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Traduttore: F. Nicodemo
Editore: Hikari
Anno edizione: 2015
Pagine: 206 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788899086329

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Non so bene che pensare dell'ormai generalizzato consenso attorno a una figura come quella di Shintaro Kago. Anche in Italia: allo scorso Lucca Comics il suo Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio? ha vinto il premio Gran Guinigi 2014 nella categoria “Fumetto breve”; pochi mesi dopo, si è aggiudicato il titolo di “Miglior libro di scuola giapponese” al Romics; nel frattempo, recensioni un po' perplesse un po' entusiaste sono spuntate più o meno ovunque, persino su Panorama. Insomma, mi pare di capire che Kago sia diventato uno rispettabile, no?

Ora, se Kago si è conquistato un suo seguito anche da noi, gli appassionati di fumetti irregolari non possono che esultare, e io con loro. Solo che... Com'è possibile? Insomma, parliamo di uno degli autori più estremi in circolazione, il classico nome per il quale l'espressione “roba per stomaci forti” vale al limite come passabile eufemismo.

L'incontro con le sue tavole è un'esperienza che difficilmente lascia indifferenti. La prima volta che mi imbattei in un suo lavoro fu in Secret Comics Japan, un'antologia uscita negli USA nell'ormai lontano 2000: il volume metteva assieme una serie di autori tutti appartenenti al giro Garo, la storica rivista di manga d'avanguardia nata in Giappone negli anni 60 e ufficialmente chiusa nel 2002, e dentro c'erano nomi destinati anche a una certa fama come Usamaru Furuya, Makoto Aida, Kiriko Nananan e soprattutto Junko Mizuno, l'autrice di quel piccolo classico che è Cinderalla. E poi c'era lui: Shintaro Kago. La storia da lui firmata, Punctures, era in assoluto la cosa più strana, morbosa e perversamente seducente dell'intero volume. Forse l'aggettivo appropriato sarebbe “disturbante”, e questo nonostante (o forse proprio in virtù di) la pulizia del tratto e una certa freddezza di fondo mista a qualche insana forma di humor. Non starò a raccontarvi di cosa parlava Punctures, ma diciamo che valeva già come piccolo riassunto del tipico mondo-Kago: una specie di algida allucinazione paranoide a base di ingredienti quali “organi interni, merda, torture sadomaso” (parole sue). Suppongo abbiate intuito che aria tira.

Però un attimo, non spaventatevi e non state a pensare a qualche truculenta trovata splatter: Kago è pur sempre un sommo erede della scuola ero guro (erotico-grottesca) nipponica, e le sue trame nascondono un nemmeno troppo latente intento “socio-antropologico”, in cui le patologie della civiltà contemporanea vengono tradotte in chiave diciamo così surreal-deforme. Ed è appunto questo a interrogarmi: com'è possibile che questo preoccupante ritratto della malattia umana, sia infine riuscito a conquistarsi un seguito tanto ampio e trasversale? Sarà mica che le boutade “estreme” di Kago, alla nostra non proprio sanissima psiche appaiano in fondo plausibili?

È la domanda che sembra porsi lo stesso mangaka in Fraction, il lungo racconto che dà il nome al nuovo volume stampato dalla solita 001/Hikari. Che è una sorta di mystery i cui protagonisti principali sono un efferato “affettatore seriale” e Kago in persona, qui nel pieno della classica crisi esistenziale del tipo “autore che non vuole restare intrappolato nella gabbia di genere”. L'ex autore di Punctures si chiede se non sia arrivato il momento di passare a un fumetto più convenzionale e meno “mutilazioni squartanti e organi interni”, e questo nonostante gli facciano notare che “grazie all'ero-guru sei anche nell'edizione inglese di Wikipedia!” e che “è del tutto inutile che Shintaro Kago disegni fumetti normali”. E infatti Fraction è tutto tranne che un fumetto normale: da una parte è sì un giallo, ma infarcito di nudi, cadaveri e veri e propri freaks; dall'altra, è una riflessione molto meta sul medium fumetto e i suoi trucchi narrativi, il suo linguaggio, i suoi limiti e le sue potenzialità – tutti argomenti trattati nell'interessante intervista posta a chiusura del racconto.

In Fraction scopriamo anche che Kago è un collezionista serIale di oggetti di ogni tipo – etichette di budino, bustine di wasabi, poster elettorali – il che in effetti getta una luce inquietante sulla sua sanità mentale. Per fortuna, nell'intervista di cui sopra, Kago ci conferma che “l’autore e l’opera sono due cose molto distinte”, e che “ai bambini piacciono cacche e brutalità”, lasciando quindi intendere un lato insospettatamente infantile della sua opera.

Quello che è certo, è che si tratta di uno dei massimi autori del panorama giapponese contemporaneo. Io vi ho avvertiti, siete adulti, sapete cosa aspettarvi. Per me direttamente tra i titoli dell'anno.