I giorni e gli anni (20 aprile 1968-19 giugno 1968) - Uwe Johnson - copertina

I giorni e gli anni (20 aprile 1968-19 giugno 1968)

Uwe Johnson

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Editore: L'orma
Collana: Kreuzville Aleph
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 20 marzo 2014
Pagine: 377 p., Brossura
  • EAN: 9788898038312
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I giorni e gli anni (20 aprile 1968-19 giugno 1968)

Uwe Johnson

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È il 1968, siamo a New York. Mentre il mondo cambia, Gesine Cresspahl guarda sua figlia crescere cercando di comporre il puzzle del presente con i pezzi usurati del proprio passato. Tedesca emigrata dalla Germania dell'Est, Gesine ricorda l'infanzia in Europa durante la Seconda guerra mondiale, ricostruendo anche le tappe, tra luci e ombre, della vita del padre. Diviso in capitoli dedicati ognuno a un giorno dell'anno, il romanzo è un viaggio tra le dimensioni temporali che intessono il nostro quotidiano e lo legano indissolubilmente alle sorti comuni degli uomini. Con straordinaria varietà di registri, di toni e di stili, Johnson evoca il fervore della metropoli statunitense e le ferite della Storia per tracciare un affresco memorabile: dietro al susseguirsi dei giorni nella vita di una donna traspaiono gli anni cruciali dei destini d'Europa.
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    Rita

    21/09/2018 16:45:02

    Un elogio particolare e un ringraziamento alla casa editrice L'orma che ha permesso di portare a termine la traduzione (lasciata incompleta al secondo volume da Feltrinelli) di quest'opera in quattro volumi, che è senz'altro da annoverare tra i grandi classici del Novecento. Complimenti anche ai traduttori: hanno fatto un ottimo lavoro. Il romanzo è molto lungo, vale però la pena di affrontarlo e immergersi nella vita e nei ricordi di Gesine. Spero che l'editore pubblichi anche le altre opere di Uwe Johnson, autore tanto grande quanto poco conosciuto in Italia.

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    Cristiano Cant

    23/09/2017 08:30:57

    Terza stanza di questa incredibile traversata. Le pienezze e i fuochi del Sessantotto, un clima sociale che presto diventa asprezza giornaliera, conflitto, lotta di classe, rivendicazione e storia del potere. Le critiche agli Stati Uniti come un grande universo cieco col suo proposito di ordinare le sorti del mondo, coi suoi uomini voraci a dettare la rozza agenda delle cose, con una volontà ormai chiara di allargare il divario fra popolo e élite. Johnson giocherà su questa divisione sociale con una delle frasi più alte e nobili che abbia letto nella mia vita e che ritrascrivo a stampatello, tanto è umanamente grandiosa: "C'E' GENTE CHE HA UN CURRICULUM E NON HA UNA BIOGRAFIA". Dunque avvoltoi in carriera, spesso ignoranti senza un centesimo di morale in corpo e chini a comandi spietati, contro uomini comuni che spingono la propria dignitosissima carretta nel vortice di schiamazzi e mille difficoltà. Sui primi in verità lo scrittore adopererà un'altra definizione, ficcante anch'essa: "Gente che ha l'anima in riserva". Straordinario! Il coro dei fatti, degli eventi, si sussegue come nei precedenti tasselli. Marie, che inizialmente detestava l'uso della nuova lingua, inizia via via ad assumere la parlata yankee come l'inevitabile impronta di un orale che deve pur farla vivere. Gesine vive per lei, la fa vivere in una casa decorosa sulla quinta strada, la manda in piscina, e anche la sua carriera inizia a elevarsi verso responsabilità più alte. La storia è lì, distante eppure accanto, con le sue addizioni di sangue caldo e di forni nella memoria ancora ben funzionanti. L'Armata rossa entrava nel suo paese, iniziando a comporre dopo la guerra una nuova malata geografia di potere, e allo stesso tempo ecco i fatti di Praga con la loro scia di tragedia in nome della libertà. Ormai è chiaro: c'è sempre un solo tempo, ed è quello di dentro, quello del cuore, il luogo in cui il fisico e l'interiore diventano una sola inscindibile entità. La genialità di Johnson straripa.

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    Roberto

    23/08/2016 14:17:04

    Un elogio particolare e un ringraziamento alla casa editrice L'orma che ha permesso di portare a termine la traduzione (lasciata incompleta al secondo volume da Feltrinelli) di quest'opera in quattro volumi, che è senz'altro da annoverare tra i grandi classici del Novecento. Complimenti anche ai traduttori: hanno fatto un ottimo lavoro. Il romanzo è molto lungo, vale però la pena di affrontarlo e immergersi nella vita e nei ricordi di Gesine. Spero che l'editore pubblichi anche le altre opere di Uwe Johnson, autore tanto grande quanto poco conosciuto in Italia. Leggetelo.

  Uwe Johnson (1934-1984) appartiene a quella poco fortunata categoria di scrittori, la cui importanza è tanto riconosciuta quanto sottintesa l'ignoranza della loro opera. Eppure il suo esordio col romanzo Congetture su Jakob (1959) lo aveva proiettato a soli venticinque anni verso la fama di innovatore della letteratura tedesca del dopoguerra: non più rievocazione delle macerie, né silenzio obbligato per gli eredi di Auschwitz, ma il confronto con la realtà presente. Nel caso del nostro però la realtà è ingrata. Non c'è forse scrittore tedesco che abbia vissuto in modo più doloroso di Johnson la divisione della Germania postbellica in due stati concorrenziali. Lo sguardo di quest'uomo quanto mai taciturno penetra al di là della propaganda comunista, coglie nella giovane Repubblica democratica tedesca il pericolo di regime totalitario. Perciò passa nella Repubblica federale, l'altra Germania, nella quale però non riesce a trovare un ruolo adatto ad esprimere il proprio disagio politico e morale. Nella sua prospettiva rigorosa la Repubblica federale nasconde dietro alla facciata democratica una direttrice fondamentalmente illiberale. Resta l'utopia di una Germania ideale, alla ricerca della quale Johnson espatria una seconda volta, in America e poi in Inghilterra, dove morirà in estrema solitudine. Senza la forza di questa utopia, senza la caparbia volontà di indagare con la precisione di un protocollo i capitoli del destino tedesco, sarebbe inconcepibile una delle imprese letterarie più notevoli del Novecento europeo: la tetralogia Jahrestage. Aus dem Leben von Gesine Cresspahl (1970-1984). Va dunque salutato con vivo plauso l'iniziativa della casa editrice L'Orma, che ha appena pubblicato in traduzione italiana il terzo volume dell'opera (che era rimasta ferma al secondo, apparso presso Feltrinelli nel 2005). Tutti i giorni dell'anno che va dal 21 agosto 1967 al 20 agosto 1968 sono registrati con l'indicazione del giorno della settimana in cui cadono. Una pignoleria che va letta come omaggio all'eroina del romanzo, Gesine Cresspahl, impiegata di banca a New York, dove vive insieme con la figlia Marie. Sono appunto tutti i giorni di un anno della sua vita quelli che vengono passati in rassegna direttamente o con l'aiuto del "New York Times", chiamato confidenzialmente "la vecchia zia". Questo artificio consente allo scrittore la registrazione puntuale degli eventi succedutisi nell'anno che fu del movimento studentesco, della primavera di Praga e dell'uccisione di Robert Kennedy, per citarne solo i maggiori. Ma mentre Gesine commenta i fatti attuali, insieme e spesso in contraddittorio con la figlia undicenne, la sua memoria la riporta al passato, all'infanzia e giovinezza trascorse in un villaggio del Meclemburgo, Jerichow. Così il romanzo intreccia la grande storia della metropoli New York e la più oscura storia di una regione della Germania orientale che passa attraverso il fuoco del nazismo, della guerra e dell'occupazione sovietica. La struttura dell'opera risulta perciò intrinsecamente polifonica. I due piani narrativi si susseguono senza soluzione di continuità. I fatti e il loro commento si fondono senza particolare distinzione, se non talvolta con l'uso del corsivo. In questo terzo volume, che va dal 20 aprile al 19 giugno 1968, il movimento studentesco e la primavera di Praga vengono messi a corto circuito con la rievocazione dell'annus terribilis(1945), in cui si assiste al crollo finale dell'esercito nazista e all'arrivo dell'Armata rossa, che a Jerichov subentra alle truppe d'occupazione britanniche. Terribile, nella sua precisione epica, la ricostruzione dei bombardamenti inglesi nel golfo di Lubecca (3 maggio 1945). Johnson non fa sconti a nessuno. L'aviazione inglese che mandò a picco tre navi ferme nella baia di Lubecca vedeva che esse erano cariche di prigionieri malridotti. Dunque, ne deduce Marie, quei morti (tra settemila e ottomila persone) ce li hanno sulla coscienza gli inglesi. Sono invece morti a carico dei tedeschi, obietta Gesine, "che li avevano tenuti in prigione e caricati poi sulle navi; con loro sarebbero morti lo stesso, solo più lentamente". Chi sono i prigionieri, molti in fin di vita, stipati fino all'inverosimile nella Thielbeck, nella Athen e nella Cap Arcona, tre navi incapaci di tenere il mare? Si tratta dei superstiti del Lagerdi Neuengamme (vicino ad Amburgo), che non devono essere trovati sul posto dalle truppe britanniche. I tedeschi li trascinano perciò su carri merci fino a Lubecca, dove li stipano sulle navi ferme nel porto. Qui manca anche l'acqua, scarso il cibo e scarsa anche l'aria per i prigionieri russi ammassati nella stiva. I morti aumentano di giorno in giorno e restano ammucchiati sui ponti. Finché non arriva la libertà. Propiziata dai bombardieri inglesi, essa concede alla maggior parte dei reclusi una morte più rapida e diversificata che non sulle navi: "I prigionieri potevano crepare nel fuoco, nel fumo, schiacciati nella ressa del panico, per il calore della Cap Arcona che bruciava, in caduta libera assieme alle scialuppe slegate, per il tuffo in acqua, in acqua per via del freddo, urtati o presi a fucilate dai cercamine tedeschi e poi di sfinimento sulla battigia". Sembrano fatti destinati alla dannazione perpetua del nazismo. E invece nella patria tedesco-occidentale, pur avendo il tribunale di Stoccarda dato notizia ufficiale di cifre spaventose relative all'eliminazione della popolazione ebraica, gli elettori sembrano avere già dimenticato: "Nel Baden e nel Württemberg i neonazisti hanno preso il 9,8 percento alle elezioni del Land, che fa 12 seggi su 127, cioè un passante su dieci delle strade di questa regione. Il Bundtedesco consta di undici Länder, e in sette di questi i nazisti sono già rappresentati". La "vecchia zia", giornale benpensante, dà un po' di colpa al movimento studentesco, che ha reagito in modo scomposto all'attentato contro il suo leader Rudi Dutschke e avrebbe quindi impaurito parte dell'elettorato tedesco spingendolo verso l'estrema destra. Fatto sta che gli studenti non insorgono solo a Berlino. Gli studenti parigini "se le danno di santa ragione con la polizia, perché qualcuno di loro vorrebbe controllare l'attività didattica e rovesciare l'impalcatura del capitalismo". E persino a Praga gli studenti protestano contro il Partito comunista "per l'attuale penuria di appartamenti, per i trasporti al collasso, l'incertezza del diritto, la moneta che vale niente, gli standard economici bassi". Quella di Praga è una delle prime primavere che non hanno portato alla stagione dei frutti. Alexander Dubcek compie sforzi eroici per promuovere riforme (sulla censura di stampa e sul decentramento amministrativo) senza provocare un intervento militare sovietico. Ci riuscirà o l'Urss avrà il coraggio di mandare a Praga i carri armati? Su questo interrogativo un colloquio tra Gesine e Marie formula una serie di risposte in stile squisitamente congetturale: succederà come a Budapest nel 1956; no, i russi non ripeteranno la repressione violenta; sì, lo faranno in nome del socialismo insieme con gli altri fratelli socialisti. Così anche questo evento di portata storica, che si concluderà effettivamente con l'invasione della Cecoslovacchia (20 agosto 1968), viene rievocato e commentato dal basso. Una semplice impiegata di banca, tedesca trapiantata a New York, passa in rassegna insieme con la figlia mezzo secolo di storia tedesca, europea e occidentale. La voce che la storia non può dare all'uomo comune Johnson la dà ai suoi personaggi, formiche nello scacchiere mondiale, che conservano tuttavia la loro dignità e non inclinano mai a un rassegnato qualunquismo.   Giuseppe Dolei    
  • Uwe Johnson Cover

    È uno dei maggiori scrittori e intellettuali tedeschi del dopoguerra. Fra il 1966 e il 1968 Johnson visse con la famiglia a New York, nell'Upper West Side a Manhattan, ed è proprio al suo stesso indirizzo che si svolgono le vicende di Gesine Cresspahl, personaggio femminile protagonista della sua opera più importante e travagliata: I giorni e gli anni si configura infatti come una tetralogia, la cui pubblicazione è avvenuta fra il 1970 e il 1983. Ogni capitolo rappresenta un giorno dell'anno racchiuso fra il 21 agosto 1967 e il 20 agosto 1968 (data che segna l'invasione russa in Cecoslovacchia e la contestuale, cruenta fine della Primavera di Praga). Il libro, composto nell'arco di più di quindici anni, abbraccia, sovrapponendo diversi piani temporali... Approfondisci
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