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Il gattopardo. Edizione conforme al manoscritto del 1957

Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2008
Pagine: 299 p., Brossura
  • EAN: 9788807013089
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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    20/02/2015 10.38.33

    Bisognerebbe darsi al respiro di un saggio accurato, ad analisi critiche troppo scrupolose e particolari per omaggiare questo libro cardine del Novecento letterario italiano. Un libro nel quale, anzitutto, il sogno di una politica davvero nuova, entusiasta, alta e morale è come consegnato a un'ironia sfiduciata, a un tale cosciente lucido distacco verso istanze sociali realmente incisive da abbattere ogni rincorsa e personale arrivismo sotto la scure della conservazione più granitica. Fabrizio è l'uomo sapiente che ha ormai quasi abdicato al comprendere la deficitaria essenza delle cose e preferisce così scrutare, dai saloni della sua villa magnifica, la meraviglia di lontane galassie, il segno della propria solitudine triste e tuttavia attentissima al passo del mondo, come a riunire nel suo animo il Kant del cielo stellato col pessimismo realista di un carattere nazionale che sta aprendo ad un futuro migliore ma che in fondo, egli lo sa già, resterà imprigionato nelle secche della retorica eterna, nel ventre del sempre uguale allevato dalle balie di un cambiamento solo a parole. Meraviglioso sguardo, feroce e tenero insieme, di una nobiltà che non trascura il terragno del dialetto nei rapporti stretti e intimi coi propri contadini; un uomo figlio di un tempo che ha visto stagioni sociali troppo identiche nel loro flaccido assolato scivolio verso il potere per aspettarsi davvero il salto verso lontane repubbliche di perfezione. Libro formidabile, classico mai destinato a sfiorire, ritratto e sigillo di una storia patria e di una leggenda politica che è il lirico miraggio di frane e disincanti, di amori ancora manovrati ad arte e tesi a difendere nel loro intreccio il blasone di un ceto, la difesa di una civiltà, le stellette al tramonto di un'Italia che sta cambiando. Capolavoro immenso.

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    roby

    07/06/2014 23.58.11

    Non solo capolavoro letterario... la storia di un'epopea, la storia di un uomo, la storia di una famiglia in un contesto storico imponente, come quello dell'invasione sabauda del Regno delle Due Sicilie. Fabrizio Salina è personaggio autentico, credibile, uomo del suo tempo. Tra l'altro, narrando del vissuto di due generazioni (da Fabrizio alle figlie... 1860-1910) l'autore fa "avvertire", "presagire" fortemente l'inesorabilità del destino umano, il "passaggio della fiaccola della vita" da padre in figlio, il tramonto della vita e il trionfo della natura su tutte le cose degli umani.

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    Valentina

    07/03/2014 15.10.10

    Splendide le descrizioni delle terre siciliane; hanno la facoltà di catapultare il lettore quasi materialmente in quei luoghi, scorgendone paesaggi, sentendone i profumi e sperimentandone il clima. Non si può fare a meno di conoscere ed apprezzare il carattere di Don Fabrizio, nella sua forza decadente e lucida. Un romanzo che nella sua ambientazione ripercorre la nascita della Repubblica Italiana e la caduta della monarchia e ne fa rivivere tutte le implicazioni politico sociali meglio di un freddo libro di storia. Unica nota: non c'è in realtà una storia che si sviluppa nel romanzo, ma solo il racconto di una serie di episodi "emblematici" e cronologici. Per chi si aspetta una trama intricata il romanzo potrebbe essere deludente da questo punto di vista.

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    Shepard81

    12/07/2013 11.14.20

    Ottimo libro, raffinato e scritto con lo stile ricco e poetico di cent'anni fa. Gradevoli i personaggi, superbe le descrizioni. Consigliato.

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    sabrina

    25/04/2012 12.07.22

    l'ho letto che ero ancora piccola, quindi forse un pò immatura per comprenderlo in toto...ma mi ha colpita davvero tanto il racconto della decadenza di questa famiglia siciliana, alle prese con amori, segreti, tradimenti...un bel romanzo

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    Christian

    13/01/2012 20.38.41

    Un romanzo che offre uno spaccato splendidamente crudo della Sicilia, mai sopra le righe, mai tedioso, mai superfluo e soprattutto sempre attuale: ce ne fossero di libri così in giro.

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    afasia

    01/10/2011 10.59.42

    opera magistrale per capire la sicilia e l'atmosfera di un'epoca in putrefazione avanzata!la trama è fragile, come fragile è ormai il labile titolo nobiliare dei personaggi, cristallizzati nei propri bei palazzi e nelle loro convenzioni in disfacimento. Soltanto il lungimirante protagonista coglie questo clima di cambiamento e sta al gioco, adattandosi a questa decadenza con eleganza e dignità: forze il quieto vivere in qualche avanzo di privilegio ha più valore del potere perduto. Ma soprattutto Tomasi è stato sottile nel cogliere l'essenza stessa della gente siciliana, in bilico tra rassegnata immobilità e pigrizia nell'adeguarsi al mutar dei tempi. Una condizione di stasi indolente che Tomasi attribuisce poeticamente allo scirocco africano che batte l'isola, costringendo la gente a desiderare l'ombra delle alcove, fiaccandola, prostrandola senza resistenza..e che forse è la stessa posizione di conservatorismo svogliato che caratterizza un pò noi tutti italiani da sempre.

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    Katia

    05/07/2011 22.55.12

    Tanto rinomato e consigliato da molti. Sinceramente l'ho trovato di una noia assurda. Ho letto molti classici e non è la scrittura di fine ottocento o di inizio novecento ad ostacolare il mio giudizio per non parlare del fatto che è stato scritto intorno al 1950? Non è emerso come avrebbe dovuto, il clima del periodo dell'unità d'Italia e nessun aspetto storico viene affrontato. L'unica cosa che ho apprezzato sono state le descrizioni della campagna siciliana, dei profumi delle piante selvatiche e dei silenzi che regnavano sul calore estivo.

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    Bruno

    05/06/2011 16.50.54

    L'ho letto la prima volta a 18 anni per la Maturità, lo riletto ora, a 50 anni, sempre per la Maturità, ma di mio figlio. Allora mi era piaciuto ora ho capito che si tratta di un capolavoro. E come tutti i capolavori va centellinato per assaporarne ogni singola frase, accorgersi che nessuna parola è stata scritta a caso ma scelta accuratamente. Così come i personaggi, ognuno è mirabilmente descritto ed inserito nel suo ruolo: dal Principe, il protagonista, all'erbuario che appare, fugacemente, nel colloquio con Padre Pirrone, in quella preziosa perla di intelligenza e costume che è la digressione del capitolo V. Non è un libro facile. Il senso di inutilità delle azioni umane nei confronti di una storia che procede irriducibile nella direzione da lei stessa predeterminata, di disillusione della vita dove, paradossalmente, chi trionfa è solo la morte, non lo rendono un romanzo di evasione. La soddisfazione non è immediata durante la lettura ma è successiva, quando ci si ferma a riflettere su quello che si è letto o, perfino, lo si rilegge. Non è un libro da consigliare a chiunque. Spero che la mia opinione non venga considerata classista, però per apprezzarlo è necessario aver maturata una solida consuetudine alla lettura che superi la scelta esclusiva del genere romanzo: alcune pagine non hanno la scorrevolezza di questo ma pretendono piuttosto la concentrazione richiesta da un libro di saggistica. Ma, in ultimo, chi dei precedenti "recensori" non vi ha scorto nessun aspetto psicologico è sicuro di avere letto Il Gattopardo?

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    Fabrizio di Monterosi

    17/05/2011 22.56.39

    Diciamo subito : il romanzo mi è piaciuto moltissimo . Con una scrittura agile , per niente ripetitiva , riesce a rappresentare, in un succedersi di immagini a colori, quasi ad anticipare il film di Visconti, l'esaurirsi di eventi e situazioni all'apparenza immutabili. Finisce la nobiltà e conseguentemente nasce una forma di nuova borghesia; il regno borbonico inizia il suo declino, Il principe (Fabrizio), si crede simile agli dei ma alla fine muore da solo, in una stanza di albergo lontano dalle sue terre ; l'alano Bendicò , bravo a ringhiare alla ipocrisia di Angelica ma che finisce per essere buttato in un angolo del cortile in attesa del mondezzaio. Come si è detto , anticipa il film di Visconti , ma anche quanta attualità?.. - Cambiare tutto con il preciso scopo di lasciare tutto immutato. - Utilizzare tanti soldi per farsi avanti in politica e comperare voti (P.86) - Sposare un Tancredi Falconeri con la prospettiva di avere un posto eminente nella Sicilia che conta (P.150) . Dal colloquio tra il principe Fabrizio ed Aimone Chevalley emerge una visione e un giudizio estremamente negativo sul popolo Siciliano che , non avendo trascorso lunghi periodi di tempo in Sicilia, non posso giudicare corrispondenti alla reale natura isolana. Di contro mi hanno colpito le motivazioni che spingono Fabrizio a rifiutare l'incarico di senatore . Quanta differenza tra il principe del Machiavelli che aveva come principio "il fine giustifica i mezzi" ed il principe di Tomasi di Lampedusa che definisce come requisito essenziale per guidare gli altri la capacità di ingannare se stessi .Ed ancora : l' ironia con la quale vengono descritte alcune pagine (vedi ad esempio la rappresentazione di oggetti animati) non riesce a far dimenticare il crescente trauma vissuto dal principe Salina nell'assistere alla inesorabile e continua trasformazione dei vecchi tempi nei nuovi tempi.

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    mondo antico

    12/05/2011 23.01.10

    UN PILASTRO della letteratura Italiana e Siciliana..Lo lessi due volte a distanza di molti anni..la prima lettura a 13 anni e la seconda a 27..la seconda lettura fu molto più approfondita, accurata e con un buon bagaglio di conoscenze storiografiche..perchè questo testo,per quanto possa sembrare semplice nello stile e lineare nella narrazione, presuppone la conoscenza di un periodo storico ben preciso: la spedizione garibaldina e il disfacimento del regno borbonico..senza queste basi, si possono cmq assaporare le bellissime pagine del romanzo e la vicenda della famiglia aristocratica Corbera, ma si rischia di non capire le ragioni profonde delle ansie del principe e del disastroso declino della nobiltà terriera siciliana tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento..Un grande capolavoro intramontabile della nostra letteratura, nonostante le migliori storie letterarie gli dedichino 1 0 2 pagine(quando va bene) di critica...OTTIMO

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    totogatto

    15/03/2011 08.44.07

    capolavoro indispensabile per capire la Sicilia e l'Italia.

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    Laura

    30/10/2010 20.32.38

    Me l'avevano decantato come un romanzo indispensabile e assolutamente da conoscere, così l'ho comprato. Inutile negare la mia delusione per la scarsità di interesse da parte mia nel leggere queste pagine: poco avvincente e decisamente noioso, non mi ha dato un granché dal punto di vista delle emozioni. Mi dispiace molto non essere riuscita ad apprezzarlo come avrei dovuto, ma purtroppo non mi ha trasmesso niente. Peccato!

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    Lorenzo

    14/09/2010 16.00.51

    Un romanzo abbastanza pesante nelle sue prime tre parti. Lentamente diviene più coinvolgente e con un ritmo più scandito e veloce... Non l'ho molto amato anche se Tomasi di Lampedusa resta sempre un campione nelle descrizioni fisiche e morali!

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    Clara

    20/03/2010 20.31.06

    Terribile. Sarà anche un capolavoro,ma sono crollata dopo la seconda pagina. Il Tomasi scrive con così poca scorrevolezza,che alle volte si fatica a capire la vicenda,spesso dedotta dal contesto e non dallo scritto. Diventa noioso e ci si stanca a proseguire nella lettura. Peccato! La tematica sembrava interessante.

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    fortunato rotella

    27/10/2009 13.07.18

    Etichettato da molti come “romanzo storico”, il Gattopardo, attraverso le vicende dei Salina, illustra il declino dell’aristocrazia meridionale, alla quale lo stesso autore apparteneva. Probabilmente, per le tematiche affrontate ed il contesto nel quale si svolge, l’opera viene accolta senza grandi entusiasmi da parte del pubblico, il quale soltanto parecchi anni più tardi sembrerà riconoscerle il giusto tributo. Certo è che il lavoro di Tomasi di Lampedusa, non incanta per la trama, né tiene incollato il lettore per il ritmo che lo caratterizza. Tuttavia, il bello scrivere, unitamente alla descrizione delle scene e ad alcune riflessioni del principe (basti ricordare l’acume con cui l’autore descrive l’atavico modus vivendi del popolo siciliano) ne rendono assolutamente consigliabile la lettura. Fortunato Rotella.

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    Carlo

    27/05/2009 21.36.17

    Il Gattopardo è ormai un classico della letteratura italiana. Oltre all'indubbio valore storico dell'opera è scritto in maniera sublime ed evoca immagini della Sicilia dell'epoca vive e vivide. L'epopea dei Salina rimarrà indimenticabile assieme ad una conoscenza più precisa della vita in Sicilia al tempo dei fatti narrati 1860-1910

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    Roberto92

    13/11/2008 20.53.40

    Non mi è piaciuto "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa perchè, essendo considerato un romanzo storico, per me non lo è. Infatti nonostante la vicenda inizi dall'anno 1860, anno in cui sbarca a Marsala, in Sicilia, Garibaldi che riuscirà ad unificare l'Italia, il personaggio non emerge dalla lettura anzi, viene solamente nominato. Pertanto non condivido affatto la fama che questo romanzo ha avuto in Italia, molti lo considerano un classico italiano, ma secondo me i classici non sono paragonabili a "Il Gattopardo". Nessun personaggio mi ha coinvolto, infatti vengono descritti solo dal piano fisico e non psicologico; nonostante tutto, solo all'inizio del libro, ci suono buone descrizioni dell'ambiente siciliano: sono presenti molti agrumeti, le boungavillae decorano i muri delle ville ed è molto piacevole adorare il timo selvatico presente nelle foreste rimaste intatte da secoli e secoli.

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