Il giorno della civetta - Leonardo Sciascia - copertina

Il giorno della civetta

Leonardo Sciascia

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Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 10
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 137 p.
  • EAN: 9788845916755

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Il giorno della civetta

Leonardo Sciascia

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Di questo romanzo breve sulla mafia, apparso per la prima volta nel 1961, ha scritto Leonardo Sciascia: "... ho impiegato addirittura un anno, da un'estate all'altra, per far più corto questo racconto. Ma il risultato cui questo mio lavoro di 'cavare' voleva giungere era rivolto più che a dare misura, essenzialità e ritmo, al racconto, a parare le eventuali e possibili intolleranze di coloro che dalla mia rappresentazione potessero ritenersi, più o meno direttamente, colpiti. Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuole fare sul serio".
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    Martina

    15/05/2019 16:08:51

    L'ho trovato interessante ma non molto scorrevole. Sfortunatamente non mi ha lasciato niente.

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    Francesca

    11/03/2019 21:52:45

    Romanzo giallo a carattere socioculturale

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    giulia

    11/03/2019 16:11:20

    Capolavoro breve. Incredibilmente attuale.

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    Miriam

    11/03/2019 10:20:39

    Due omicidi e una sparizione sospetta. I colpevoli? Sicuramente non fanno parte di un'organizzazione mafiosa, perché la mafia non esiste... Definito "Il primo e il più grande fra i romanzi che raccontano la mafia", il libro comunica una necessità di conoscere la realtà, brutta o bella che sia. E lo fa in una maniera delicata ma pungente, sottesa e manifesta. Leonardo Sciascia in questo romanzo breve riesce a condensare la mentalità, la necessaria omertà, ma anche il linguaggio e gli usi di una delle regioni italiane che, ahinoi, raramente viene valorizzata per le sue bellezze; e questo perché incombe su di lei e sui suoi abitanti un carico immane, e un obbligo da rispettare per non morire: il silenzio. Il romanzo trae spunto dall'omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista, avvenuto a Sciacca nel gennaio del 1947. Pur non trattando una tematica che mi attrae particolarmente, con la lettura di poche righe iniziali Sciascia mi ha catturata: una narrazione che, seppur i tagli apportati dal suo autore per non incorrere nell'eccessivo disappunto di molti, si dimostra scorrevole, infarcita di usi dialettali tipicamente siciliani, e leggera, pur trattando argomenti gravosi.

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    Antonio

    08/03/2019 11:01:04

    Ottimao romanzo, scritto molto bene. L'autore descrive sapientemente gli ambiente e nello stesso tempo e' riuscito a trasmettere i sentimenti e gli stati d'animo dei personaggi. Personaggi che, come precisa poi l'autore, di pura fantasia..........ma in realta descrive in modo minuzioso la mafia ed i suoi meccanismi di condizionamento su fatti e persone. Una dura e cruda realta che purtroppo ha condizionato ( e condiziona anche ora) la storia della nostra nazione. Un libro che ogni studente dovrebbe leggere ed io lo consiglio a tutti. Da notare che il libro e' uscito quando ancora in italia "qualcuno" credeva che la mafia fosse solo una pura invenzione dei giornalisti o qualche fazione politica.

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    Alessia

    06/03/2019 21:39:07

    Il giorno della civetta è il primo romanzo giallo pubblicato da Sciascia. Ci troviamo in un paesino nella periferia palermitana dove viene ucciso Salvatore Colasberna, un impresario edile. Contemporaneamente scompare Paolo Nicolosi. Il capitano Bellodi, giovane ufficiale dei carabinieri originario di Parma, affronta le indagini assieme al maresciallo Ferlisi. Il capitano riesce ad incastrare tre personaggi, di tre ceti sociali differenti, e anche di rango mafioso diverso, ma si scontrerà spesso con l'omertà dei compaesani, che condanna fortemente. Un romanzo scritto in maniera semplice e lineare, anche i dialoghi sono composti quasi sempre da brevi battute e il dialetto siciliano spiegato accuratamente e semplice da comprendere anche per chi non è siciliano; la lettura è infatti molto scorrevole e piacevole nonostante il tema trattato non sia dei più semplici. Forse oggi non colpisce più molto il tema poiché siamo abituati a fatti di cronaca simili, ma bisogna sempre contestualizzare e ricordare l'impatto che questo racconto ha avuto quando fu pubblicato.

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    leon

    06/03/2019 17:16:15

    bellissimo libro che fa riflettere

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    Giorgio Minucci

    02/03/2019 18:59:22

    Il primo romanzo sulla mafia, in un periodo in cui si parlava di mafia per screditarne l'esistenza. Sciascia va oltre, non solo la mafia esiste, ma è un'organizzazione criminale in stretta correlazione con il mondo politico e imprenditoriale, non solo locale ma a livello centrale, i cui esponenti sono ministri e onorevoli del partito di governo. Il protagonista, il capitano dei carabinieri Bellodi, uomo del nord, emiliano ex partigiano, dovendo risolvere un omicidio commesso a S, in Sicilia, si ritroverà a dover affrontare una realtà fitta e complessa, labirintica e potente, e la sua inchiesta pertanto fallirà: tutto verrà messo a tacere dalla politica durante una sua licenza a Parma; eppure non si dà per vinto, decide di ritornare in Sicilia, "mi ci romperò la testa", concludono il capitano e il romanzo. Inutile dire dello sguardo profetico di Sciascia, che parla della mafia come di una realtà non solo siciliana, non solo economica e politica, ma anche come di un'onda che finirà per arrivare fino al nord, coinvolgendo tutta l'Italia. Affermazioni che lette all'epoca non potevano forse smuovere nel lettore tutto il peso che il nostro bel paese si porta addosso. Abbiamo insomma una critica anticipatoria di tutta la prima repubblica. E in più è interessante la struttura del romanzo, a due strati sovrapposti: da una parte i discorsi dei politici, dei mafiosi, dei collusi, gli stati d'animo e i contesti paesaggistici che rispecchiano tutta una tensione plumbea ed esistenziale; dall'altra il progresso dell'inchiesta, le strategie degli interrogatori, lo stato d'animo del capitano. Due visioni del mondo che lottano e si contrappongono, con una scrittura che se è oggettiva e in terza persona, dall'altra riesce a immergersi in queste due visoni contrapposte, a esprimerne lo spirito ribollente, in uno stile tra Calvino e Pirandello. Gran bel libro, breve ma denso e attualissimo.

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    Marco Canonico

    26/02/2019 10:43:59

    Ritengo sia uno dei migliori lavori fatti dal buon Sciascia. Credo che tutti dovrebbero leggere quest'opera e riflettere.

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    donatella

    18/01/2019 10:26:49

    Per me uno dei romanzi più belli fra quelli che trattano l'argomento "mafia". Sciascia è stato un grande autore del suo tempo e rileggerlo a distanza di anni mi ha dato le stesse emozioni. Che dire...è un libro che consigllio a tutti.

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    Alice

    19/09/2018 20:19:46

    Libro di non semplice lettura ma mi é piaciuta molto la trama!!!

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    Stefano

    19/09/2018 15:27:32

    "Il giorno della civetta" è uno dei romanzi più importanti dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia e una fra le prime, se non la prima per eccellenza, grandi opere che ruotano attorno al delicato tema della mafia. La focalizzazione del romanzo è prevalentemente esterna, ossia l'autore si limita a presentare e a raccontare i fatti, non interagisce e non interviene nella vicenda narrata, inoltre sono inserite molte espressioni tipiche siciliane, spesso in dialetto che rendono, da una parte, il romanzo decisamente realistico e veritiero, ma, dall'altra, il linguaggio del romanzo non troppo accessibile. Per cui "Il giorno della civetta" è un romanzo indubbiamente impegnativo, la cui lettura non è facile ed immediata, tuttavia rimane pur sempre un'opera importantissima della letteratura italiana.

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    lalu

    18/09/2018 13:03:37

    Tramite questo racconto Sciascia ha voluto per primo mettere in luce l'esistenza di questo fenomeno già ben noto a una parte degli italiani, ma di cui sia gli stessi cittadini, sia le autorità, sia i politici negavano l'esistenza. E' spaventosa l'attualità delle descrizioni, dell'omertà dei cittadini che, interrogati riguardo a un omicidio, fanno finta di non sapere nulla. E' un racconto che procede quasi stenografico, soffermandosi su poche vicende cardine senza approfondirle, come farebbe una cinepresa che riprende brevi scene una dopo l'altra, lasciando libera interpretazione. Ne emerge il carattere ambivalente della mafia, che per le persone comuni può rappresentare una minaccia, ma sorprendentemente anche una protezione, laddove le autorità erano poco presenti. Una lettura sicuramente interessante e significativa per la comprensione di questo fenomeno.

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    Tinama

    24/01/2018 11:16:11

    Non ho potuto fare a meno di pensare a Camilleri per la sicilianità che si respira, non tanto per l’uso del lessico quanto della sintassi, dei modi di dire dialettali, dei richiami alla lingua parlata. Quella di Sciascia è una lingua raffinata e di effetto. Tutto in un susseguirsi di descrizioni, azioni, dialoghi e riflessioni. Che cos’è la mafia e come combatterla questo libro ce lo svela con un racconto in cui mafiosi, politici e “uomini” emergono nella loro profonda essenza. Vuole essere un libro di denuncia strutturato come un poliziesco a cui manca il classico colpo di scena finale sostituito da un colpo di scena amaro ma non di sconfitta. “…Sapeva, lucidamente, di amare la Sicilia: e che ci sarebbe tornato”. Interessante perché sempre attuale e impegnativo: non tutto si coglie ad una veloce lettura. Merita senza dubbio una rilettura.

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    Luca Aquadro

    28/08/2017 20:15:49

    "Il giorno della civetta" è un romanzo breve di Leonardo Sciascia, al tempo stesso il suo primo romanzo e il suo libro più celebre. Tramite l'artificio narrativo, tra l'altro ispirato a un paio di personaggi realmente esistiti, spiega in modo magistrale che cos'è la mafia ed è quasi profetico nell'indicare come metterla in difficoltà. Dunque in questa recensione non aggiungo altro di mio e lascio parlare l'Autore, invitando tutti alla lettura del libro. "La famiglia è l'unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, la guerra, il carabiniere." (pp. 101-102) "Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche; mettere mani esperte nelle contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e delle piccole aziende; revisionare i catasti (...) annusare intorno alle ville, le automobili fuori serie, le mogli, le amanti di certi funzionari: e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso. Soltanto così ad uomini come don Mariano comincerebbe a mancare il terreno sotto i piedi... In ogni altro paese del mondo, una evasione fiscale come quella che sto constatando sarebbe duramente punita". (p. 108) "Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... E sale (...) questa linea della palma (...) su su per l'Italia, ed è già oltre Roma". (pp. 125-126) "La mafia era, ed è (...) un "sistema" che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel "vuoto" dello Stato (...) ma "dentro" lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta." (p. 137) A Leonardo Sciascia (Racalmuto 1921 - Palermo 1989)

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    Giampiero Cinque

    11/07/2017 13:44:05

    Alla popolarità del racconto di Sciascia ha contribuito sicuramente la versione cinematografica che Damiano Damiani ne ricavò nel 1968. Chi lo ha visto, difficilmente potrà leggere il libro senza immaginare il capitano Bellodi con la faccia di Franco Nero e "parrinieddu" con quella di Serge Reggiani. Qualche lettore, probabilmente non siciliano, ha lamentato la poca "sicilianità" del testo, citando per contrasto Camilleri. Ma qui c'è un equivoco. La sicilianità esibita nella prosa camilleriana non è meno potente nel racconto di Sciascia, nelle allusioni, nei costrutti sintattici, nell'atmosfera che vi si respira. E' una Sicilia che non esiste più nelle forme rappresentate dall'autore, ma non ha perduto un grammo del suo valore etico e letterario.

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    Gabriele Piccione

    29/12/2016 18:14:19

    É uno dei romanzi più famosi di Sciascia nonché uno dei primi a trattare il tema della mafia, come segnala nell'appendice in fondo al libro. É piuttosto corto (impegnandosi si può leggere in giornata) ma ricco di significato. Attraverso la narrazione delle "avventure" di un comandante dei carabibieri che provava in tutti i modi a incastrare qualche boss mafioso, si può capire come funziona la mafia e la cultura che gira attorno ad essa.. Sono rimasto un po deluso perché mi aspettavo più espressione della "sicilianitá" (mafia a parte) però per quello c'è sempre Camilleri!

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    giancarlo orlandini

    19/07/2015 16:15:54

    saro' breve: è talmente attuale da fare impallidire i politici che ci hanno governato dal 1948 ad oggi.

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    Laura

    12/12/2014 19:22:02

    naturalmente lo consiglio: scorrevole, chiaro e coinciso. con alcuni esempi, in pochissime parole spiega con perfezione e chiarezza cosa sia la mafia.

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    Gabriele

    13/11/2014 15:29:25

    Capolavoro del giallo italiano, ma anche un libro drammatico e a tratti commovente per la dimensione inconsapevolmente e inutilmente eroica del protagonista. Testo sempre attuale in Italia, e questo ci fa pensare. Scritto benissimo, essenziale, asciutto, non si perde mai in ridondanze e divagazioni. Non disdegna l'ironia. Il film omonimo non rende assolutamente la bellezza del libro, che consiglio di leggere integralmente.

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  • Leonardo Sciascia Cover

    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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