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Giacomo Puccini. Turandot

Paese: Stati Uniti
Anno: 1991
Supporto: DVD
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  • Produzione: Deutsche Grammophone, 2003
  • Distribuzione: Universal Music
  • Durata: 120 min
  • Area 2
Dramma lirico in tre atti e cinque quadri di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, tratto dall’omonima fiaba teatrale di Gozzi (1762). Rimase incompiuta: alla prima, giunto alla fine della composizione, il direttore d’orchestra Toscanini depose la bacchetta e disse commosso: “Qui il maestro è morto”.

Personaggi
Turandot, principessa (soprano)
Altoum, suo padre, imperatore della Cina (tenore)
Timur, re tartaro spodestato (basso)
Calaf, il Principe Ignoto, figlio di Timur (tenore)
Liù, giovane schiava, guida di Timur (soprano)
Ping, Gran Cancelliere (baritono)
Pang, Gran Provveditore (tenore)
Pong, Gran Cuciniere (tenore)

Atto I
Davanti alle mura e al palazzo imperiale a Pechino, il mandarino annuncia alla folla che il principe di Persia, non avendo sciolto gli enigmi di Turandot, verrà decapitato. Assistono all’annuncio il vecchio re tartaro spodestato Timur, suo figlio Calaf e la schiava Liù, che è innamorata senza speranza del principe. La folla invoca la grazia per il condannato, ma Turandot la nega. Calaf, nel vederla, se ne innamora e decide di tentare anche lui la prova, invano dissuaso da Ping, Pang e Pong, ministri del regno, dal padre e da Liù.
Atto II
Davanti a un siparietto che raffigura un suntuoso padiglione, Ping, Pang e Pong rievocano la storia della crudele principessa, per la quale dodici principi sono morti. Le trombe annunciano l’inizio della prova per Calaf, che si presenta com Principe Ignoto. In un piazzale con un’enorme scalea sulla quale è posto il trono imperiale, appare Turandot che spiega le ragioni della sua crudele pretesa: con essa vuole vendicare l’onta subita una notte dalla sua ava Lou-Ling. Invano l’imperatore cerca di dissuadere Calaf dall’affrontare la prova: per tre volte Calaf si dichiara disposto, riuscendo a risolvere gli enigmi. Turandot, sconfitta, cade nella più cupa disperazione; allora Calaf si dichiara a sua volta pronto a morire se essa riuscirà a indovinare il suo nome prima dell’alba.
Atto III
Nel giardino della reggia, Calaf è sicuro della vittoria. I tre dignitari, per sapere il suo nome, gli offrono invano, oltre alla fuga, oro e schiave. Trascinati in mezzo a clamori giungono intanto Timur e Liù, legati e insanguinati, che si sospettano essere a conoscenza del nome dell’Ignoto. Liù proclama di conoscere solo lei quel nome, ma non lo dirà mai a Turandot perché ama Calaf. Torturata, Liù si uccide mentre la folla si disperde. Turandot turbata e già attratta da Calaf, si fa baciare da lui che le svela il suo nome. Sulla scala del trono appaiono alla folla l’imperatore, Turandot e Calaf. La principessa annuncia di conoscere il nome dello straniero: Amore.

(fonte: Enciclopedia della Musica Garzanti)

Recensioni dei clienti

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    Alberto Zini

    04/10/2007 23.51.03

    Credo sia stupido voler affermare che Franco Zeffirelli non sia stato un grande regista d'opera:grande suo merito,sulla scia di Visconti,quello di portare il vero teatro sulle scene liriche; merito condiviso,però,del tutto alla pari con altri mostri del teatro quali Strehler,Ronconi e de Lullo. Detto questo,spettacolo magnifico:non è il caso di parlare della sontuosità dell'apparato scenico,della cura dei movimenti,della rilevanza estetica di ogni gesto;condotto inoltre con grande coerenza ed organicità.Ma a me non piace.Credo che il teatro d'opera possa e debba cercare,in quanto forma d'arte,un costante rinnovamento e che questo non debba essere costretto nell'ambito della tradizione di luoghi comuni figurativi visti e stravisti:al contrario ritengo che approcci registici nuovi e meno"manieristici",fedeli a tutti i costi al particolare dato ambientale, possano aprire nuove frontiere nel percorso interpretativo del teatro d'opera visto non tanto come rigido orto da conservare con accanito fanatismo,ma come terreno di costante invenzione.Questione di gusti e di intenzioni;e Zeffirelli realizza le sue in pieno e con grande stile.Nessun discorso,invece sulla Marton:valutazione negativa,soprattutto per quanto riguarda la voce che è solida e molto estesa ma per niente bella e con cospique striature di volgarità sottolineate dal registro basso aperto e pompato e da quello acuto, voluminoso ma ben poco squillante;caratteristiche,queste,affini al canto della Dimitrova che pur rimanendo sullo stesso basso livello,si giovava di ben altro timbro.Nessuna delle due,insomma,una vera grande Turandot(che per me rimane la Sutherland).Buono Domingo che fatica alquanto negli acuti e che rischia di perdere il do acuto degli "enigmi sono Tre", ma che freseggia con grande incisività una parte non del tutto congeniale.Buona anche se impersonale la Mitchell,ottimo Plishka.Ottima la direzione di Levine di serrata impronta teatrale e di grande coinvolgimento espressivo,grazie anche ad una buona presenza orchestrale;scabrosissimo il coro.

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    Andrea

    21/09/2007 15.35.37

    Turandot di Puccini è una tra le mie opere preferite e devo dire che nessun allestimento prima e dopo di questo mi abbia fatto apprezzare ancor di più l'opera in sè. Zeffirelli (che reputo il più grande regista d'opera di TUTTI I TEMPI) non delude le mie aspettative. Eccellenti la regia e le scene, ma anche la musica condotta dal grande James Levine. Gli interpreti sono magnifici, fantastici da Placido Domingo a Leona Mitchell (straordinaria nel ruolo di Liù) per arrivare poi alla Grande Eva Marton (che dopo la Dimitrova) è la miglior interprete di Turandot.

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