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Il filo infinito - Paolo Rumiz - copertina

Il filo infinito

Paolo Rumiz

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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 21 marzo 2019
Pagine: 174 p., Brossura
  • EAN: 9788807033247

nella classifica Bestseller di IBS Libri Religione e spiritualità - Cristianesimo - Istituzioni e organizzazioni cristiane

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Il filo infinito

Paolo Rumiz

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Dopo Appia e Come cavalli che dormono in piedi, un nuovo grande viaggio. Da Norcia e ritorno, attraverso l’Europa dei monasteri, alla riscoperta dei nostri valori fondanti.

«È un filo che si tesse e si spezza a seconda degli incontri: dentro ci si capisce al volo anche con alfabeti diversi, fuori basta una testa calda per riportarci al tempo del "Prima noi!"» - Raffaele Oriani, Il Venerdì

“Oggi la vera terra di missione non è l’Africa ma quest’Europa che perde la bussola, riduce la fede a estetica, gioca con miasmi di morte, e dove i paesi che hanno voluto l’Unione sembrano i primi a volerla distruggere.”

«Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l'Europa con la sola forza della fede. Con l'efficacia di una formula semplicissima, "ora et labora". Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell'Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Unni, Vandali, Visigoti, Longobardi, Slavi e i ferocissimi Ungari. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell'esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all'abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d'Europa. Li ho cercati nelle loro abbazie, dall'Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una 'regola' più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l'utopia dei loro padri: quelle nere tonache monacali ci dicono che l'Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra 'lavorata', dove - a differenza dell'Asia o dell'Africa - è quasi impossibile distinguere fra l'opera della natura e quella dell'uomo. Un paradiso che è insensato blindare con reticolati. Da dove se non dall'Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa formidabile spinta alla ricostruzione dell'Europa? Quanto è conscia l'Italia di questa sua centralità se, per la prima volta dopo secoli, lascia in macerie le terre pastorali da dove venne il segno della rinascita di un intero continente? Quanto c'è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi?». All'urgenza di questi interrogativi Paolo Rumiz cerca una risposta nei fortini dove resistono i valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore. I guardiani dell'arca costituisce, insieme al canto epico «Evropa», un dittico dedicato all'Europa, alle sue origini, al suo futuro.

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    Chef Lord

    15/07/2019 23:43:47

    Un Rumiz diverso, distante dalle vette degli altri suoi lavori ma che ci lascia un testo godibile e punto di partenza per validi interrogativi.

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    mamarco

    11/07/2019 14:32:51

    alcuni passi di questo libro valgono talmente tanto da colmare abbondantemente alcune parti un tantino pedanti. E poi Rumiz è sempre un grande narratore.

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    n.d.

    24/06/2019 11:47:15

    Libro che rigenera la mente e il corpo

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    EGulliver

    13/06/2019 16:07:33

    Il filo infinito di Paolo Rumiz è il racconto di un viaggio sentimentale, che può essere accostato ai grandi esempi settecenteschi di Sterne, Defoe, Smollett e, come le opere dei grandi della letteratura di viaggio, esso è sia diario, sia ritratto dell’autore, sia fotografia critica della società. Ma, a differenza dei grandi romanzieri inglesi, Rumiz sostituisce le leggiadre frivolezze di vita quotidiana che costellano le opere d’oltre Manica, le "trivialities", con notazioni storiche e pensieri profondi, rivolti prima di tutto alla scoperta del sacro che illumina la nostra vita e che, uniti a uno stile personale e poetico, fanno di quest’opera di viaggio un modello nuovo e godibile di letteratura. Non ritengo opportuno soffermarmi sulla trama che il filo di Rumiz tesse nel suo percorso, mi basta qui puntualizzare che il tema che l’autore pone come obiettivo della sua narrazione, cioè l’esigenza di sentirci parte dell’Europa prima di vederci entro ogni altra appartenenza, è oggi, un bisogno morale, una fede: l’unica speranza che potrà allontanare l’odio e la paura. Essere europei in questo triste momento di vibrazioni populiste significa vedere gli altri non con gli occhi offuscati del nazionalismo, ma con la visione laicamente ecumenica di coloro che un giorno sognarono di abbattere piccole frontiere per dare al mondo un esempio reale di unione e tolleranza.

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    Carla

    03/06/2019 10:39:07

    Stavolta Rumiz mi ha deluso, in particolar modo quando si perde nella sterile retorica pro-migranti, senza invece approfondire aspetti più significativi della vita e della storia dei monaci.

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    max

    28/05/2019 20:53:54

    Rumiz è Rumiz. Questa è un'avventura originale, come lo sono tutte le sue; impegnativa, in aggiunta. I terremoti del 2016, Norcia in particolare, gli fanno riscoprire San Benedetto e gli offrono lo spunto per un'idea appassionante: i monasteri benedettini come elementi di una rete Europea. Si può essere credenti oppure no, si può essere d'accordo o meno, ma l'idea è affascinante. La narrazione è "alla Rumiz", in questo caso forse un po' più introspettiva del solito

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    Mariachiara

    27/05/2019 11:34:25

    Un racconto meraviglioso di un viaggio fisico e interiore, che ci fa riscoprire le vere radici europee. La riscoperta di San Benedetto, patrono d'Europa, che da Norcia continua a irradiare, con tutta la sua forza intrinseca, il messaggio dell' "ora et labora", la sua Regola. Un uomo senza tempo a cui ispirarci nella vita di tutti i giorni. Da leggere, far decantare, rileggere. Per me, assolutamente restìa a qualsiasi messaggio religioso, un testo che va oltre il messaggio cristiano, che parla al cuore di qualsiasi essere umano in grado intendere e di ragionare. Un libro IMPERDIBILE.

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    Silvia

    23/05/2019 14:49:47

    Peccato. Un libro che poteva raccontare qualcosa di emozionante e moralmente illuminante che viene opportunisticamente rimaneggiato in appoggio a una visione politica che testimonia l'ossessione della sinistra per l'antagonismo, roba anni 70 in veste 4.0. Un malcelato senso di superiorità di chi rimugina sulla piccolezza degli italiani dalla comoda poltrona di un taxi (con tassista opportunamente piccolo, da copione per garantire il contraddittorio perdente), e nel tepore della sua camera d'albergo risolve che è più fico rincorrere il ricordo di un santo politically correct su e giù per l'Europa. L'autocompiacimento nel constatare come l'interlocutore non conosca, non possa conoscere la parola fariseo, password d'accesso al dominio degli illuminati di sinistra. Abitanti degli Appennini irrimediabilmente inferiori in virtù della loro vocazione alla pastorizia, mesti abitanti semi-selvaggi di una morente terra di mezzo, di cui l'autore appunta pietosamente il nesso lacaniano fra dolore per il terremoto e il conseguente odio per l'africano. La conclusione è l'invocazione a un nuovo Cristianesimo "costruito intorno a te", a misura di una sinistra paternalistica e autoreferenziale che nonostante tutto non cambia mai. Ho l'impressione che l'editore abbia messo fretta al povero Rumiz per mettere sul mercato un libretto gradevole e opportunamente riadattato per affermare una posizione politica, ma l'argomentazione francamente è debole e rivela tutta la sua foga strumentalizzatrice.

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    n.d.

    15/05/2019 08:20:19

    Molti dovrebbero leggerlo. Per il quadro che fa di quest'Italia che sta andando alla derviva.

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    Sergio

    09/05/2019 18:45:33

    Penso di aver sbagliato libro. E' colpa mia sicuramente. Proprio non mi è piaciuto. Pensavo di leggere un libro che descrivesse la vita nei monasteri, la storia del monastero visitato, ma di questo propio c'è ben poco, poche righe per capitolo. Il resto è un raccontare delle proprie esperienze passate, passando per l'ossessione per i migranti, la condanna al nazismo (giusta) senza alcun accenno però al comunismo ed un giudizio, secondo me totalmente sbagliato, su Papa Benedetto nonostante l'amico polacco gli ribadisca la grandezza di questo Papa. Sono rimasto proprio deluso.

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    Alberto

    26/04/2019 08:16:12

    170 pagine dense come una cioccolata belga,avvincenti come una rievocazione epica,attuali come un reportage televisivo.....un libro che non si dimentica e che ci obbliga a riflettere sulla realtà nella quale viviamo e con la quale ci dobbiamo confrontare in ogni momento. Peccato non poter assegnare una stella in piu'! Imperdibile!!!!!

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    Claudio

    24/03/2019 05:14:46

    Un Paolo Rumiz nel pieno della sua letteratura. Una difesa ad oltranza di una Europa che non riesce più ad accogliere. Un percorso nei luoghi dei benedettini, nel silenzio e nelle regole dell'ora et labora. Un libro che non si dimentica. È tempo, come precisa Rumiz, di dire che dividersi è follia, che smantellare le nostre conquiste farebbe il gioco dei nostri nemici. Ve lo consiglio

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  • Paolo Rumiz Cover

    Paolo Rumiz è scrittore e giornalista triestino, inviato speciale del «Piccolo» di Trieste ed editorialista de «La Repubblica». Esperto del tema delle Heimat e delle identità in Italia e in Europa, dal 1986 segue gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Nel 2001 invece segue, prima da Islamabad e poi da Kabul, l'attacco statunitense all'Afghanistan. Vince il premio Hemingway nel 1993 per i suoi servizi dalla Bosnia e il premio Max David nel 1994 come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato, tra l’altro, Danubio. Storie di una nuova Europa (1990), Vento di terra (1994), Maschere per un massacro (1996), La linea dei mirtilli (1993), La secessione leggera (2001), È Oriente (2003), Gerusalemme perduta (2005), La leggenda... Approfondisci
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