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Geografia celeste dei duchi di Savoia. Religione, devozioni e sacralità in uno Stato di età moderna (secoli XVI-XVII) - Paolo Cozzo - copertina

Geografia celeste dei duchi di Savoia. Religione, devozioni e sacralità in uno Stato di età moderna (secoli XVI-XVII)

Paolo Cozzo

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Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 15 giugno 2006
Pagine: 370 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788815109040

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Nell'Europa d'antico regime la religione fu una delle componenti essenziali del processo di formazione e di consolidamento del cosiddetto Stato moderno. Anche nel ducato di Savoia, fra il XVI e il XVII secolo, la dimensione religiosa assunse un ruolo determinante per il rafforzamento del centralismo assolutista e l'affermazione del prestigio dinastico, fuori e dentro i confini del principato. Nel secolo che vide confermarsi la "vocazione italiana" dei Savoia e il loro autorevole ingresso - mediato dalla politica militare e, soprattutto, da quella matrimoniale - sulla scena internazionale, culti, devozioni, spazi sacri e uomini pii legati alla dinastia divennero pilastri di una duplice strategia: da un lato, confermare l'autorità sabauda su tutte le terre del ducato, specialmente su quelle più restie ad accettare il centralismo imposto da Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I; dall'altro entrare in contatto (e dunque in competizione) con le altre casate europee, che ormai da secoli avevano imparato a trattare la religione non solo come instrumentum regni, ma anche come modus vivendi et operandi.
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All'inizio del 1591 le reliquie di san Maurizio furono trasferite dall'abbazia di Agauno, nel Vallese, a Torino. Dopo una serie di trattative condotte dalla duchessa di Savoia, Caterina d'Asburgo, dal vescovo di Aosta e dai gesuiti di Torino, la spada e le ossa del martire vennero trasportate attraverso il Gran San Bernardo e la Val d'Aosta verso la capitale. Il 15 gennaio, poi, tramite una processione di cui facevano parte il nunzio apostolico, le confraternite della città, l'alta nobiltà, gli ambasciatori e i magistrati sabaudi, le reliquie giunsero nella cattedrale di Torino, dove presero posto sotto l'altare del Santissimo sudario. Il legame tra la casa Savoia e Maurizio era già riconosciuto sul piano europeo: nel quadro di El Greco, Martirio de San Mauricio y la Legión tebana (1582), si può identificare un personaggio che assomiglia a Emanuele Filiberto di Savoia. Questo è solo un esempio, tra i tanti studiati da Paolo Cozzo nel suo nuovo libro, di come i sovrani sabaudi cercarono di amplificare la loro grandezza, in Piemonte e all'estero, attraverso un'identificazione con santi, reliquie e siti devozionali.
Fino a poco tempo fa le ricerche sulla politica religiosa della casa di Savoia erano scarse e su argomenti estremamente settoriali. Il libro di Cozzo è ben organizzato e può rivelarsi di notevole utilità per i cultori di storia religiosa e dinastica. I quattro capitoli dell'opera esaminano le dinamiche religiose piemontesi e approfondiscono il modo con cui la casa Savoia le manipolava "come fattori strategici accuratamente pianificati e finalizzati", così da facilitare il suo "processo di conquista dell'intero territorio statale". In altre parole, Cozzo è interessato ad analizzare come la dinastia sabauda abbia strumentalizzato la religione per edificare il proprio stato durante il XVI e il XVII secolo, una tesi che si inserisce all'interno dell'ormai vasta letteratura sulla confessionalization nella società della prima età moderna.
Nel primo capitolo, Cozzo descrive la vita religiosa a Torino, identificando i luoghi religiosi chiave della città, i santi importanti per i torinesi (specialmente Maurizio, Secondo e gli altri martiri tebani), le compagnie religiose, le cerimonie e le reliquie, fra cui ovviamente la Sacra sindone. Ritiene che tra il 1500 e il 1630 circa la casa regnante assunse il controllo della vita religiosa civica di Torino, un processo in cui "l'assoggettamento politico all'autorità centrale era stato accompagnato da una sottomissione della religione cittadina a quella dinastica". Il secondo capitolo estende questa tesi alle città di Asti (dove la dinastia si associava con il santo patrono locale), di Mondovì (dove il duca Carlo Emanuele I ordinò la costruzione del santuario di Madonna di Vico) e di Saluzzo (la cui conquista da parte della dinastia fu difesa dall'apologista ducale Baldassano in termini religiosi). Questo capitolo suggerisce anche che i governanti sabaudi cercarono di rafforzare la loro presenza in terre di frontiera, come, ad esempio, avvenne vicino a Biella, ove fu edificato il Sacro Monte di Oropa all'inizio del diciassettesimo secolo.
Il terzo e il quarto capitolo si occupano più specificatamente dell'uso delle immagini sacre alla corte dei Savoia e negli ambienti diplomatici. L'autore illustra il ruolo dei confessori, dei predicatori e degli elemosinieri, così come quello simbolico della devozione mariana; analizza inoltre gli scambi religiosi con la corte spagnola, che avvenivano tramite la duchessa Caterina, consorte di Carlo Emanuele, il collezionismo, lo scambio di reliquie e la santificazione degli antenati della dinastia come il duca Amedeo IX (che governò dal 1464 al 1472). In queste pagine ricorrono anche discussioni sulle cerimonie religiose di corte, sulle relazioni politico-ecclesiastiche tra la casa di Savoia e il papato e sulle attività della comunità savoiarda di Roma. In questi capitoli forse l'analisi è meno articolata che nei precedenti, ma è comunque in grado di offrire una miniera di informazioni sulla cultura religiosa alla corte torinese.
Come analisi dell'autorappresentazione religiosa della dinastia sabauda in Piemonte, questo volume può essere considerato una buon risultato. L'autore ha consultato una quantità sorprendente di lavori scientifici sull'architettura religiosa, sulle associazioni devozionali, sui santi locali e su altri temi legati al nesso tra potere e spiritualità. Gli specialisti potrebbero indicare alcuni limiti nell'opera, ma questi non sarebbero certo sufficienti a far passare in secondo piano gli indubbi meriti del lavoro di Cozzo, che si presenta come un contributo assai stimolante alla discussione sulle relazioni tra religione e politica alla corte dei Savoia nella prima età moderna.
  Matthew Vester
Note legali