Il giorno della civetta - Leonardo Sciascia - copertina

Il giorno della civetta

Leonardo Sciascia

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Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 10
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
In commercio dal: 20 febbraio 2002
Pagine: 137 p.
  • EAN: 9788845916755

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

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Di questo romanzo breve sulla mafia, apparso per la prima volta nel 1961, ha scritto Leonardo Sciascia: "... ho impiegato addirittura un anno, da un'estate all'altra, per far più corto questo racconto. Ma il risultato cui questo mio lavoro di 'cavare' voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuole fare sul serio".
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    Pippo

    04/08/2020 09:30:49

    Già nei primi anni Sessanta un maestro siciliano tesseva la tela di omertà, odio, inciuci, corruzione che avvolge la Sicilia e anche l'Italia. La narrazione è adattabile e ai giorni nostri, scorrevole, cinica. Sciascia ne Il giorno della civetta disegna qualcosa che è sotto gli occhi di tutti da troppo tempo, qualcosa di scomodo forse, ma qualcosa che dovrebbe farci riflettere sul mondo che ci circonda, aprendo i nostri occhi, riscoprendo quel pizzico di coraggio e senso di giustizia che abbiamo perduto.

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    GIULY

    28/06/2020 23:04:40

    Capisco che sia Sciascia e non il primo che passa, però sì... ho dato due stelle. Probabilmente mi sono affacciata a questa sponda della letteratura un po' troppo veloce, con troppo entusiasmo (?), e anche immatura per apprezzare lo stile dello scrittore. Mea culpa. (si scrive così?.. vabe) Comunque, a chi piace leggere di amfia molto velata, quasi nemmeno espressa (molto interessante, però... adesso che ci penso. Questo libro tratta di mafia, ma non si accenna minimamente il suo nome. Che sia una frecciatina all'omertà che la oscura sempre? Probabile... aggiungo una stella. Ok, fatto) Dicevo se vi piace questo genere e il fatto che tali storie (questa come altre dell'autore) non abbiano una vera e propria fine, ma che siano appunto aperte, perché mai concluse (sempre per via di mafia e di omertà) allora questo è il vostro libro, ma soprattutto, questo è il vostro scrittore! Per ora dico che personalmente non è la mia "cup of tea".

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    GIULY

    28/06/2020 23:04:17

    Capisco che sia Sciascia e non il primo che passa, però sì... ho dato due stelle. Probabilmente mi sono affacciata a questa sponda della letteratura un po' troppo veloce, con troppo entusiasmo (?), e anche immatura per apprezzare lo stile dello scrittore. Mea culpa. (si scrive così?.. vabe) Comunque, a chi piace leggere di amfia molto velata, quasi nemmeno espressa (molto interessante, però... adesso che ci penso. Questo libro tratta di mafia, ma non si accenna minimamente il suo nome. Che sia una frecciatina all'omertà che la oscura sempre? Probabile... aggiungo una stella. Ok, fatto) Dicevo se vi piace questo genere e il fatto che tali storie (questa come altre dell'autore) non abbiano una vera e propria fine, ma che siano appunto aperte, perché mai concluse (sempre per via di mafia e di omertà) allora questo è il vostro libro, ma soprattutto, questo è il vostro scrittore! Per ora dico che personalmente non è la mia "cup of tea".

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    Nastikata

    22/05/2020 08:35:04

    Scritto quasi sessant'anni fa, risulta, purtroppo, ancora attualissimo. Mi è piaciuto molto lo stile, secondo me, raffinato e ironico.

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    Vick

    17/05/2020 21:17:34

    Bella storia di Sciascia che adopera un linguaggio a volte un po' antiquato, ma a tratti poetico. La figura del commissario Bellodi è ben delineata e ancora più incisiva e memorabile rispetto a quella che il film omonimo ci ha lasciato. La considerazione che fa il mafioso, durante il bel dialogo con il commissario, sui cinque tipi di uomini esistenti al mondo, è rimasta nella storia. Da leggere.

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    vale

    17/05/2020 15:11:11

    bellissimo classico italiano che tutti dovrebbero leggere.

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    olga

    17/05/2020 15:10:52

    bellissimo classico italiano che tutti dovrebbero leggere.

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    Salvo

    16/05/2020 14:50:19

    Ottimo testo come tutti i libri di Sciascia, superbo conoscitore della realtà siciliana... "La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c'è più né sole né luna, c'è la verità". Dopo Il giorno della civetta consiglio la lettura di "Una storia semplice", grande capolavoro forse ancora migliore, più scorrevole, più conciso, più incisivo.

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    MiaWallace

    16/05/2020 08:24:28

    Nonostante sia stato pubblicato nel 1961 offre delle tematiche assolutamente attuali (purtroppo, aggiungerei). Sciascia mostra per la prima volta la mafia, dimostra nelle sue pagine che è un problema che esiste davvero, che non è frutto di fantasia, anche se tutti sembrano fingere il contrario. L'autore, traendo spunto da un fatto di cronaca, ci offre uno spaccato di Sicilia, del desiderio di giustizia, dell'impossibilità di ottenerla ma soprattutto della volontà e della determinazione che caratterizzano il capitano Bellodi nel perseguirla; il tutto condito dalla grandezza della prosa di Sciascia che riesce sempre ad incantarci. Fatevi un regalo e leggete Sciascia.

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    Marianna

    15/05/2020 13:20:32

    Un tema trattato da Sciascia che fa da contrasto ad una terra bellissima e che, sempre e purtroppo, rimane d’attualità. Ma Sciascia non si ferma al semplice racconto delle trame nascoste e palesi di stampo mafioso, ma scava, riflette e ci fa riflettere attraverso i suoi personaggi. Un intramontabile classico della letteratura italiana.

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    Davide

    15/05/2020 12:43:12

    Una storia all'apparenza semplice ma che racconta con precisione il fenomeno mafioso di metà '900. Letto da un siciliano diventa un racconto struggente e pieno di rabbia.

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    Olga

    15/05/2020 11:44:28

    Un racconto attuale, che non smetterà mai di colpire l’animo di chiunque lo legga.

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    jojo

    14/05/2020 17:08:14

    libro corto, ma che si leggerebbe in un attimo anche se fosse di mille pagine. i dettagli e la descrizione dei personaggi fanno assolutamente la differenza, rendendolo un capolavoro secondo me sotto valutato da tante persone. assolutamente consigliato

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    Sirius

    14/05/2020 10:05:30

    Questo romanzo è importante perché l’autore porta all'attenzione del grande pubblico il problema della mafia siciliana e dei suoi intrecci con la politica. La grandezza di Sciascia, penso, sta però soprattutto nello stile, nella bellezza delle parole con cui dipinge la realtà della Sicilia dei suoi anni, e soprattutto con cui delinea la mentalità dei suoi personaggi. Anche poche parole pronunciate da personaggi secondari risultano concrete nella loro illuminante bellezza. Da sottolineare è come apre il racconto l'omicidio intorno al quale si snoda la vicenda; con il testimone oculare che interrogato dal maresciallo risponde a un perentorio "chi ha sparato?" con un "perché, hanno sparato?" che la dice lunga sul significato della parola omertà. Un grandissimo libro, da leggere assolutamente

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    Sa

    13/05/2020 14:24:56

    ra i miei libri preferiti. Un breve romanzo del 1960. Con delle tematiche che sono oggi più attuali che mai.

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    Andreea

    13/05/2020 13:05:01

    Non mi è affatto piaciuto, era veramente disordinato, a parere mio non si riusciva a capire nulla. Mi sono fermata a metà libro, poiché non riuscivo ad andare avanti.

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    ferdinando

    13/05/2020 06:09:02

    Una lettura veramente interessante, con molta atmosfera. Però meritava qualche pagina in più.

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    Marty

    12/05/2020 09:15:09

    Il racconto è incentrato sulla figura del capitano dei carabinieri Bellodi, che indaga su un omicidio di carattere mafioso, una realtà tristemente attuale. Sciascia ha saputo rappresentare perfettamente la situazione in Sicilia negli anni '60, ponendo l'attenzione sulle dinamiche che si creano in un contesto in cui la ricerca della giustizia incontra innumerevoli ostacoli.

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    Cento_book

    11/05/2020 16:25:51

    Di questo romanzo breve sulla mafia, apparso per la prima volta nel 1961, ha scritto Leonardo Sciascia: "... ho impiegato addirittura un anno, da un'estate all'altra, per far più corto questo racconto. Ma il risultato cui questo mio lavoro di 'cavare' voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuole fare sul serio". «Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…» Romanzo breve di Sciascia, uscito nel 1961 per Einaudi, che trae lo spunto dall'omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista, avvenuto a Sciacca nel gennaio del 1947 ad opera della mafia di Cosa Nostra. Una testimonianza sociale che merita sicuramente di essere letta.

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    Francesca

    11/05/2020 13:51:33

    Testo denso, leggero e pesante, a tratti ironico. Fa comprendere il fenomeno mafioso senza spiegarlo, descrivendone una fattispecie e rimanendo nei canoni del romanzo investigativo

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    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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