La filosofia del Dr. House. Etica, logica ed epistemologia di un eroe televisivo

Blitris

Collana: Saggi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 6 settembre 2007
Pagine: 205 p., Brossura
  • EAN: 9788879289337

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Recensioni dei clienti

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    Stefania

    22/09/2018 18:30:16

    Ho apprezzato questo libro per la capacità dell’autore di indagare la personalità del personaggio in tutte le sue sfaccettature, attraverso lo studio delle varie puntate della serie tv. Non si limita a descriverlo per ció che appare nel quotidiano ma ne studia le motivazioni e le ragioni che lo spingono ad agire in certi modi. La lettura è stata scorrevole e interessante. Consigliato soprattutto agli appassionati della serie tv

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    Mauro Lanari

    02/12/2008 18:41:32

    LA TEOLOGIA DEL DR. HOUSE: LO ZOPPO E IL TERZO EONE La lotta con Dio. “Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi. Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l'articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l'articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico” (Genesi 32, 23-33). Nel testo biblico il divino si qualifica svariate volte in triplice forma, come “il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”, cominciando da Esodo 3, 6 fino ad Atti 7, 32. Secondo la tradizione storiosofica ebraico-giudaica, a tale tripartizione corrispondono altrettanti eoni alias macroperiodi storici: dopo l’Abramo-Padre-abbà-YHWH e l’Isacco-Figlio-Gesù, ora dovrebbe sopraggiungere il turno appunto di Giacobbe-Israele-lo zoppo-il claudicante, caratterizzato dalla suddetta teomachìa. Qualcuno è disposto a scommettere che questo era quanto avevano in mente David Shore e Bryan Singer nel momento in cui hanno inventato il personaggio di House?

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    Rossella laterza

    12/04/2008 13:08:15

    Il bravo attore si fa interprete di un topos moderno: l'ideologia, il mercato, la logica del "sentite!" pur ascoltando semeioticamente e a modo suo i pazienti. Il risultato è quello che conta, la produttività, geniale e improbabile, ma è quello in fondo che House impersona. Il libro è un buon ipertesto e a me è piaciuto, anche dal punto di vista semiotico.perchè il personaggio è un ottimo traduttore di segni, pratica la traduzione intersemiotica; i suoi autori conoscono Sebeok, il Prof. Ponzio di Linguistica, Università di Bari, ha dedicato una bella lezione, a due voci.

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    Luca Mauri

    12/01/2008 11:49:14

    Senza dubbio è lodevole l'iniziativa del gruppo Blitris di analizzare in maniera razionale e scientifica una personalità di rilievo come lo è diventata House negli ultimi due anni. Invece di sprecare le solite banalità sul personaggio, gli autori si sono impegnati a guardarlo secondo i canoni della loro professione. Il risultato a mio avviso non è del tutto riuscito anche se si tratta senza dubbio di un libro degno di questo nome. Prima di tutto mi lascia un po' perplesso l'idea di scrivere quattro mini-saggi distinti invece di uno solo a otto mani. Alla fine risulta che il libro nella sua interezza sia ripetitivo in alcuni punti e non brillante dal punto di vista stilistico. Alcuni concetti sono esposti in maniera troppo tecnica e molti lettori faranno fatica a comprendere alcuni passaggi: per esempio, il capitolo dedicato alla logica di House sarà senza dubbio ostico a un lettore che non abbia pratica con l'informatica o con la matematica. Inoltre il testo risulta anche frammentario, in quanto House è sempre 'raccontato' prendendo in considerazione un singolo aspetto alla volta della sua personalità, ma neanche un tentativo è fatto per definire House nella sua totalità di persona. Devo anche notare alcune mancanze evidenti nel testo: per citare un caso, non viene neppure accenta la questione del Ragionamento Induttivo che è il vero punto di forza del personaggio House, così come viene solo accennato un paragone con l'investigatore Holmes che, di nuovo, è evidente e importante. Saltano anche all'occhio alcune imprecisioni nel racconto degli episodi e nei profili dei protagonisti, come se gli autori in certi casi avessero peccato un po' di superficialità nelle ricerche. In ogni caso si tratta di un testo interessante che mi sento di consigliare a tutti i fan di House che però abbiano la pazienza di leggere il libro appoggiandosi contemporaneamente a fonti esterne per la spiegazione di alcuni concetti filosofici che nel testo di danno per scontati.

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Il collettivo Blitris è un gruppo di giovani filosofi (M. Cristina Amoretti, Daniele Porello, Simone Regazzoni, Chiara Testino) che ha deciso di scrivere questo originalissimo libro sulla filosofia morale e sull'etica di House M. D., più noto in Italia come Dr. House - Medical Division protagonista dell'omonima serie televisiva che sta riscuotendo un enorme successo. Convinti che non ci siano "cose degne o indegne di attenzione filosofica, ma solo buoni o cattivi modi di fare filosofia su tutte le cose", e che la filosofia non dovrebbe rinunciare nemmeno alla televisione, i quattro autori si sono lanciati nell'impresa di scrivere una Poetica aristotelica che fosse aggiornata alla nostra epoca televisiva. Confrontandosi con le serie americane si sono sentiti sfidati, proprio sul terreno dell'interrogazione filosofica, dal personaggio del Dr. Gregory House. Lui infatti è un medico decisamente atipico, uno scienziato della medicina che cura le malattie ma che odia il contatto con i pazienti e con le persone in generale: "questo posto è pieno di malati, se mi sbrigo riesco ad evitarli", dice in un episodio della serie.
Interpretato da Hugh Laurie, Dr. House è un uomo che affascina per quel suo essere perennemente in bilico tra il Bene e il Male, lo spirito di sacrificio e il cinismo, il genio e la sregolatezza. "Per House – scrive Blitris - ogni malattia è una sfida, un nuovo e intrigante puzzle da risolvere con acume, spirito di osservazione, abilità analitiche e intelligenza". E la sfida, per gli autori, è capire come House ragioni, come faccia a indovinare la diagnosi e sapere che sia corretta, capire se è buono o cattivo e perché sprigioni quel fascino magnetico. Perché, oltre a mostrarci qualcosa di assolutamente originale, il dottore della Medical Division ha anche qualcosa di appassionante da dirci: esprime infatti un'iper-etica provocatoria perché "anarchica" e al di là di ogni regola deontologica. Ubbidendo a postulati del tipo "salva il tuo paziente" o ponendo domande del genere "se tu vuoi vivere o morire", il dottore delinea un'etica dell'"irresponsabile responsabilità" e dell'azione, quindi del fare sempre di tutto, al di là di ogni morale, perché il paziente non muoia.
Dalle diagnosi di House emerge una visione della verità complessa e ricca di saggezza. Senza cedere né a una visione troppo teorica e anti-realista della verità, né a una concezione eccessivamente empirica e pratica, House diviene, inconsapevolmente, paladino di quell'atteggiamento per "tentativi ed errori" che, da Karl Popper a oggi, è al centro delle dispute filosofiche sulla c.d. Logica della scoperta scientifica. Ecco perché il Dr. House, sembrano dirci gli autori, è molto di più che un semplice dottore. Ecco il motivo per cui, zoppicando col suo inseparabile bastone, delinea un percorso a zigzag di filosofia della medicina e della conoscenza da far invidia a epistemologi del calibro di Paul Feyerabend.