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Recensioni dei clienti

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    Egle

    17/01/2014 12:14:50

    Bellissimo. Lo consiglio sopratutto ai lettori interessati alle vicende storiche e culturali dell'ultimo secolo.

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    Chelydraserpentina

    03/02/2012 16:10:54

    Seppur con tempi lunghi, ma meritava attenta lettura, ho finito "Generazioni 1881-1907" di Gabriele Rubini, iniziato piu' di un mese fa... Mi sento di consigliare questo libro a tutti gli amici: si legge senza fatica pur trattando temi non leggeri in corposita' testuale; l'intreccio fra avventura, viaggi e disamina storica e' notevole e ne fa un vero capolavoro. In certi momenti mi e' parso di trovarmi veramente nelle strade di Alessandria o di Gerusalemme, mi pareva di sentirne perfino gli odori nelle narici aride di sabbia e sole. Ho gioito e sofferto con i personaggi: ho pianto nel lasciare le vigne di Shoshanat Yericho e per la morte di Antoine, mi sono emozionata per la " prima volta" di Samuel e Hadassah. Ho imparato tanto che non sapevo di un recente passato che oggi origina la difficile situazione medio orientale. Non desidero paragonare Rubini ad altri autori perche' Rubini ha la fortuna di godere, oltre che di fantasia e grande erudizione, anche di uno stile proprio e inconfondibile. Non lo confrontero' dunque con un Mann o un Levi piuttosto che uno Stendhal o un Marquez, per quanto grandi farei un torto a Rubini dicendogli che mi ricorda qualcun altro venuto prima di lui. Attendo impaziente il prossimo romanzo di questo autore.

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    Emanuela Stradiotto

    11/01/2012 17:14:00

    Un romanzo sorprendente, un libro da leggere tutto d'un fiato!!! La grande cura per i dettagli che rende le descrizioni vivide e reali, il ritratto dei personaggi raccontati in maniera minuziosa e puntuale in un crescendo di emozioni, rendono questo romanzo davvero stupendo, a volte commovente, sempre intenso. Mi è piaciuta la sua coinvolgente scorrevolezza, l'ambientazione storica resa ancor più viva dal sapiente uso dei dialoghi che penetrano il tessuto sociale dell'epoca e rafforzano la vividezza delle immagini. Mi è piaciuta l'introduzione di frasi in dialetto o lingua straniera comunemente usati negli ambienti via, via descritti, che ulteriormente caratterizzano i personaggi e coinvolgono il lettore nell'intimità dei protagonisti. Questo libro mi ha letteralmente rapita e catapultata indietro nel tempo; catturata da eventi ed emozioni, era come se la realtà dei singoli personaggi mi appartenesse. La trovo una cosa affascinante!!! E' un romanzo che lascia un senso di nostalgia, che non hai mai voglia di abbandonare e che crea un'aspettativa notevole che non resta minimamente delusa!!!

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    Lella Bignami

    10/01/2012 15:22:02

    Narrativa avvincente per trattare in modo semplice argomenti storici che avvinghiano in una lettura piacevolissima . E' un libro che si "divora" -nonostante le 650 pagine - e che dispiace finire !!! Lo consiglio vivamente a tutte le persone che amano i racconti romanzeschi con richiami storici a fatti ed eventi del passato molto importanti. Scritto con linguaggio semplice e piacevolissimo , senza mai annoiare il lettore.

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    Fabrizio Dall'Aglio

    10/01/2012 09:37:59

    Il titolo è ambizioso, stemperato dal lasso di tempo (1881-1907) in cui dovrebbe svolgersi la vicenda. Ti accorgi poi che in quei 26-27 anni sono tanti gli avvenimenti che accadranno ai protagonisti del romanzo e a livello planetario e che effettivamente riempiono di fatti e personaggi (anche celebri) le 650 pagine dell'opera prima di Gabriele Rubini. Il succinto CV della IV di copertina ci segnala che il dottor Gabriele Rubini, oltre ad occuparsi di export manager, studia (e con passione) il Medio Oriente e la sua storia. Però, ho pensato, un colletto bianco mediorientalista! Che c'azzecca? Il curioso mix autoriale, il consistente malloppo di pagine (ho un debole per i tomi ponderosi) e la curiosità da sempre nutrita per l'ebraismo e Israele mi hanno spinto a scucire i 24 eurini del libro. Devo premettere che amo i romanzi ben organizzati. Qui non ci facciamo mancare niente: una parte prima e una seconda, la divisione in Libri e, dulcis in fundo, gli agili capitoli titolati. Fin dall'inizio col Libro primo, i Russi, comincia la saga dei nostri protagonisti ucraini ebrei (in primis Nathan, che ci accompagnerà per l'intero romanzo) e l'autore ci racconta l'apparentemente folle ed epico progetto di Eretz Yisrael. Il bello è che il viaggio verso la Terra Promessa, gli insediamenti, gli amori di questi pionieri sono mirabilmente permeati di cultura ebraica: le feste, il lessico, l'istruttiva spiegazione del calendario. Cos'è il Sionismo e cosa invece l'Ebraismo. Oltre che istruttiva ho trovato questa parte dell'opera scritta con amore e con la competenza che solo uno studioso può possedere. Del romanzo di Gabriele Rubini, ricordiamoci che è il suo primo libro, mi ha colpito anche la capacità di prendere, lasciare e poi riallacciare, sapientemente, le storie dei tanti personaggi. Per un esordiente mi pare un eccellente risultato tenere in pugno la drammaturgia della narrazione e intrattenere, allo stesso tempo, il lettore in modo così avvincente.

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    Cris

    08/01/2012 23:41:19

    Appena finita l'ultima pagina del libro, mi è venuta voglia di ricominciare da capo!! Le storie/Storia che racconta sono state davvero emozionanti... tanto da far venire voglia di non smettere di cercare cosa nascondesse la pagina successiva. E, appunto, fra le storie raccontate è la Storia quella che leggendo si incontra: la storia di un periodo e di luoghi che io conoscevo solo a grandi linee e che, seguendo le vicende dei personaggi, mi si è presenta davanti in modo vivido. Il tutto, inoltre, scritto in modo fluido e armonioso. Davvero un bel libro!!

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    Fernando Torlone

    07/01/2012 16:51:59

    Si tratta di un lavoro molto ben presentato, il linguaggio è chiaro, semplice, comprensibile; i fatti narrati sono rappresentati nella loro essenzialità senza inutili dilungamenti che certamente non avrebbero facilitato la comprensione del racconto. Intenso l'intreccio della narrazione in ogni sua parte per cui a nessuno verrebbe in mente di voltare pagina o addirittura saltarne qualcuna in quanto si rimane sempre avvinti da quanto si legge e si procede alla lettura sempre attenti a non lasciarsi sfuggire il più piccolo particolare. E tutto questo senza dovere ricorrere ad un lavoro di "fantasia"tanto gli avvenimenti descritti costituiscono una successione tale da coinvolgere, anche emotivamente,chi legge inducendolo ad immedesimarsi su quanto letto e desiderando sempre più andare avanti nella lettura per conoscere lo sviluppo o la conclusione di situazioni sempre avvincenti.

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    ANDREA PITASI

    06/01/2012 20:46:17

    Splendido! Possiede tinte tardoottocentesche sfumate e grande attualità di un mondo in trasformazione pieno di gente terrorizzata davanti al presente e al futuro. Generazioni(G) si ricollega ,sia per affinità ,sia per contrasti, con I Sonnambuli(S) di Broch e con i Buddenbrook (Bu) di Mann.G infatti, mi pare una grande opera romantica e decadente in stile Bu o in stile Pasenow . Il primo romanzo della trilogia I S nel quale Broch denuncia la pigrizia del sentimento , l'indolenza vegetativa di chi, non sapendo affrontare il presente e volendo occultare qualsiasi idea di futuro, si ripiega sterilmente e vittimisticamente nel passato.Aborro i Pasenow , provo maggior simpatia per l'anarchico Esch , protagonista della seconda vicenda brochiana, comunque troppo ottuso e ancorato ad un bisogno di valori non importa quali. La mia simpatia come chiave di lettura del mondo di oggi e domani va a Hugenau,il protagonista del terzo racconto de i Si , Hugenau con la sua fredda , astratta oggettività che tanto assomiglia agli indici delle borse mondiali e alla consapevolezza di chi sa che ciascuno di noi appartiene a qualunque luogo fisico o dell' anima in cui egli o ella compie la propria piena fioritura il che accade assai di rado che sia il medesimo luogo delle proprie radici, Per un romantico stile Bu o Pasenow,, ad esempio, Cristoforo Colombo è parte integrante della storia di Genova ma Genova agli occhi di un Hugenau è stata irrilevante per lo spagnolo Colombo . Niente Spagna niente America, niente America niente Colombo. Fosse stato per Genova, Colombo avrebbe avuto una vita ed una morte anonime,soffocato dalle proprie radici. G. è ancora forse un po' troppo romantico m a l' intreccio stesso tra famiglie di più paesi fa presagire sequel in cui l'oggettività degli accadimenti epocali emergano sempre più in tutta la loro cruda oggettività hugeaninana

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