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Un giorno della mia vita. L'inferno del carcere e la tragedia dell'Irlanda in lotta - Bobby Sands - copertina

Un giorno della mia vita. L'inferno del carcere e la tragedia dell'Irlanda in lotta

Bobby Sands

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Curatore: S. Calamati
Editore: Feltrinelli
Edizione: 6
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 213 p., Brossura
  • EAN: 9788807813788

78° nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Attivismo politico

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Bobby Sands, esponente di spicco nelle fila dell'Ira, viene più volte incarcerato. Condannato a 14 anni di carcere, con altri compagni, malgrado l'assenza di prove a carico, comincia una serie di scioperi della fame sino all'ultimo, iniziato il 1° marzo 1981, che lo porterà alla morte. Durante i primi diciassette giorni del suo ultimo sciopero della fame comincia a tenere un diario e scrive quotidianamente usando un refil di penna biro e dei pezzetti di carta igienica. Ogni singolo segmento del diario viene fatto uscire dal carcere firmato con lo pseudonimo "Marcella". Il libro che ne deriva è una impietosa testimonianza sulla vita dentro il carcere, una dolorosa riflessione sulla lotta in corso e una professione di speranza.
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    Manuela

    23/04/2013 00:57:38

    Un pugno nello stomaco.

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    nadia

    31/12/2011 11:14:02

    Dei libri letti quest'anno, "Un giorno della mia vita" è stato il più doloroso e sconvolgente. Ma nonostante l'orrore che lo inzuppa, sono felice di averlo letto perché il coraggio, la lealtà e la perseveranza dei blanket men meritano di essere conosciuti. Questi uomini hanno subito sofferenze indicibili e infine sono morti in nome di un ideale, in nome di qualcosa che ritenevano giusto. La loro forza mi ha sconvolto... Insomma, è un libro da leggere e da far leggere, assolutamente.

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    Laron

    05/11/2011 20:25:44

    L'anima di Bobby Sands è inchiodata dalle pagine di questo libro... nella sua agghiacciante realtà, ci mostra la brutale condizione in cui versavano i prigionieri cattolici, incarcerati dalla polizia inglese nel sanguinoso conflitto tra l'Irlanda in lotta per la propria indipendenza e un'Inghilterra che dominava con il pugno di ferro.

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    S.A.

    03/07/2010 07:34:39

    Un libro che cambia la vita. Leggetelo tutti. E' scritto davvero col sangue. Sangue puro, sangue libero e ribelle, prezioso sangue d'Irlanda. Crudo, impietoso, ma pieno di speranza. Fatelo vostro, non ve ne pentirete.

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    Marty

    09/09/2006 13:09:08

    Ho letto questo libro lo scorso inverno e ora che è passato un po’ di tempo posso davvero dire che mi ha cambiato la vita, non credo siano tanti i libri che hanno un effetto così penetrante e sconvolgente, che ti entrano dentro e non ti lasceranno mai più come Un giorno della mia vita. Da allora è nato in me un intenso amore per l’Irlanda e un desiderio di conoscerla meglio, di viverla, ho scoperto che è il mio luogo dell’anima. Quest’estate sono andata a stare a Dublino per un po’, non abbastanza, spero di poter tornare al più presto nella verde terra d’Irlanda e di visitare il Nord di Bobby Sands . Erin go Bragh e Tiocfaidh àr là.

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    enrico

    28/07/2006 11:42:46

    Non vi possono essere commenti. Questo libro svela ciò che uno stato considerato civile come l'Inghilterra continua a perpetrare contro prigionieri di guerra. Torture e trattamenti degni delle peggiori SS di Dachau. Oggi pare che la causa di Bobby Sands e dell'IRA sia divenuta solo uno spot elettorale per Gerry Adams e il suo partito. Facciamo che le sue parole non restino vane. Tiocfaidh àr là

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    Giacomo Faramelli

    03/02/2006 16:56:30

    L'ho scoperto per caso diversi anni fa e da allora non ho mai smesso di leggerlo, una testimonianza che a stento fa trattenere le lacrime... In questo libro c'è tutta la forza e l'orgoglio, di uno dei popoli belli di un Europa che va scomparendo... Consiglio la lettura a tutti, è come guardare un affresco dipinto con lacrime, sangue e vecchie canzoni...

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    Giulia

    28/12/2005 12:43:30

    Questo è stato forse il libro che finora mi ha segnata di più tra tutti quelli che ho letto. Con la sua forza Bobby Sands fa traspirare da ogni pagina quello spirito di libertà che sta nel suo cuore e lo trasmette in modo incisivo e delicato al contempo.Leggendo questo libro ci si sente una persona migliore e si comprende quanto sia importante combattere per la libertà con ogni mezzo disponibile. IRLANDA LIBERA!TIOCFAIDH AR LA!

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    Emanuele

    03/08/2005 10:41:45

    In questo libro pubblicato ormai più di vent’anni fa, viene riportato il diario di Bobby Sands, prigioniero politico dell’IRA. L’autore lo ha scritto durante il suo periodo di prigionia, caratterizzato purtroppo da “prassi” di carcerazione disumane, basti pensare che il diario era originariamente scritto su della carta igienica che egli teneva nascosta, e solo dopo la sua morte alla riconsegna dei beni ai familiari, si è reso disponibile questo manoscritto. E’ dunque un diario di prigionia, che si è conclusa con la morte di Sands a causa del suo sciopero della fame unitamente a tutto quanto aveva subito durante la carcerazione in termini di umiliazioni fisiche e psicologiche. Anche se è passato molto tempo da allora, 1981, e sebbene proprio in questi giorni sia stato dichiarato dall’IRA che l’uso delle armi è cessato, il documento resta tal quale ed inalterato nel suo valore, semmai col rimpianto dell’ennesimo episodio di stupidità umana per il “raggiungimento” dei propri obiettivi tramite il conflitto armato. E’ per chi ha stomaco molto forte a causa delle descrizioni relative alla carcerazione, ma resta uno spaccato su anni terribili ed incredibilmente violenti per due paesi molto importanti dell’Unione Europea, e che non hanno portato nessun beneficio ad alcuno. Non so cosa possano pensare le nuove generazioni di entrambi i paesi in questione, c’è da augurarsi che possano metterci una pietra sopra, senza dimenticare mai quanto di male si sono fatti i loro padri e trarne insegnamento. Voto :5/5 Emanuele : dnb.recen@libero.it

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    Fabiana

    26/10/2004 14:42:21

    Ho letto questo libro mentre ero in Irlanda del Nord. Il libro mi ha sconvolto, riuscivo a leggere solo alcune pagine per volta perchè la crudeltà che ne usciva mi annientava. Non posso credere che la "Madre Inghilterra" ancora oggi neghi l'evidenza dei fatti e che in nome del vile denaro, in nome dell'economia e della politica tenga sotto il suo controllo una terra piena di tradizioni e cultura del tutto estranee alla Corona. Il mio ricordo di Belfast: una città grigia, simili al ricordo che ho dei campi di concentramento nazisti. E la cosa che più mi ha sconvolto è che la gente che abita li ormai (non rimanendogli altro) fa di questi scontri e lotte una metà turistica, indicandoti murales raffiguranti morte e desolazione. Lascite governanti inglesi che l'irlanda respiri la brezza fresca del nord come è giusto che sia.

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    Carlo

    06/09/2004 17:50:17

    Bobby Sands ha segnato profondamente la fine della mia infanzia ed il passaggio all'adolescenza. Mi sono sempre chiesto cosa potesse spingere un ragazzo a decidere di scegliere deliberatamente una lotta senza ritorno. Molti anni dopo, negli scaffali della Feltrinelli ho trovato questo libro (ma forse è il libro che ha trovato me) e l'ho letto tutto d'un fiato. Mi sono promesso di portare un fiore sulla sua tomba. Leggetelo. E' un libro che fa male, è un libro che da forza.

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    delgado

    07/07/2004 15:57:46

    Leggi questo diario e ti chiedi se a scriverlo sia stato Robert Bruce ai tempi dei re plantageneti o un reduce della battaglia di Boyne. No, siamo negli anni '80, in un mondo che si considera moderno, in una terra che si considera democratica (l'Inghilterra). Che cosa proverebbe Bobby Sands se fosse vivo oggi? Gerry Adams e Arthur McGuinness siedono comodamente al parlamento di Londra, loro i rappresentanti del Sinn Féin, loro che come insegnava Padràic Pearse dovrebbero muovere guerra all'Inghilterra! Join the Republican Sinn Féin!

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    Andrea

    09/08/2002 18:37:34

    L` ho letto non so le volte e sto scrivendo dalla meravigliosa citta di DERRY e non LONDONDERRY!!!!! Ho visto FALLS ROAD e SHANKILL ROAD a Belfast! Ho girato per l Irlanda del nord e una cosa l` ho capita. Questa terra e` Irlanda e non Inghilterra. THE STRUGGLE GOES ON!!!!!!!!!!!!! Tiocfaidh a`r la`! REMEMBER THE TEN. Andrea

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    Marco

    01/07/2002 16:27:09

    L'ho letto due volte così come le due volte che sono stato in Irlanda, e sembra irreale che dietro la bellezza di un paese magnifico come questo, siano accadute cose del genere. Penso sia giusto lottare per difendere le proprie opinioni e molti dei cosidetti "rivoluzionari" moderni debbano prendere esempio da Bobby e dagli altri. Tichfaid àr là........

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    Salvatore

    19/07/2001 09:38:42

    Ho visitato la sua tomba, da cui ho staccato un piccolo pezzo di "irish flag", ho visitato la sua casa a Twinbrook, nei ghetti di Belfast Ovest, ho fotografato i suoi murales, sparsi un pò ovunque nella Belfast nazionalista, ma non ho avuto il coraggio di visitare la sua cella, quella "cage" che lo ha visto soffrire disumanamente per molti anni della sua vita. L'apartheid perpetrato da un oppressore straniero, il governo britannico, lo ha ucciso, ma lui vivrà per sempre nei nostri cuori e nell'animo di ogni nazionalista o repubblicano che sia, perche prima o poi.... Tiocfaidh àr là

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recensione di Taviani, P., L'Indice 1996, n.11
(recensione pubblicata per l'edizione del 1996)

Una cella nuda e fetida, i muri imbrattati di sporcizie, un materasso gettato per terra, in un angolo rifiuti ed escrementi. Afflizioni quotidiane da parte di topi, vermi, secondini brutali e brutalizzanti. Per sollievo le voci dei compagni rinchiusi nelle celle vicine, e il canto degli uccelli oltre le sbarre: chiurli passeri storni corvi gabbiani. Questo lo 'scriptorium' da cui emergono i testi di Bobby Sands, militante dell'Ira. Parole tracciate con un refill di penna biro su pezzi di carta igienica. Frammenti del diario intimo, spirituale e politico, di un uomo che rifiuta le più basilari consuetudini umane (lavarsi, vestirsi, curarsi, mangiare) per stigmatizzare il caos dello stato delle cose. Per chiedere che la guerra che lo ha coinvolto fin dall'adolescenza sia perlomeno riconosciuta come tale, una guerra, invece di essere dissimulata nell'immagine paradossale di un normale regolamento di conti tra criminali comuni e legittime autorità.
Il libro, curato con passione e intelligenza da Silvia Calamati, raccoglie tre testi di Sands. Il primo, che dà il titolo alla raccolta, è stato scritto alla fine degli anni settanta, durante la 'blanket protest', quando i prigionieri politici rifiutavano il corredo previsto per i detenuti comuni e accettavano solo una coperta e un materasso (nella stessa traduzione di Calamati era già stato pubblicato dalle Edizioni Associate nel 1989). Il secondo, "L'allodola e il combattente per la libertà", è una lettera-articolo del febbraio 1979 (qui tradotta per la prima volta) diretta ai compagni fuori del carcere. Il terzo è il diario dei primi giorni di sciopero della fame, dal 1| al 17 marzo 1981 (già tradotto da Francesca Wagner e pubblicato in "L'illustrazione italiana", nel dicembre dello stesso anno, ma senza i brani in gaelico, tradotti e integrati in questa nuova edizione). Il tutto è preceduto da un'introduzione (già presente nella traduzione dell'89) di Sean MacBride, membro fondatore di Amnesty International, premio Lenin per la Pace nel 1971, premio Nobel per la Pace nel 1974. A completare il volume stanno una dettagliata cronologia del conflitto nord-irlandese per il decennio 1971-81 (non la solita inutile lista di attentati e arresti), e un efficace apparato di note.
La vicenda di un recluso che s'impone una disciplina severissima. Un percorso interiore che attraversa l'odio, lo allontana da sé, e con serenità e determinazione impressionanti si avvia al confronto estremo. Un brano della lotta per i diritti umani e civili. Un segmento cruciale della storia dell'Irlanda contemporanea. Questi sono gli argomenti di un libro che non offre gradevolezza, ma che vivifica la capacità di conoscere e di tenere a mente. Perché noi del "primo mondo", abituati alla distanza esotica in cui generalmente si stagliano le grandi atrocità, sempre più difficilmente ci accorgiamo dei macroscopici misfatti che si compiono nelle vicinanze, nella civilissima Europa. Ne perdiamo presto la memoria, anche quando ci vengono mostrati nell'immediato con valanghe di immagini. Per vedere non basta avere occhi. Se l'oggetto è troppo grande e troppo vicino, scompare. Così sta avvenendo per la Bosnia, e soprattutto per la "seconda guerra" di Bosnia. Così avviene, da tempo, per l'Irlanda del Nord (una rara affinità lega i quartieri "cattolici" di Belfast, degradati dall'occupazione britannica, a quelli di Mostar est, distrutti dai "cattolici" dell'Hvo).
E tra le storie d'Irlanda quella di Bobby Sands è una delle più difficili da rammentare. Nasce in una famiglia proletaria della periferia di Belfast, nel 1954. Si avvicina all'Ira all'indomani del Bloody Sunday (30 gennaio 1972, a Derry l'esercito spara sulla folla di una pacifica manifestazione per i diritti civili: 14 morti). Lo arrestano una prima volta nell'ottobre dello stesso anno, per la semplice appartenenza all'organizzazione. Uscito di galera, nell'aprile del '76, si dedica all'aiuto delle famiglie che cercano rifugio a Twinbrook, il suo quartiere, essendo state cacciate dalle zone "protestanti". Dopo appena sei mesi lo arrestano di nuovo, a bordo di un'automobile in cui viene rinvenuta un'arma, non molto distante dal luogo in cui è saltato in aria un negozio (un'esplosione che non fece vittime). È plausibile pensare che abbia preso parte all'attentato. La sentenza non ha dubbi: senza ulteriori elementi di prova lo condannano a quattordici anni di reclusione. Ne sconta meno di cinque. La sua militanza termina nel carcere speciale di Long Kesh, la notte tra il 4 e il 5 maggio 1981, con la morte per fame.
  • Bobby Sands Cover

    Bobby Sands nacque a Belfast, Irlanda del Nord, nel 1954. Primogenito di una famiglia cattolica e operaia, visse insieme a genitori e fratelli continui attacchi e discriminazioni. Animatore e attivista di comitati di quartiere, a 18 anni si arruolò nell'IRA. Nel 1976 venne arrestato senza prove a suo carico. Fu leader delle proteste dei detenuti irlandesi; da carcerato venne eletto deputato del parlamento britannico. Nel 1981 guidò uno dei più celebri scioperi della fame della storia contemporanea, che lo portò alla morte insieme ad altri nove compagni.Nel 2020 la casa editrice Pagina Uno ha pubblicato in Italia i suoi Scritti dal carcere. Del 2014 invece Un giorno della mia vita. L'inferno del carcere e la tragedia dell'Irlanda in lotta (Feltrinelli). Approfondisci
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