Geroj nasego vremeni-Un eroe del nostro tempo

Michail Jur'evi Lermontov

Traduttore: L. Avirovic
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
In commercio dal: 1 gennaio 1996
  • EAN: 9788806147969
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Descrizione

Una delle opere fondamentali nella tradizione del romanzo russo del secolo XVIII presentata con il testo originale a fronte e un ricco apparato di note storiche e linguistiche. Di ritorno a San Pietroburgo dopo la condanna all'esilio nel Caucaso, nel volgere di due anni, fra il 1838 e il 1839, Lermontov scrisse l'uno dopo l'altro i cinque racconti che sarebbero stati pubblicati nel 1840 con il titolo "Un eroe del nostro tempo".

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    Gianni

    18/09/2001 19:55:34

    Ho letto molti classici della letteratura russa, ma nessuno vale "Un eroe del nostro tempo" di Lermontov.La sua assoluta specificita' sta nell'essere un romanzo intimamente psicologico in un'epoca caratterizzata da un romanticismo dilagante. Lermontov compie il miracolo dei geni ponendosi oltre la realta' che l'avvolge. Il suo eroe non è il mieloso romantico svincolato dalle cose della vita. Pecorin, questo è il suo nome, è cinico, spietato,brutale; ma proprio per questo assolutamente reale. Pecorin è un uomo e l'autore costruisce su esso un tessuto psicologico perfetto. D'altronde molto rivelatrice è la prefazione di Lermontov: "L'Eroe del nostro tempo, miei egregi signori, è si un ritratto, ma non di una persona sola: è un ritratto tracciato sulla base dei difetti di tutta la nostra generazione nel loro pieno rigoglio. Voi mi ripeterete ancora che un uomo non può essere tanto cattivo, io vi dirò che, se avete creduto possibile l'esistenza di tutti i farabutti tragici e romantici, perchè allora non volete credere alla realta' di Pecorin? Se avete ammirato invenzioni assai più orribili e mostruose, perchè dunque questo personaggio, anche solo come invenzione, non trova grazia presso di voi? Non sara' forse perchè in lui c'è più verita' di quanta non ne avreste desiderata?..."

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scheda di Trombetta, S., L'Indice 1998, n.11

È vero che quando Michail Lermontov entra attivamente nella vita letteraria, nel 1837, Puskin, appena morto in duello, ha già ampiamente fondato il romanticismo russo: basti pensare all'"Onegin "o alla "Dama di picche", per non parlare della poesia. Ma mentre in Puskin rimane spesso quell'ironia settecentesca a fior di labbra che lo definisce uomo a cavallo di due secoli (non solo anagraficamente), Lermontov con "Un eroe del nostro tempo" scrive il primo romanzo russo autenticamente romantico, dove è possibile ritrovare tutte le peculiarità della stagione romantica europea filtrate però attraverso una specificità russa. L'esotismo, tanto per cominciare, che gli orientalisti europei cercano spesso nelle morbidezze arabe delle rive africane, qui ha i colori del Caucaso: bufere di neve, cime inaccessibili, sentieri impervi e verde scuro dei burroni.E poi le onde in tempesta del Mar Nero, la bellezza remissiva delle fanciulle circasse o ribelle di quelle tartare, l'indomita fierezza dei guerriglieri ceceni (già centocinquanta anni fa). Pecorin, il protagonista del romanzo, è un eroe byroniano, che vive spericolatamente, ama donne sposate, fa innamorare per gioco principessine moscovite, sfida e uccide in duello bell'imbusti, cavalca a perdifiato nelle praterie caucasiche, va a caccia, è destinato a morire giovane. Ma soprattutto è pervaso da una noia, da uno "spleen* che attanaglia tutta la gioventù russa uscita dal fallimento della rivolta decabrista del 1825.Si sente inutile su questa terra: è il prototipo del ""lisnyj celóvek"" (l'uomo inutile) che non ha più ideali politici in una società, quella di Nicola I, profondamente reazionaria. In più, il romanzo è costruito a incastri, con sorprendente modernità sottolineata da una traduzione asciutta e nervosa: racconti di personaggi diversi ci fanno avvicinare poco per volta al diario di Pecorin, dove il protagonista è finalmente narratore in prima persona. Ma della sua morte sapremo ben prima, in un gioco di spostamenti temporali che imprime al romanzo una affascinante circolarità narrativa.