I fratelli Ashkenazi

Israel J. Singer

Traduttore: B. Fonzi
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 26 agosto 2004
Pagine: 761 p., Brossura
  • EAN: 9788830421820
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Descrizione

Israel Joshua Singer, fratello di Isaac Singer, affronta il tema dell'ascesa e della decadenza borghese, attraverso le vicende di una famiglia immerse nella storia dell'ebraismo polacco, lungo l'arco di quasi un secolo. Un romanzo di impianto pienamente ottocentesco in cui lo sviluppo borghese si accompagna alla miseria del proletariato, le prime e contraddittorie lotte sociali e la progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori ai dissidi nazionali dell'impero zarista e al suo sfacelo, per arrivare alla rivoluzione e alla costituzione dell'inquieta e caotica repubblica polacca. Singer ricrea in una folla di personaggi, di eventi e di vicende private tutta la fenomenologia culturale, storica e politica di una pagina importante della storia polacca.

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    aledifra

    13/06/2017 07:02:04

    Nonostante il tema trattato non sia dei più "leggeri" (circa un secolo di storia polacca ) e si tratti di un libro di più di 700 pagine il romanzo, attraverso le vicende dei suoi protagonisti, appassiona e coinvolge. Consigliato. Attraverso le vicende dei suoi personaggi

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    enrico.s

    08/04/2016 17:35:21

    A mio modestissimo parere "La famiglia Karnowski" è un romanzo più riuscito, più coinvolgente, anche perché punta maggiormente sugli aspetti umani, intimi, dei personaggi, al contrario di questo, nel quale prevale, salvo per il finale, il tratteggio della cornice storica. Più la storia di un popolo che di uomini. Resta comunque un magnifico ritratto di un'epoca dura (soprattutto per gli ebrei) e di chi l'ha vissuta, pieno si personaggi, paesaggi, storie grandi e piccole che traboccano dalla pagina come fanno dalla tela le immagini dei quadri di Rubens, rutilanti di carni, vita e colore. Qui però il tono è molto meno scintillante, ovviamente... Non fatevi scoraggiare dalla mole (quasi 800 pagg.) e lasciate da parte per un po' le ultime novità di libreria. Ogni tanto un assaggio dei vecchi maestri è salutare e aiuta a meglio valutare il reale spessore di tanti giovani presunti (molto presunti) geni letterari.

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    Antigrim

    08/06/2013 15:21:07

    Romanzo veramente notevole. Non solo per la vividezza e icasticità dei personaggi: alcuni veramente indimenticabili. Ma per la capacità che hanno i grandi scrittori di immergerti in un mondo: familiare, sociale, culturale, storico. Con la "Famiglia Moskat" forma davvero una coppia imperdibile.

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    Roberta

    07/04/2011 12:22:37

    Isaac Singer, parlando del fratello, disse " Sto ancora imparando da lui e dalla sua opera" definendolo suo maestro. Per la critica letteraria Israel Singer e' l'ultimo "classico" della letteratura ebrea di stampo ottocentesco. In questo bellissima storia, che si puo' collocare tra saga familiare e romanzo storico, l'autore affronta il tema dell'ascesa e della decadenza della borghesia, vista dal punto di vista del popolo ebraico attraverso i due fratelli Ashkenazi: Simcha Meyer e Jacob Bunim. E' il primo la grande figura tragica del romanzo, un'uomo meschino, geniale, spietato ma anche umanissimo. Un libro che consiglio vivamente.

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    MauroG

    03/01/2011 20:19:16

    Un libro straordinario, un romanzo veramente bellissimo che sono riuscito a trovare dopo una ricerca di sei anni... era sparito.

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    BRUNO BASSO

    28/01/2009 22:53:10

    IL LIBRO MI E' PIACIUTO TALMENTE CHE HO DECISO DI REGALARNE UNA COPIA: IMPOSSIBILE, E' SPARITO DAGLI SCAFFALI E DAI MAGAZZINI, DUNQUE SI PROVVEDA TOSTO ALLA SUA RISTAMPA.GRAZIE.

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    Andrea

    09/04/2006 10:24:49

    Bello, scritto (o meglio) tradotto con stile facile e leggero. Con l'unico difetto di non decidersi fra la saga di famiglia ed il romanzo storico popolare. Bello ma non bellissimo.

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    Mimo Ossini

    14/07/2005 16:47:23

    L'ho letto tutto d'un fiato. un libro meraviglioso, lo spaccato perfetto di un'europa ebraica che non esiste piu. ti appassioni da subito al personaggio principale anche se obiettivamente e' un uomo fallito dal punto di vista umano, un uomo cattivo, un commerciante senza scrupoli. davvero bellissimo, lo consiglio a tutti e sopratutto a chi e' appasionato di cultura ebraica.

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    Gianca

    18/05/2005 17:54:59

    Magistrale, un grande romanzo, oserei dire molto più profondo e bello dei Buddenbrock. Una perfetta storia sociale che Israel Singer affronta con il dovuto distacco che solo il grande scrittore possiede. Le relazioni sociali tra le varie classi e lo sviluppo storico che ne consegue viene descritto con molta precisione e, nello stesso tempo, con la necessaria scorrevolezza che rende la lettura molto piacevole. Impeccabile anche nella caretterizzazione dei personaggi. Il fratello Isaac, premio Nobel, forse non raggiunge questi livelli, del resto anche lui ha sempre ammesso di aver molto imparato e da imparare dall'opera del fratello, peccato che Israel sia morto prematuramente ed abbia prodotto poche opere. Un grande capolavoro!

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    ugo fiore

    03/01/2005 08:45:35

    Libro bellissimo. Si può leggere su più piani, sta al lettore scegliere quale privilegiare, ed è proprio questa la caratteristica dei grandi romanzi. Io ho privilegiato il piano personale. Simcha Meyer Askenazy è un personaggio straordinario, indimenticabile, grandioso in tutti i suoi atteggiamenti (positivi e negativi). Un libro che ti entra nella coscienza e che non si può dimenticare. Rispetto a 'La famiglia Moskat' scritto dal fratello Isaac è meno duro (la filosofia del libro di Isaac è durissima) in questo è più sfumata, lascia qualche barlume di speranza (barlume). Ho scoperto solo a 50 anni questi due grandi autori del '900, perchè da tante parti se ne è parlato così poco?

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    Alice

    04/09/2004 17:41:37

    E'uno dei miei libri preferiti. I due fratelli sono due figure emblematiche e universali: il primo, bruttino, ambizioso e immensamente intelligente, fa di tutto per forgiare il destino a proprio vantaggio, venendo però sempre sopraffatto dai colpi di fortuna dell'odiato fratello belloccio e bonaccione. Sarà la Storia a riunirli, per un drammatico istante. L'ambiente, i personaggi di contorno, la scrittura, spingono a chiedersi come mai il Nobel l'abbia vinto il fratello Isaac invece di lui.

Vedi tutte le 11 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Meno noto al pubblico contemporaneo del fratello Isaac Bashevis Singer, Israel Joschua Singer pubblicò nel 1936 I fratelli ashkenazi. Da tre anni, abbandonata la natia Polonia, viveva sul suolo statunitense. Autore fra i più alti della letteratura yiddish, Singer si accinse con questo libro a un'impresa imponente per la vastità della narrazione: un romanzo con ambizioni omnicomprensive sul piano della rappresentazione di un'intera società. Un'opera in netto contrasto con lÆesprit dominante della letteratura dell'epoca, che andava ormai metabolizzando e facendo propri alcuni assunti teorici del modernismo più distruttivo di inizio Novecento.

Singer racconta le vicende di una famiglia ebraica nell'arco di tre generazioni, dalla metà dell'Ottocento ai primi anni trenta del Novecento. Teatro principale è la polacca Lodz, che si trasforma da piccolo villaggio abitato da contadini e tessitori a rutilante e dinamica città d'industria, d'affari e di piaceri notturni. Il narratore onnisciente, d'altra parte, si impegna anche nel raccontare diffusamente la storia, attraverso l'emergere degli scontri sociali fra operai e padronato, le violenze antisemite dei pogrom, la guerra russo-giapponese, il primo conflitto mondiale, la presa del Palazzo d'inverno da parte dei bolscevichi, il fragile ritorno alla normalità degli anni venti, con l'inflazione feroce che mina l'economia di un'Europa ormai esausta e incapace di risollevarsi.

Al centro della vicenda si stagliano le figure dei due fratelli Samcha Meyer e Jacob Bunim, figli del proprietario di una piccola fabbrica di tessitura, il pio e zelante Reb Abraham Hirsh Ashkenazi. Jacob è forte e bello, amato dalle donne e ammirato dagli uomini, affascinante come un'amante voluttuosa. Samcha, invece, ometto dall'andatura nervosa e irrequieta, possiede intelligenza e astuzia non comuni. Ancora bambino si dimostra capace di padroneggiare i versi del Talmud, per poi consacrarsi alla brama di potere e di denaro dedicandosi alla creazione di un impero industriale. Incurante del vuoto di sentimenti che crea attorno a sé, egli sposa Dinah, ragazza che lo detesta e che gli preferisce il fratello; si aliena l'affetto del padre rigettando i dettami del chassidismo, e impresta denaro al suocero finendo col sottrargli l'azienda.

I principali personaggi sembrano confermare quanto osservava il critico ebreo americano Leslie Fiedler nella raccolta di saggistica No! In thunder, laddove sosteneva che caratteristica principale dell'ebreo nella letteratura, basti pensare allo Shylock shakespeariano, è "l'uso e l'abuso dell'intelligenza per un freddo legalismo o un'ugualmente gelida volontà di vendetta". L'amore passionale infatti non riesce ad acquisire uno status autonomo nel romanzo, schiacciato da un lato dai traumatici accadimenti sociali e politici e altresì umiliato da una visione autoriale che declina con vigore il tema del rapporto fra padri e figli. Ne è prova l'episodio che vede strappata la giovane vita di Bashke, innamorata dell'ardente rivoluzionario Nissan.

La prima impressione, straniante, che si ricava dalle prime pagine del romanzo, anche a causa dell'incedere pacato e distaccato della narrazione, è quella dell'evolversi di un mondo parallelo, di una comunità ebraica che segue il proprio corso appartato rispetto al più ampio fluire della società esterna. Quasi uno studio di storia alternativa, visto dalla prospettiva di un popolo "immaginario" perché sempre descritto altrove in maniera residuale o parodica. Ben presto questa sensazione si rivela erronea: l'interazione fra ebrei e "gentili" avviene con la secolarizzazione dei costumi e l'abbandono da parte di molti giovani del rito del digiuno del sabato, dei filatteri e di ogni altro attaccamento alla religione dei loro avi. Ma dopo una tregua durata qualche decennio, anche la violenza tornerà a legare le sorti degli oppressori e delle involontarie vittime.

Il riemergere dell'antisemitismo si accompagna a ogni periodo di crisi, dai ciclici scioperi operai al caos della fine del conflitto mondiale, quando la comunità ebraica di Leopoli si trova letteralmente presa in mezzo tra l'esercito ucraino e quello polacco, e a nulla vale il dichiararsi neutrali. È a questo stesso ottuso livore radicato nella coscienza collettiva e traversale a ogni ambiente di lavoro, ceto sociale, confessione religiosa, il "pensiero magico" nella definizione dello storico Goldhagen, che si deve l'assassinio di Jacob Bunim, ucciso per non essersi assoggettato all'arroganza razzista di un ufficiale dell'esercito. Il fratello Samcha non riuscirà a comprenderne il gesto orgoglioso, cieco a "quella parola vuota di senso che è l'onore (...) la potenza d'Israele non consisteva nella forza fisica, ma nel pensiero". Privato del fratello che lo aveva salvato dalla galera russa, dove aveva trascorso i suoi giorni nella totale abiezione, Samcha ricostruirà dal nulla la sua potenza, in un ambiente ancora più ostile, finché la stanchezza di una vita sprecata e la mancanza di un vero dialogo con i propri figli non lo trarranno verso la tomba. L'ultima consolazione di quest'uomo dalle "larghe vedute" è il Libro di Giobbe, valido insegnamento sulla vanità dell'uomo. A mirarsi in questo impietoso specchio di Calibano non è però un singolo uomo, ma l'intera civiltà europea.