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Follia maggiore - Alessandro Robecchi - copertina

Follia maggiore

Alessandro Robecchi

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Collana: La memoria
Anno edizione: 2018
Pagine: 400 p., Brossura
  • EAN: 9788838937446
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Finalista premio Intersezioni. Italia-Russia 2019
Al centro del racconto anche questa volta protagonista è Milano, si sente che Robecchi «la possiede in lungo e in largo e gli piace raccontarla con disincanto e un taglio ironico» (Paolo Mauri).


«Se cercate un buon giallo: eccolo» - Corrado Augias, Il Venerdì di Repubblica

Carlo Monterossi, il milanesissimo detective per caso e autore televisivo, alla fine ha lasciato il suo lavoro nella trasmissione trash Crazy Love; sta imbastendo idee per un nuovo programma ma senza troppa convinzione quando Oscar Falcone, l’amico che fa un lavoro a metà tra il ficcanaso e l’investigatore, lo coinvolge nella ricerca di un anziano signore che se ne è andato senza lasciare traccia. L’uomo, Umberto Serrani, viene ritrovato in breve tempo, ma non si tratta di un vecchio rincitrullito, è uno che ha contato molto nel giro dei soldi e della finanza (sporca e pulita), e ora vorrebbe coltivare le sue ossessioni in santa pace. Questo l’antefatto di una vicenda che presto rivela tutta la sua scia nera: Giulia Zerbi, traduttrice di 59 anni, viene trovata morta per strada sotto casa, si sa che ha avuto una colluttazione con qualcuno, è scivolata e ha battuto la testa, ma non sembra uno scippo andato male. Il sovrintendente Carella e il suo vice Ghezzi indagano, ma parallelamente si muovono anche Monterossi e Falcone, chiamati dal vecchio Serrani che alla donna è stato legato fortemente in passato. I rimpianti dell’uomo si trasformerebbero in rimorsi se non scoprisse come e perché è morta Giulia. E il risarcimento coinvolge la figlia di Giulia, Sonia, promettente cantante lirica alla quale l’uomo regala tutto quello che può per alleviare il dolore della perdita e costruirle un futuro. Sotto una pioggia livida che flagella Milano incessantemente, Ghezzi e Carella da un lato e Monterossi e Falcone dall’altro si incrociano e si evitano, due coppie di investigatori, ognuna con i suoi metodi e con alterne fortune, alla ricerca del colpevole, perché ormai è acclarato: si tratta di delitto. Al centro del racconto anche questa volta protagonista è Milano, si sente che Robecchi «la possiede in lungo e in largo e gli piace raccontarla con disincanto e un taglio ironico» (Paolo Mauri). E attorno ai protagonisti, Carlo Monterossi investigatore per caso, Falcone rabdomante di guai, i due poliziotti di strada che annusano tracce e fanno congetture, ci sono tutti gli altri: Bianca Ballesi, che a Crazy Love lavora ancora, Katrina e i suoi frigoriferi colmi di delizie, la commissaria di zona. Il sottofondo è ancora una volta Bob Dylan e anche il melodramma, una musica che ben si adatta all’atmosfera di rimpianto che connota il romanzo.
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  • User Icon

    nobile

    11/07/2020 19:01:49

    Fresco come la pioggia di novembre

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    AdrianaT.

    20/04/2020 07:09:57

    Ecco, questo sarà il mio ultimo giallo Robecchiano perché - anche se l'ho amato per l'ironia e per avermi ritirato fuori Dylan, struggendomi di nostalgia, dopo vent'anni che non ci pensavo più -, avendoli letti tutti dal 2014 mi sono stufata, e siccome lui si guarda bene dal porre fine alla serie di sua sponte (non è mica scemo), ci penso da me, come ho fatto con Colin Dexter, Martin Suter, Augusto de Angelis, Maj Sjöwall e Per Wahlöö, Simi, Carofiglio, Manzini, Malvaldi e Camilleri; seguirá a ruota pure Recami. È così. Questa è per me una letteratura 'a tempo', scaduto il quale, i piccoli Sellerio mi scivolano naturalmente dalle mani e vado oltre o altrove, dipende... per il momento tiene duro solo Scerbanenco e qualche altro giallozzo spiluccato qua e là. 'Follia maggiore' è la storia di un rimpianto e di un amore non consumato fino in fondo, come il mio per Robecchi e, per quel che mi riguarda può essere un ottimo addio, senza rimpianti. Forse il migliore possibile; un addio calmo e tranquillo, prima del probabile logoramento/decadimento definitivo di trame e personaggi che presto o tardi affliggono tutte serie e personaggi seriali (tranne Maigret, credo). La sua scrittura è sempre gradevole; Robecchi è intelligente e brillante come la sua ironia che spesso dilaga in sarcasmo, ma mai fastidioso; è un bel leggere, insomma, e se riuscirà a scrivere qualcosa anche extra giallo perché no, ci ritorno, e se magari ci fanno pure i filmetti alla Schiavone me li guarderò pure volentieri, ma per il momento 'so long honey babe' ...* «Non c'è solo il rimpianto, c'è anche la cura, c'è un amore post-abbandono che può essere denso e potente. Un rimettere a posto le cose, un risarcimento postumo, un dire, si, l'ho perso, ma era il mio amore e lo sarà sempre. Come dire che il rimpianto è una cosa complicata, che sa travestirsi da attenzione, da dedizione, ma alla fine rimane sempre rimpianto.» *Bob Dylan - Don't Think Twice, It's All Right

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    Marilena

    11/03/2019 21:16:03

    Alessandro Robecchi non delude mai, le vicende dei personaggi si intrecciano sapientemente, con "stacchi" di regia che aiutano di tanto in tanto il lettore a non perdere di vista nessuno di loro. Arguto, sagace, ironico e raffinato senza alterigia, l'autore somiglia un po al Monterossi e diverte, intriga, soddisfa.Non vedo l'ora di leggere il prossimo! Finalmente! È un giallo ma anche una storia di amore,una descrizione sublime di una giovane soprano che canta e “ vive “ quello che canta, una favola moderna ma molto credibile.E poi ci sono i buoni ed i cattivi ed assieme mettono le cose a posto. Grazie all’autore,leggerlo è stato coinvolgente ma non farmi aspettare “ migliaia di settimane “

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    Denise

    11/03/2019 21:05:27

    Il romanzo è di piacevole lettura. Le novità non sono poche: Carlo Monterossi sta per lanciare un programma televisivo tutto suo, e, nell'attesa, si intrattiene in romantiche serate, lui, così austero e solitario, con una compiacente collega, mentre uno degli investigatori ufficiali sembra lasciarsi tentare dall'invito di Falcone a collaborare con lui in attività investigative private più remunerative.. Ma il tema principale del romanzo è la nostalgia, fatta di ricordi di un tempo ormai sepolto dagli anni, e soprattutto il rimpianto: un rimpianto del passato che tormenta il vecchio imprenditore, e che induce anche Monterossi a meditare sul suo passato. Fino all’amara conclusione che rimpiangere quello che non si è fatto(e forse si poteva) è perfettamente inutile: tanto, certe occasioni sono solo nostalgici ricordi, e non torneranno mai più.

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    Carmen

    11/03/2019 20:34:04

    Robecchi, una conferma, con un altro capitolo della serie gialla di Monterossi A me Robecchi piace, piace proprio perché sa raccontare, con abile maestria, una storia affascinante. Giallo si, ma di pregio, con una trama intensa e tirata, ma che sa perdersi a tratti nel carattere dei personaggi, in divagazioni ben inserite e ben condotte. Si forse per una certa generazione è più facile "sentirsi a casa", se ci aggiungi poi che Milano ti è vicina e le luci della Malpensa le vedi anche tu, allora il gioco è fatto. Ma in qualsiasi caso, per un lettore attento, questo è veramente un capolavoro.

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    Cecilia

    11/03/2019 20:19:24

    Carlo Monterossi pare assecondare gli eventi, spettatore di una costante fredda greve pioggia milanese, in tortuosi giri per le vie dove si svolge l'incessante frenetica vita della "Gente". Si ha come l'impressione che il punto di vista privilegiato sia quello filtrato dai vetri dei finestrini delle automobili, di Monterossi e della polizia; che la vita reale sia quella che si svolge all'interno dell'abitacolo delle automobili e solo in esso sia possibile la verità. Il vetro con i suoi riflessi diventa, perciò, il simbolo di una realtà sempre ingannevole, in cui ogni certezza è destinata a risolversi nel suo contrario, per quell'infinito intrecciarsi di alienanti punti di vista che dominano la nostra esistenza. In conclusione, meno Dylan, ma più malinconica nostalgia, di tanto in tanto riscattata da frizzanti intermezzi rossiniani; ristrettezze economiche dignitosamente taciute e incomprensibili lussi di una elite che pare vivere negli intermundia lucreziani; la sensazione che rimane alla fine della lettura è di inquietante malessere (ovviamente per me), poiché, nonostante vogliamo crederlo con tutte le nostre forze, l'amore, il trionfo, la felicità sono beni estremamente effimeri e fuggevoli.

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    Bea

    11/03/2019 20:17:10

    A me Robecchi piace, mi piace la fine ironia ammantata di malinconia, mi piace la levità della sua scrittura, le riflessioni esistenziali che scaturiscono dall'osservazione quotidiana del vivere di tutti. E poi il misterioso Oscar e il tormentato Carella, il disincantato Ghezzi con il suo buon senso investigativo e il finto ingenuo Sannucci. Follia Maggiore è la narrazione di una follia, quella dell'amore declinata in una sua ennesima possibilità; il male, il delitto é in questo racconto ancora piu banale, inutile e sordido, affidato al caso, o forse, ancor meglio, a quell'"effetto farfalla" di cui non si possono prevedere o immaginare gli esiti, anche lontani nel tempo e nello spazio.

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    claudio

    11/03/2019 16:26:29

    I primi capitoli mi sono particolarmente piaciuti: intensi e "fluidi". Poi mi è sembrato leggere 2 romanzi: una storia romantica e un racconto giallo. Monterossi quasi un personaggio non protagonista, ma ciò mi è sembrato un piacevole diversivo.Il finale-direi "ovviamente"-ricompone l'unità e individua i due veri protagonisti. L'ironia e il romanticismo nostalgico mai triste pervadono il romanzo strappando sorrisi e riflessioni meno allegre. Alcune "lentezze" del ritmo, alcune troppo lunghe "playlist" non modificano il piacere della lettura.

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    carolina

    11/03/2019 16:23:17

    Finalmente una nuova bellissima avventura del quartetto Monterossi, Falcone, Ghezzi e Carella. Bellissima storia, intrecci perfetti e la solita meravigliosa ironia dello scrittore. Forse stavolta é stato più lungo del solito in alcune cose che non c'entravano molto con la storia, e io preferisco quando i quattro interagiscono di più ma in generale si legge sempre con il sorriso sulle labbra. Consigliatissimo. Romanzo giallo bello e avvincente, con un Carlo Monterossi sempre molto affascinante. Stile scorrevole, piacevole e ironico. Tuttavia, rispetto ai titoli precedenti (in particolare "Di rabbia e di vento" e "Torto marcio"), ho trovato un Robecchi leggermente in tono minore: come se la trama di "Follia maggiore" facesse un po' di fatica a svilupparsi... In ogni caso, un libro sicuramente da consigliare a tutti gli amanti del miglior giallo italiano.

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    danila

    11/03/2019 16:20:34

    Ho letto questo libro un po’ per abitudine, perché mi affeziono ai personaggi e Carlo Monterossi, con il suo autocompiacimento di milanese un po’ snob, non mi dispiace. Questo libro, peraltro, mi ha piacevolmente sorpresa perché scorre fluido e, più di altri, tiene desta l’attenzione. Non solo è scritto bene, come tutti i libri di questo autore, ma, a mio parere, non si vede l’ora di arrivare alla fine. Con Follia maggiore, Robecchi conferma di essere uno scrittore brillante ed ironico, capace di tessere trame sorprendenti che, giunti all'ultima pagina ci fanno pensare: “ quanto manca alla prossima puntata?” Assolutamente da leggere, ovviamente dopo i primi quattro.

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    daniele

    11/03/2019 16:17:53

    Il termine 'serie' non rende giustizia alla brillantezza dei romanzi con cui molti autori sanno affascinarci: evoca una struttura ripetitiva che è il contrario di quella fantasia estrosa che cerchiamo nelle trame. Con Alessandro Robecchi possiamo andare sul sicuro: è uno scrittore che non tradisce. Non solo per la puntualità delle uscite dei suoi titoli (anche quest'anno è bene inaugurato dal suo quinto, "Follia maggiore", appena diffuso in libreria), ma soprattutto per la qualità delle storie (sempre originali, complesse, spiazzanti), l'incisività dei personaggi e la scrittura, unica davvero, per capacità di giocare su più registri (dal serio all'ironico-frizzante, dal freddo-razionale all'emotivo-metaforico, dal prosastico addirittura al quasi poetico).

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    davide sal.

    11/03/2019 16:14:31

    Senza nulla togliere alla espressività dei tanti personaggi in campo, la figura del vecchio è dominante: non solo colpisce e intriga, ma offre lo spunto per qualche riflessione saporita, e mai noiosa, sulla vita e le occasioni perse. Ovviamente, come in ogni poliziesco, l'attesa per il finale cresce pagina dopo pagina: pure in questo episodio, come nei precedenti casi, la bravura di Robecchi sta nell'allontanare il momento della risoluzione con sapienza, creando piste divaganti. Ed è così che la sorpresa è assicurata. Chi poi non si accontenta dell'effetto 'thrilling', ma è attratto anche dalla vena critica applicata al sociale che costituisce la cifra leggera, anche scanzonata, ma mai superficiale di Robecchi, ha modo di essere pienamente soddisfatto. Insomma, pure per questo aspetto, l'autore non tradisce.

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    debora

    11/03/2019 16:10:08

    Devo ammettere che Alessandro Robecchi è uno dei miei scrittori preferiti. Oltre a possedere uno stile narrativo scorrevole, ironico, ricco di sfumature, riesce anche a tenere sempre sulla corda l’attenzione del lettore, sia quando tratta vicende emotivamente coinvolgenti, sia quando divaga su argomenti più banali, riguardanti la vita di tutti i giorni dei suoi personaggi, la coppia di poliziotti Ghezzi e Carella ed i due investigatori dilettanti, il manager televisivo Carlo Monterossi e l’amico inseparabile e imprevedibile Oscar Falcone. In questo nuovo romanzo, che riecheggia nel titolo una famosa aria dal “Turco in Italia” di un giovane e libertino Rossini (“..non si dà follia maggiore dell’amare un solo oggetto…”), Robecchi centra tutti i suoi possibili obiettivi: una storia d’amore del tempo che fu, vissuta con travolgente passione e che ha lasciato nostalgia e rimpianti, l’ambientazione in una Milano piovosa e periferica, villette pretenziose e palazzoni grigi e anonimi, la descrizione del fatato mondo della lirica costruito magistralmente in una lussuosa suite di un famoso Hotel milanese e sul palco di un concorso canoro, il mondo dei balordi e degli usurai, le magagne degli uffici della questura ove possono nascondersi mele marce…

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    Claudia

    10/03/2019 22:17:57

    Robecchi, una conferma, con un altro capitolo della serie gialla di Monterossi A me Robecchi piace, piace proprio perché sa raccontare, con abile maestria, una storia affascinante. Giallo si, ma di pregio, con una trama intensa e tirata, ma che sa perdersi a tratti nel carattere dei personaggi, in divagazioni ben inserite e ben condotte. Si forse per una certa generazione è più facile "sentirsi a casa", se ci aggiungi poi che Milano ti è vicina e le luci della Malpensa le vedi anche tu, allora il gioco è fatto. Ma in qualsiasi caso, per un lettore attento, questo è veramente un capolavoro. Un ottimo pezzo di buona letteratura da gustarsi pagina dopo pagina, fin nei dettagli. Grazie Robecchi, anche per la citazione di Girl from the North Country che, mentre leggi, risenti Johnny Cash che duetta con Robert Zimmermann e ti vengono i brividi.

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    Carlo

    18/09/2018 14:00:37

    mi ci è voluta della forza di volontà per arrivare a circa metà libro ed inquadrare bene gli attori. Un giallo decisamente leggerino con un finale non realistico

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    Luisa

    18/09/2018 07:14:33

    Non mi perdo un libro di robecchi. I suoi libri sono sempre molto ironici (non per niente e ‘ uno degli autori di Crozza), molto ben scritti, trama complessa e ben architettata, politicamente scorretti, scorrevolissimi.

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    Roberto

    01/06/2018 17:44:54

    Me l'hanno prestato e non mi è piaciuto. Secondo me Robecchi, con tutto il rispetto, non ha la cifra dello scrittore. Piatto, prolisso, senza ritmo.

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    archipic

    31/05/2018 12:19:19

    Buono ma non buonissimo. Interessante la trama, così come il gruppo di personaggi nella quale si muovono. Forse troppo lungo per la storia raccontata e poco ritmato come svolgimento dell'azione. Comunque, una lettura abbastanza gradevole.

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    Vale

    09/05/2018 11:56:42

    Non si tratta sicuramente di un giallo “comune”. La trama non è importante ma è tutto concentrato sulla scrittura. Le tre stelline sono dovute al fatto che l autore scrive sicuramente bene ma la storia è parecchio noiosa. I personaggi non sono ben caratterizzati. Mi aspettavo molto di più.

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    n.d.

    04/05/2018 16:10:57

    Bel noir. Avvincente e ironico, paragonabile agli dello stesso autore.

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  • Alessandro Robecchi Cover

    Alessandro Robecchi scrive per vari giornali, per la tivù e per il teatro. È stato editorialista di «Il manifesto» e una delle firme di «Cuore». È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per «L’Unità» e per «Il Mucchio Selvaggio». In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito «Urban». Attualmente scrive su «Il Fatto Quotidiano», «Pagina99» e «Micromega». Ha scritto: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue,... Approfondisci
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