La fine del mondo nel Medioevo

Jean Flori

Curatore: P. Donadoni
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 13 maggio 2010
Pagine: 182 p., Brossura
  • EAN: 9788815136800
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Descrizione
Il Medioevo fu un'epoca segnata dall'attesa (speranza o paura) della fine; le profezie delle Scritture ed eventi come le invasioni, l'espansione dell'islam o il traguardo stesso dell'anno Mille disegnavano un orizzonte apocalittico che è parte integrante della fede e della cultura dell'Europa medievale. Nel riconsiderare tale concetto il libro mostra anche come, lungi dall'esaurirsi in credenze "apocalittiche e oscurantiste", la coscienza della fine futura abbia molti motivi di interesse anche per l'uomo contemporaneo.

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L'attesa della fine dei tempi non è circoscrivibile agli anni intorno al Mille, ma è parte integrante dell'orizzonte di pensiero delle religioni monoteiste. Per ebraismo, cristianesimo e islam il mondo non è eterno: la Rivelazione, dettata dai testi sacri, annuncia la fine del mondo terreno e la promessa del regno di Dio. A partire dai primi secoli del cristianesimo fino al secolo XIV, Jean Flori ripercorre le alterne fortune del libro di Daniele e dell'Apocalisse di Giovanni le cui profezie tentavano di stabilire i tempi dell'avvento dell'Anticristo, della sua definitiva sconfitta e della fine, per i cristiani, delle sofferenze terrene. Due opposte interpretazioni si confrontano all'interno del testo: quella storicizzante, che dalle prime comunità di cristiani arriva sino a Gioachino da Fiore e agli spirituali francescani, secondo la quale si ritiene possibile, a partire da un attento esame dei testi, una precisa datazione dell'Apocalisse; e quella spiritualizzante, i cui più autorevoli sostenitori sono Agostino e Tommaso d'Aquino, che elimina qualunque ipotesi di compimento storico delle profezie interpretandole in senso esclusivamente moralizzante. Quest'ultima interpretazione, destinata ad affermarsi all'interno della gerarchia ecclesiastica, porta a una radicale condanna di tutti i tentativi storicizzanti, ormai considerati eretici al termine del medioevo. L'autore considera in modo particolare l'attualizzazione in senso strumentale delle profezie: è emblematica in questo senso l'identificazione dell'Anticristo ora con Maometto o con il Saladino (nella fase in cui si avverte con forza la minaccia islamica e Gerusalemme e i luoghi santi sono sotto il controllo musulmano), ora con il papa o l'imperatore durante lo scontro tra le due istituzioni. Queste pagine sono un itinerario attraverso il millennio medievale che scinde il nesso tra anno Mille e attesa della fine dei tempi e che pone l'accento sulle potenzialità delle profezie come strumenti di lotta politica.
Caterina Ciccopiedi