Giappone. The passenger. Per esploratori del mondo

Illustratore: E. Massa, L. Liverani
Editore: Iperborea
Anno edizione: 2018
Pagine: 192 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788870915488

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Studi culturali - Cultura popolare

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Descrizione
The Passenger lascia l’Europa e sbarca in Giappone, dove la missione di esplorare il contemporaneo è più stimolante che mai.

Il popolo del Sol Levante reprime le emozioni e protegge la propria cultura, la sua anima è considerata ancora oggi impenetrabile, per avervi accesso c’è bisogno della sensibilità di uno scrittore, del coraggio di un reporter, della lucidità di un giornalista. Due grandi nomi della letteratura nipponica raccontano il «loro» Giappone personale: Banana Yoshimoto ci ospita nel suo quartiere preferito, Shimokitazawa, Ryū Murakami invecchiando riflette sul senso della vita e il calo del desiderio in un paese di aspiranti suicidi. In questo viaggio nel Giappone di oggi scopriamo come la tragedia di Fukushima, rievocata dal grande corrispondente Richard Lloyd Parry, ha riacceso il culto degli antenati e la passione per il sumo – una disciplina millenaria intrisa di rituali e gerarchie – non si sia mai spenta, sebbene a vincere oggi siano ormai solo lottatori stranieri come ci spiega Brian Phillips. Il legame con il passato non è sempre così innocuo e può prendere una deriva revisionista, patriottica e conservatrice: è questo lo scenario in cui si muove una setta shintoista vicinissima al governo Abe, smascherata da un’inchiesta dell’abilissimo Jake Adelstein, a cui fa da contraltare la visione ottimista di un grande conoscitore del Giappone, Ian Buruma, che invece sottolinea come il paese nonostante tutto, grazie alla pace sociale che vi regna, sia rimasto indenne all’ondata di populismo mondiale. Ma c’è anche chi rimane ai margini della società, come la minoranza ainu nel Nord dell’Hokkaidō che scopriamo nel reportage di Cesare Alemanni o i disoccupati e indebitati che scompaiono all’improvviso liberandosi del proprio passato e vivendo una vita da fantasmi «evaporati», un fenomeno di massa raccontato da Léna Mauger. Anche le donne sono rimaste a lungo ai margini della vita economica e politica del paese, e Ryōko Sekiguchi ci mostra come molte, oggi, incredibilmente, dopo decenni di emancipazione sognino di tornare a coltivare i loro hobby tra le mura di casa. Un paradosso come quello della passione per la black music che risuona nel reportage di Amanda Petrusich,in un paese invece estremamente chiuso verso l’immigrazione; mentre anche sul cinema abbiamo uno sguardo insolito, quello di Giorgio Amitrano che ripercorrendo molti capolavori giapponesi mostra come il mito della famiglia-tipo nipponica sia stato costantemente messo in crisi dal grande schermo.

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    Rosetta

    28/11/2018 17:06:18

    Non dò 5 stelle complete perché manca un po' di coerenza. E' un bello spaccato della società giapponese, ma non ha un legame tra un articolo e l'altro e non si parla di molte tematiche importanti. Certo, non è possibile essere del tutto esausitivi in un libro di questo tipo. Alcuni argomenti non li conoscevo e mi hanno stupito, come il potere preoccupante della setta shintoista o il fenomeno della "sparizione" dalla società di un numero così elevato di persone. Alla fine un libro consigliato a chi vuole farsi un'idea fuori dagli schemi del Giappone contemporaneo.

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La formula "inventata" da Iperborea per raccontare una nazione, un popolo, una cultura è davvero intelligente. Sono titoli che compongono la collana The Passenger e spaziano con grande libertà fra le aree geografiche più lontane sia dal punto di vista fisico che culturale. E con la stessa apparente casualità, il volume è costruito con capitoli molto diversi fra loro, senza un vero fil rouge. Non sono guide turistiche, ma album di racconti, da sfogliare come una rivista.

Questa volta saliamo su un aereo virtuale che atterra in Giappone, dopo un lungo viaggio e con un notevole jet lag. Non ci viene richiesto il passaporto, ma al contrario ci viene mostrata la carta di identità del paese, con un elenco di numeri interessanti: più di 126 milioni di abitanti; 24 miliardi di bacchette di legno usa-e-getta consumate ogni anno; un ritardo medio dei treni di 24 secondi; 110 vulcani attivi; una città – Tokyo – con la più alta densità di ristoranti e un primato che ci batte in negativo il maggior debito pubblico al mondo.

Sfatare le nozioni più comuni e inesatte è il passo successivo perché non si può conoscere un paese se se ne ha un'immagina distorta: i giapponesi non sono "freddi", non sono per forza ordinati (o meglio, lo sono più in pubblico che in privato) né sono un popolo sempre cortese, anzi in alcuni casi la scortesia è d'obbligo. Usano uno strano wc che incorpora water e bidet, ma non solo... Hanno una mania nazionale: i gruppi sanguigni.

Pronti? Allora usciamo dall'aeroporto e addentriamoci nelle vie delle metropoli, cercando di non smarrire la strada. A farci da guida sono esperti, scrittori, giornalisti – uomini e donne giapponesi e non –, che raccontano questa nazione con l'ottica con la quale la vedono e la vivono.
Scopriamo che "i giapponesi hanno una certa idiosincrasia per la toponomastica" e lo straniero può sentirsi "alla deriva" camminando fra le strade in "una specie di confuso, malinconico stordimento".

Passeggiando tra queste irrintracciabili strade, vediamo un Giappone immune dal populismo (ottima notizia), ma non dalla depressione: il suicido è la prima causa di morte negli uomini tra i venti e i 44 anni. Suicidio e anche karoshi, cioè morte per troppo lavoro. E le donne? In una classifica di paesi in cui rivestono ruoli senior, il Giappone è ultimo. Ma è anche vero che "dopo essersi emancipate dal ruolo di casalinghe molte sognano un ritorno alla quieta professione di «designer domestiche»".
Il giapponese medio è incapace di emozionarsi, soffre di calo del desiderio e di forte malessere parzialmente causato all'instabilità socioeconomica. Nella società giapponese è tutto molto controllato e la musica occidentale, soprattutto il blues, con il suo modo di comunicare diretto, emotivo, disinibito attira particolarmente, lasciando positivamente sgomenti i nipponici di fronte a questa libertà di espressione totale a loro in qualche modo preclusa.

Non tutti sono uguali e non tutti sono omologati a questo standard: gli ainu sono un antico popolo vissuto da "separati in casa" con il resto dei giapponesi, vessato e represso ma ora riscoperto, anche dai turisti.

Lasciamo il paese con la notizia di un fenomeno collettivo impressionante: scomparire all'improvviso per rifarsi una vita altrove, liberi dal proprio passato. Una tradizione che risale al Giappone feudale. Un'evaporazione di massa per sfuggire ai debiti contratti o dal peso della propria esistenza.

di Giulia Mozzato