La forza dell'esempio. Il paradigma del giudizio

Alessandro Ferrara

Editore: Feltrinelli
Collana: Campi del sapere
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 13 giugno 2008
Pagine: 262 p., Brossura
  • EAN: 9788807104367
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Descrizione
Fra i temi oggi al centro della filosofia politica e morale è la questione delle fonti della normatività. Durante il XX secolo, l'idea moderna che la validità di asserzioni e norme derivi dal loro soddisfare principi indipendenti da tutti i contesti locali e storici ha subito attacchi da due fronti: a partire dalla tesi della parzialità di ogni traduzione e a partire dalla tesi della costituzione intersoggettiva del soggetto. L'universalismo moderno è stato difeso da questi due attacchi in larga misura ripiegando su una linea a vario titolo definibile come proceduralista: universali le procedure scientifiche e della decisione normativa, culturalmente specifici i contenuti di cui queste procedure si riempiono. Ferrara tenta una strategia completamente diversa per mostrare come sia possibile trascendere la particolarità dei contesti senza violare le nostre intuizioni pluralistiche: una strategia centrata sull'universalismo esemplare del giudizio. Se per lungo tempo l'esemplarità è stata assegnata al dominio dell'estetica, questo libro esplora ambiti del nostro orizzonte filosofico in cui l'idea di esemplarità può essere di aiuto, soprattutto alcuni riconducibili alla politica. Ferrara delinea una concezione della validità esemplare pensata per i dilemmi contemporanei e la applica a temi filosofici che includono la ragione pubblica, i diritti umani, il male radicale, la sovranità, il repubblicanesimo, l'identità europea e la religione nella sfera pubblica.

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La "forza dell'esempio" è per Ferrara la tipologia di normatività che meglio risponde alle esigenze delle società pluralistiche contemporanee. Riconosciuta l'insostenibilità di modelli fondativi forti, l'alternativa più convincente al relativismo radicale gli pare infatti quella del giudizio riflettente kantiano che, pur non facendo riferimento a principi trascendenti, esige di valere al di là del contesto in cui viene formulato. Kant utilizza questa forma di giudizio per spiegare l'esemplarità dell'opera d'arte, la cui validità viene riconosciuta universalmente sulla base del sensus communis. Ferrara reinterpreta però questo concetto: non si tratta di una sorta di facoltà naturale comune a tutti, ma neppure dell'insieme dei presupposti che caratterizzato un determinato contesto sociale. Esso consiste piuttosto nel sentimento di pienezza, di affermazione della vita che coglie tutti coloro che partecipano a un'esperienza estetica. Un'opera d'arte provoca quindi un piacere che possiamo attenderci universalmente condiviso poiché evoca la compiutezza di una vita umana.
La riflessione sulla normatività del giudizio riflettente era già al centro di altri libri dell'autore, il quale intende ora provarne la rilevanza nel contesto politico: come un'opera d'arte, anche un'istituzione o un ordinamento politico possono trovare il consenso, non perché fondati su qualche standard transcontestuale, ma perché dotati di un'autocongruenza che richiama in tutti l'idea di umanità. A orientare nella scelta è quindi ogni volta un "universale concreto", la realizzazione di un'identità collettiva che non ha i caratteri di una concezione comprensiva, ma fa riferimento a dimensioni non meramente procedurali, quali la coerenza, la vitalità, l'autoriflessività e la maturità.
La normatività esemplare costituisce per Ferrara un vero e proprio paradigma che sta iniziando a farsi strada nella filosofia politica. In particolare esso sarebbe sotteso alle nozioni rawlsiane di "ragione pubblica" di "ragionevole": per Rawls, nello spazio della ragione pubblica l'accordo si fonda non su principi logici o morali, ma sulla realizzazione ottimale dell'identità politica che noi e i nostri oppositori condividiamo in quanto cittadini. Allo stesso modo, consideriamo ragionevole ciò che meglio si conforma alla comprensione condivisa di chi potremmo essere al nostro meglio.
Ma la corrente che ha una vera e propria affinità elettiva con il paradigma del giudizio è, per Ferrara, il repubblicanesimo, che fonda le sue tesi su un'analisi del significato degli esempi nella storia più che sui principi astratti della legittimità politica. Esso ci presenta istituzioni o regimi politici come istanze esemplari che sollecitano il nostro consenso poiché stimolano l'immaginazione a trovare soluzioni nuove che realizzino nel modo più autentico la nostra identità.
Negli ultimi capitoli del libro, Ferrara prova infine ad affrontare problemi attuali, come la giustificazione dei diritti umani, l'articolazione di un'identità europea o il rapporto tra politica e religione, dalla prospettiva del paradigma dell'esemplarità. Gli esiti sono certamente interessanti poiché individuano direzioni nuove rispetto alle sterili contrapposizioni tra universalisti e contestualisti, ma, al di là del richiamo al giudizio, non forniscono ancora risposte concrete che avrebbero permesso di testare meglio l'efficacia della proposta teorica.
Cristina Caiano