Il genio nell'occhio d'usignolo - Antonia Susan Byatt - copertina

Il genio nell'occhio d'usignolo

Antonia Susan Byatt

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Traduttore: A. Nadotti, F. Galuzzi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1995
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: 115 p.
  • EAN: 9788806138486
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Gaia la libraia

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Gillian Perholt è appena stata abbandonata (per fax) dal marito, ma non riesce ad addolorarsene più di tanto. Le pare invece che la sua vita possa finalmente "dilatarsi". Parte quindi con l'animo pieno di aspettative per una trasferta a Instanbul, dove partecipa a un convegno. Dopo aver letto la sua relazione, Gillian si concede un po' di turismo e va alla scoperta del Corno d'Oro. Nel bazar acquista una bottiglia di un vetro particolare, detto l'occhio d'usignolo. Tornata in albergo, apre il tappo e dalla bottiglia esce un ginn, un genio da Mille e una notte, in nulla inferiore a quello di Aladino. Il genio le offre la possibilità di esaudire tre desideri. Da questo spunto fantastico nasce il romanzo.
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    Olivella Bracci

    23/06/1999 10:54:28

    Questo breve romanzo è una magnifica favola per adulti. Chi non ha mai desiderato, leggendo una favola orientale, di trovare un genio della lampada ed esprimere i fatidici tre desideri? A trovare il gnio, questa volta, è una donna matura e colta, cosa gli chiederà? Ma quello che è interessante nel romanzo è soprattutto l’incontro con il genio, e con la cultura orientale. La donna del nord conquistata dalla sensualità e dal calore mediterraneo, è un tema caro alla letteratura inglese (“Camera con vista”, “Un incantevole aprile”). La protagonista e l’ambiente sociale in cui si muove sono quelli cari alla Byatt e poco descritti in tempi moderni dei critici letterari. La lettura è molto scorrevole, peccato che sia così breve.


scheda di Maglioni, S., L'Indice 1996, n. 1

Gillian Perholt è una narratologa accademica e un po' pedante che viene invitata dall'amico Orhan a tenere una lezione ad Ankara per il convegno "Storie di vite di donne". Le storie lei non le narra, le esamina con un certo distacco e le interpreta finché, un giorno, non si trova completamente posseduta da una cultura a lei estranea. In questo universo fiabesco si muove con una leggerezza che credeva ormai perduta, ascolta racconti fantastici e se ne nutre. Ma è solo al Gran Bazar di Istanbul che ha inizio la vera metamorfosi di Gillian. È quando, sorseggiando del caffè turco in un negozietto, trova una bottiglia polverosa e decide di comprarla. La boccetta è di vetro, e più precisamente di èesm-i bülbül, occhio di usignolo. Forse questo materiale si chiama così perché gli usignoli hanno occhi opachi e trasparenti. E la cultura turca pullula di usignoli. "Prima dell'inquinamento", - racconta Orhan, - "prima della televisione, tutti uscivano a passeggiare sulle sponde del Bosforo e nei parchi, per sentire i primi usignoli dell'anno. Era bellissimo. Come i giapponesi con i fiori di ciliegio. Un intero popolo che passeggia quietamente nell'aria primaverile, in ascolto". Arrivata in albergo Gilian tenta di aprire la bottiglia e, come in un racconto de "Le mille e una notte", vede comparire un ginn: da questo incontro sensuale e malinconico ritroverà il proprio corpo e scoprirà che, oltre a essere scienziata del narrare, è anche e soprattutto personaggio.
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