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Finché il caffè è caldo

Toshikazu Kawaguchi

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Traduttore: Claudia Marseguerra
Editore: Garzanti
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 12 marzo 2020
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788811608769

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Un tavolino, un caffè, una scelta. Basta solo questo per essere felici.

«Una meravigliosa lettura su una caffetteria in cui tutto è possibile» - Publishers Weekly

ECCO LE 5 REGOLE DA SEGUIRE:
1. Sei in una caffetteria speciale. C’è un unico tavolino e aspetta solo te.
2. Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.
3. Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
4. Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.
5. Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.
Finché il caffè è caldo è diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Poi ha conquistato tutto il mondo e le classifiche europee a pochi giorni dall’uscita. Un romanzo pieno di fascino e mistero sulle occasioni perdute e sull’importanza di quelle ancora da vivere.
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  • User Icon

    SimonaLeila

    11/04/2021 10:08:49

    Mi aspettavo di più. In ogni caso è stato un buon ritorno per me (post un periodo di stop) alla narrativa Giapponese. Malinconico.

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    Pat

    09/04/2021 18:14:36

    Beh, mi aspettavo di più, se devo essere sincera. Oltre alla difficoltà personale di ricordare i personaggi (i nomi non aiutano a ricordare nemmeno, ahimé, se il personaggio è maschio o femmina), credo che la trama, originale a suo modo, non sia stata sufficientemente sviluppata. Peccato, sembra un libro scritto alla svelta per moda.

  • User Icon

    Chiara

    09/04/2021 14:04:52

    Non sono mai stata un'amante della letteratura giapponese e questo libro non fa eccezione. Dalle storie raccontate di queste 4 donne che decidono per motivi diversi di viaggiare nel tempo, se ne possono trarre alcuni insegnamenti, come quello di non avere rimpianti e che ognuno è artefice del suo destino. Tuttavia nonostante i messaggi positivi e di speranza che il libro trasmette, non mi sentirei di consigliarlo. Non è decisamente il libro rivelazione che mi aspettavo, non mi ha lasciato molto. Avrei preferito un po' più di approfondimenti sui personaggi, sulle storie. Piacevole ma nulla più, un po' troppo leggero per i miei gusti.

  • User Icon

    NOEMI

    08/04/2021 06:22:32

    Storia e ambientazione diversa dai soliti libri: ritengo che questo romanzo se letto con lo spirito giusto, porti a riflessioni e introspezione. Mi è stato regalato, e forse da me non lo avrei mai acquistato ma una volta terminata la lettura, sono stata felice di averlo ricevuto in dono.

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    Lorenza

    06/04/2021 13:21:47

    Romanzo con una trama originale e dall'ambientazione curiosa e misteriosa. Storia dal significato intimo e profondo.

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    giorgio g

    04/04/2021 16:20:30

    Toshibazu Kawaguchi ci porta in Giappone, dove si trovano Kōtake, Kei, Kazu, Fusagi. Viene trattato un tema non comune: quello dei viaggi nel futuro e nel passato. Una lettura scombiccherata di matrice giapponese che sarebbe stato meglio evitare.

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    DG

    01/04/2021 08:36:10

    Libro carino e scorrevole

  • User Icon

    G

    30/03/2021 22:54:07

    Libro banale, scrittura piatta e personaggi poco approfonditi

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    Diletta

    30/03/2021 19:02:24

    Libro carino e molto scorrevole. L’idea è originale anche se a mio avviso le storie potevano essere trattate in modo ben più approfondito mente sono state raccontate in modo un po’ superficiale. Comunque lettura piacevole.

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    Dreamerely

    30/03/2021 14:12:07

    Carino. Una storia originale e interessante ma uno stile un po' ripetitivo che non mi ha entusiasmato. In un magico caffè sotterraneo si può viaggiare una sola volta nel tempo per incontrare qualcuno che è stato o sarà lì,al ritorno il presente però non cambierà. A cambiare saranno le persone quando, affrontate le loro faccende in sospeso, tornando nel presente, prenderanno delle decisioni che gli cambieranno la vita. Quel caffè ovviamente non esiste quindi l'invito è a non lasciare mai che qualcuno che ci sta a cuore non sappia o senta quello che vorremmo dirgli perché non potremo evitare il dolore nella nostra vita, ma potremo prendere delle decisioni che ci aiuteranno ad affrontarlo con più serenità.

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    Giulia

    29/03/2021 07:19:05

    Pur non essendo la letteratura giapponese tra le mie preferite, mi son dovuta ricredere con questo romanzo. Trama divisa in 4 mini racconti (solo il primo non mi ha totalmente convinta) dove sono presenti tutte le classiche tematiche: vita, morte, natura, reincarnazione, rispecchia perfettamente usi e costumi giapponesi. Forse un po' ridondante e ripetitivo nella spiegazione sulle istruzioni per bere il caffè. Si legge tutto d'un fiato. Consigliato.

  • User Icon

    Simo

    26/03/2021 14:45:02

    Davvero un gran bel libro, in grado di emozionare e far riflettere, lasciando un sentimento agrodolce per tutta la lettura. Consigliatissimo!

  • User Icon

    Rob

    23/03/2021 12:08:58

    Per una lettura leggera e senza troppe pretese.. fin troppo scontato ma comunque piacevole!!

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    Q.Z

    13/03/2021 19:02:32

    Contenuto: romanzetto che fa della prevedibilità la sua cifra stilistica. Andrebbe rimpinguato con stralci di vera virtù descrittiva. Tipologia lettore: facilone.

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    leon posteri

    10/03/2021 14:36:26

    Non lascio mai un libro a metà ed è solo per questo che ho terminato la lettura. Ripetitivo, noioso, senza alcun approfondimento. Un libro che non mi ha dato niente.

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    Fotografa

    07/03/2021 23:54:13

    Storie anche molto delicate,ma mi aspettavo dal libro maggiori descrizioni per suscitarmi coinvolgimento personale

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    Sofia

    07/03/2021 16:25:49

    Romanzo interessante per le riflessioni filosofiche sull'importanza di saper comunicare le emozioni e vivere il tempo che abbiamo a disposizione, trovando il modo giusto per rapportarci agli eventi, soprattutto a quelli più difficili da accettare.

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    silvia

    06/03/2021 07:57:11

    Delusione per chi è abituato a leggere romanzi giapponesi di autori di maggior spessore. Forse piacevole per chi è ancora poco avvezzo all'estremo oriente

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    Mary

    05/03/2021 12:56:05

    Noioso e mal scritto

  • User Icon

    bea

    01/03/2021 16:46:09

    Consigliato

Vedi tutte le 136 recensioni cliente

Le prime frasi del romanzo

«Oddio, è già così tardi? Scusa tanto, ma devo proprio andare», aveva borbottato l'uomo con aria evasiva, alzandosi per prendere la borsa.
«Eh?» aveva replicato la donna, guardandolo incerta.
Non gli aveva sentito dire che era finita. Eppure l'aveva invitata fuori – dopo due anni che uscivano insieme – per parlarle di una cosa seria... e adesso di punto in bianco le aveva annunciato che si trasferiva per lavoro in America. Sarebbe partito subito, nel giro di poche ore. Non aveva sentito le parole esatte, è vero, ma ormai era ovvio che la cosa seria di cui dovevano parlare era la rottura del loro fidanzamento. Evidentemente era stato un grosso errore pensare – anzi, sperare – che la cosa seria fosse: "Mi vuoi sposare?".
«Cosa c'è?» aveva ribattuto secco l'uomo, senza guardarla negli occhi.
«Non mi merito forse una spiegazione?» aveva chiesto lei.
La donna usò un tono inquisitorio che all'uomo non piacque affatto. Erano in un caffè seminterrato, senza finestre, e tutta la luce proveniva da sei lampade con il paralume appese al soffitto e un'unica applique accanto all'entrata. Una costante sfumatura color seppia tingeva l'interno del locale. Senza un orologio, era impossibile dire se fosse giorno o notte.
C'erano tre grossi orologi antichi da parete nel caffè, ma le lancette segnavano tutte orari diversi. Era fatto apposta, oppure erano semplicemente rotti? I clienti alla prima visita non lo capivano mai, ed erano immancabilmente costretti a guardare il proprio orologio. L'uomo fece altrettanto. Mentre controllava l'ora sul suo orologio, cominciò a grattarsi il sopracciglio destro, sporgendo leggermente il labbro inferiore.
La donna trovò quell'espressione esasperante.
«Perché fai quella faccia? Come se fossi l'unica a soffrire», sbottò lei.
«Non è quello che penso», si giustificò imbarazzato lui.
«Sì che lo pensi!» insistette lei.
Sporgendo ancora il labbro in fuori, lui evitò il suo sguardo e non rispose.
Quell'atteggiamento passivo la mandò su tutte le furie. «Vuoi proprio che sia io a dirlo, eh?»
La donna bevve il caffè, che ormai aveva perso tutto il suo calore. Sfumato anche il lato più dolce di quell'incontro, si depresse ancora di più.
L'uomo tornò a guardare l'orologio e contò quanto mancava all'ora d'imbarco. Doveva lasciare il caffè in fretta. Non riuscendo a darsi un tono, tornò a grattarsi il sopracciglio.
La donna si infastidì a vederlo così attento a ogni minuto che passava, e appoggiò la tazza bruscamente, facendola sbattere sul piattino. Clang!
Il rumore improvviso lo colse di sorpresa. Le sue dita, fino a quel momento impegnate a grattare il sopracciglio destro, cominciarono a giocherellare con i capelli. Ma poi, dopo un breve e profondo respiro, l'uomo tornò a sedersi e la guardò dritto in faccia. Tutto d'un tratto il suo volto aveva ritrovato la calma.
Anzi, il viso dell'uomo era cambiato così all'improvviso da lasciarla di stucco. La donna abbassò la testa e si guardò le mani posate in grembo.
L'uomo che si era preoccupato tanto per l'ora non aspettò che la donna rialzasse la testa. «Okay, senti...» attaccò.
Adesso la sua voce suonava ferma e risoluta. Del balbettio non era rimasta traccia.
Ma quasi cercando di troncare sul nascere le sue parole, la donna lo anticipò: «Perché non te ne vai e basta?». Non sollevò neppure lo sguardo.
La donna che prima voleva tanto una spiegazione adesso si rifiutava di ascoltarla. L'uomo rimase seduto immobile come se anche il tempo si fosse fermato.
«Non dovevi andare?» ripeté lei in tono petulante, quasi infantile.
Lui la guardò perplesso, come se non capisse il significato delle sue parole.
Quasi riconoscendo il suo stesso tono petulante e infantile, lei distolse lo sguardo e si morse un labbro imbarazzata. Lui si alzò e si rivolse alla cameriera dietro il bancone.
«Mi scusi, vorrei pagare», disse con un filo di voce.
L'uomo cercò di afferrare lo scontrino, ma la mano della donna fu più veloce.
"Voglio restare un altro po'... perciò pago io", gli avrebbe voluto dire, ma lui le aveva sfilato con agilità il conto da sotto la mano per dirigersi alla cassa.
«Conto unico, grazie.»
«Dai, ti ho detto di lasciar stare.»
Senza muoversi dalla sedia, la donna allungò una mano verso l'uomo, ma l'uomo si rifiutò di guardarla e tirò fuori dal portafoglio una banconota da mille yen.
«Tenga pure il resto», disse porgendola alla cameriera. Poi si girò verso la donna con aria triste per una frazione di secondo, prese la borsa e se ne andò.

Din-don

«E questo succedeva una settimana fa», sospirò Fumiko Kiyokawa.
Il suo corpo si afflosciò come un pallone sgonfio sul tavolo, schivando per miracolo il caffè che aveva di fronte.
La cameriera e la cliente seduta al bancone, che avevano entrambi ascoltato la storia di Fumiko, si scambiarono un'occhiata.
Già al liceo, Fumiko padroneggiava sei lingue. Dopo la laurea alla Waseda University, essendo la migliore del suo corso, aveva trovato posto in una grossa azienda di informatica medica e nel giro di un paio d'anni si era trovata a dirigere numerosi progetti. Era l'emblema della donna in gamba e votata alla carriera.
Oggi Fumiko indossava un normalissimo outfit da ufficio: camicetta bianca, gonna nera e giacca coordinata. A giudicare dal suo aspetto, tornava a casa dal lavoro.
Fumiko era più bella della media, con i suoi lineamenti delicati, le labbra ben disegnate e le movenze da pop star. I capelli luminosi, tagliati all'altezza delle orecchie, le circondavano il viso in un alone brillante. Nonostante gli abiti discreti, la sua figura eccezionale emergeva alla prima occhiata. Neanche fosse una modella di una rivista patinata, la sua bellezza attirava gli sguardi di chiunque. Sì, era una donna che coniugava intelligenza e bellezza, ma dire che lo sapesse è un'altra cosa.
In passato Fumiko non aveva mai perso tempo con queste faccende e aveva vissuto solo per il lavoro. Ovviamente questo non significa che non avesse avuto delle storie: è solo che per lei non avevano la stessa attrattiva del lavoro. «Il mio amante è il lavoro», ripeteva sempre, rifiutando le avance di un mucchio di uomini, come a scrollarsi la polvere dalle spalle.
L'uomo di cui aveva parlato si chiamava Gorō Katada ed era un ingegnere dei sistemi. Come Fumiko, anche lui era impiegato in una società medica, sebbene non altrettanto importante. Più giovane di tre anni, Gorō era il suo fidanzato: già, era. Si erano conosciuti due anni prima grazie a un cliente per cui stavano entrambi seguendo un progetto.
Una settimana prima, le aveva chiesto di incontrarsi per parlare di una cosa seria. Lei si era presentata all'appuntamento con un elegante abitino rosa pallido, uno spolverino beige primaverile e le scarpe bianche con il tacco, attirando l'attenzione di tutti gli uomini a cui era passata davanti. Si trattava di un nuovo look per Fumiko, così fissata con il lavoro che prima della relazione con Gorō non aveva mai posseduto altro che tailleur da ufficio. E a tutti gli appuntamenti con Gorō non aveva mai indossato altro che tailleur, fino a quel giorno. Ma del resto, di solito, si incontravano subito dopo l'orario d'ufficio.
Gorō aveva detto una cosa seria, e Fumiko l'aveva interpretata come una cosa speciale, perciò si era precipitata a comprarsi un abitino speciale, apposta per l'occasione.
Erano arrivati alla caffetteria prescelta, ma sulla vetrina avevano trovato un cartello con scritto «CHIUSO PER IMPREVISTO». Fumiko e Gorō non l'avevano presa bene, perché con l'intimità dei suoi separé quel caffè sarebbe stato l'ideale per parlare di cose serie.
Non potendo far altro che cercare un altro posto adatto, notarono una piccola insegna in una stradina poco frequentata. Siccome era un caffè in un seminterrato, non si vedeva come fosse all'interno, ma Fumiko fu attratta dal nome, preso dal testo di una canzone che cantava sempre da piccola, e così decisero di entrare.
Fumiko se ne pentì appena mise piede nel locale. Era più piccolo di quanto pensasse, tanto che bastavano nove clienti a riempirlo, tre sgabelli al bancone e tre tavolini da due.
A meno che la cosa seria non fosse stata sussurrata, l'avrebbero saputa tutti all'istante. L'altro lato negativo era la luce color seppia delle lampade con il paralume... no, quel posto non le piaceva affatto.
"Un posto per traffici loschi..."
Fu questa la prima impressione che ebbe Fumiko, mentre si dirigeva nervosamente all'unico tavolino libero e si accomodò. Nel caffè c'erano altri tre clienti e la cameriera.
Al tavolo più lontano sedeva una donna in abito bianco a maniche corte che leggeva un romanzo. Al tavolo più vicino all'ingresso sedeva un uomo dall'aspetto ordinario, con una rivista di viaggi aperta davanti e un taccuino su cui annotava appunti. La donna seduta al bancone indossava una camiciola rosso acceso e leggings verdi. Una giacca a kimono senza maniche era appesa allo schienale dello sgabello e in testa si era lasciata i bigodini. Rivolse un'occhiata fugace a Fumiko, facendo un gran sorriso. Più volte, durante la conversazione tra Fumiko e Gorō, la donna fece dei commenti alla cameriera e si lasciò sfuggire una risata roca.
  • Toshikazu Kawaguchi Cover

    In Giappone lavora come sceneggiatore e regista. Con Finché il caffè è caldo (Garzanti, 2020), suo romanzo d’esordio, ha vinto il Suginami Drama Festival. A questo successo segue Basta un caffè per essere felici (Garzanti, 2021), il secondo volume sulla caffetteria speciale. Approfondisci
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