-T-I-C-O! Solamente la definizione ultima di Ballard ("un figlio di dio come tutti noi") è assolutamente geniale e racchiude in tre parole il fallimento dell'essere umano, solo nella sua mediocrità e perversione al centro di una natura perfetta. Il mio sogno è che questo capolavoro venga adattato al grande schermo da TERRENCE MALICK!

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    Fabio Palma

    10/03/2009 09:14:26

    Occhio alla data. Ora sappiamo da dove attinse Il silenzio degi innocenti, ovviamente lontanissimo ( il libro) dalla lirica di questo libro. E perfino Rambo che si perde nelle caverne, coincidenza molto, molto strana. Insieme a Zombie, della Oakes, IL libro sul genere. Con forse unico precedente in qualche capitolo de "L'uomo senza qualità" di Musil

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