I giorni della rotonda

Silvia Ballestra

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Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 18 novembre 2009
Pagine: 375 p., Rilegato
  • EAN: 9788817036603
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San Benedetto del Tronto, vigilia di Natale del 1970: il peschereccio Rodi fa naufragio vicino al porto, sotto gli occhi della città. Le operazioni di recupero dei corpi tardano e in paese scoppia la rivolta. Inizia così un decennio di militanza che terminerà nel 1981, con il tragico rapimento di Roberto Peci, fratello del primo pentito delle Brigate Rosse. A ripercorrere le storie di quei ragazzi che sognavano la rivoluzione è Aldo Sciamanna in una lisergica notte passata nel carcere militare di Torino. Le loro sono vite destinate a scomparire, annichilite dalla violenza e dal più implacabile strumento di repressione dei primi anni Ottanta: l'eroina. È l'eroina che trasforma la Rotonda di San Benedetto da centro politico a ricettacolo di "appestati", teatro di un'autodistruzione funzionale al potere. Così la quindicenne Mari assiste alla caduta, crudele e docile, di una generazione. In questo clima (recentemente definito da uno storico "glaciazione degli anni Ottanta"), solo la letteratura può ridare la parola a chi è disposto a farsi salvare.
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    Davide

    18/03/2013 11:22:16

    Il miglior romanzo della Ballestra, ben congegnato e ben orchestrato per quasi 400 pagine di inesauribile tensione emotiva.

  • User Icon

    luciana

    18/09/2010 19:26:01

    Un libro veramente molto interessante. la Ballestra mi piace molto, ma per questo titolo sono di parte, perchè vivo a San Benedetto e riconosco i personaggi descritti.la trama è scorrevole e intensa (l'ho letto in due giorni).L'ho consigliato a mia figlia adolescente che ha molto apprezzato.

  • User Icon

    Loris

    29/03/2010 16:39:18

    Ho letto altri libri della Ballestra e mi ha intrigato l’idea di un romanzo generazionale che attraversasse gli anni ’80. Da coetaneo dell’autrice, cercavo un altro sguardo su un orizzonte temporale che rischia di essere sfumato e distorto dalla nostalgia adolescenziale. Ho trovato un racconto in tre movimenti che torna in ‘flashback’ agli anni ’70, quando la piazza era spazio pubblico e la politica motivo di discussione e passione. I traumi derivati dal terrorismo prima e dalla diffusione dell’eroina poi portano a ridisegnare i confini dell’esistenza e del racconto, racchiudendoli su vicende sentimentali o su tratti piu’ evidentemente autobiografici e letterari. Il vituperato edonismo degli anni ’80 attraversa le ultime pagine, con l’imporsi di una nuova parola d’ordine (look) che ci ha accompagnato fino al presente. La spinta centrifuga dalla piazza si concretizza infine nella partenza per l’universita’ al nord. La memoria, il suo perdersi e ritrovarsi attraverso il racconto, e’ il filo che unisce le storie, l’urgenza da cui e’ nato questo romanzo, bello e necessario.

  • User Icon

    ant

    28/02/2010 23:49:54

    Gli episodi narrati in questo testo hanno come sfondo San Benedetto del Tronto, in particolar modo il cuore pulsante di questa cittadina: "La Rotonda". In una S.Benedetto fine anni 70 un ragazzo si appresta a partire per militare e da qui l'autrice inizia ad accompagnarci nel vissuto personale di Aldo(il protagonista), nelle storie di ordinaria provincia italiana e sopratutto ci accompagna attraverso pagine importanti della storia nazionale: gli scontri ideologici politici,il terrorismo e la fine di tutto..la droga. Il problema è che l'autrice mentre descrive le fobie di un ragazzo di provincia che si ritrova in un ospeale militare di una grande città(Torino), passa d'amblè a descrivere l'affondamento della nave Rodi di fronte alle coste di San Benedetto, con relativi problemi e problematiche riguardanti il mondo del lavoro e degli uomini che lavorano in mare . La Ballestra ci fa intuire la grinta, l'intraprendenza e la voglia di socializzare ed aiutare che era innata nelle generazioni anni 70, tutta una città si strinse intorno alle famiglie dei poveri naufraghi del Rodi e sopratutto a far sentire la loro vicinanza furono i cosiddetti ragazzi della "Rotonda". Mentre Aldo è a militare ,da suo padre riceve una telefonata in cui viene a sapere che casa è stata messa a soqquadro per sue presunte affiliazioni terroristiche L'autrice collega questo momento per descrivere un altro passaggio importante e cioè ci narra degli anni del terrorismo e in particolar modo di Patrizio Peci, sambenedettese doc Notevoli anche in questo caso le descrizioni degli scontri e delle prese di posizione di questi personaggi: le intimidazioni ai prof di destra, gli scontri fisici etc La droga , per concludere, è vista come strumento per spegnere il pensiero, per ottundere le menti "troppo pensanti" e così i ragazzi della "Rotonda" che avevano sollevato sia moralmente che economicamente i poveri naufraghi del Rodi... in questi anni non sono altro che relitti che galleggiano, in un mare di omologazione di azioni e di pensiero.

  • User Icon

    Fabrizio R.

    28/11/2009 16:00:23

    Eccellente prova narrativa della Ballestra, sembra una storia di provincia (San Benedetto del Tronto), ma non è quello che è successo all'Italia? Buonissimo, consigliatissimo.

  • User Icon

    frizzer

    20/11/2009 15:29:02

    Erano anni che non leggevo una Ballestra così in forma! Ben ritrovata!

Vedi tutte le 6 recensioni cliente
L'autrice di Compleanno dell'iguana (1991)e di La guerra degli Antò (1992) ritorna con un'opera ambiziosa e importante sui primi anni ottanta nella sua San Benedetto nelle Marche. Con I giorni della Rotonda, infatti, Silvia Ballestra sembra rispondere al bisogno di affrontare la nostra storia recente "prima di passare a tutto il resto". È una necessità comune a molti scrittori italiani nati negli anni settanta, come Vasta e Lagioia, che nelle loro ultime opere si rivolgono, in modi diversi, a questo periodo di incubazione del nostro paese, un'incubazione che ha portato alle mutazioni sociali e culturali attuali. Temi comuni che rappresentano ormai un immaginario letterario ben preciso come la violenza politica, la droga e la spettacolarizzazione dell'esistente. Per chi è nato dopo, proprio in quegli anni ottanta, leggere questi romanzi dà l'effetto di un clima da fantascienza, o anche di un tempo preistorico lontanissimo e folle nel quale esplodevano le bombe sui treni e nelle piazze come un processo naturale e stagionale. Non è un caso che, a quarant'anni dalla strage di piazza Fontana, la testimonianza di Adriano Sofri, La notte che Pinelli, ha un ulteriore valore pedagogico per chi vuole capire di più di quegli anni, ricostruirli, per calarsi in quel clima di cui si è persa rapidamente, e comprensibilmente, memoria. In generale, per chi ha vissuto in maniera sia attiva che marginale quel periodo, metabolizzarlo risponde alla necessità di capire la degenerazione e il degrado morale e culturale del presente, perché tutto è collegato e tutte le mutazioni del passato hanno avuto una conseguenza nel presente. A conferma Ballestra ha sempre legato il suo impegno di scrittrice di finzione a quello politico, pubblicistico (dalle pagine dell'"Unità") e saggistico (Contro le donne nei secoli dei secoli, Il Saggiatore, 2006).
Questo libro si costituisce in tre movimenti autonomi, come una sinfonia, collegati tra loro, che coincidono con i primi tre anni dispari degli ottanta, e ricava due date e due fatti fondamentali per la cittadina marchigiana e per tutta l'Italia: la prima è il 1977, anno del rapimento, della tortura e dell'omicidio mediatico di Roberto Peci, colpevole di essere fratello di Patrizio, pentito delle Brigate rosse; la seconda è il Natale del 1980, i giorni della "rivolta del Rodi", la rivolta virtuosa di tutta la cittadinanza sanbenedettese guidata dai giovani di Lotta continua e dai marinai del porto in seguito all'omissione di soccorso delle autorità nei confronti di un peschereccio, il Rodi appunto, naufragato a pochi chilometri da San Benedetto. Due episodi speculari rimossi dalla (cattiva) coscienza nazionale che rappresentano due exempla di cosa fossero gli anni settanta. Il punto di osservazione, il comune denominatore, è la Rotonda, la piazza centrale della città che cambia aspetto e diventa, di volta in volta, di movimento in movimento, piazza politica di giovani e vecchi e di repressione da parte del sistema, luogo contaminato dall'eroina, spazio di incontro privato con i segni fantasmatici del vicino passato. Ciò che Ballestra racconta, attraverso tre mirati ritratti generazionali e con uno stile che diventa sempre meno impersonale ma sempre urgente, che coinvolge sin dalle prime righe, è la realizzazione di tre tradimenti, quello della politica, della droga e del mercato che, con i linguaggi della comunicazione e dello spettacolo, arriva fino ai nostri giorni. La prima generazione impegnata sul campo dei diritti e su quello culturale e in dialettica con quella precedente, i pescatori di San Benedetto, distrutta dalla violenza politica dei primi anni ottanta e dalla repressione della polizia. La seconda persa e decimata dall'eroina fatta di ragazzi che gradualmente si spengono, "vanno a morire sul greto del Tronto, da soli, con le spade infilate sulle braccia magre e consunte. Vanno a morire in un angolo come i gatti". La terza completamente sradicata dalle altre, senza memoria, incastrata nei processi di consumo con l'unica consolazione della letteratura, testimonianza di un'irrequietezza mai sopita nei giovani, in una minoranza di giovani almeno.
I giorni della Rotonda riesce a raggiungere una perfetta sintesi fra una stratificazione dell'abitare, una cronologia inquietante e insabbiata nella memoria nazionale e l'alternarsi di culture giovanili autonome e sradicate della nostra storia recente. Un'opera che rappresenta una delle migliori prove di Ballestra dopo i deludenti La seconda Dora (Rizzoli, 2006) e Tutto su mia nonna (Einaudi, 2005), che esprimevamo a ogni modo una fame di memoria, pubblica e privata, che in quest'ultimo romanzo raggiunge un equilibrio e una giusta forma. Un libro sulla condizione postuma del nostro paese che raggiunge la sua sintesi nell'ultima parte, quella più riflessiva, più vicina alla scrittrice: "Vi muovete in questa cittadina costiera un po' al buio, inconsapevoli. Vi mancano dei pezzi della storia. Sapete che ci sono fantasmi, lo sapete da certe scritte sui muri e anche da certi ricordi vostri".
Villa
  • Silvia Ballestra Cover

    Ha esordito nel 1990 nell’antologia “Papergang - Under 25 vol.3,” a cura di Pier Vittorio Tondelli, ed è autrice di vari romanzi, raccolte di racconti, saggi e traduzioni pubblicati a partire dal 1991. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in varie lingue. Laureata in Lingue e Letterature straniere, vive e lavora a Milano.Il suo libro d'esordio è Compleanno dell'iguana (1991), salutato da un vasto successo e tradotto in varie lingue. Vi compariva per la prima volta il personaggio di Antò Lo Purk, un ragazzo abruzzese che non riesce a sopportare l'angustia di Pescara e si trasferisce prima a Bologna poi a Berlino, per scoprire ovunque la stessa frustrazione. Seguí La guerra degli Antò (1992), poi la raccolta di racconti Gli orsi (1994),... Approfondisci
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